Nov 30 2012

L’ultimo giro di valzer di Francesco Guccini

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di Dario Borlandelli

Milano, 29/11/2012 –L’Ultima Thule è l’ultimo disco di Francesco Guccini. Ultimo per ordine cronologico d’uscita, pubblicato soltanto due giorni fa, quasi a celebrare una carriera lunga 45 anni. Ultimo, anche perché ieri a Milano, nella balera milanese di un Circolo Combattenti e Reduci, Francesco Guccini ha chiarito definitivamente non ce ne saranno altri.

Così come non ci saranno altri concerti. Lo avevamo annunciato ieri notte, quasi sottovoce, ma è stato lo stesso Francesco, dieci giorni fa, a confessarcelo in quel di Pavana nel primo gelido pomeriggio d’autunno. Abbiamo volutamente aspettato a pubblicare la notizia, sia per rispetto dello stesso Francesco, sia dei tanti colleghi presenti ieri in conferenza stampa.

E così, il Guccini cantautore finisce qui, con “L’Ultima Thule”. Finisce con la sua consueta serenità. Si è esaurita una fase, sebbene la più lunga e prolifica della sua vita: “Scrivevo canzoni con facilità maggiore un tempo – ha detto. E’ molto probabile che non faccia più niente. Manca la voglia e l’entusiasmo“.

Il Maestrone fa notare che, da un lato, “un po’ di cose sono state già dette e difficilmente si possono ripetere“, e, dall’altro, mette a nudo un’evoluzione artistica e anagrafica impossibile da negare: “Non c’era giorno che non suonassi la chitarra – ha confessato Guccini – mentre ora non suono quasi più. E poi il mondo discografico sta sparendo, non ci sono più neanche i negozi di dischi. Ad una certa età si comincia anche ad essere spaventati dal mondo che ci circonda” – ha proseguito. “Si usano termini di un gergo che non conosco. Io sono nato nella prima metà del secolo scorso e tecnologicamente sono rimasto a quel secolo: sono ancora uno dei pochi esseri umani che non ha il telefonino“. Guccini è quindi pronto a lasciare la vecchia arte per la nuova: “non credo ci sarà un’Ultima Thule 2 la vendetta – ha sdrammatizzato a suo modo. Preferisco scrivere, è molto più comodo, lo si può fare a casa, tranquilli“.

La sua Bologna, le notti brave quando “giocavamo a carte fino alle tre o alle quattro di notte“, l’era in cui “la musica non dava fastidio ai vicini, perchè non era rumore“, i nonni e il mulino di Pavana, dove “L’ultima Thule” ha visto la luce. Il disco, infatti, è stato registrato nella terra di famiglia dove Guccini ha trascorso l’infanzia e parte dell’adolescenza e dove è tornato dai primi anni del duemila. Un simbolo, dunque, che unisce l’inizio alla fine, e che ha accolto la probabile ultima avventura di Guccini cantautore.

L’Ultima Thule, senza troppi giri di parole non è altro che lo specchio dell’animo di Francesco oggi. Quello di un uomo che ha la consapevolezza di avere davanti meno anni rispetto a quelli vissuti: “si pensa sempre alla fine – confessa Guccini- per esempio pensando ai tanti amici che non ci sono più. A 50 anni avevo cominciato a pensare che gli anni che avevo vissuto erano di più di quelli che mi rimanessero. Mi piace pensare che ritroverò queste persone e di fare loro le domande che non ho mai fatto. Ma oscillo tra questo desiderio e quello che realmente credo avverrà“.

E’ l’animo di chi sa di avere avuto tanto e di sentirsi, fatti salvi gli affetti, un po’ più solo di prima. E’ tutto nell’Ultima Thule, “Dove la forza che ci circondava? Ora si è spenta, sparita via“. L’importante però è saperlo sempre lì, a Pavana, tra gli amici di sempre e coi suoi adorati gatti. In fin dei conti chi conosce bene Francesco lo sa (e forse, in cuor suo, finge di non saperlo), l’Ultima Thule non è altro che il suo testamento artistico.

