Nov 12 2017

Roma 3 dicembre 2017 – Forum Nazionale: “Per cambiare l’ordine delle cose”

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8 Novembre: In 8 giorni dal lancio di quest’appello sono quasi 300 le iscrizioni da tutta Italia e centinaia le persone che visitano questo blog. Ne siamo molto contenti e ci auguriamo che questo interesse continui a crescere. Il Forum può diventare l’occasione giusta per unire le voci e le esperienze di chi non accetta il silenzio e gli slogan che oggi inquinano il rapporto del nostro Paese con il fenomeno epocale delle migrazioni. Possiamo tutti insieme esprimere un nuovo sguardo su quanto stiamo vivendo.

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Amnesty International Italia, Banca Etica, Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere, NAGA, JoleFilm e ZaLab

presentano:

Domenica 3 dicembre 2017

Centro Congressi Frentani – Via dei Frentani 4 Roma

dalle ore 10.30

FORUM NAZIONALE

“Per cambiare l’ordine delle cose”

Idee e proposte da tutta Italia per cambiare le politiche migratorie e costruire una società più aperta e solidale

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Proprio quando la complessità e la drammaticità della realtà sembrano togliere la possibilità di guardare le cose in modo diverso, un film sull’immigrazione riempie i cinema e crea partecipazione. È quello che è successo dall’uscita de “L’ordine delle cose” di Andrea Segre. Questo era quello che auspicavamo, sentendo forte intorno a noi l’esigenza di immaginare un altro modo di affrontare la “gestione” del fenomeno migratorio, di ricostruire strumenti interpretativi e di intervento.  In 7 settimane il film è stato visto da quasi 50mila persone e in molti ci hanno cercato per porci una domanda forte e chiara: “E adesso cosa facciamo?”

Per questo lanciamo per il 3 dicembre 2017 a Roma il forum nazionale “Per cambiare l’ordine delle cose”: una giornata di confronto e partecipazione, per porci domande e soprattutto arrivare insieme a elaborare proposte concrete e innovatrici, capaci di proporre una nuova stagione delle politiche migratorie, fin qui fallimentari tanto nell’evitare morti e tragedie quanto nel rispettare diritti di tutti, migranti e residenti.

Sarà un modo per raccogliere e sintetizzare anche le proposte e i suggerimenti arrivati sul sito del film, per dare sviluppo al lavoro iniziato con la pubblicazione del pamphlet Per cambiare l’ordine delle cose e soprattutto per riunire le tante realtà che ogni giorno nel proprio territorio lavorano per costruire una società più aperta e solidale.

E’ soprattutto a queste realtà che ci rivolgiamo, associazioni, progetti, enti locali, comitati, centri sociali, parrocchie, ma in generale a tutti coloro che vogliono costruire un’Italia e un’Europa ricche di intercultura, accoglienza e solidarietà sociale. Troviamoci insieme e elaboriamo proposte concrete di cambiamento politico.

Partiamo dall’idea che il fenomeno migratorio non sia un’emergenza, ma l’occasione straordinaria che la contemporaneità ci offre per rimettere in discussione il “nostro” ordine delle cose.

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La giornata sarà divisa in quattro fasi

  1. Ore 10.30 – 12.30

Interventi introduttivi di Igiaba Sciego, Simone Siliani, Alessandro Leogrande, Francesca Mannocchi, Dagmawi Yimer, Pietro Massarotto e altri in via di definizione

  1. Ore 13.30 – 16.00

Tre gruppi di lavoro per elaborare proposte, sulla base di documenti iniziali che saranno distribuiti almeno due settimane prima del forum.

  1. a) Vie regolari e canali umanitari: come uscire dall’imbuto dell’immigrazione irregolare e del controllo criminale;
  2. b) Dall’accoglienza al nuovo welfare solidale: pratiche, idee e proposte per uscire dalla logica assistenzialista e post-coloniale dell’accoglienza, per costruire un nuovo welfare capace di creare solidarietà con e tra tutte le persone schiacciate ai margini colpite da discriminazioni e condizioni socio-economiche ingiuste;
  3. c) Comunicare e agire nell’era delle migrazioni: come cambiare i racconti che schiacciano orizzonti e decisioni politiche sui temi connessi alle migrazioni e come promuovere azioni sociali e politiche per chiedere e ottenere, i cambiamenti necessari.
  1. Ore 16.00 – 18.00

Assemblea plenaria del forum, coordinata da Igiaba Scego e Andrea Segre. Lettura dei documenti emersi dai gruppi di lavoro e chiusura del forum con eventuali interventi a iscrizione.

