Nov 30 2015

Germania: vietato tritare i pulcini!

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La Germania vieta di tritare i pulcini

E’ ormai noto che l’industria delle uova produce come “scarto” un enorme numero di pulcini maschi, che vengono considerati come spazzatura, rifiuti da smaltire, perché una volta cresciuti non potranno ovviamente produrre uova, ma nemmeno sono convenienti per la produzione di carne di pollo, in quanto della razza “sbagliata”. In sostanza, se il pulcino che nasce è femmina, sarà sfruttata come “gallina ovaiola”, se è maschio viene triturato vivo o soffocato in sacchi di plastica.

Si può vedere bene come funziona questa catena di smontaggio nel video Gli orrori della produzione di uova

Per evitare tanta crudeltà, in Germania hanno studiato un sistema per determinare il sesso del pulcino prima della suo sviluppo, in modo che le uova che svilupperanno pulcini maschi possano subito essere tolte dalle incubatrici, evitando di far nascere milioni di pulcini da sterminare. E l’utilizzo di tali apparecchi pare sarà obbligatorio a partire da fine 2016.

Ci voleva tanto, vien da pensare? Perché, se tale strumento era realizzabile, non è stato realizzato prima? Perché tanta crudeltà gratuita? Speriamo che questo primo passo della Germania serva a introdurre lo stesso sistema in tempi brevi in tutto il mondo: almeno un po’ di crudeltà, di sofferenza e agonia, verranno eliminate.

Ma solo un po’, purtroppo. Perché la produzione di uova continuerà a essere causa di sofferenza e morte per gli animali: l’esistenza dei pulcini femmina continuerà come prima. Imprigionamento, sofferenza fisica, disperazione e tristezza, pazzia indotta dalle condizioni disumane (per questo tagliano il becco ai pulcini femmina appena nati: una tortura aggiuntiva per impedire che da adulte, impazzite per il dolore di un’esistenza insostenibile, si becchino tra loro e si “danneggino”, con perdite economiche per l’allevatore). E infine, dopo due anni di sfruttamento, il macello.

Quindi: bene per la decisione della Germania, è una notizia positiva, ma ricordiamo che questo toglierà solo una piccola parte di sofferenza agli animali sfruttati dall’industria delle uova, e che per salvare le galline c’è un unico mezzo: non consumare mai più uova, di nessun tipo. Nemmeno quelle delle galline “allevate a terra” (in capannoni dove non vedono mai la luce del sole) o di allevamenti bio e nemmeno quelle “del contadino”, che non vivono molto meglio. E tutte loro, ricordiamolo, alla fine sono ammazzate.

Il documentario “La verità sulle uova” è molto utile per capire come funziona questa industria e quanta sofferenza e morte causa.

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Fonte: AgireOra

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Nov 29 2015

Un post su Facebook e le reazioni scomposte dei razzisti italiani

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Photo Reuters

Photo Reuters

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Mostrare vicinanza e solidarietà ai nostri fratelli e sorelle musulmani/e

di Francesca Del Corso

Vorrei raccontare le reazioni a un post sulla mia pagina di Facebook.
Faccio parte da anni di un piccolo gruppo che a Pisa cerca di far crescere la conoscenza reciproca nel dialogo tra la comunità musulmana e cristiana (gruppo di impegno ecumenico).
Giovedi scorso delle ragazze musulmane rientrando da una manifestazione a Lucca contro i recenti atti di terrorismo e solidarietà per le vittime, preoccupate mi hanno raccontato di esser state chiamate “isis” da alcuni ventenni loro coetanei.
Delusa del clima di terrore e della facile accusa che oramai chiunque si sente quasi in dovere di rivolgere ai suoi concittadini di fede islamica, ho scritto sul mio profilo privato di FB questo post , inavvertitamente come pubblico:

Non voglio che si ceda alla paura! Non voglio così fare il gioco dei terroristi. Esprimo la mia solidarietà ai miei concittadini di fede islamica che in queste ore sono ingiustamente accusati e malvisti. Siamo con voi, capiamo il vostro disorientamento.
Propongo una iniziativa: che ogni credente cattolico o cristiano altro, “ADOTTI” un concittadino musulmano, se ne faccia tutore e difensore da insulti ignoranti e beceri. Sarebbe bello manifestare così in piazza, a due a due.

Con anche questa precisazione:
Lavoriamoci bene, con convinzione, non deve essere uno spot pubblicitario, ma una testimonianza sentita nel cuore e duratura di quello che già siamo, concittadini uniti nella diversità di fede.

Senza avvisarmi, il post è stato malamente ripreso dal quotidiano online PisaToday e da “Il Giornale”, vi metto il link: ilgiornale.it
I commenti all’articolo sono a dir poco raccapriccianti, ma devo ringraziarli perché nel leggerli mi sono anche divertita tanto erano grandi le idiozie scritte.

Venerdi 20 mi hanno telefonato e intervistato a Caterpillar Radio2 alle 17,50 su questa mia “idea” che proprio è una banalità unica, vuole solo mostrare vicinanza e solidarietà alle mie amiche e amici musulmani, non ci trovo niente di strano nell’esprimere solidarietà e compassione a chi viene ingiustamente offeso e additato come “il male” dell’umanità. C’è bisogno di solidarietà reciproca,  non dobbiamo cedere all’odio, ci salveremo solo insieme.
Sono stata tempestata di messaggi intolleranti  e deliranti, ma è una goccia rispetto a quelli che adesso sono rivolti ai musulmani in italia!
Purtroppo sta montando un clima di intolleranza volutamente costruito e alimentato, ne intuiamo il fine ultimo e la cosa mi fa rabbrividire.
Penso che non abbiamo tempo da perdere e insieme, uomini di fede o no,  dobbiamo veramente far vedere coi fatti la nostra solidarietà.
Io sono cattolica e la mia è una fede di amore, che non odia e offre solidarietà e misericordia.

Oggi hanno messo online il podcast della trsmissione Caterpillar, questo è il link: radio2.rai.it

le domande a me sono dal minuto 13’37” al 16’18” circa.  …e non sono riuscita a dire niente di quello che in mezz’ora di preavviso avevo preparato.

Concludo dicendo che ciascuno si dovrà impegnare nella vita di tutti i giorni per tentare di superare stereotipi e luoghi comuni affidandosi al dialogo e all’incontro con i concittadini musulmani.  Non temo gli insulti, ma gli integralismi.

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Fonte: ildialogo.org

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Nov 29 2015

Parliamoci

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La voce della vita in me non può raggiungere l’orecchio della vita in te; parliamoci, tuttavia: per non sentirci soli.

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(Khalil Gibran)

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