Mag 31 2020

Anonymous | Videomessaggio e attacco al sito della polizia di Minneapolis

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31 maggio 2020

“Saluti al popolo degli Stati Uniti,

questo è un messaggio di Anonymous al Dipartimento di Polizia di Minneapolis. La brutalità e l’omicidio della polizia sono un problema diffuso negli Stati Uniti che ha indubbiamente infettato quasi tutte le giurisdizioni del Paese.

Il dipartimento di polizia di Minneapolis è tra i peggiori e ha una storia orribile di violenza e corruzione. Il brutale omicidio di questa settimana di George Floyd che ha scatenato proteste ed indignazione nazionale è semplicemente la punta dell’iceberg di una lunga lista di casi di morte di alto profilo per mano di ufficiali del nostro Stato. Infatti, negli ultimi 20 anni 193 persone sono state uccise dalla polizia nel Minnesota. Negli ultimi anni abbiamo assistito a omicidi di alto profilo nella zona, tra cui la morte di Jamar Clark, Philando Castile, Justin Damond, Thurman Blevins e Brian Quinones un caso in cui video o altre prove dimostrano che la polizia sta mentendo tristemente.

Nella maggioranza degli omicidi da parte della polizia l’unico rimasto in vita a raccontare la storia è lo stesso ufficiale che ha tolto la vita alla persona e quindi il ciclo vizioso è in grado di continuare, perchè nessuno di questi assassini viene mai chiamato in causa dalla giustizia.

Questa parodia è andata avanti per troppo tempo. Ora la gente ha subito abbastanza. Nel caso più recente di George Floyd, il palese disprezzo per la vita umana dimostrato dagli agenti è innegabile. E tutte le prove rilasciate finora hanno dimostrato che Floyd era pienamente collaborante con gli ufficiali e ciò contraddice le precedenti dichiarazioni della polizia secondo cui stava resistendo all’arresto. Inoltre, la nostra indagine iniziale sugli ufficiali colpevoli ha rivelato un modello criminale di violenza sul posto di lavoro. Almeno due degli agenti coinvolti nell’arresto di floyd, Derk Chauvin e Tou Thao, hanno una storia di sparatorie e denunce per abuso di forza. Lo “Star Tribune” ha riferito questa settimana che Chauvin, l’ufficiale coinvolto direttamente nella morte di Floyd, è stato coinvolto in numerose sparatorie in cui sono stati uccisi dei sospetti.

C’erano quattro agenti sulla scena dell’incidente, uno che teneva lontana la folla e tre che stavano tarttenendo con forza Floyd. Chi stava assistendo alla scena ha avvertito l’ufficiale che stava schiacciando a morte l’uomo, ma nessuno della polizia sembrava essere preoccupato per le condizioni di Floyd.

Potresti aver compreso questi ufficiali perchè dovevano salvare la faccia ma è ovvio che questo tipo di comportamento è giustificato se non incoraggiato dal dipartimento di polizia, come in altri casi.

Agenti che uccidono persone e commettono altri reati devono rispondere dei loro atti come tutti noi. Altrimenti, crederanno di avere il diritto di fare ciò che vogliono. Si dirà che questa è opera di poche mele marce. Ma che dire degli agenti che non fanno nulla mentre vengono commessi crimini e dei dipartimenti di polizia che rifiutano di perseguire questi criminali? La gente ne ha avuto abbastanza di questa corruzione e della violenza compiuta da un’organizzazione che promette di proteggere.

Dopo gli eventi degli anni trascorsi molta gente sta iniziando a capire che la polizia non è qui per salvarle ma piuttosto è presente per opprimere ed eseguire la volontà della classe dirigente criminale. E’ qui per mantenere l’ordine per le persone che hanno il controllo, non per fornire sicurezza alle persone che vengono controllate.

In realtà è il meccanismo stesso che l’èlite di potere usa per continuare il proprio sistema globale di oppressione, ma il mondo sta finalmente iniziando a svegliarsi ed arrabbiarsi ogni volta che vede versare sangue inutilmente e senza conseguenze per gli assassini.

Questi agenti devono affrontare accuse penali e l’agente Chauvin in particolare dovrebbe essere incriminato per omicidio.

Non ci fidiamo della vostra organizzazione per fare giustizia, per questo esporremo i vostri molteplici crimini al mondo

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Noi siamo una legione

Aspettateci!”

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VIDEOMESSAGGIO (En)

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Le azioni di Anonymous:

Su Twitter, arrivano segnalazioni di interventi compiuti da Anonymous nelle ultime ore: dalla violazione del sito della polizia di Minneapolis all’intrusione nel sistema radio della polizia di Chicago, con la diffusione della canzone ‘Fuck the police’ sulle frequenze utilizzate dalle forze dell’ordine per le comunicazioni.

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Gen 18 2019

Cecenia | Uccisi perchè gay. Firma l’appello!

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In Cecenia è in corso una nuova ondata di attacchi contro persone ritenute gay o lesbiche.

