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Cyber-Azione: controlliamo con Facebook e Twitter la portaerei Cavour in campagna promozionale per l’industria bellica italiana

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Rete Disarmo: “Controlliamo via Facebook e Twitter il Tour della Cavour”

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“Cara Cavour non ci sfuggirai! Sei sotto il controllo nei nostri radar!”. E’ questo il messaggio che la Rete Italiana per il Disarmo insieme ad altre cento associazioni della società civile inviano al Ministero della Difesa. Dopo che Unimondo ha sollevato il caso del “tour promozionale del made in Italy anche bellico”  della portaerei Cavour e la forte presa di posizione di Rete Disarmo che – con un comunicato – ha definito l’iniziativa “spregiudicata e inaccettabile”, il mondo pacifista e della cooperazione lancia oggi sui social network un’iniziativa di controllo attivo del tour commerciale-armiero nel Golfo Persico e in Africa. Su Facebook è la pagina Controlliamo il Tour Cavour e su Twitter invito a fare controinformazione agli hashtag aperti da Finmeccanica: #Cavour e #Cavour4Italy.

Oltre cento ONG scrivono a Napolitano

La scorsa settimana Rete Disarmo ha diffuso un comunicato e una Lettera Aperta al Presidente della Repubblica (qui in .pdf): in pochi giorni 6 reti di organismi delle associazioni e ben 112 organizzazioni appartenenti al mondo della cooperazione, del disarmo, della solidarietà hanno sottoscritto la lettera che è stata inviata ieri agli uffici del Quirinale.

Rete Disarmo definisce nel comunicato “spregiudicata e inaccettabile” l’iniziativa promossa dal Ministero della Difesa che impegna per i prossimi cinque mesi il Gruppo navale Cavour in una campagna promozionale dell’industria bellica italiana insieme ad altre attività commerciali, di tipo militare ed umanitarie.

“L’iniziativa della Marina Militare – si legge nella missiva inviata a Napolitano –  è inaccettabile in quanto mescola una serie di attività che per loro natura hanno finalità e caratteristiche differenti e che riteniamo sia importante continuare a tenere separate”. “Soprattutto crediamo – si legge nella lettera –  che promuovere la vendita di sistemi militari o sostenere iniziative di tipo commerciale abbinandole ad operazioni umanitarie non sia un compito che il nostro ordinamento attribuisce al Ministero della Difesa o alle Forze Amate”.

Per le associazioni costituisce elemento di particolare preoccupazione quanto riportano diversi pronunciamenti dell’Unione europea che evidenziano come “la crisi economica sta trasformando alcuni ministeri della Difesa in espliciti promotori delle esportazioni di armamenti”. “Una tendenza – notano le associazioni –  che per sostenere la competitività delle industrie militari dei rispettivi paesi, rischia di mettere a repentaglio gli sforzi in ambito comunitario per definire una politica organica di sicurezza e di difesa comune”.

L’aiuto umanitario ridotto a strumento di politica estera 

Un aspetto del tour della Cavour preoccupa particolarmente le associazioni del settore della cooperazione e della solidarietà. Si tratta della partecipazione al tour promozionale del “made in Italy” di organismi umanitari come Croce Rossa Italiana, Operazione Smile e Fondazione Francesca Rava. Al riguardo le associazioni ricordano a Napolitano che “la normativa internazionale ribadisce che l’aiuto umanitario non può essere utilizzato come strumento di politica estera dei governi”.  Il motivo è chiaro: “L’impiego di organizzazioni umanitarie da parte di attori militari e commerciali mette in discussione non solo l’indipendenza, la neutralità e l’imparzialità delle organizzazioni autenticamente umanitarie, ma anche la stessa possibilità che gli operatori umanitari continuino ad intervenire efficacemente e in relativa sicurezza nei contesti di crisi”.