Anche Cesare Cremonini oggi, attraverso Twitter, ha speso delle bellissime parole per il Maestrone, che, francamente, vale la pena di riportare: “Ho la perenne sensazione che rimpiangeremo un mucchio di cose tra cui le parole che non abbiamo ascoltato abbastanza. Le parole di Guccini“.

Questa è la fine vera, quella che Guccini ha scelto di cantare, ad esempio, nel brano “L’ultima volta”. Poi c’è un’altra fine, quella cantata in “Ultima Thule”, brano che da’ il nome all’album e che chiude così: “L’Ultima Thule attende e dentro il fiordo si spegnerà per sempre ogni passione, si perderà in un’ultima canzone di me e della mia nave anche il ricordo“.

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Fonte:  francescoguccini.net  (unofficial Web Site)

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Nov 29 2012

Palestina Stato non membro: LA DIRETTA

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La Palestina è stata riconosciuta dall’Assemblea Generale dell’Onu Stato non membro osservatore permanente: 138 sì, 9 contrari, 41 astenuti

Betlemme, 29 novembre 2012, Nena News – La Palestina è Stato non membro osservatore permanente. 138 voti a favore, 9 contrari, 41 astensioni.
Il presidente dell’ANP, Mahmoud Abbas, ha parlato di fronte ai 193 Stati membri delle Nazioni Unite per chiedere il riconoscimento della Palestina come Stato non membro osservatore permanente: “Chiediamo all’Onu di rilasciarci il certificato di nascita, come fece 65 anni fa con Israele”.
Mentre il premier israeliano Netanyahu minaccia: “Lo Stato di Palestina passa obbligatoriamente per il riconoscimento da parte palestinese di Israele come Stato ebraico”.

ORE 23.07
L’ambasciatrice Usa all’Onu, Susan Rice, sta parlando all’Assemblea: “Abbiamo per anni lavorato alla soluzione a due Stati, che vivano in pace e sicurezza. Questo resta il nostro obiettivo. Aiuteremo Palestina e Israele a tornare al tavolo dei negoziati. Oggi purtroppo una risoluzione improduttiva è ostacolo alla pace, per questo gli Stati Uniti hanno votato contro. L’unica via per creare uno Stato palestinese è attraverso il lavoro duro dei negoziati”.

ORE 23.04
138 SI, 9 NO, 41 ASTENUTI: La Palestina è Stato non membro osservatore permanente alle Nazioni Unite.

ORE 23.02
L’Assemblea Generale dell’Onu sta votando la risoluzione palestinese.

ORE 22.55
L’ambasciatore turco alle Nazioni Unite si è rivolto al popolo palestinese durante la sessione dell’Assemblea Generale in corso in questo momento: “Non vi abbandoneremo fino a quando non otterrete l’indipendenza”.

ORE 22.47
Da Ramallah Nour Odeh, portavoce dell’Autorità Palestinese, ha sottolineato che nel caso di voto favorevole dell’Onu, “non si parlerà più di Territori Occupati, ma di Stato occupato”.

ORE 22.31
Tra i crimini israeliani che il presidente dell’ANP ha elencato alle Nazioni Unite, Abbas ha ricordato il martirio di oltre 168 palestinesi durante l’ultima operazione militare contro Gaza, in particolare l’uccisione di dodici membri della famiglia Al Dalou. L’aviazione israeliana ha raso al suolo la loro abitazione.

ORE 22.22
“La Palestina compie di nuovo un errore. Non riconobbe 65 anni fa Israele e non intende farlo ora. La comunità internazionale deve fare pressioni sull’ANP perché torni a negoziati, senza precondizioni”.

ORE 22.20
Questa risoluzione non permetterà all’ANP di firmare trattati e partecipare a istituzioni internazionali. Non fermerà il conflitto. Il popolo israeliano si chiede a cosa serva proseguire con i negoziati se dall’altra parte non c’è risposta. C’è solo una via per lo Stato palestinese: negoziati diretti tra Ramallah e Gerusalemme, e non un seggio all’Onu”.

