Dic 19 2015

Michael Moore: “Siamo tutti musulmani” lettera a Donald Trump

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La polizia di New York ha allontanato Michael Moore, coraggioso regista americano, dall’ingresso della Trump Tower. Il regista stava manifestando solidarietà ai musulmani con un cartello che riportava: “We are all muslim” (Siamo tutti musulmani). Era la sua risposta alla dichiarazione di Donald Trump: “Se verrò eletto alla Casa Bianca ci sarà una completa, totale chiusura delle frontiere a tutti i musulmani che vogliono fare ingresso negli USA”.

Riporto di seguito la lettera originale di risposta che Moore ha inviato all’imprenditore americano. Qui invece potete leggere la sua traduzione in italiano.

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FIRMA LA PETIZIONE

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FROM: Michael Moore
TO: Donald J. Trump

Dear Donald Trump:

You may remember (you do, after all, have a “perfect memory!”), that we met back in November of 1998 in the green room of a talk show where we were both scheduled to appear one afternoon. But just before going on, I was pulled aside by a producer from the show who said that you were “nervous” about being on the set with me. She said you didn’t want to be “ripped apart” and you wanted to be reassured I wouldn’t “go after you.”

“Does he think I’m going to tackle him and put him in a choke hold?” I asked, bewildered.

“No,” the producer replied, “he just seems all jittery about you.”

“Huh. I’ve never met the guy. There’s no reason for him to be scared,” I said. “I really don’t know much about him other than he seems to like his name on stuff. I’ll talk to him if you want me to.”

And so, as you may remember, I did. I went up and introduced myself to you. “The producer says you’re worried I might say or do something to you during the show. Hey, no offense, but I barely know who you are. I’m from Michigan. Please don’t worry — we’re gonna get along just fine!”

You seemed relieved, then leaned in and said to me, “I just didn’t want any trouble out there and I just wanted to make sure that, you know, you and I got along. That you weren’t going to pick on me for something ridiculous.”

“Pick on” you? I thought, where are we, in 3rd grade? I was struck by how you, a self-described tough guy from Queens, seemed like such a fraidey-cat.

You and I went on to do the show. Nothing untoward happened between us. I didn’t pull on your hair, didn’t put gum on your seat. “What a wuss,” was all I remember thinking as I left the set.

And now, here we are in 2015 and, like many other angry white guys, you are frightened by a bogeyman who is out to get you. That bogeyman, in your mind, are all Muslims. Not just the ones who have killed, but ALL MUSLIMS.

Fortunately, Donald, you and your supporters no longer look like what America actually is today. We are not a country of angry white guys. Here’s a statistic that is going to make your hair spin: Eighty-one percent of the electorate who will pick the president next year are either female, people of color, or young people between the ages of 18 and 35. In other words, not you. And not the people who want you leading their country.

So, in desperation and insanity, you call for a ban on all Muslims entering this country. I was raised to believe that we are all each other’s brother and sister, regardless of race, creed or color. That means if you want to ban Muslims, you are first going to have to ban me. And everyone else.

We are all Muslim.

Just as we are all Mexican, we are all Catholic and Jewish and white and black and every shade in between. We are all children of God (or nature or whatever you believe in), part of the human family, and nothing you say or do can change that fact one iota. If you don’t like living by these American rules, then you need to go to the time-out room in any one of your Towers, sit there, and think about what you’ve said.

And then leave the rest of us alone so we can elect a real president who is both compassionate and strong — at least strong enough not to be all whiny and scared of some guy in a ballcap from Michigan sitting next to him on a talk show couch. You’re not so tough, Donny, and I’m glad I got to see the real you up close and personal all those years ago.

We are all Muslim. Deal with it.

All my best,
Michael Moore

P.S. I’m asking everyone who reads this letter to go here and sign the following statement: “WE ARE ALL MUSLIM” — and then send post a photo of yourself holding a homemade sign saying “WE ARE ALL MUSLIM” on Twitter, Facebook, or Instagram using the hashtag #WeAreAllMuslim. I will post all the photos on my site and send them to you, Mr. Trump. Feel free to join us.