  1. Ore 19.30 – 22.00

Alla sera dopo la chiusura del forum ci sarà una proiezione del film “L’ordine delle cose” anticipato da un saluto-performance degli attori del film: Paolo Pierobon, Giuseppe Battiston, Valentina Carnelutti, Roberto Citran e Fausto Russo Alesi.

Chiediamo di inviare adesioni e iscrizioni individuali entro il 15 novembre.

Trovate il modulo di iscrizione qui

(se non funziona il link digitate: http://pclodc.blogspot.it/p/blog-page.html)

Per info e per adesioni ufficiali da parte di organizzazioni, associazioni, movimenti:  percambiarelordinedellecose@zalab.org

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In preparazione e in conclusione del Forum ci saranno altri due incontrI:

Milano – 17 novembre – Cinema Beltrade ore 20.00

con Andrea Segre, Pietro Massarotto (Naga) e altri in via di definizione

Palermo – 16 dicembre – Plesso didattico B. Albanese (Ex cinema Edison)

con Andrea Segre, Alessandra Sciurba (Cledu) e altri in via di definizione

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Fonte: pclodc  (Per cambiare l’ordine delle cose)

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Gen 3 2016

Roma – Laboratorio Sociale Autogestito 100celle: “Ribellarsi è giusto!”

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Il Casale

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Lui Tronca, noi ci ribelliamo

di Laboratorio sociale autogestito 100celle

“Rilascio bonario e immediato dell’immobile libero da cose e persone”, recita così la lettera recapitataci dal Dipartimento al Patrimonio di Roma Capitale, che ci invita a lasciare il Casale il 31 dicembre, riconsegnandone le chiavi. La delibera 140/14 voluta dalla giunta di “sinistra” dell’ex sindaco Marino colpisce ancora, come già avvenuto in questi ultimi mesi per molte altre realtà associative ed è la volta di una realtà ormai storica e consolidata come quella del Laboratorio sociale 100celle all’interno dell’ex casale Falchetti.

Una delibera voluta per “Riordinare il patrimonio pubblico”, ma che in realtà a nostro avviso risponde da una parte all’esigenza della politica di ridarsi una facciata di legalità dopo le numerose e note vicende di corruzione e dall’altra anche alle indicazioni dell’Europa su privatizzazione dei servizi e gestione del patrimonio, puntando  in modo evidente a ricavare il massimo del profitto  orientandone la concessione più verso l’impresa che verso il sociale.

Un’operazione che avrebbe dovuto portare a termine la politica, ma di cui oggi si fa carico in modo arrogante il commissario Paolo Tronca, che con un sol colpo di spugna vorrebbe azzerare tutte le esperienze socio-culturali di autogestione, di aggregazione, di socialità, ma anche di formazione e di auto-reddito, che hanno fatto da argine, nelle periferie in particolar modo, alla crisi economica e al degrado sociale, recuperando spesso stabili abbandonati e fatiscenti o garantendone la conservazione di altri, e svolgendo di  fatto un ruolo di sussidiarietà  anche per quanto riguarda servizi alla cittadinanza, in assenza di risposte istituzionali e di uno stato sociale sempre più inesistente.

Poco intelligente, tra l’altro nell’applicazione generalizzata e frettolosa fatta dai suoi sub-commissari e dirigenti di Dipartimento, che in una fase politica di forti conflitti internazionali con la città semi-militarizzata, il Giubileo in corso e le elezioni alle porte, spinge di fatto verso un innalzamento del conflitto e della tensione sociale.

Il commissario Tronca deve lasciare alla politica che verrà il compito di gestire certi processi e alla società civile, attraverso le sue espressioni più sane, la possibilità di interloquire con essi. Oggi si affianca di fatto pericolosamente la via burocratica- amministrativa a quella più classica repressiva, già in atto da tempo su molte realtà di vecchia e nuova aggregazione. Si avanzano richieste spropositate di denaro a realtà non-profit che, proprio per la loro stessa natura, non saranno mai in grado di soddisfare.

