Nov 5 2016

Amnesty: “…chiesta mano dura sui migranti dall’Unione Europea”. In Italia pestaggi e torture

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migranti impronte

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“Le autorità italiane dovrebbero accelerare gli sforzi, anche sul piano legislativo, per fornire un quadro giuridico più solido ai fini dello svolgimento delle attività presso i punti di crisi [hotspot], in particolare per consentire l’uso della forza e prevedere disposizioni in materia di trattenimento a più lungo termine nei confronti dei migranti che rifiutano di fornire le impronte digitali. L’obiettivo del 100% dei migranti in ingresso sottoposti a rilevamento delle impronte va raggiunto senza ulteriori indugi” (Commissione europea, Relazione sull’attuazione dei punti di crisi in Italia, 15 dicembre 2015)

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Negli Hotspot italiani

Amnesty conferma: violenze contro i migranti

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di Piero Bosio e Andrea Monti

La denuncia di Amnesty International sulle violenze ai migranti negli hot spot diventa un caso politico, non solo italiano, con pesanti polemiche e accuse.

Le pressioni dell’Unione europea affinché l’Italia usi la “mano dura” nei confronti dei rifugiati e dei migranti hanno dato luogo a espulsioni illegali e a maltrattamenti che, in alcuni casi, possono equivalere a torture. Lo sostiene il rapporto reso pubblico oggi da Amnesty, intitolato “Hotspot Italia: come le politiche dell’Unione europea portano a violazioni dei diritti di rifugiati e migranti”.

Il ministero dell’Interno e la polizia hanno risposto duramente, contestando il rapporto di Amnesty, parlando di falsità. E’ intervenuta anche la Commissione europea, sostenendo che “non risulta che negli hot spot si siano verificate violazioni”. Amnesty ha confermato tutte le denunce e le accuse.

Le contestazioni al rapporto di Amnesty sono partite dal prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento immigrazione del ministero dell’Interno. “ E’ totalmente falso – ha detto Morcone – che le forze di polizia operino violenze sui migranti. Sono rimasto sconcertato nel leggere queste cretinaggini”.

Poi il capo della polizia, Franco Gabrielli: “Le informazioni di cui si avvale il rapporto di Amnesty fanno riferimento a presunte testimonianze, raccolte in forma anonima e che non risiedevano negli hot spot. Smentisco categoricamente che ci siano state violenze sui migranti”.

Infine l’intervento della Commissione europea.

“Non ci risulta che ci siano state violazioni negli hot spot italiani, non ci è stato riportato nulla di tutto ciò”, ha detto Natasha Bertaud, portavoce della Commissione per l’Immigrazione. “Basta sparare sulla Commissione, l’approccio degli hotspot tramite il dispiegamento delle agenzie Ue lavorando a stretto contatto con le autorità italiane e le ong, è quello di assicurare che la raccolta delle impronte digitali, la registrazione e lo screening di tutti i migranti vengano fatti in accordo con la legislazione e gli standard europei ed internazionali e nel pieno rispetto dei diritti fondamentali”.

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, ha respinto le accuse, confermando tutte le denunce, contenute nel rapporto.

Noury, il Prefetto Morcone smentisce categoricamente quello che voi sostenete, parlando di falsità. Cosa risponde?

“Sarebbe bello avere un confronto con lui e a maggior ragione col ministro dell’Interno Alfano. A lui stiamo chiedendo da tempo di incontrarci, ma non ci risponde mai. Tutto quello che è stato documentato in questo rapporto meriterebbe non un diniego puro e semplice, ma un’inchiesta approfondita e indipendente sulle prassi utilizzate negli hot spot e sulle singole denunce raccolte da Amnesty durante le sue missioni di ricerca in Italia, ben quattro durante il 2016”.

Il capo della polizia Gabrielli dice che “le informazioni di cui si avvale Amnesty fanno riferimento a presunte testimonianze anonime di migranti che non risiedevano in alcun hotspot”.