ORE 22.18
“La Palestina non ha mai riconosciuto Israele come Stato ebraico, nonostante la comunità internazionale lo abbia fatto 65 anni fa. Abbas ci accusa di giudaizzare Gerusalemme e cambiarne la natura. Abbas, è tempo di scegliere la pace con Israele: questa risoluzione non cambierà nulla sul terreno, non cambierà il fatto che l’ANP non ha controllo su Gaza”.

ORE 22.16
“Con Camp David nel 2000 Israele ha teso la mano. Nel 2005 Israele si è ritirato da Gaza. Nonostante ciò, la Palestina ha trasformato Gaza in un nuovo Iran, in una base di lancio di missili iraniani contro Israele. Sempre la leadership palestinese ha rifiutato di assumersi la responsabilità del processo di pace. Non accettiamo una base terroristica iraniana nel nostro Paese”.

ORE 22.15
Abbas preferisce i simboli alla realtà. Preferisce volare a New York invece di venire a Gerusalemme per negoziare. Il mondo sa che quando è stato possibile, Israele ha scelto la pace: è successo con l’Egitto e con la Giordania”.

ORE 22.12
“La Palestina deve riconoscere Israele come Stato ebraico e fermare la guerra contro Israele. Israele non può accettare tale risoluzione: l’unica via alla pace è il negoziato. Questa risoluzione è unilaterale e riporta indietro il processo di pace. Ho un messaggio per l’Assemblea: nessuna decisione dell’Onu può distruggere il legame tra il popolo ebraico e lo Stato di Israele”.

ORE 22.09
Il rappresentante di Israele, Ron Prosor, ha preso la parola: “Israele è lo Stato degli ebrei, è uno Stato ebraico con Gerusalemme come capitale”.

ORE 22.08
L’Assemblea Generale ha accolto con un applauso il discorso del presidente dell’ANP, Mahmoud Abbas.

ORE 22.05
“Agiremo con responsabilità, collaborando con la comunità internazionale per giungere alla pace. 65 anni fa, in questo giorno, l’Onu adottò la risoluzione per la partizione della Palestina in due Stati, il certificato di nascita dello Stato di Israele. Chiedo alla comunità internazionale di non esitare, di dare una possibilità alla pace che non può più essere rimandata”.

ORE 22.01
“Questa occupazione razzista è l’ostacolo alla pace. Il mondo deve prendersi la responsabilità di fermare questa ingiustizia nei confronti del popolo palestinese, un’ingiustizia che va avanti dalla Nakba. E’ una decisione che richiede coraggio. Invierete un messaggio al popolo palestinese, ai prigionieri politici nelle carceri israeliane, ai profughi della diaspora e ai rifugiati in Palestina”.

ORE 21.59
“Così intendiamo dare una nuova spinta ai negoziati. Non siamo stanchi, non ci arrenderemo. Il nostro popolo non cederà i propri diritti nazionali, ha il diritto di difendersi da aggressioni e occupazione. Continueremo la nostra bellissima resistenza nonviolenta. Continueremo a costruire sulla nostra terra, con Gerusalemme come capitale. Vogliamo uno Stato accanto a quello israeliano, nei territori occupati nel 1967 e il riconoscimento del diritto al ritorno dei profughi palestinesi. Non è terrorismo”.

ORE 21.57
“Israele deve assumersi la responsabilità della colonizzazione, dell’occupazione e delle politiche di aggressione contro il popolo palestinese. Non siamo qui per delegittimare uno Stato riconosciuto anni e anni fa, ma vogliamo veder riconosciuto il diritto del popolo palestinese ad avere un proprio Stato”.

ORE 21.55
“Il mondo conosce le minacce che Israele ha mosso in questi mesi alla Palestina perchè non si presentasse all’Onu. Siete testimoni di queste minacce. L’ultima, terribile, contro la Striscia di Gaza. Israele non intende proseguire nel processo di pace. Il nostro popolo subisce pulizia etnica, attacchi dei coloni, colonizzazione selvaggia”.

ORE 21.53
“Il popolo palestinese, nonostante gli orrori, continua a resistere. L’OLP, rappresentante legittimo del popolo palestinese e leader della lotta palestinese, ha deciso nel 1988 di dichiarare l’indipendenza della Palestina, sotto la leadership di Yasser Arafat. Una decisione storica e coraggiosa, contro l’aggressione e l’occupazione”.