Dal dicembre 2018 almeno due persone sarebbero state torturate fino alla morte. Queste sono le agghiaccianti informazioni che abbiamo ricevuto da fonti attendibili e che riaccendono l’attenzione sul problema della repressione omofoba in Russia.

Secondo notizie verificate dalla Rete Lgbti della Russia, a partire dal 28 dicembre nella città di Argun le autorità cecene hanno arrestato 40 persone, le hanno portate in un edificio governativo e le hanno sottoposte a maltrattamenti e torture. Le autorità avrebbero poi distrutto i passaporti per impedire loro di lasciare il paese.

Firma anche tu per fermare la violenza contro la comunità Lgbti in Cecenia.

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FIRMA

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Fonte: amnesty.it

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Lug 15 2018

Testimonianze dai lager libici | Questo orrore deve finire. Firma la Petizione!

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FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE PER CHIUDERE IMMEDIATAMENTE I LAGER LIBICI:

https://www.change.org/p/segretario-generale-nazioni-unite-chiudere-i-lager-libici

di Silvestro Montanaro – 15 luglio 2018

“Il capo dei carcerieri è venuto nell’hangar, mi ha presa e mi ha stracciato il vestito davanti a tutti. Poi quando sono rimasta nuda ha cercato di penetrarmi, ma non ci è riuscito perché io sono infibulata… Mi ha portato in una stanza di un edificio vicino, mi ha legato le mani dietro la schiena, mi ha messa per terra, mi ha aperto le gambe e con uno strumento metallico ha aperto l’accesso alla mia vagina, al fine di penetrarmi praticando un taglio attraverso l’infibulazione. Lì dal dolore sono svenuta, quando mi sono svegliata mi aveva già violentato”.

“Sono stato in una prigione vicino Tripoli per 6 mesi ai lavori forzati. Non dimenticherò mai la morte del mio amico. Era troppo stanco per lavorare. Ha detto alle guardie che non riusciva ad alzarsi. Uno dei libici ha detto ‘Se non vieni ti sparo’. Io pensavo che scherzasse. L’ha pensato anche il mio amico. L’uomo libico l’ha ucciso con un colpo in testa. Poi si è girato verso di me. ‘Tu che fai, lavori o no?’ “, testimonianza di M., 27 anni, Gambia.

«Ci hanno trasportati in un carcere che sorge in una zona agricola dedicata alla coltivazione dei datteri e che si erge tra Kufra ed Hedeyafa. In tale struttura costantemente vigilata da diversi uomini armati sono rimasto con il mio compagno di viaggio per un mese e otto giorni. In tale lasso di tempo io, come tutti gli altri migranti reclusi in questa struttura, sono stato più volte torturato anche da un sudanese che oggi si trova in questo centro (di accoglienza italiano, ndr), torturato per il denaro».
«Spesso mi costringevano a contattare telefonicamente i miei parenti e durante le comunicazioni venivo colpito ripetutamente con dei tubi di gomma. Disgraziatamente mio padre è un povero agricoltore perché nella nostra zona è in corso una carestia. Per tali motivi i miei familiari non erano in grado di pagare il riscatto preteso dall’organizzazione criminale, che inizialmente consisteva in 5.000 dollari. In seguito, comprendendo le precarie condizioni della mia famiglia, abbassarono le pretese a 3000 dollari. Ma mio padre non fu in grado di pagare lo stesso. Alla fine, dopo oltre un mese di torture e sevizie sono stato trasferito in un altro struttura, insieme ad altri migranti reclusi».

«Ogni volta che dovevo telefonare a casa, mi legavano e mi facevano sdraiare per terra con i piedi in sospensione. E così immobilizzato, mi colpivano ripetutamente con un tubo di gomma in tutte le parti del corpo e in particolare sotto le piante dei piedi tanto da rendermi quasi impossibile poter camminare. Ho anche assistito ad analoghe torture fatte sempre da lui ad altri migranti». Ho inoltre visto trattamenti anche peggiori come le torture mediante l’utilizzo di cavi alimentati con la corrente elettrica. Tale trattamento veniva però riservato ad emigranti ritenuti ribelli».

“ Mi sono ammalato per via delle terribili condizioni igieniche della prigione. Ho contratto una malattia della pelle. Tutto il mio corpo era pieno di ferite che sanguinavano e perdevano pus. Loro non mi hanno mai permesso di vedere un dottore così sono peggiorato moltissimo. Mi umiliavano davanti a tutti per questa condizione e nessuno voleva starmi vicino. Le guardie venivano solo per picchiarmi. Così un giorno ho provato a scappare insieme ad un amico. Le guardie ci hanno scoperto quasi subito, ci hanno riportato dentro e ci hanno picchiato violentemente. Alle percosse il mio amico non è sopravvissuto. L’ho visto morire davanti miei occhi”.

Non possiamo essere testimoni silenziosi di questa schiavitù moderna, degli stupri, delle altre violenze sessuali e di questi omicidi giustificati in nome di una gestione della migrazione e del tentativo di tenere lontano dalle coste europee delle persone disperate e traumatizzate”.
Zeid Ra’ad Al Hussein, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani.

Fonte: raiawadunia.com

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