Ott 31 2013

Questa ci mancava: “Alcuni tumori sono provocati dal diavolo”

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Esorcista Don Macchioni: “Alcuni tumori sono provocati dal diavolo”

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di Gisella Ruccia

Ci sono dei tumori provocati dal diavolo e da problematiche spirituali. Esistono dei casi che posso dimostrare senza spiegare, nel senso che sono indimostrabili ma ci sono”. Sono le parole di Don Ermes Macchioni, esorcista e parroco di San Michele dei Mucchietti di Sassuolo, ai microfoni de “La Zanzara”, su Radio24. “Ci sono delle problematiche di tipo spirituale che possono essere guarite solo dall’esorcista” – continua – “e non dallo psicologo o dallo psichiatra, perché il demonio non è una malattia. Da vent’anni faccio circa due esorcismi al giorno, quotidianamente 24 ore su 24 vengo bombardato da chiamate di persone possedute dal demonio”. E aggiunge: “Coi posseduti non ho mai corso alcun pericolo perché sono protetto dalla Madonna. Solo una volta ricevetti un pugno sul naso da una fanciulla di 12 anni indemoniata”. Il sacerdote si esprime anche sulla festa di Halloween, di cui è uno strenuo detrattore: “Non ce l’ho con la festa in sé, ma è un problema di coerenza per i cristiani battezzati che festeggiano questa festa pagana, creata in origine per rendere onore al “grande cornuto”. E il grande cornuto è il diavolo”. E spiega: “Tutte le feste pagane sono, in realtà, orientate al diavolo. Poi la festa di Halloween è stata americanizzata, commercializzata ed addolcita, però è così. I bambini, in realtà, dovrebbero festeggiare il 31 ottobre andando in parrocchia vestiti di bianco, per adorare i Santi. Perché i bambini dovrebbero vestirsi di nero quel giorno? Non è assolutamente la “festa della zucca”” – prosegue – “il 31 è anche la festa della wicca, delle streghe. Io come educatore e prete me la prendo coi cristiani che dicono di essere di Gesù Cristo e poi adorano il cornuto” .

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Fonte: tv.ilfattoquotidiano.it

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Ott 29 2013

Alzheimer: Linee Guida Dietetiche per la prevenzione

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Un nuovo opuscolo a cura del PCRM, tradotto in italiano.

E’ da oggi disponibile un nuovo opuscolo – scaricabile gratuitamente oppure ordinabile in versione cartacea sil sito di AgireOra Edizioni – che spiega come semplici modifiche alle abitudini dietetiche e dello stile di vita possano aiutare a prevenire lo sviluppo della demenza di Alzheimer.

Mentre l’efficacia dei vari trattamenti proposti per la demenza di Alzheimer non appare soddisfacente, gli studi scientifici oggi suggeriscono che le abitudini dietetiche e l’esercizio possano ridurre il rischio di circa la metà o più.

Evitare i cibi ricchi di grassi saturi e grassi trans può ridurre il rischio di demenza di Alzheimer, oltre a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e sovrappeso. I grassi saturi sono contenuti nei latticini e nelle carni; i grassi trans si trovano in molti snack.

Verdura, legumi (fagioli, piselli e lenticchie), frutta e cereali integrali contengono scarsissime o nulle quantità di grassi saturi e grassi trans, e sono ricchi di vitamine come folati e vitamina B6, che sono cruciali per la salute del cervello. Le diete che abbondano di questi cibi sono associate non solo con un rischio ridotto di sviluppare sovrappeso e diabete mellito tipo 2, ma appaiono anche in grado di ridurre il rischio di sviluppare problemi cognitivi.

L’opuscolo spiega in dettaglio questi concetti, ed è a cura del Physicians Committee for Responsible Medicine – PCRM (Comitato dei Medici per una Medicina Responsabile). La traduzione in italiano a cura della dottoressa Luciana Baroni, medico neurologo, geriatra e nutrizionista

Scarica l’opuscolo in pdf
Richiedi l’opuscolo cartaceo su AgireOra Edizioni

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Fonte: scienzavegetariana.it

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Ott 28 2013

Il film: “Gravity” di Alfonso Cuaròn

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Gravity  di Alfonso Cuaròn

(USA/Regno Unito – 2013)

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di Marcello Polizzi

La tecnica nel cinema, come in ogni arte, può essere un fattore decisivo, attraverso cui molti registi rendono le loro opere dei prodotti di ottima fattura. E questo è il caso di Alfonso Cuaròn che in Gravity sfrutta appieno tutte le sue capacità.

