Nov 16 2016

Trump: “Facebook e Twitter mi hanno aiutato a vincere.”

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Trump domina tra le bufale su Facebook?

L’analisi del risultato a sorpresa delle elezioni chiama in causa anche Zuckerberg. Che difende la sua creatura: le notizie false sono relativamente poche e bipartisan.

di Claudio Tamburrino

È altamente improbabile che tra i fattori che hanno contribuito alla vittoria del candidato fuori dagli schemi Donald Trump alle Presidenziali degli Stati Uniti ci siano anche le notizie false condivise sui social network durante la campagna elettorale. A dirlo – chiamato in causa dalla miriade di analisi politiche sui risultati a sorpresa – è Mark Zuckerberg che ha risposto sabato con un lungo post sulla questione agli analisti che gli chiedevano una assunzione di responsabilità sul ruolo presente e futuro di Facebook.

Il social network in blu è stato infatti molto discusso nel dibattito post-elettorale in quanto possibile fattore determinante, nel bene o nel male: come sostiene Trump proprio i suoi numeri su Facebook, Twitter e Instagram “lo hanno aiutato a battere i concorrenti dotati di un budget per la campagna elettorale molto superiore”, mentre diversi osservatori, in particolare, hanno affermato che la condivisione di notizie false e vere e proprie bufale sul social network avrebbe contribuito ad instillare negli elettori delle convinzioni non veritiere che hanno infine pesato sul voto finale.

D’altra parte, se Baricco torna a parlare di barbari come qualche anno fa, lo fa partendo dall’idea che quello a cui le persone stanno rinunciando è l’intermediazione delle élite, sia per opposizione al sistema sia per l’esistenza di strumenti – come tutti quelli digitali, da Tripadvisor e Airbnb ai blog personali che promettono di fare “contro-informazione” – che fanno a meno di qualsiasi forma di intermediario. In tutto questo i social network hanno certamente un ruolo fondamentale, perché con i media tradizionali etichettati come “casta” al servizio di interessi personali, forniscono un mezzo privilegiato per la condivisione delle notizie, tanto da far diventare Facebook una delle piattaforme preferite sia dagli utenti per la rassegna stampa quotidiana che – conseguentemente – dagli editori stessi che lì cercano di convogliare lettori. Inoltre, gli strumenti al momento disponibili per segnalare contenuti (sopratutto quelli per chiedere la rimozione di quelli ritenuti violenti o pornografici) finiscono inevitabilmente per segnare la linea morale della maggioranza, appiattendola su logiche minimali di bianco e nero con risultati evidentemente forvianti, come la rimozione della forte ma molto politica foto della bambina colpita da napalm durante la guerra del Vietnam o del quadro l’Origine della Vita.

Dopo aver difeso il ruolo di Facebook nel coinvolgimento politico e nel dibattito di oltre 2 milioni di persone (persone che non si sarebbero iscritte nelle liste elettorali se non fosse stato per Facebook), Zuckerberg parte da un dato: più del 99 per cento di quello che le persone vedono su Facebook – dice – è autentico e la restante minima percentuale di bufale o altre forme di false notizie non si limita ad una determinata visione politica. Pertanto è altamente improbabile che si generi sul social network in blu una situazione in grado di influenzare i risultati di una votazione politica.

Inoltre Zuckerberg afferma che – anche se c’è ancora tanto da fare – il suo impegno è sempre stato di migliorare la qualità dei contenuti e per questo ha anche predisposto diversi strumenti anti-bufale e, da ultimo, un ticket di segnalazione ad hoc a favore degli utenti per permettergli di segnalare eventuali notizie false.

I dati forniti da Zuckerberg, tuttavia, non sembrano coincidere con le recenti critiche ricevute da Facebook sull’argomento e sull’ultima modifica dell’algoritmo alla base dei trending topic che in almeno un caso avrebbe finito per favorire la diffusione di una notizia palesemente falsa; inoltre, anche lo strumento per la segnalazione delle bufale differisce molto da altri strumenti per la richiesta di rimozione di contenuti (come quelli legati alla contestazione di violazione di proprietà intellettuale) in quanto non permette di giustificare la richiesta e, in fine, non rimuove la notizia dal social network ma si limita a non mostrarla più sulla pagina del segnalatore.

D’altra parte Zuckerberg sembra partire dalla convinzione che le persone siano fondamentalmente buone e sostiene che l’obiettivo di Facebook è dare voce ad ognuno. Conseguentemente la selezione effettuata per crowdsourcing da parte dei suoi utenti non può che essere la migliore soluzione possibile per la circolazione della verità.

