Sudan, Clooney e Onu lanciano ‘paparazzi anti-genocidio’

Un satellite che vigilerà sulle violazioni dei diritti umani in Sudan. I dati verranno inviati all’Onu, analizzati e pubblicati con l’aiuto di Google e dell’Università di Harvard

.

.

La stella hollywoodiana George Clooney ha lanciato, in collaborazione con Google e l’Università di Harvard, un progetto per monitorare, attraverso i satelliti, le violazioni di diritti umani in Sudan.

Si chiamerà Sentinel Project il satellite che sarà lanciato in orbita oggi 29 dicembre, in base a quanto riferito dallo stesso Clooney in un articolo apparso sul Time. Esso fotograferà ogni evidenza di violenze, dalle case bruciate alle persone in fuga e invierà i dati alle Nazioni Unite, che li raccoglierà, analizzerà e infine pubblicherà con l’aiuto di Google, l’Università di Harvard e la società telematica Trellon. Ideatore del progetto è lo stesso attore, che l’aveva proposto durante il suo viaggio in Sudan per incontrare i profughi della guerra civile. I finanziamenti sono invece erogati dall’organizzazione “Not on our Watch” (non sotto i notri occhi), costituita da Clooney e dai colleghi, Matt Damon, Brad Pitt e Don Cheadle in sostegno delle vittime della crisi del Darfur. “Vogliamo che i potenziali responsabili di genocidio e altri crimini di guerra sappiano che li stiamo guardando, che il mondo li sta guardando”, ha spiegato l’attore. Intanto, in vista del referendum che si terrà il 9 gennaio prossimo e che deciderà la secessione del sud, ricco di petrolio ma dilaniato dalla povertà, dal nord del paese, gli scontri e le violenze si susseguono in maniera allarmante. (leggi tutto)

.

Fonte: PeaceReporter

.


I consumatori critici scrivono a Nestlé

Questa lettera aperta, redatta a partire dall’articolo “La fame secondo Nestlé”, pubblicato sul numero di settembre di Altreconomia, è stata inviata ai 12 Provveditorati allo studio delle Province della Lombardia, a 190 dirigenti scolastici e agli assessori all’istruzione e cultura di Milano e della Province lombarde dalle organizzazioni firmatarie, che sono in calde.

.

.

Ai Provveditori agli Studi delle Province della Lombardia, agli assessori all’istruzione e cultura  di Milano e delle Province lombarde

.

in un articolo del numero di settembre di Altreconomia leggiamo che la Nestlé, complice l’Expo, si propone ai bambini delle scuole come “maestra” di educazione alimentare, e agli studenti di alcune università detta i contenuti delle ricerche che devono fare e dell’impostazione da dare (con buona pace della libertà di ricerca). E’ infatti sponsorizzato dalla Nestlé l’opuscolo “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, distribuito dalla società Expo 2015 a 180mila bambini della scuola primaria della Lombardia, e sempre Nestlé, insieme ad altre multinazionali quali Unilever, Heineken, Citterio ecc., parteciperà alla formazione e all’indirizzo delle ricerche degli studenti di Scienza dell’alimentazione dell’università campus biomedico di Roma.

Come probabilmente sapete, la Nestlé è oggetto da oltre 30 anni di una campagna di boicottaggio internazionale, e i motivi non mancano. Eccone una sintesi.

DIRITTI DEI CONSUMATORI

° L’accusa principale rivolta a questa multinazionale è sempre stata quella della promozione commerciale scorretta del latte in polvere per neonati e bambini, violando (come peraltro diverse altre imprese del settore) il Codice Oms sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno. Questi comportamenti commerciali che scoraggiano l’allattamento al seno, contribuiscono ogni anno, secondo l’Unicef, l’Oms e le più prestigiose riviste mediche internazionali, alla morte di circa un milione di bambini sotto i 5 anni nel mondo, principalmente a causa di gastroenteriti, polmoniti e malnutrizione. Sono numerosi, negli ultimi 30 anni, i tentativi della Nestlè e di altre multinazionali del settore di impedire a governi di vari paesi (Pakistan, Zimbabwe, Sudafrica, Filippine) di adottare ed applicare leggi nazionali sulla falsariga del Codice Internazionale Oms, con pressioni e ritorsioni di vario tipo. Le continue violazioni del Codice Internazionale da parte di Nestlè sono documentate ogni 3-4 anni dalla rete IBFAN (International Baby Food Action Network) nella pubblicazione “Breaking the Rules”.