Noi come realtà sociale  e come parte del movimento degli spazi autogestiti e dell’associazionismo, pensiamo fortemente di essere a credito e non in debito da parte dell’ente locale, di aver diritto ad un forte indennizzo per il lavoro svolto all’interno della città e in particolare delle periferie, primo fra tutti la conservazione degli spazi acquisiti che non lasceremo certamente in modo “bonario”.

Per questo chiamiamo a raccolta il variegato mondo e dell’autogestione e di quella parte sana dell’associazionismo, per costruire insieme una mobilitazione articolata che dia una risposta alla barbarie che avanza.

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Altre attività permanenti al casale:

Il Mercato che Vorrei” –  Ogni seconda Domenica del mese dalle 9.30 alle 15.00 e tutti i Sabato pomeriggio, tranne quello che precede il mercato domenicale, dalle 15.00 in poi
Biosteria Saltatempo” Aperta tutti i Giovedì/Venerdì/Sabato dalle 20.00 alle 24.00 – Tutti i giovedì menù fisso, anche vegetariano, a 15€  –              Prenotazioni e info al :   3484505864
“Taverna del Casale” – tutti i Giovedì, Venerdì  dalle 21.00 all’01.00 Pub –    a cura di Rare Tracce
Milonga Popolare” – tutti i primi e terzi Sabati del mese dalle 19.00 alle 24.00 , da ottobre a giugno
Il Gasale” –  al Casale è attivo un GAS – per adesioni: gasale@live.it  – info: www.gasale.altervista.org
“Ciclocasale” – la Ciclofficina del Casale – Aperta tutti i mercoledì e giovedì dalle 17.00 alle 19.00 – ciclocasale@live.it
Tessera annuale dell’associazione € 3,00 con assicurazione –  € 2,00 senza assicurazione
Gratuita per i bambini fino ai di 13 anni e per i Rifugiati  Politici.

info@lsa100celle.org

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Fonte: comune-info.net

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Ott 23 2015

Antonio “Il medico scalzo” catalizzatore d’umanità

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La follia di giovanni

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Il medico

di

Le dita di un signore tengono insieme una sigaretta e con le punte raccolgono i pezzi di vetro sparsi per la scrivania e li mettono nel posacenere, tra i mozziconi precedenti. E mentre il fumo della sigaretta sale ed esce verso la finestra dove prima c’era il vetro grande, quel signore racconta le storie dei pazienti che sono entrati lì e gli hanno chiesto una mano. E racconta di Dio. Di quando ha iniziato a lavorare all’Isola Tiberina come medico, più di venticinque anni fa. E quando racconta dei suoi cinque figli e dei due nipoti i baffi gli arrivano fino agli occhi strizzati al punto di fargli fare con le rughe, una sola riga tonda che fa un giro su tutto il volto.

Per arrivare a trovarlo nel suo ambulatorio bisognava arrivare a Piazza dei Decemviri, vicino a Cinecittà (periferia sud est di Roma), in un posto che a vederlo dovrebbe essere un giardino in uno spartitraffico. Fatto sta che in mezzo c’è uno container pieno di graffiti su tutti i lati. Da una parte c’è scritto “La follia di Giovanni”, dall’altra “assistenza sanitaria gratuita per chi non ne ha” con i giorni e gli orari di apertura. Dall’altra parte ancora c’è una finestra, una porta e la scritta: “Ambulatorio medico” su una bandiera della pace. Tutte scritte e disegni fatte dai writer.

Quella sera aveva trovato i vetri della finestra in tutto l’ambulatorio, ma non sembrava arrabbiato. Continuava a fumare e a raccogliere i pezzi di vetro nel posacenere e a parlare su una sedia bianca, di quelle di plastica, come se niente fosse. Nella stanza delle visite un lettino e una dispensa bianca con un lavabo. Raccontava di quanto fosse dura continuare a tenere aperto l’ambulatorio per lui che usciva dal Fatebenefratelli, all’Isola Tiberina, e che arrivava fino a Cinecittà a fare il medico per tutti, per chi aveva bisogno. E che era riuscito a coinvolgere altri medici che davano una mano all’ambulatorio. Raccontava delle sue iniziative con Alex Zanotelli. Diceva che quella era la follia di Giovanni perché San Giovanni di Dio è il nome dell’ospedale Fatebenefratelli, Giovanni Paolo XXIII era il papa alla base della sua formazione, Giovanni era il nome di Francesco d’Assisi e che lui lì, facendo il medico per tutti, faceva politica. E poi citava Tommaso D’Aquino e diceva “nell’estrema necessità i beni tornano ad essere di tutti cioè i poveri hanno il diritto di appropiarsene”. Lo aveva scritto anche su Facebook, che però non usava tanto.