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Fonte: Punto Informatico

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Dic 28 2015

Anonymous – #OpParis – Sventato attacco Isis in Italia

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Doppo i fatti di Parigi il collettivo di cyberattivisti di Anonymous ha dichiarato guerra globale all’Isis sotto l’hashtag #OpParis. Sarà una cyberguerra con  attacchi ai siti collegati all’Isis e alla cyber propaganda portata avanti dagli integralisti dello Stato islamico.

Dopo il primo avvertimento – “Per difendere i nostri valori e la nostra libertà, noi smaschereremo i membri dei gruppi terroristici responsabili di questo attacco, noi non ci arrenderemo, noi non perdoneremo e faremo tutto ciò che è necessario per mettere fine alle loro azioni. Durante gli attacchi di Charlie Hebdo, abbiamo già espresso la nostra volontà di neutralizzare chiunque attaccasse le nostre libertà.
Al seguito dell’ennesima tragedia, ribadiamo la ferma volontà nel mantenere la nostra ferrea linea.” – Anonymous  passa  all’attacco,  il 17 novembre rivela che sono stati violati ed oscurati 5.500 account del gruppo terroristico sul social network Twitter. Sotto le azioni #OpIsis ed #OpParis i cyberattivisti hanno reso pubblici 1.000 account collegati ai jihadisti di cui una buona parte sono stati poi bloccati da Twitter. Infine, un elenco di dati personali di sostenitori dell’Isis sono sati consegnati all’esercito libero siriano.

Un’ultima eclatante notizia giunge tramite l’account Twitter di ‘Operation Paris’ di Anonymous: “Questo mese abbiamo lavorato in silenzio. Abbiamo già sventato un attacco di Isis in Italia e speriamo di bloccarne altri“. Sembra che il post sia stato inserito il giorno di Natale e poi cancellato per non “creare panico”.

Si aspetta, come sempre, un videocomunicato di Anonymous che dovrebbe chiarire tutta la vicenda.

Intanto, almeno fino ad ora, sia i servizi segreti che il governo tacciono. Sembra che l’unica indagine in atto sia quella della Polizia Postale sul tweet dei cyberattivisti.

La notizia è stata resa nota dal tabloid britannico Daily Mail

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(madu)

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Nov 23 2013

Cyber-Azione: controlliamo con Facebook e Twitter la portaerei Cavour in campagna promozionale per l’industria bellica italiana

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Rete Disarmo: “Controlliamo via Facebook e Twitter il Tour della Cavour”

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“Cara Cavour non ci sfuggirai! Sei sotto il controllo nei nostri radar!”. E’ questo il messaggio che la Rete Italiana per il Disarmo insieme ad altre cento associazioni della società civile inviano al Ministero della Difesa. Dopo che Unimondo ha sollevato il caso del “tour promozionale del made in Italy anche bellico”  della portaerei Cavour e la forte presa di posizione di Rete Disarmo che – con un comunicato – ha definito l’iniziativa “spregiudicata e inaccettabile”, il mondo pacifista e della cooperazione lancia oggi sui social network un’iniziativa di controllo attivo del tour commerciale-armiero nel Golfo Persico e in Africa. Su Facebook è la pagina Controlliamo il Tour Cavour e su Twitter invito a fare controinformazione agli hashtag aperti da Finmeccanica: #Cavour e #Cavour4Italy.

Oltre cento ONG scrivono a Napolitano

La scorsa settimana Rete Disarmo ha diffuso un comunicato e una Lettera Aperta al Presidente della Repubblica (qui in .pdf): in pochi giorni 6 reti di organismi delle associazioni e ben 112 organizzazioni appartenenti al mondo della cooperazione, del disarmo, della solidarietà hanno sottoscritto la lettera che è stata inviata ieri agli uffici del Quirinale.

Rete Disarmo definisce nel comunicato “spregiudicata e inaccettabile” l’iniziativa promossa dal Ministero della Difesa che impegna per i prossimi cinque mesi il Gruppo navale Cavour in una campagna promozionale dell’industria bellica italiana insieme ad altre attività commerciali, di tipo militare ed umanitarie.

“L’iniziativa della Marina Militare – si legge nella missiva inviata a Napolitano –  è inaccettabile in quanto mescola una serie di attività che per loro natura hanno finalità e caratteristiche differenti e che riteniamo sia importante continuare a tenere separate”. “Soprattutto crediamo – si legge nella lettera –  che promuovere la vendita di sistemi militari o sostenere iniziative di tipo commerciale abbinandole ad operazioni umanitarie non sia un compito che il nostro ordinamento attribuisce al Ministero della Difesa o alle Forze Amate”.