“Noi abbiamo intervistato 170 migranti. Molti provenivano da hot spot, li abbiamo incontrati a Ventimiglia e a Como. Abbiamo parlato con molti migranti anche dentro gli hot spot: penso in particolare a Taranto, che abbiamo visitato più volte. Naturalmente quando si è vulnerabili l’intenzione di sporgere denuncia alle autorità del paese che li sta sottoponendo a maltrattamenti è molto bassa. Queste denunce sono state rese in forma anonima per proteggere queste persone, ma noi conosciamo l’identità di ognuna di loro. Questo è un metodo che Amnesty applica abitualmente. In molti casi si tratta di persone che hanno cercato o cercano tuttora di abbandonare l’Italia e lasciarsi alle spalle le esperienze che ci hanno vissuto il più presto possibile”.

Il Viminale, attraverso il prefetto Morcone, dice che Amnesty costruisce i suoi rapporti a Londra e non in Italia.

“Ripeto che durante il 2016 abbiamo svolto quattro missioni di ricerca in Italia. Credo che complessivamente abbiamo usato centinaia di ore dietro questo fenomeno. Abbiamo incontrato migranti, autorità, ong a Roma, Palermo, Agrigento, Catania, Lampedusa, Taranto, Bari, Genova, Ventimiglia e Como. I nostri ricercatori sono stati fisicamente in tutte queste città. Se si vuol dire che un rapporto fatto da remoto a Londra non è accurato e approfondito, questa affermazione è smentibile sulla base dei luoghi che ho elencato e che abbiamo visitato”.

Il prefetto Morcone parla addirittura di “cretinaggini e falsità”.

“Mi ricorda situazioni che accadevano a metà dello scorso decennio. Ricordo scontri molto duri con l’allora ministro dell’interno Pisanu. Quella era la stagione dei respingimenti di massa. Qualche anno dopo c’è stata quella degli accordi con la Libia, e anche lì lo scontro fu molto duro. Non è piacevole veder liquidare come falsità questo rapporto che si basa su ore e ore di ricerche e interviste individuali”.

Quindi cosa risponde al ministero dell’Interno?

“Che per quanto riguarda i contenuti del lavoro di Amnesty come sempre la ricerca è stata accurata e c’è materiale non per negare quello che è successo, ma per approfondire attraverso un’inchiesta indipendente. Con una battuta direi che è meglio essere cretini che falsi, ma credo che siano entrambe accuse ingenerose. Nessuno mette in evidenza quanto è scritto sia nel rapporto sia nel comunicato stampa riguardo all’Italia come paese che svolge uno straordinario lavoro di ricerca e soccorso in mare. Poi le cose cambiano spesso quando le persone arrivano sulla terraferma e stanno negli hotspot. Abbiamo anche scritto che nella stragrande maggioranza dei casi il comportamento dei poliziotti è professionale, rispettoso della loro etica e della dignità delle persone che hanno di fronte. Come sempre si citano dei casi, si chiede un accertamento e si risponde che stiamo deligittimando un intero corpo di polizia. Questa storia va avanti da anni, se ne parla ogni volta che si tocca il tema del reato di tortura. Questa fase andrebbe superata”.

La portavoce per l’immigrazione della commissione europea ha detto: “non ci è stato riportato nulla di tutto ciò che sostiene Amnesty. Non ci risulta che negli hotspot italiani si siano verificate violazioni”.

“Qui prendo in prestito le parole del prefetto Morcone e dico che forse da Bruxelles non si ha una visione approfondita di quello che accade. Sul piano politico la commissione europea è la responsabile principale di quello che accade. È sua l’idea degli hotspot come luoghi di identificazione frettolosa e sommaria, di impronte digitali da prendere a tutti i costi, poco dopo l’arrivo di persone traumatizzate da viaggi infernali. È la commissione che ha imposto questo all’Italia, dandole come contentino il programma mai attuato di ricollocamenti. Era stato promesso di prendere 40mila persone dall’Italia nel 2015. ne sono state prese solo 1.200 e nel frattempo ne sono arrivate 160mila. Direi che a Bruxelles c’è un grosso problema di comprensione del fenomeno”.

Fonte: Radio Popolare

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Nel 2014, 170mila persone hanno compiuto la traversata e 3.186 sono morte; nel 2015, 153mila hanno compiuto la traversata e 2.794 sono morte; e oltre 153mila persone hanno compiuto la traversata e 3.252 sono morte al 24 ottobre 2016 (Amnesty International)

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Approfondimento:

Hotspot Italia – Amnesty International

(Documento “EUR3050042016ITALIAN.pdf)

Hotspot Italia: i diritti dei rifugiati violati nei centri di identificazione …

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Set 2 2016

Risposta di Charlie Hebdo sul terremoto in Italia

 

 

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Risposta di Charlie Hebdo agli attacchi su come ha trattato in satira il terremto e le sue vittime: “Italiani non è Charlie Hebdo che ha costruito le vostre case, è stata la mafia!”