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Fonte: michaelmoore.com

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Nov 29 2015

Un post su Facebook e le reazioni scomposte dei razzisti italiani

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Photo Reuters

Photo Reuters

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Mostrare vicinanza e solidarietà ai nostri fratelli e sorelle musulmani/e

di Francesca Del Corso

Vorrei raccontare le reazioni a un post sulla mia pagina di Facebook.
Faccio parte da anni di un piccolo gruppo che a Pisa cerca di far crescere la conoscenza reciproca nel dialogo tra la comunità musulmana e cristiana (gruppo di impegno ecumenico).
Giovedi scorso delle ragazze musulmane rientrando da una manifestazione a Lucca contro i recenti atti di terrorismo e solidarietà per le vittime, preoccupate mi hanno raccontato di esser state chiamate “isis” da alcuni ventenni loro coetanei.
Delusa del clima di terrore e della facile accusa che oramai chiunque si sente quasi in dovere di rivolgere ai suoi concittadini di fede islamica, ho scritto sul mio profilo privato di FB questo post , inavvertitamente come pubblico:

Non voglio che si ceda alla paura! Non voglio così fare il gioco dei terroristi. Esprimo la mia solidarietà ai miei concittadini di fede islamica che in queste ore sono ingiustamente accusati e malvisti. Siamo con voi, capiamo il vostro disorientamento.
Propongo una iniziativa: che ogni credente cattolico o cristiano altro, “ADOTTI” un concittadino musulmano, se ne faccia tutore e difensore da insulti ignoranti e beceri. Sarebbe bello manifestare così in piazza, a due a due.

Con anche questa precisazione:
Lavoriamoci bene, con convinzione, non deve essere uno spot pubblicitario, ma una testimonianza sentita nel cuore e duratura di quello che già siamo, concittadini uniti nella diversità di fede.

Senza avvisarmi, il post è stato malamente ripreso dal quotidiano online PisaToday e da “Il Giornale”, vi metto il link: ilgiornale.it
I commenti all’articolo sono a dir poco raccapriccianti, ma devo ringraziarli perché nel leggerli mi sono anche divertita tanto erano grandi le idiozie scritte.

Venerdi 20 mi hanno telefonato e intervistato a Caterpillar Radio2 alle 17,50 su questa mia “idea” che proprio è una banalità unica, vuole solo mostrare vicinanza e solidarietà alle mie amiche e amici musulmani, non ci trovo niente di strano nell’esprimere solidarietà e compassione a chi viene ingiustamente offeso e additato come “il male” dell’umanità. C’è bisogno di solidarietà reciproca,  non dobbiamo cedere all’odio, ci salveremo solo insieme.
Sono stata tempestata di messaggi intolleranti  e deliranti, ma è una goccia rispetto a quelli che adesso sono rivolti ai musulmani in italia!
Purtroppo sta montando un clima di intolleranza volutamente costruito e alimentato, ne intuiamo il fine ultimo e la cosa mi fa rabbrividire.
Penso che non abbiamo tempo da perdere e insieme, uomini di fede o no,  dobbiamo veramente far vedere coi fatti la nostra solidarietà.
Io sono cattolica e la mia è una fede di amore, che non odia e offre solidarietà e misericordia.

Oggi hanno messo online il podcast della trsmissione Caterpillar, questo è il link: radio2.rai.it

le domande a me sono dal minuto 13’37” al 16’18” circa.  …e non sono riuscita a dire niente di quello che in mezz’ora di preavviso avevo preparato.

Concludo dicendo che ciascuno si dovrà impegnare nella vita di tutti i giorni per tentare di superare stereotipi e luoghi comuni affidandosi al dialogo e all’incontro con i concittadini musulmani.  Non temo gli insulti, ma gli integralismi.

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Fonte: ildialogo.org

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