Le associazioni si rivolgono a Napolitano perchè – secondo la  Costituzione – “Il Presidente della Repubblica ha il comando delle Forze armate” (Art. 87) per chiedere se sia stato messo al corrente ed abbia dato il suo esplicito assenso all’iniziativa che prevede l’impiego di mezzi e personale delle Forze Armate a supporto di attività commerciali dell’industria militare e del settore privato.

Gli organismi firmatari invitano inoltre il Parlamento ad esaminare con attenzione e a pronunciarsi apertamente su questa iniziativa soprattutto per le rilevanti implicazioni sulla politica di sicurezza e di difesa del nostro Paese.

Siete sotto il controllo dei nostri radar!

La rilevanza economica e di senso della missione del “Sistema Paese in movimento” impone un controllo continuativo per tutti i mesi della sua durata. Per questo Rete Disarmo e le associazioni hanno attivato la pagina Facebook “Controlliamo il Tour Cavour” per monitorarne il viaggio della Cavour e rendere esplicite le problematicità di tutte le tappe. E invitano a promuovere su Twitter controinformazione agli hashtag (lanciato da Finmeccanica): #Cavour e #Cavour4Italy.

Già i primi dati diffusi con il precedente comunicato e presa di posizione, Rete Disarmo ha dimostrato lo stato di tensione dell’intera zona mediorientale ed africana in cui il gruppo navale Cavour farà tappa e soprattutto il grave deficit di libertà democratiche a fronte di ingenti spese militari e di un livello basso di sviluppo umano di diversi dei paesi che saranno visitati. Ben 12 su 18 degli Stati ai cui governi si intende presentare il campionario di armamenti italiani sono definiti dall’Indice di democrazia dell’Economist come “Regimi autoritari”, una buona parte di essi presenta livelli di spese militari tra i più alti al mondo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait, Oman, Angola, Marocco e Algeria) mentre in 8 su 18 paesi il livello di sviluppo umano è tra i più bassi del pianeta..

Non va inoltre dimenticato che i ministeri della Difesa a cui la Cavour esibirà il campionario bellico delle ditte di Finmeccanica sono stati destinatari nell’ultimo quinquennio di quasi 5 miliardi di euro di armamenti italiani cioè di circa il 30% di tutte le esportazioni di sistemi militari dal nostro Paese. “Non è infatti pensabile che – riportando la definizione della Marina Militare – una le Bourget (cioè una delle principali fiere d’armi) in movimento per la promozione dell’attività industriale e commerciale made in Italy sia lasciata in giro a fare danni nelle zone più problematiche del globo” – scrive Rete Disarmo

Non si deve inoltre perdere coscienza di quanti soldi pubblici siano spesi per questo tipo di missioni, lontane dai compiti statutari della Difesa, e di come i fondi privati siano riusciti ad accaparrarsi uno spazio su una struttura pubblica (costata 3,5 miliardi) per promuovere in maniera ipoteticamente più “accettabile” i propri affari armati. [GB]

P.S.: Unimondo invita tutti i lettori a far conoscere e lanciare il seguente tweet: “Cara #Cavour e #Cavour4Italy sei sotto il controllo nei nostri radar!”. Rete Disarmo allerta il @MinisteroDifesa: su http://www.facebook.com/ControlTourCavour

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Fonte: unimondo.org

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Erdogan: Twitter la più pericolosa minaccia alla società

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Turchia, la protesta sui social media

Il premier Erdogan definisce Twitter la più pericolosa minaccia alla società. E ordina l’embargo digitale. Ma i cittadini trovano il modo di aggirarlo. E si fa vivo anche Anonymous

di Mauro Vecchio

Più di dieci milioni di cinguettii negli ultimi tre giorni di protesta tra le strade di Istanbul, in un flusso inarrestabile di micropost dagli hashtag #occupygezi e #geziparkieylemi. Su Twitter, l’infuocata situazione turca ha trovato un canale perfetto per diffondersi a macchia d’olio verso l’opinione pubblica internazionale. La proliferazione incontrollata dei commenti in 140 caratteri non sembra affatto gradita alle autorità.