 

 


Mag 8 2016

Migranti – “Oggi a me, domani a te”

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  Nelle braccia del padre: sopravvissuti a un naufragio davanti a Lesbo il 24 settembre 2015 (Foto Lapresse/Reuters)

Nelle braccia del padre: sopravvissuti a un naufragio davanti a Lesbo il 24 settembre 2015 (Foto Lapresse/Reuters)

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di Pio Russo Krauss

Immaginate che in Italia da anni ci sia un Governo dispotico e che una buona parte della popolazione, non potendone più, scenda in piazza. Immaginate che la repressione sia particolarmente dura, con centinaia di morti e migliaia di arresti e di persone torturate e che chi è sospettato di essere un oppositore rischia il posto, il carcere, discriminazioni e violenze. Immaginate che alcuni gruppi rispondano con le armi alla repressione e riescano anche a conquistare alcune cittadine. Immaginate che i gruppi armati velocemente si moltiplichino, ognuno finanziato da una diversa potenza straniera che ha mire sull’Italia. Queste potenze (insieme a idioti e furbi, che non mancano mai) riescono a rinfocolare divisioni come quelle tra abitanti del Nord e del Sud, tra credenti e non credenti, tra cattolici, protestanti, ebrei, musulmani, tra conservatori e progressisti, tra chi ha un dialetto e chi un altro. Immaginate che Napoli sia prima controllata da fanatici nordisti che stuprano le donne, ammazzano i resistenti, vi privano della libertà di circolare liberamente, riunirvi con amici, parlare in dialetto (e che ogni infrazione a questi divieti può significare diventare prigioniero o peggio). Immaginate che il Governo, per cacciare questi fanatici, bombardi la città, distruggendo case, scuole, uffici, ospedali e facendo centinaia di morti e migliaia di feriti. Immaginate che i generi di prima necessità inizino a scarseggiare e a costare sempre di più, che scuole e Università funzionino a singhiozzo, che molte attività produttive chiudano, che l’assistenza sanitaria entri in crisi, che l’ordine pubblico non sia più garantito. Immaginate che gruppi di fanatici islamici di efferata violenza, abbiano preso il controllo di Salerno e che si è sparsa voce che presto arriveranno a Napoli, e che è molto probabile che l’aviazione governativa o di qualche potenza straniera, per fiaccare questi fanatici, lancerà missili e bombe sulla nostra città.

Riuscite a immaginare lo stato d’animo vostro e dei vostri cari? Riuscite ad immaginare la paura, il terrore, la disperazione, la rabbia per essere piombati in questo incubo senza via d’uscita? Di fronte ad una tale situazione non decidereste di andare via voi e i vostri cari, costi quel che costi?

E’ quello che hanno fatto 11 milioni di siriani (più della metà dell’intera popolazione della Siria) e 3 milioni di cittadini di Paesi sub-sahariani (Sud Sudan, Sudan, Repubblica Centrafricana, Eritrea, Somalia ecc.).

6,5 milioni di siriani sono fuggiti in altre zone del Paese, 4,8 milioni fuori dai confini nazionali. Di questi quasi 2 milioni sono in Turchia (1 rifugiato ogni 35 cittadini turchi), 1.100.000 in Libano (un rifugiato ogni 4 Libanesi), 650.000 in Giordania (un rifugiato ogni 10 Giordani), 130.000 in Egitto (1 ogni 630 egiziani), 100.000 in Germania (1 ogni 800 Tedeschi), 65.000 in Svezia (1 ogni 147 Svedesi), 50 in Serbia (1 ogni 143 Serbi), 18.000 in Austria (1 ogni 467 austriaci), 6.000 in Francia (1 ogni 11.000 Francesi), 2.000 in Italia (1 ogni 3.000 Italiani) [1].

