Apr 6 2019

Riace ha bisogno di te. Riace rinascerà!

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Insieme per la rinascita di Riace

https://comunisolidali.org/ | 3 Aprile 2019

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Riace ha bisogno di te per far ripartire i progetti sul territorio e permettere al modello Riace di poter continuare ad esistere. Stiamo facendo di tutto per far ripartire il turismo solidale, le botteghe artigianali, il ristorante, la fattoria didattica, per fronteggiare le emergenze: bollette, fornitori, medicinali… Avremo anche una nuova sede per tutto il sistema di accoglienza. Per tutto questo serve ancora l’aiuto di tutti. Insieme a noi Riace rinascerà!

In attesa che le vicende giudiziarie di Domenico Lucano, sindaco di Riace, giungano a termine, la situazione nel piccolo comune calabro è sempre più drammatica. La straordinaria raccolta fondi che Recosol ha attivato la scorsa estate ha permesso di dare una mano in concreto ed è stato possibile garantire un minimo di supporto ai migranti, agli operatori (da oltre un anno senza stipendio) e ha permesso di pagare qualche fornitore e le utenze. È stato, come noto, pubblicato un dettagliato rendiconto ancora visibile sulle pagine della petizione IO STO CON RIACE lanciata sul sito Change.org . Due anni di mancati contributi costituiscono comunque un credito alto da parte della Prefettura e Ministero verso le associazioni che hanno lavorato e di conseguenza un debito per chi ha fornito i servizi sul territorio. Questi ritardi hanno di fatto messo in ginocchio tutto il progetto. A Riace attualmente ci sono una quarantina di richiedenti asilo che non hanno voluto abbandonare Riace per altre sistemazioni. La loro presenza costituisce uno stimolo per ripartire. Riace deve risollevarsi e in attesa di nuovi progetti (ai quali si sta lavorando), rilanciamo ancora una volta la sottoscrizione che permetterà di traghettare in questi mesi all’ uscita dal tunnel di questa esperienza.

Il Comitato di promozione per la Costituzione di una Fondazione dal nome “E’ stato il vento” www.estatoilvento.it presentato a gennaio ha raggiunto il suo scopo e ha potuto raccogliere i fondi (100mila euro) necessari per costituire la Fondazione. E’ un punto di partenza importante. A brevissimo ripartirà il turismo solidale, riapriranno le botteghe artigianali, il ristorante, la fattoria didattica per le scuole…e finalmente anche Città Futura, l’associazione da cui è partito tutto il progetto di accoglienza a Riace, tornerà ad avere una sede “cuore” di tutto il sistema di accoglienza. L’acquisto della nuova sede a palazzo Pinnarò è ormai prossimo, mancano poche migliaia di euro, resta l’emergenza della quotidianità da gestire e c’è ancora bisogno dell’aiuto di tutti, soprattutto ora che le prospettive per l’accoglienza solidale sono sempre più compromesse.

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Per contribuire a questa impresa “epica” i dati sono:

Rete dei Comuni Solidali

IBAN IT49G0501801000000011795150       Causale: Riace

Per donazioni deducibili:

Anthropos

IBAN IT43Z0897643530000000003246     Causale: Riace Raccolta fondi

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Lug 15 2018

Testimonianze dai lager libici | Questo orrore deve finire. Firma la Petizione!

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FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE PER CHIUDERE IMMEDIATAMENTE I LAGER LIBICI:

https://www.change.org/p/segretario-generale-nazioni-unite-chiudere-i-lager-libici

di Silvestro Montanaro – 15 luglio 2018

“Il capo dei carcerieri è venuto nell’hangar, mi ha presa e mi ha stracciato il vestito davanti a tutti. Poi quando sono rimasta nuda ha cercato di penetrarmi, ma non ci è riuscito perché io sono infibulata… Mi ha portato in una stanza di un edificio vicino, mi ha legato le mani dietro la schiena, mi ha messa per terra, mi ha aperto le gambe e con uno strumento metallico ha aperto l’accesso alla mia vagina, al fine di penetrarmi praticando un taglio attraverso l’infibulazione. Lì dal dolore sono svenuta, quando mi sono svegliata mi aveva già violentato”.