Per le associazioni costituisce elemento di particolare preoccupazione quanto riportano diversi pronunciamenti dell’Unione europea che evidenziano come “la crisi economica sta trasformando alcuni ministeri della Difesa in espliciti promotori delle esportazioni di armamenti”. “Una tendenza – notano le associazioni –  che per sostenere la competitività delle industrie militari dei rispettivi paesi, rischia di mettere a repentaglio gli sforzi in ambito comunitario per definire una politica organica di sicurezza e di difesa comune”.

L’aiuto umanitario ridotto a strumento di politica estera 

Un aspetto del tour della Cavour preoccupa particolarmente le associazioni del settore della cooperazione e della solidarietà. Si tratta della partecipazione al tour promozionale del “made in Italy” di organismi umanitari come Croce Rossa Italiana, Operazione Smile e Fondazione Francesca Rava. Al riguardo le associazioni ricordano a Napolitano che “la normativa internazionale ribadisce che l’aiuto umanitario non può essere utilizzato come strumento di politica estera dei governi”.  Il motivo è chiaro: “L’impiego di organizzazioni umanitarie da parte di attori militari e commerciali mette in discussione non solo l’indipendenza, la neutralità e l’imparzialità delle organizzazioni autenticamente umanitarie, ma anche la stessa possibilità che gli operatori umanitari continuino ad intervenire efficacemente e in relativa sicurezza nei contesti di crisi”.

Le associazioni si rivolgono a Napolitano perchè – secondo la  Costituzione – “Il Presidente della Repubblica ha il comando delle Forze armate” (Art. 87) per chiedere se sia stato messo al corrente ed abbia dato il suo esplicito assenso all’iniziativa che prevede l’impiego di mezzi e personale delle Forze Armate a supporto di attività commerciali dell’industria militare e del settore privato.

Gli organismi firmatari invitano inoltre il Parlamento ad esaminare con attenzione e a pronunciarsi apertamente su questa iniziativa soprattutto per le rilevanti implicazioni sulla politica di sicurezza e di difesa del nostro Paese.

Siete sotto il controllo dei nostri radar!

La rilevanza economica e di senso della missione del “Sistema Paese in movimento” impone un controllo continuativo per tutti i mesi della sua durata. Per questo Rete Disarmo e le associazioni hanno attivato la pagina Facebook “Controlliamo il Tour Cavour” per monitorarne il viaggio della Cavour e rendere esplicite le problematicità di tutte le tappe. E invitano a promuovere su Twitter controinformazione agli hashtag (lanciato da Finmeccanica): #Cavour e #Cavour4Italy.

Già i primi dati diffusi con il precedente comunicato e presa di posizione, Rete Disarmo ha dimostrato lo stato di tensione dell’intera zona mediorientale ed africana in cui il gruppo navale Cavour farà tappa e soprattutto il grave deficit di libertà democratiche a fronte di ingenti spese militari e di un livello basso di sviluppo umano di diversi dei paesi che saranno visitati. Ben 12 su 18 degli Stati ai cui governi si intende presentare il campionario di armamenti italiani sono definiti dall’Indice di democrazia dell’Economist come “Regimi autoritari”, una buona parte di essi presenta livelli di spese militari tra i più alti al mondo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait, Oman, Angola, Marocco e Algeria) mentre in 8 su 18 paesi il livello di sviluppo umano è tra i più bassi del pianeta..

Non va inoltre dimenticato che i ministeri della Difesa a cui la Cavour esibirà il campionario bellico delle ditte di Finmeccanica sono stati destinatari nell’ultimo quinquennio di quasi 5 miliardi di euro di armamenti italiani cioè di circa il 30% di tutte le esportazioni di sistemi militari dal nostro Paese. “Non è infatti pensabile che – riportando la definizione della Marina Militare – una le Bourget (cioè una delle principali fiere d’armi) in movimento per la promozione dell’attività industriale e commerciale made in Italy sia lasciata in giro a fare danni nelle zone più problematiche del globo” – scrive Rete Disarmo

Non si deve inoltre perdere coscienza di quanti soldi pubblici siano spesi per questo tipo di missioni, lontane dai compiti statutari della Difesa, e di come i fondi privati siano riusciti ad accaparrarsi uno spazio su una struttura pubblica (costata 3,5 miliardi) per promuovere in maniera ipoteticamente più “accettabile” i propri affari armati. [GB]

P.S.: Unimondo invita tutti i lettori a far conoscere e lanciare il seguente tweet: “Cara #Cavour e #Cavour4Italy sei sotto il controllo nei nostri radar!”. Rete Disarmo allerta il @MinisteroDifesa: su http://www.facebook.com/ControlTourCavour

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Fonte: unimondo.org

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