ORE 21.51
“L’occupazione deve finire, c’è un popolo che va liberato. Il popolo palestinese è miracolosamente sopravvissuto alla catastrofe della Nakba, quando centinaia di migliaia di palestinesi sono stati deportati e cacciati dalla loro bellissima e prospera terra verso campi profughi. Una pulizia etnica“.

ORE 21.48
“La Palestina si presenta oggi perché crede nella pace, convinta che la comunità internazionale ha di fronte l’ultima possibilità per salvare la soluzione a due Stati“.

ORE 21.47 “La Palestina si presenta oggi alle Nazioni Unite e ricorda le vittime, i bambini, le donne e gli uomini uccisi dalle bombe israeliane contro la Striscia di Gaza. Intere famiglie uccise insieme ai loro sogni, al loro futuro e alle loro speranze di vivere in libertà e pace”. ORE 21.46
Mahmoud Abbas sta iniziando il suo discorso alle Nazioni Unite.

ORE 21.45
Sudan: “Le Nazioni Unite hanno riconosciuto 65 anni fa il diritto del popolo palestinese ad avere un proprio Stato, al fine di creare una pace reale in Medio Oriente. Le Nazioni Unite devono oggi fare la storia votando la risoluzione di oggi”.

ORE 21.40
Il rappresentante del Sudan chiede all’Assemblea Generale di riconoscere la Palestina come osservatore non membro per garantire l’esistenza, la libertà e il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese.

ORE 21.32
Il rappresentante del Sudan alle Nazioni Unite ha aperto la discussione, ringraziando il presidente dell’ANP Abbas e la delegazione palestinese “in questo giorno storico”. “Ho il piacere di presentare la bozza di risoluzione di riconoscimento della Palestina come osservatore permanente”.
Tra i Paesi firmatari della bozza per il riconoscimento dei diritti nazionali palestinesi entro i confini del 1967, occupati dallo Stato di Israele dopo la Guerra dei Sei Giorni (Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est): Belgio, Argentina, Afghanistan, Indonesia, Pakistan, Bahrein, Brasile, Belize, Bangladesh, Libia, Peru, Algeria, Repubblica di Corea, Sud Africa, Gibuti, Senegal, Sudan, Sierra Leone, Sri Lanka, Seychelles, Cile, Somalia, Cina, Iraq, Tagikistan, Guyana, Palestina, Venezuela, Qatar, Cuba, Kuwait, Kenya, Libano, Mali, Malesia, Madagascar, Marocco, Egitto, Malta, Arabia Saudita, Nicaragua, Yemen e India.

ORE 21.30
La sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla richiesta di riconoscimento della Palestina come osservatore permanente sta iniziando in questo momento.

ORE 21.10
Roger Waters, il fondatore dei Pink Floyd, oggi ha citato Bob Dylan per appoggiare la causa palestinese. “The Times They are a Changing’, ha detto Rogers parlando prima del voto sull’ammissione della Palestina quale stato osservatore non membro dell’Onu. Waters è un sostenitore dei diritti dei palestinesi e da anni si batte per un’azione della società civile “quando i governi si rifiutano di agire”.

ORE 20.52
Sì della Nuova Zelanda. Il ministro degli Esteri neozelandese, Murray McCully, ha annunciato il voto favorevole del suo Paese alla richiesta palestinese all’Onu.

ORE 20.45
Il presidente Abbas parlerà all’Assemblea Generale dell’Onu tra circa mezz’ora.

ORE 20.40
Il Kuwait ha annunciato il trasferimento di 50 milioni di dollari per sostenere l’Autorità Palestinese in previsione delle ritorsioni finanziarie israeliane dopo il voto dell’Onu. Lo ha reso noto l’inviato del Kuwait alla Lega Araba, Jamal al-Ghunaim.