Sgombriamo però subito il campo dagli equivoci: Gravity non è assolutamente un semplice esercizio di stile, non è tecnica fine a se stessa. Sin dal primo, bellissimo piano-sequenza dell’incipit ci accorgiamo che Cuaròn orchestra alla perfezione tutte le parti, dai lenti movimenti di macchina alla luce, creando un equilibrio perfetto. Il tutto al servizio dell’elemento più importante del film: il 3D. C’è chi ha sostenuto che Gravity è il primo film in cui il 3D ha uno scopo preciso, serve realmente a qualcosa. Ed è vero. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un uso sfrenato di questa tecnica (già di per sé di dubbio valore), presentataci in tutte le salse ed i rari casi degni di nota si sono avuti solo quando ad utilizzarla sono stati dei grandi maestri, realizzando film dal sapore quasi sperimentale (Cave of Forgotten Dreams di Herzog, Pina di Wenders). Ma Cuaròn è riuscito a renderlo un vero e proprio linguaggio, un mezzo inscindibile dal film. Gravity può essere visto solo in 3D.

Il regista ha così anche riscattato un genere, quello fantascientifico (seppur il film non ne rispetti propriamente i canoni classici), facendolo però con quanto di più lontano possa esserci dalle sterili “abbuffate” di digitale e computer grafica delle pellicole degli ultimi anni. Alfonso Cuaròn proviene dalla stessa “scuola messicana” di Alejandro González Iñárritu, e si vede. Ciò che pervade il film (così come nel precedente I figli degli uomini) è infatti un intenso realismo e l’uso magistrale del 3D contribuisce a questo scopo, giocando con le inquadrature (belle le due soggettive) e le profondità di campo. Ogni cosa è fortemente reale, tanto che si riesce quasi ad avvertire l’assenza di gravità e ci si emoziona guardando lo spettacolo dell’aurora dallo spazio. Si avverte un forte senso di concretezza, soprattutto nelle scene più catastrofiche in cui i protagonisti tentano con tutte le loro forze di aggrapparsi a qualsiasi possibile appiglio, per evitare di andare alla deriva.

Gravity è insomma un film che coinvolge ed appassiona grazie alla notevole abilità del regista. Ma rimane purtroppo quella sensazione di incompletezza, che neppure l’ottima riuscita tecnica riesce a compensare. Il film pare non sviluppare pienamente i presupposti da cui parte, non raggiungendo così lo scopo prefissato. Nonostante Cuaròn tratti dei temi importanti ed universali, conferendo un’aria riflessiva ed introspettiva alla vicenda – sulla scia di alcuni tra i più alti esempi della fantascienza, come 2001: Odissea nello spazio e Solaris – la narrazione tende man mano a farsi retorica. Si viene a creare un contrasto tra il forte realismo della prima parte della pellicola (senza dubbio la più riuscita), brillantemente smorzatadall’ironia del Kowalsky di Clooney e un racconto troppo enfatizzato che caratterizza la seconda parte, con diverse scene decisamente ridondanti, sottolineate da una musica eccessivamente invadente (unica pecca dell’aspetto tecnico).

Il punto debole del film non sono però i contenuti che anzi rafforzano la convinzione che non ci troviamo di fronte a pura tecnica, ma che essa sia propedeutica alla messa in scena. Vi sono difatti momenti in cui il regista riesce a fondere alla perfezione questi due caratteri, dando vita ad alcune tra le scene più suggestive della pellicola: la “danza” fluttuante con la quale la dottoressa Stone (Sandra Bullock) si spoglia della tuta spaziale, quasi come fosse un’armatura fattasi ormai troppo pesante da portare. Sembra che, stanca di combattere contro quel passato troppo forte da sconfiggere, si chiuda in una posizione fetale – in un chiaro rimando al film di Kubrick – desiderando solo di ritornare al ventre materno, in attesa forse di una rinascita.

La pellicola di Cuaròn ha aperto l’ultima edizione della Mostra del cinema di Venezia e proprio tale scelta potrebbe infine indurci ad una riflessione: è possibile che una pellicola, che dal cast al genere, sino alla produzione si presenta come un blockbuster (per lo più in 3D) sia allo stesso tempo un film d’autore? Gravity è la risposta. Con tutte le difficoltà che un atto (di coraggio) del genere comporta.

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TRAILER

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Sito Ufficiale

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