“Sono stato in una prigione vicino Tripoli per 6 mesi ai lavori forzati. Non dimenticherò mai la morte del mio amico. Era troppo stanco per lavorare. Ha detto alle guardie che non riusciva ad alzarsi. Uno dei libici ha detto ‘Se non vieni ti sparo’. Io pensavo che scherzasse. L’ha pensato anche il mio amico. L’uomo libico l’ha ucciso con un colpo in testa. Poi si è girato verso di me. ‘Tu che fai, lavori o no?’ “, testimonianza di M., 27 anni, Gambia.

«Ci hanno trasportati in un carcere che sorge in una zona agricola dedicata alla coltivazione dei datteri e che si erge tra Kufra ed Hedeyafa. In tale struttura costantemente vigilata da diversi uomini armati sono rimasto con il mio compagno di viaggio per un mese e otto giorni. In tale lasso di tempo io, come tutti gli altri migranti reclusi in questa struttura, sono stato più volte torturato anche da un sudanese che oggi si trova in questo centro (di accoglienza italiano, ndr), torturato per il denaro».
«Spesso mi costringevano a contattare telefonicamente i miei parenti e durante le comunicazioni venivo colpito ripetutamente con dei tubi di gomma. Disgraziatamente mio padre è un povero agricoltore perché nella nostra zona è in corso una carestia. Per tali motivi i miei familiari non erano in grado di pagare il riscatto preteso dall’organizzazione criminale, che inizialmente consisteva in 5.000 dollari. In seguito, comprendendo le precarie condizioni della mia famiglia, abbassarono le pretese a 3000 dollari. Ma mio padre non fu in grado di pagare lo stesso. Alla fine, dopo oltre un mese di torture e sevizie sono stato trasferito in un altro struttura, insieme ad altri migranti reclusi».

«Ogni volta che dovevo telefonare a casa, mi legavano e mi facevano sdraiare per terra con i piedi in sospensione. E così immobilizzato, mi colpivano ripetutamente con un tubo di gomma in tutte le parti del corpo e in particolare sotto le piante dei piedi tanto da rendermi quasi impossibile poter camminare. Ho anche assistito ad analoghe torture fatte sempre da lui ad altri migranti». Ho inoltre visto trattamenti anche peggiori come le torture mediante l’utilizzo di cavi alimentati con la corrente elettrica. Tale trattamento veniva però riservato ad emigranti ritenuti ribelli».

“ Mi sono ammalato per via delle terribili condizioni igieniche della prigione. Ho contratto una malattia della pelle. Tutto il mio corpo era pieno di ferite che sanguinavano e perdevano pus. Loro non mi hanno mai permesso di vedere un dottore così sono peggiorato moltissimo. Mi umiliavano davanti a tutti per questa condizione e nessuno voleva starmi vicino. Le guardie venivano solo per picchiarmi. Così un giorno ho provato a scappare insieme ad un amico. Le guardie ci hanno scoperto quasi subito, ci hanno riportato dentro e ci hanno picchiato violentemente. Alle percosse il mio amico non è sopravvissuto. L’ho visto morire davanti miei occhi”.

Non possiamo essere testimoni silenziosi di questa schiavitù moderna, degli stupri, delle altre violenze sessuali e di questi omicidi giustificati in nome di una gestione della migrazione e del tentativo di tenere lontano dalle coste europee delle persone disperate e traumatizzate”.
Zeid Ra’ad Al Hussein, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani.