ORE 20.20
Le forze di polizia israeliane hanno impedito ai cittadini palestinesi di Gerusalemme di installare un maxi schermo alla porta di Damasco, in Città Vecchia, per poter seguire il discorso del presidente Abu Mazen. Inoltre, le autorità israeliane hanno minacciato di ritirare le licenze ai ristoranti che hanno deciso di mettere a disposizione schermi per permettere ai clienti di seguire la richiesta di Abbas all’Onu.

ORE 20.08
Nimir Hammad, consigliere del presidente Abbas, ha detto in diretta ad Al Jazeera che sono circa 140 i Paesi pronti a votare sì alla richiesta palestinese all’Onu, accusando Israele di aver bloccato il processo di pace proseguendo nella colonizzazione selvaggia della Cisgiordania. “Non credo che il problema sia andare o meno alla Corte Internazionale. Se Israele teme questa possibilità, significa che sa di essere responsabile di crimini contro l’umanità”.

ORE 19.45
L’Autorità Palestinese si dice convinta di ottenere la maggioranza assoluta in Assemblea Generale. Lo afferma l’ambasciatore dell’ANP a Mosca, Fayed Mustafa: “La maggior parte degli Stati sosterrà la risoluzione per riconoscere la Palestina come osservatore. Darà una nuova dimensione alla questione palestinese e cambierà le basi del processo politico”.

ORE 18.45
La Germania non decide e annuncia l’astensione in Assemblea Generale, spiegando la scelta con la speciale vicinanza di Berlino a Israele e il timore che l’iniziativa blocchi il processo di pace. “La cancelliera ed io non abbiamo preso tale decisione con facilità – ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle – È una decisione ragionata. Da una parte c’è il giusto desiderio palestinese ad avere un proprio Stato, dall’altra la nostra speciale responsabilità per Israele”.

ORE 18.32
Un gruppo di senatori americani, sia democratici che repubblicani, ha annunciato oggi che proporrà al Congresso statunitense un disegno di legge per lo stop dei finanziamenti a Ramallah e la cacciata della rappresentanza palestinese a Washington nel caso in cui l’Onu riconosca la Palestina come osservatore permanente.

ORE 17.52
Circa 250 persone stanno prendendo parte a Tel Aviv ad una manifestazione – organizzata da gruppi israeliani di sinistra e per i diritti umani – per sostenere la richiesta palestinese all’Onu. “Israele e Palestina, due Stati per due popoli”, uno degli slogan dei manifestanti.

ORE 17.50
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon ha fatto appello ai leader israeliani e palestinesi perché riprendano i negoziati e diano nuova linfa al processo di pace, che necessita di coraggio e buona volontà. Ban Ki-moon ha aggiunto che le colonie israeliane in Cisgiordania rappresentano una violazione del diritto internazionale.

ORE 17.15
Manifestazioni nei Territori Occupati per sostenere la richiesta del presidente Abbas all’Onu. Nelle piazze delle principali città (Hebron, Nablus, Ramallah, Betlemme) migliaia di manifestanti sventolano le bandiere delle diverse fazioni palestinesi, Hamas, Fatah e PFLP.
E a Gaza City, per la prima volta dal 2007 – anno in cui Hamas assunse il governo de facto della Striscia – Fatah ha preso parte ad una manifestazione insieme a sostenitori del movimento islamista.

ORE 17.00
L’Italia ha deciso di votare sì al riconoscimento della Palestina come Stato osservatore non membro delle Nazioni Unite. La decisione è stata annunciata nel pomeriggio di oggi da una nota ufficiale di Palazzo Chigi: la decisione di appoggiare la risoluzione “è parte integrante dell’impegno del Governo italiano volto a rilanciare il processo di pace con l’obiettivo di due Stati, quello israeliano e quello palestinese, che possano vivere fianco a fianco, in pace, sicurezza e mutuo riconoscimento”.

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Fonte: Nena News

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Nov 29 2012

Ecologia della nutrizione

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Nutrition ecology – ecologia della nutrizione – è un termine relativamente recente. È stato coniato nel 1986 da un gruppo di nutrizionisti dell’Università di Giessen, in Germania. Si tratta di una scienza inter-disciplinare, che prende in esame tutte le componenti della catena alimentare e ne valuta gli effetti secondo 4 punti di vista principali: la salute umana, l’ambiente, la società e l’economia.