La sera che avevano rotto i vetri dell’ambulatorio eravamo andati a incontrarlo con Antonio Marcello per fotografarlo e raccontare la sua storia in una mostra fotografica dedicata a chi presta cura e soccorso a chi ha bisogno. Si era voluto far fotografare vicino al lettino, con la sua borsa consumata, i capelli arruffati, senza sigaretta. Poi ci ha salutati e ha continuato a mettere i pezzi di vetro nel posacenere.

Alla notizia della morte hanno detto che era il “medico scalzo” o “il medico dei poveri”. Forse era più semplicemente il medico di tutti, il medico per chi non ne ha. Si chiamava Antonio Calabrò* e da domenica a Roma manca uno che rimetteva le cose a posto, che raccoglieva i pezzi di vetro o di persone e li rimetteva insieme.

* Cardiologo al Fatebenefratelli di Roma, Antonio Calabrò nel 2008 aveva creato il suo ambulatorio “di strada” in un container: qui visitava migranti e non, coinvolgendo amici medici e volontari, i salesiani come i centri sociali. Da quest’estate era ricoverato, per un grave virus al midollo: è morto domenica 18 ottobre. Qualche mese fa aveva confessato alla redazione di Comune di aver smesso di leggere i giornali, preferifa pochi blog e la newsletter di Comune. Antonio mancherà molto a noi e a quei pezzi di città che non smettono di ribellarsi facendo.

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Fonte: comune-info.net

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Lug 29 2015

La scuola nel bosco: un altro mondo è possibile!

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la scuola nel bosco

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La scuola nel bosco

di Paolo Mai

Partirà a settembre ad Ostia Antica (Roma) la prima scuola primaria italiana che si ispirerà ai principi pedagogici delle scuole nel bosco. A coordinare il progetto saranno “L’Emilio” e “Manes” che lo scorso anno hanno dato vita al primo asilo nel bosco in Italia (qui raccontato su Comune, Il nostro asilo nel bosco). Questa volta però il progetto non sarà di natura privata ma pubblica. Infatti questa sperimentazione avrà luogo grazie alla collaborazione con L’istituto Comprensivo Amendola Guttuso di Ostia che applicando i principi dell’autonomia scolastica si è resa disponibile a sperimentare percorsi educativi diversi rispetto a quello tradizionale. Saranno quindici i bambini di diverse età che parteciperanno al progetto i cui scopi oltre a quelli richiesti dal ministero saranno una particolare attenzione all’educazione ambientale e a quella emozionale. Come l’asilo nel bosco infatti il rapporto maestro/ bambino non sarà 1 a 25 ma 1 a 8 e ciò permetterà di costruire una sana relazione tra educatore e alunno e di lavorare sulle emozioni dei piccoli così importanti pe rlo sviluppo integrale della persona anche in relazione ai processi cognitivi che sembrano essere l’unico obiettivo della scuola tradizionale.

L’aula sarà la città tutta, i suoi boschi, il suo patrimonio storico artistico e le sue proposte culturali. Le lezioni di scienze saranno fatte nel bosco o all’oasi Lipu di Ostia, quelle di Storia agli Scavi di Ostia Antica o ai Fori Imperiali, i bambini studieranno geometria e matematica all’orto o in falegnameria e così l’esperienza diretta e la piacevolezza saranno due ingredienti fondamentali di questo nuovo approccio didattico. Anche le arti faranno parte delle esperienze quotidiano che verranno proposte ai bambini, il teatro, la pittura, la creta e la danza saranno parte integrante del progetto.