I trattati internazionali stabiliscono che bisogna accogliere e dare protezione a chi fugge da guerre o persecuzioni. E’ la concretizzazione di un principio etico basilare e antico: bisogna aiutare chi è in pericolo. Principio che si basa sulla semplice considerazione che tutti possiamo trovarci in pericolo, che “oggi a te, domani a me”. Nelle legislazioni questo principio di fraternità e buon senso si è concretizzato in un reato, l’omissione di soccorso, che è punito anche con 3 anni di carcere. E a nulla valgono davanti al giudice giustificazioni tipo “Eravamo in 5 in auto, per cui non abbiamo potuto portarlo al pronto soccorso” o “Se lo aiutavamo ci perdevamo buona parte del film o della partita” o ancora “Dedicando il mio tempo ad aiutare quel disgraziato sarei arrivato tardi al lavoro avendo un danno economico o perdendo un buon affare”. Insomma, davanti ad una persona che è in pericolo ogni altra istanza passa in secondo piano: la priorità è aiutarla e fare in modo che esca da quella situazione critica.

Purtroppo i Paesi europei (Italia compresa) non si stanno comportando così. La loro priorità è impedire ai profughi di raggiungere il proprio territorio.

La dimostrazione sono i 6 miliardi di euro dati alla Turchia (un Paese che è al primo posto per le violazioni del trattato sui diritti umani firmato da 47 Paesi dell’area europea) perché fermi i profughi, gestisca l’accoglienza (sic!) e i rimpatri, e limiti l’ingresso nei Paesi UE solo a 72.000 rifugiati e solo dopo che si troverà un accordo su come devono essere distribuiti tra i Paesi dell’Unione. Un accordo fortemente criticato da tutte le organizzazioni che difendono i diritti umani (“Un colpo di proporzioni storiche ai diritti umani” secondo Amnesty International) e che, malgrado questo, secondo le intenzioni del nostro presidente del Consiglio, deve essere un modello da replicare anche con la Libia (sic!). Ma possibile che non si chiedano come possono questi Paesi offrire una protezione umanitaria adeguata ai rifugiati stranieri quando non riescono a offrirla ai propri cittadini?

La politica dell’Europa sui migranti non solo è una palese violazione dei diritti umani e di basilari principi morali, è anche una violazione del trattato di Ginevra e di altri impegni internazionali solennemente sottoscritti. Non arresterà questo flusso di disperati, renderà solo la loro fuga più pericolosa. Secondo uno studio coordinato dall’Università di Birmingham, infatti, le politiche messe in atto dai Paesi europei hanno aumentato il rischio di morte per chi fugge dalla Siria: era di 1 ogni 1.000 persone, ora è diventato di 1 ogni 400 persone[1].

E’ anche una politica miope, perché la maggioranza dei profughi di guerra ritornano nella loro patria quando la situazione si calma e migliora, e si ricordano di come sono stati trattati dai Paesi dove sono fuggiti. Questo mare di soldi poteva, quindi, essere speso per creare corridoi umanitari, sostenere le famiglie e le comunità che sono disposte ad accogliere questi nostri fratelli, favorire una distribuzione che non determini problemi e conflitti e creare così le premesse per futuri buoni rapporti con Paesi importanti dal punto di vista geopolitico.

Per fortuna ci sono le tante associazioni di volontari che si spendono per assistere profughi e migranti, ci sono amministrazioni di piccoli comuni (per esempio Satriano, Santorso, Sant’Alessio in Aspromonte, Chiesanuova, Santa Marina ecc.) che dimostrano più intelligenza e umanità dei leader europei, accogliendo molti migranti e facendone uno strumento di sviluppo culturale ed economico, ci sono le popolazioni di Lesbo, Lampedusa, Chios, che, avendo visto con gli occhi, ascoltato con le orecchie e toccato con mano la tragedia di queste persone, li hanno sentiti fratelli e come tali li hanno accolti.

Vogliamo invitarvi a guardare con attenzione il piccolo album di foto presente a questo link www.avvenire.it/Mondo/Pagine/foto-reuters-migranti-premio-pulitzer.aspx.

Fatelo circolare tra i vostri contatti, perché spesso un’immagine è più eloquente di tanti discorsi e perché tra quei volti, poteva esserci il nostro.

Note:

1) dati UNCHR relativi a giugno 2015;

2) www.compas.ox.ac.uk/media/PB-2016-MEDMIGUnpacking_Changing_Scenario.pdf

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Fonte: Associazione Marco Mascagna

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