Le componenti della catena alimentare sono tutte quelle coinvolte nel processo di produzione e consumo del cibo, viene cioè seguito tutto il procedimento “dalla culla alla tomba”, che comprende: la produzione, il raccolto, la conservazione, l’immagazzinamento, il trasporto, la lavorazione, il confezionamento, il commercio, la distribuzione, la preparazione, la composizione, il consumo del cibo e lo smaltimento dei materiali di scarto prodotti nelle varie fasi.

Il concetto di ecologia della nutrizione ha radici antiche, e nasce con la necessità di valutare le conseguenze dell’agricoltura su vasta scala e dell’allevamento di animali. Ma è solo alla fine del ventesimo secolo che il concetto di ecologia della nutrizione viene formalizzato. Da non confondersi con l’econutrizione, che si limita a studiare le interazioni tra la nutrizione e l’ambiente, nè con l’ecologia dell’alimentazione e nutrizione, che si limita a studiare gli stili alimentari delle popolazioni indigene.

Sostenibilità

Le 4 dimensioni sopra citate dell’ecologia della nutrizione sono la base per valutare la sostenibilità di uno stile alimentare. Il termine sostenibilità è stato coniato nel diciassettesimo secolo dagli esperti forestali tedeschi per indicare la quantità di alberi che poteva essere abbattuta in maniera sostenibile, cioè solo quella che sarebbe potuta ricrescere in un tempo accettabile.

Il significato si è poi esteso a indicare un tipo di sviluppo che soddisfa le necessità correnti senza diminuire la possibilità per le generazioni future di soddisfare le stesse necessità.

Dal punto di vista della nutrizione, la sostenibilità implica l’adozione di uno stile di vita che preveda:

  • un’equa distribuzione delle risorse alimentari, in un mondo che conta oggi oltre 800 milioni di persone malnutrite – aspetto sociale;
  • la scelta di una qualità e quantità di cibo che assicuri una dieta adeguata (priva di carenze) e ottimale (che possa prevenire le malattie degenerative legate all’alimentazione, tipiche dei paesi ricchi) – aspetto salutistico;
  • un impatto sostenibile sull’ambiente – aspetto ecologico.

Sicurezza alimentare

Quando si parla di “sicurezza alimentare”, nei paesi industrializzati, si pensa soltanto alla qualità del cibo intesa come contenuto nutrizionale e come controlli sanitari sulla presenza di patogeni e contaminanti. Anche la recente Authority Alimentare europea, che dovrebbe garantire la sicurezza alimentare ai consumatori, si occupa solamente di quest’ultimo aspetto sanitario, ma solo a breve e brevissimo termine, trascurando invece gli aspetti ben più importanti e complessi di medio e lungo termine quali appunto la salute umana a lungo termine, l’impatto sull’ambiente e sulla società intera, in breve, la sostenibilità.

È dunque importante dedicare l’attenzione che meritano agli aspetti di cui l’ecologia della nutrizione si occupa: la qualità globale del cibo, il Life Cycle Assessment (LCA), cioè il calcolo dell’impatto lungo tutto il ciclo di produzione del cibo e dello smaltimento degli scarti (impatto sulla salute e sull’ambiente), ma anche l’influenza degli stili alimentari sul clima, sulla nutrizione nel mondo (e quindi anche sul problema della fame nel mondo), sui costi del cibo, sia in termini monetari che di consumo di risorse.

Ricerca e divulgazione

L’ecologia della nutrizione offre strumenti per confrontare tra loro i vari stili alimentari, nonchè i processi produttivi, per individuare le strade migliori da seguire.

NEIC si pone dunque come scopo quello di studiare le tematiche dell’ecologia della nutrizione e diffondere la conoscenza scientifica in questo campo a ogni livello: a livello dei governi nazionali e delle istituzioni sovra-nazionali, a livello delle ONG che operano nel mondo, a livello di associazioni di consumatori, per arrivare alla fine ai singoli cittadini, perchè le scelte alimentari non dipendono unicamente dai governi, ma in larghissima parte proprio dalle scelte individuali delle persone, che hanno, in questo campo, grande potere e anche, dunque, grande responsabilità.