I vantaggi di questo approccio sono molti e sono stati evidenziati da diverse ricerche oltre che dall’esperienza dell’asilo nel bosco di Ostia Antica. Ne partirà una in Italia coordinata dall’Università di Bologna e da quella della Valle d’Aosta e quest’anno ne abbiamo parlato in un Convegno internazionale all’Università Roma Tre. innanzitutto i bambini sono felici di andare a scuola e questo li predispone a costruire relazioni sociali costruttive e ad attivare processi d’apprendimento efficaci. Non molti lo sanno ma le neuroscienze dimostrano che quando siamo felici la nostra memoria funziona meglio, così come la nostra creatività e anche il sistema immunologico funziona a pieno regime. I bambini si ammalano pochissimo e questo oltre che dalla felicità dipende dal trascorrere la quotidianità all’aria aperta che rinforza il sistema immunitario e rende difficile la diffusione di virus e batteri. La sensibilità verso la natura è un altro tratto che contraddistingue queste scuole: la natura è maestra e compagna di gioco e l’amarla è il primo passo per prendersene cura. In più quando vogliamo trasmettere competenze o informazioni se i bambini fanno un’esperienza diretta senza la mediazione del maestro e del libro le acquisiscono in molto meno tempo e rimangono nel loro bagaglio di conoscenze utili per la vita senza che scompaiano presto come accade nell’approccio tradizionale.

Diverso è anche il ruolo dell’educatore e per spiegarlo vi proponiamo un estratto del Libro “L’Asilo e la Scuola nel Bosco, un nuovo paradigma educativo” che uscirà in dicembre scritto dal gruppo di lavoro che si occupa di questo nuovo modello di scuola:

“L’educatore è colui che partendo dall’osservazione dei bisogni e degli interessi di ciascun bambino lavora in maniera discreta sul contesto per facilitare il naturale processo di crescita di ciascun bambino. Molto efficace è a tal proposito la metafora della pianta e del buon contadino. Un seme contiene in sé tutte le informazione e le risorse che gli permetteranno di diventare una robusta e rigogliosa pianta. Un buon contadino sa che per ottenere buoni frutti dalle sue piante non deve tirarle o indirizzarle per farle crescere più velocemente o per permettere loro di dare più frutti. Un buon contadino sa che ciascuna pianta ha bisogno di un ambiente che gli è proprio, fatto di un certo tipo di terra, di una determinata quantità di sole e di una giusta dose di acqua. Un buon contadino sa che il riso vuole molta acqua e il pomodoro meno, che la zucchina ama i terreni grassi e l’insalata non ha molte pretese, che la melanzana ama il sole mentre la fragola ama l’ombra. Quindi compito del buon contadino è quello di conoscere le particolarità di ciascuna delle sue piante e creare il contesto più adatto affinchè ciascuna di loro, con i tempi che le sono propri cresca armoniosamente . Il buon contadino ha imparato dalla terra che per avere successo bisogna abbassarsi a toccarla e cio’ costa fatica e presuppone umiltà. Il buon contadino sa bene che l’ingrediente più importante per avere un orto ed un frutteto rigoglioso è l’amore.

Il buon maestro come il buon contadino sa che ciascuna delle creature di cui si prende cura ha i suoi tempi e la sua individualità e per questo non si metta a giudicare o a imporre un ritmo di crescita comune a tutti e soprattutto sa che ciascun bambino in un determinato momento puo’ avere interessi e bisogni diversi e per questo deve evitare di fare proposte uniche ma cercare di creare quelle situazioni che permettano a ciascuno di loro di crescere seguendo il proprio unico ed irripetibile percorso.

Compito del buon maestro è infine quello di amare i propri bambini ma sapendo bene che amare significa anche saper dire no, perché i no tracciano quel perimetro senza il quale il pargolo si troverebbe in uno spazio troppo grande da gestire, e significa anche permettere al bambino di vivere delle sane frustrazioni. Le frustrazioni sono molto importanti perché permettono al bambino di vivere situazioni non piacevoli che gli insegneranno a trovare delle soluzioni ai problemi e a cavarsela durante la vita. Ovviamente affinchè le frustrazioni siano sane non devono essere costanti e ripetute in maniera quasi permanente e non devono nascere da eventi traumatici”.