“Esiste ora una nuova minaccia chiamata Twitter – ha dichiarato il contestato premier turco Recep Tayyip Erdogan – Dove si possono trovare i migliori esempi di menzogna. Per me, i social media rappresentano la peggiore minaccia alla società”. In seguito allo scoppio della rivolta di piazza, lo stesso Erdogan ha ordinato al suo staff di bloccare tutti gli accessi dalla Turchia a piattaforme della condivisione social come Facebook e appunto Twitter.

In realtà, gli utenti locali hanno mostrato grande perizia nell’aggiramento di questi stessi blocchi governativi, un livello di esperienza high-tech ancora maggiore di quello offerto nel corso dell’ormai celebre Primavera Araba. A colpi di VPN – più di 120mila download per il software Hotspot Shield, in appena due giorni– e servizi proxy, i netizen turchi riescono a comunicare in barba alle strategie censorie delle autorità nazionali.

Fotografie di giovani insanguinati, immagini dal vivo nel corso delle proteste di piazza. Gli utenti turchi approfittano delle nuove tecnologie – dall’app di streaming fornita da Ustream a Zello, che funziona come un tradizionale walkie talkie – per raccontare al mondo la violenza della polizia e l’evolversi della vicenda. Al blocco dei siti social da parte del governo Erdogan ha risposto anche Anonymous, ovviamente alla maniera degli hacktivisti.

Nel corso dell’#OpTurkey, il collettivo ha abbattuto dozzine di siti governativi in terra turca, con la promessa di proseguire senza sosta a base di DDoS contro un regime paragonato a quello di Cina e Iran. Dalla Siria, la milizia nota come SEA ha rivendicato un’azione cibernetica contro le infrastrutture di rete del governo turco, con il conseguente rilascio di informazioni private sullo staff di Erdogan.

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Fonte: Punto Informatico

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Approfondimento (madu)

Anonymous – #OpTurkey – Il popolo turco si aspetta il tuo aiuto!

Lettera da Istanbul: da Gezi Park al mondo

Perché la Turchia non vuole più Erdogan

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Dai creatori di Twitter ecco “Medium”, l’interazione diretta su un articolo ed il suo autore.

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Medium si basa sulla convinzione che la condivisione di idee e di esperienze è ciò che muove l’umanità in avanti. Internet è il più grande strumento di condivisione di idee mai immaginato, ma abbiamo solo scalfito la superficie delle sue capacità.”  Ev Williams

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Lasciate riposare i commenti

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Ecco un altro esperimento interessante che riguarda i commenti e le discussioni su internet. L’esperimento è su Medium, un nuovo sito per condividere idee e opinioni creato da Evan Williams e Biz Stone, i fondatori di Twitter (il sito è ancora in fase di test, quindi per il momento non tutti possono aggiungere contenuti).

Quando leggi un articolo pubblicato su Medium non puoi scrivere un commento, ma puoi aggiungere una nota. Invece di una riflessione generica (mi piace, non mi piace), puoi commentare l’articolo punto per punto: puoi segnalare un refuso o un errore, suggerire un link o proporre una nuova idea. L’autore dell’articolo può decidere se pubblicare la nota – che in questo caso appare accanto al paragrafo – o se rispondere privatamente (per esempio, ringraziando un lettore che ha segnalato un refuso). È uno strano meccanismo, ma ha una sua logica: spinge alla collaborazione, perché aggiunge informazioni e nuovi punti di vista. Elimina lo spam e i commenti fuori luogo. Aiuta a essere sintetici, che è sempre una cosa buona.

Se la questione vi appassiona potete ascoltare l’audio dell’incontro tra Anil Dash e Nick Denton sul fallimento dei commenti, registrato un anno fa a Austin. (mre)

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Fonte: Internazionale

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Approfondimento (madu)

Medium, il social network impegnato

Medium e Svbtle: il networked blogging

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