Appaiono quindi fondamentali interventi di educazione della popolazione, atti a “modificare l’atteggiamento della collettività nei confronti del consumo e del comportamento individuale”, come previsto al 1o requisito dello stesso Programma CE. Educando la gente a mangiare diversamente, privilegiando cibi semplici e di natura vegetale, sarà possibile salvaguardare la salute della collettività e la salute del pianeta.

Uno breve panoramica sui problemi attuali

L’animale d’allevamento, considerato come macchina che trasforma risorse vegetali in animali, è completamente inefficiente. È definito l’indice di conversione come la quantità di kg di vegetali necessari a far aumentare il peso dell’animale di un kg: mediamente, per un bovino, sono necessari 11 kg di vegetali per far crescere di un kg l’animale; contando gli scarti di macellazione, servono 15 kg di vegetali per ottenere 1 kg di carne. Facendo un confronto con le proteine, anzichè col peso dei vegetali, i risultati sono simili: per produrre un kg di proteine animali servono 16 kg di proteine vegetali. Per questo gli animali d’allevamento sono chiamati “fabbriche di proteine alla rovescia”.

Questo spreco di risorse causa, oltre che ovvi problemi sociali (disuguaglianza nella distribuzione delle risorse), anche gravi impatti sull’ambiente.

Tra gli impatti sull’ambiente, uno dei maggiori problemi è costituito dal consumo di acqua. La maggior parte dell’acqua sul pianeta viene consumata per:

  • ottenere le produzioni foraggiere determinanti nel soddisfare la fame e nel mantenere l’attività gastrica dei ruminanti;
  • per dissetare gli animali;
  • per le operazioni di pulizia di stalle, sale di mungitura ed altro.

Il direttore esecutivo dello Stockholm International Water Institute ha dichiarato, al convegno: “Gli animali si nutrono di grano, e anche quelli allevati a pascolo hanno bisogno di una quantità di acqua molto maggiore rispetto alle coltivazioni di grano. Ma nei paesi sviluppati, e in alcuni paesi in via di sviluppo, i consumatori richiedono ancora più carne. <…> Sarà quasi impossibile nutrire le future generazioni con lo stesso tipo di dieta che oggi abbiamo in Europa occidentale e nel Nord America.” Ha aggiunto che i ricchi saranno comunque in grado di comprarsi una via d’uscita importando “acqua virtuale”, cioè importando cibo (mangimi per animali o carne) da altri paesi, anche quelli in deficit d’acqua. [Hungry world ‘must eat less meat’, by Alex Kirby, BBC News Online environment correspondent, August 15, 2004]

Nella foresta amazzonica, l’88% della foresta abbattuta è stata adibita a pascolo. E la deforestazione continua a un ritmo sempre crescente. Nel 2003 c’è stata una crescita del 40% della deforestazione rispetto all’anno precedente. In soli 10 anni, la regione ha perso un’area pari a due volte il Portogallo. Gran parte di essa è diventata terra da pascolo. Le operazioni di taglio per il mercato del legno sono molto meno influenti sulla deforestazione rispetto alla produzione di carne. [Kaimowitz D., Mertens B., Wunder S., Pacheco P. Hamburger connection Fuels Amazon Destruction, Center for International Forestry Research (CIFOR) , april 2003]

Nelle zone semiaride, come l’Africa, lo sfruttamento dei suoli per l’allevamento estensivo (i cui prodotti vengono esportati nei paesi ricchi) porta alla desertificazione, cioè alla riduzione a zero della produttività di queste terre. Le Nazioni Unite stimano che il 70% dei terreni ora adibiti a pascolo siano in via di desertificazione.

Questo tipo di abitudini alimentari sono causa di un duplice problema di malnutrizione: nei paesi poveri una malnutrizione dovuta alla mancanza di cibo e acqua; nei paesi ricchi una malnutrizione dovuta a eccesso di proteine e grassi animali, che è oggi tra le principali cause di morte.

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Per saperne di più:  NEIC   (Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione)

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DOCUMENTARIOCarne, la verità sconosciuta

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