° Dopo una prima multa nel 2001, nell’ottobre 2005 Nestlé Italia, insieme a Heinz Plasmon, Nutricia, Milupa, Humana e Milte è stata multata dall’antitrust per complessivi 9,7 milioni di euro per aver costituito un “cartello” finalizzato a mantenere  in Italia i prezzi del latte per neonati più alti (tra il doppio e più del quadruplo) degli altri paesi europei. I prezzi del latte in polvere continuano ad essere in Italia più alti che nei paesi vicini. La Nestlè e le altre ditte continuano a fornire agli ospedali latte per neonati gratis o a prezzi fortemente ribassati per mantenere le loro quote di mercato a danno di altre ditte, ma soprattutto dell’allattamento al seno. Le continue violazioni del Codice Internazionale in Italia sono documentate dalle pubblicazioni di Ibfan Italia “Il Codice Violato”, l’ultima delle quali risale al 2008.
(leggi tutto)

.

Fonte:  Altraeconomia

.


La Riforma Gelmini e la fine della Storia dell’Università di massa

.

di Gennaro Carotenuto

Ha ragione Mariastella Gelmini a celebrare l’approvazione della sua riforma dell’Università come “la fine del Sessantotto”. Con questa espressione però la ministro non intende quello che ogni buon conservatore associa al cosiddetto Sessantotto: antiautoritarismo, antimilitarismo, liberazione sessuale, rottura della morale borghese, equilibrio nel conflitto tra capitale e lavoro.

No, per Mariastella Gelmini il Sessantotto rappresenta innanzitutto un aborrito “egualitarismo”, da combattere con le armi dello sfuggente concetto di “meritocrazia” che la nuova legge si propone di incarnare. La Riforma di oggi è “la fine del Sessantotto” in quanto fine di quel fattore cardine di coesione e perequazione sociale rappresentato dall’Università di massa che Berlusconi e Tremonti, attraverso Gelmini, si erano promessi di eliminare.

L’equilibrio tra capitale e lavoro raggiunto dalle socialdemocrazie europee si protrasse per tutto il decennio successivo finché il primo, con la spallata thatcheriana, non prevalse sul secondo. La svolta neoliberale e neoconservatrice, che in Italia prese la forma simbolica della “marcia dei 40.000” prima e del berlusconismo poi, oggi, trent’anni dopo, è tra i fattori che stanno determinando la caduta di coesione sociale che è alla base dell’eclisse dell’Occidente. La Riforma Gelmini approvata oggi dal Senato è quindi epocale perché è il compimento di un lungo percorso che rompe in Italia un altro equilibrio fondamentale: quello tra la Costituzione, che ancora elementi, come il diritto allo studio, di forte perequazione sociale in un’economia di mercato, e gli interessi delle classi dirigenti. Gli ottimati pensano di incarnare il “merito” per censo e con Gelmini hanno l’occasione, nel tardo neoliberismo incarnato dal governo Berlusconi, di rafforzare e rinnovare privilegi antichi. Quindi, al contrario di quanto dice il ministro, solo i figli dei farmacisti continueranno a fare i farmacisti, i figli degli architetti gli architetti e i figli dei baroni… i baroni. Ciò perché la riforma Gelmini rappresenta la caduta dell’architrave democratico della nostra società rappresentato dall’Università di massa come percorso di ascensione sociale prima precluso ai più, poi dalla fine degli anni ‘60 aperto a tutti (che roba Contessa!), da oggi di nuovo ristretto.

I numeri parlano chiaro. Alla metà degli anni ‘60 gli studenti universitari in Italia erano 400.000. Oggi sfiorano i due milioni. Riscontriamo dati simili per tutti i nostri paesi di riferimento, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna. Nell’Europa occidentale, nel quarantennio che ci separa dal “maggio francese” il numero delle persone che hanno potuto spendere sul mercato del lavoro un titolo universitario è quadruplicato. Ovvero: con l’Università di massa i figli del popolo vanno all’Università, senza Università di massa i figli del popolo, anche i capaci e i meritevoli, ne sono esclusi.  (leggi tutto)

.

Fonte: Giornalismo Partecipativo

.

__________________________________

Approfondimento

Riforma Gelmini

.