Fonte: raiawadunia.com

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Mag 4 2018

Lettera aperta sull’arresto dei tre di Briançon

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Lo scorso 21 aprile i militanti di un gruppuscolo neo-fascista e suprematista hanno inscenato un’operazione di “blocco delle frontiere” tra la Francia e l’Italia.

Il giorno dopo, un gruppo di abitanti delle valli vicine, impegnati nella solidarietà concreta con i migranti in transito, attraversano simbolicamente la frontiera insieme a una cinquantina di migranti e arrivano senza alcun problema fino a Briancon, dove la gendarmerie francese effettua sei fermi di polizia in maniera completamente arbitraria.

L’accusa del procuratore è semplice quanto brutale nella sua chiarezza: aiuto all’immigrazione illegale con l’aggravante di aver compiuto il fatto in maniera collettiva (“en bande organisée”).
Per tre dei fermati Eleonora, Théo e Bastien viene convalidato l’arresto, con detenzione in carcere fino all’inizio del processo che si svolgerà il 31 maggio nella cittadina di Gap. Rischiano fino a 10 anni di prigione e 750’000 euro di multa.

Noi siamo e ci sentiamo tutti gente di montagna, accompagniamo da secoli chi deve oltrepassare le frontiere per mettersi in salvo. Le montagne ci aiutano con i loro sentieri innumerevoli. Continueremo a farlo. Rivendichiamo come legittimo il nostro aiuto. Dichiariamo illegittima la legge che ci incrimina, perché contraria alla fraternità. Come in mare così in terra: dichiariamo che proseguiremo a soccorrere chi ha bisogno dei nostri sentieri.

Non esistono i clandestini. Esistono ospiti di passaggio sulle nostre montagne.

Per aderire: firmaperitre@gmail.com

(Elenco in corso di aggiornamento)

Sottoscritta tra gli altri da Erri De Luca, Andrea Segre, Fiorella Mannoia, ZeroCalcare, Nicoletta Dosio, Alex Zanotelli, Alessandro Santoro, Marco Aime, Franco Berardi Bifo, Domenico Lucano, Mauro Biani, Haidi Gaggio , Alain Badiou, Etienne Balibar, Jean Ziegler, Jacques Gaillot, Cédric Herrou

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Ce 21 avril les militants d’un groupuscule néo-fasciste et suprémaciste, ont mis en scène une opération de “blocage des frontières” entre la France et l’Italie largement médiatisée.

Le lendemain, un groupe d’habitants des vallées frontalières, engagés dans la solidarité concrète avec les migrants transitant dans cette région, traversent symboliquement la frontière sans aucun problème de Clavière jusqu’à Briançon, où la gendarmerie française effectue 6 interpellations complètement arbitraires.

L’accusation du procureur est aussi simple que brutale dans sa clarté : aide à l’immigration illégale avec  l’aggravante d’avoir commis les faits de manière collective (“en bande organisée”). Pour 3 des personnes, la garde-à-vue se transforme en prison préventive jusqu’au début du procès qui aura lieu le 31 mai à Gap. Ils risquent jusqu’à 10 ans de prison et 750 000 € d’amende.


Nous sommes et nous nous sentons tous des montagnards, nous accompagnons depuis des siècles ceux qui doivent traverser la frontière pour se mettre à l’abri. Les montagnes et leurs innombrables sentiers nous aident. 

Nous continuerons à le faire. Nous revendiquons notre aide comme légitime. Nous déclarons illégitime la loi qui nous incrimine, parce que contraire à la fraternité. En mer comme sur terre: nous déclarons que nous continuerons à secourir ceux qui ont besoin de nos sentiers.

Personne n’est clandestin. Dans nos montagnes, il n’y a que des hôtes de passage.

Pour adhérer : firmaperitre@gmail.com

(Liste ci-dessous en cours de mise à jour)

 

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Foto della Manifestazione del 22 aprile a Claviere-Monginevro in solidarietà ai migranti.

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Fonte: firmaperitre.blogspot.it

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