Infine l’auspicio che gli educatori nel bosco è che questa esperienza diventi uno stimolo per la sperimentazione anche in altre città cosi’come accaduto per l’Asilo nel Bosco. Nel prossimo anno scolastico infatti in diverse città nasceranno asili che si ispireranno a questa pedagogia: Monza, Rapallo (Ge), Biella, Piacenza, Pisa, Verona, Castiglione delle Stiviere (Mn), Cerveteri (Rm), Domodossola (Vb), Parma e Montecompatri (Rm) saranno altre realtà in cui si sperimenterà questa pedagogia che pare piacere molto a bambini, famiglie, maestre e ricercatori.

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Fonte: comune-info

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Nov 5 2014

La piazza come centro sociale e culturale del vicinato

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Il piccolo cinema di vicinato

Hanno preso i tavoli e le sedie della nuova sede del collettivo di giovani che due anni fa occupò il Cinema America e hanno riempito lo spazio del mercato rionale. È l“ottobrata trasteverina”: come ricomporre le relazioni sociali

Piazza San Cosimato, ora di cena di una fredda giornata autunnale. Al contrario del solito, la piazza trasteverina non si è svuotata: alle grida dei bambini si è sostituito il vociare diffuso di trecento persone che, accomodate ai tavoli che hanno riempito lo spazio del mercato rionale, chiacchierano e gridano aspettando la prima ronda di amatriciana. Persone che si incontrano, famiglie che ritornano al rione della loro vita, dal quale si sono allontanate ma che resta sempre nel cuore. È la prima “ottobrata trasteverina”: grazie all’utilizzo intelligente di facebook, un gruppo di trasteverini ha deciso di riportare in piazza “le tavolate de ‘na vorta”, con un’iniziativa totalmente autofinanziata. La prima ronda di pasta arriva, cucinata da un ristorante sulla piazza. Ne seguiranno una seconda e una terza, mentre la quarta e la quinta si sovrapporranno alla prima di pollo arrosto che proviene da un’altra trattoria. Abbondanza alla romana.

Dal piccolo palco montato in piazza si susseguono fra gli applausi stornelli, poesie e canzoni composte per l’occasione, così come lo splendido omaggio al trasteverino Stefano Rosso. Tra le famiglie, gli anziani, i bambini e i gruppi di amici scaldati dal vino, spicca una tavolata ben più lunga delle altre che risalta per l’età al di sotto della media. Sono i ragazzi del Cinema America. Nonostante in larga parte non siano di Trastevere, hanno avuto il privilegio non solo di partecipare, ma anche di collaborare all’organizzazione di un evento i cui biglietti sono volati via in un attimo e al quale in molti non sono riusciti a partecipare. A dirla tutta, molti tavoli e molte sedie sono stati prestati e trasportati proprio dall’ex forno in Va Natale del Grande, la nuova sede del collettivo di giovani che due anni fa occupò il Cinema America. Le stesse sedie che, al principio e alla fine dell’estate, sono servite sempre su quella piazza ad accogliere l’arena gratuita, un Cinema America outdoor che ha acceso San Cosimato con film ed ospiti di prima scelta.

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Il recupero della piazza come centro sociale e culturale del vicinato è un tema caro al collettivo degli occupanti, che ben un anno prima dell’ingresso nell’America avevano già iniziato a fare iniziative in Piazza San Cosimato, Piazza San Calisto e altri luoghi che conservano l’anima di un rione in cui un tempo si viveva più per strada che a casa. Nei due anni di occupazione hanno intrecciato un rapporto strettissimo con tutto il vicinato, fatto di condivisione, collaborazione e presenza giornaliera. Adesso questo rapporto ha raggiunto il suo apice: anche i residenti di Trastevere si stanno attivando per non farsi strappare queste strade e queste piazze dal consumo mordi-e-fuggi, per non lasciar scivolare via quella parte di Trastevere, piccola ma preziosa, che ancora non ha ceduto all’invasione dei locali notturni e del turismo.

Gli organizzatori dell’evento ci tengono a dirlo: questa è solo la prima iniziativa in piazza.  Con il freddo probabilmente sarà più arduo replicare, ma da qualche giorno ogni trasteverino sa che può contare ogni sera su un piccolo e accogliente cineclub per l’inverno.

In Via Natale del Grande 7, alla porta affianco al Cinema America, c’è ora il “Piccolo Cinema America”: uno spazio che qualche giorno dopo lo sgombero è stato lasciato in comodato d’uso per sei mesi dai proprietari ai ragazzi dell’America. Nel giro di qualche settimana è stato tirato a lucido, e fra i macchinari del panificio hanno preso vita una sala cinematografica da cinquanta posti, una sala studio e un cortiletto. L’associazione culturale è la forma che è stata scelta dal collettivo per poter rimanere lì, accanto all’America, in maniera del tutto legale. Con i 2 euro della tessera si ha accesso a tutte le proiezioni ad offerta libera, grandi classici del cinema proposti ogni giorno in doppia proiezione, alle 19 e alle 21,30.

Il Piccolo America, come si legge dal comunicato di inaugurazione, “diverrà uno spazio di diffusione culturale e di condivisione sociale per il rione di Trastevere, i suoi residenti e tutti i ragazzi delle scuole e delle università. Un luogo aperto per le riunioni delle associazioni di quartiere e un centro di aggregazione giovanile. Diventerà anche un osservatorio permanente sulla speculazione edilizia nel mondo delle sale cinematografiche ed in generale degli edifici a destinazione d’uso socio-culturale”. Ai ragazzi dell’America non poteva andare meglio: poter continuare l’attività cinematografica spostandosi solo di qualche metro, mettendo allo stesso tempo pressione sulla proprietà del cinema e sul Comune per risolvere la situazione del “Grande America”.

A proposito, che fine farà il Cinema America? Una domanda che da inizio settembre, quando uno spiegamento spropositato di forze e reparti speciali ha effettuato lo sgombero dell’occupazione, circola incessantemente a Trastevere. “Resterà di nuovo abbandonato per anni” dicono i più scettici, “ci faranno un multisala” affermano i più disillusi, “diventerà una palazzina di mini-appartamenti” sentenziano quelli che non hanno mai creduto che la speculazione edilizia si potesse fermare. Attualmente, nessuno può rispondere con certezza a questa domanda.

Il collettivo dell’America ha fatto la sua proposta. In sinergia con i trasteverini, con gli attori e gli autori del cinema che hanno dato il loro appoggio incondizionato, l’obiettivo dichiarato è quello dell’acquisizione partecipata. In concreto, diverse case produttrici di cinema d’autore si sono dette interessate a salvare un’esperienza così preziosa: una sala da settecento posti che si riempie di giovani, strappati alla pirateria e allo streaming, che hanno riscoperto il piacere di andare al cinema. E così, da settembre ad oggi si è messa su una cordata che unisce il mondo del cinema al territorio di Trastevere: quote di case di produzione, attori ed autori affiancheranno un progetto di partecipazione popolare che prevede quote individuali dei residenti, dei giovani e di tutti gli amici del Cinema America.

Proprio in queste settimane in Comune si svolgeranno degli incontri per valutare la fattibilità di questa proposta, anche in relazione all’apposizione dei vincoli di destinazione d’uso e di tutela dei mosaici che saranno definitivi a partire da fine novembre. La partita è ancora aperta ma a Trastevere tutti sono fiduciosi: dallo sgombero ad oggi già si già è compiuto un piccolo miracolo, con l’inaugurazione del Piccolo Cinema America, perciò nulla esclude che si riesca anche a salvare la storica sala e assieme a lei l’esperienza che negli ultimi due anni ha concretamente impedito che venisse abbattuta.

Per chi volesse partecipare alle proiezioni, oltre alla programmazione completa disponibile sul sito e sui social network, l’evento consigliato è quello di venerdì 31 ottobre: Paolo Virzì e Francesco Bruni presentano “Il capitale umano”, vincitore di 7 David di Donatello e candidato italiano agli Oscar. Intanto, il collettivo dell’America ha appena siglato un accordo di collaborazione con la Cineteca di Bologna e con i vicini Cinema Alcazar e Nuovo Sacher, per cui si proietteranno film classici restaurati dalla Cineteca scontati a 3 euro invece che 6 per tutti soci del Piccolo America e per le classi delle scuole superiori: da qui a gennaio “I 400 colpi”, “Gioventù bruciata”, “Tempi moderni” e “Le mani sulla città”. Perché Cinema America non è più solo il nome di una sala, ma è ormai sinonimo di una determinata maniera di vivere il cinema.

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Fonte: comune info

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