Gen 31 2010

Haiti: Colonialismo assassino

 

Mappa del colonialismo ad Haiti

 

di Pete Hallward

Pubblicato sabato 30 Gennaio 2010

La tragedia causata dal terremoto di Haiti è il
risultato di secoli di sfruttamento e oppressione imperialisti

Qualsiasi grande città del mondo avrebbe subito danni
considerevoli a causa di un terremoto come quello che ha devastato la
capitale di Haiti martedì 12, ma non è un caso che buona parte di
Port-au-Prince sembri ora una zona di guerra. Gran parte della
distruzione causata dalla calamità che ha colpito Haiti si spiega meglio
come risultato di una lunga e infame sequenza di fatti storici causati
dall’uomo.

Il Paese ha già dovuto affrontare più catastrofi di
quante la giustizia vorrebbe. Centinaia di persone morirono a
Port-au-Prince a causa di un terremoto nel giugno del 1770, e il
gigantesco terremoto del 7 maggio del 1842 uccise 10mila persone solo
nella città di Cap-Haïtien. Gli uragani colpiscono l’isola con
regolarità, i più recenti nel 2004 e nel 2008, le tempeste del 2008
hanno inondato la città di Gonaives e distrutto la maggior parte delle
sue fragili infrastrutture, uccidendo più di mille persone e
distruggendo diverse migliaia di case. L’attuale entità del disastro
emergerà non prima di diverse settimane. Anche per riparazioni minime ci
potranno volere anni e l’impatto a lungo termine è incalcolabile.
Tuttavia ciò che è abbastanza chiaro è che questo impatto sarà il
risultato di un processo storico ancora più lungo di deliberato
indebolimento e impoverimento. Haiti si è soliti descriverla come “il
Paese più povero dell’emisfero occidentale”. Questa povertà è il
retaggio diretto di quello che è stato il sistema di sfruttamento
coloniale più brutale della storia, aggravato da decenni di sistematica
oppressione post-coloniale. La nobile “comunità internazionale”, che
adesso si prepara con gran chiasso a inviare i suoi “aiuti umanitari” ad
Haiti, è in gran parte responsabile della portata della sofferenza che
ora vuole alleviare. Dall’invasione e occupazione nordamericana del 1925
ogni serio tentativo politico di permettere che il popolo haitiano
passasse (con le parole dell’ex presidente Aristide) “dalla miseria
assoluta alla degna povertà”, è stato deliberatamente e violentemente
bloccato dal governo degli Stati Uniti e da alcuni suoi alleati. (leggi tutto)

 

Fonte: Attac Italia

 


Gen 27 2010

23 gennaio: NO TAV 50.000 scudi umani – 24 gennaio: SI TAV incendio doloso al presidio di Borgone

Provocazioni e minacce gravissime sono state lanciate contro il movimento dei NO TAV. Minacce che si sono materializzate con un incendio che ha distrutto il presidio di Borgone. (madu)

 


 

 
 

Alle 3 di notte, orario
in cui si sono abituati a piazzare
le trivelle, stavolta arriva un allarme più grave: brucia
irrimediabilmente il presìdio di Borgone, nato nel 2005.
Mani "ignote" gli hanno appiccato le fiamme, ad una
settimana esatta dall’analogo caso di Bruzolo; è stata la loro risposta
alla manifestazione dei 40.000 di ieri a Susa. La firma
dell’attentato, lasciata sul posto, è "SI-TAV". Nel corso della
giornata, superato lo sgomento, ci si rimbocca le maniche: un container
provvisorio viene installato nel prato antistante il presìdio bruciato;
fino a sera si discute e si condivide il cibo che tutti hanno portato; partono
sottoscrizioni per ricostruire
.
[Vedi LE
FOTO
e leggi il L’ANNUNCIO
DEI COMITATI NO-TAV
ed il COMUNICATO
SULLA RICOSTRUZIONE
]
Ma non è tutto: c’è stato anche un blitz di un gruppo di
ragazzi valsusini dell’organizzazione giovanile del PdL, che hanno
tolto il "NO" della gigantesca scritta "NO TAV" posata sulle pendici
del Musinè, la montagna all’ingresso della Val di Susa; questa volta
hanno rivendicato il gesto: in una nota il presidente provinciale
della Giovane Italia torinese plaude al gesto dei suoi "ragazzi".
Alle 10 del mattino, a Torino, il PD torinese e piemontese
ha chiamato a raccolta in una sala del Lingotto i fantomatici "SI TAV"
propagandando la riunione come "grande manifestazione bipartisan"; non
si presentano quelli del centrodestra, che faranno una conferenza
stampa separata. Sotto gli occhi compiaciuti dei cementificatori
continua la gara a chi è più SI-TAV.
Lasciamo ad ognuno stabilire i nessi tra tutti i fatti di
queste ore.
La luce del mattino rivela l’avvenuto posizionamento di due
trivelle nel comune di Grugliasco, cintura ovest di Torino. Sono lì ad
avviare i sondaggi G20 e G21: forano a vari gradi sotto zero, in una
notte tra sabato e domenica dietro ad un cordone di poliziotti
intirizziti: è la "normalità", la "trasparenza alla luce del sole" di
cui continuerà poco dopo a parlare Virano nella sala calda, moquettata e
ben pagata del Lingotto.

 

Grazie
fin d’ora se vorrai
contribuire con un sostegno economico all’attività del Comitato NO-TAV
Torino ed alla gestione del sito internet.

Per farci
pervenire il tuo contributo puoi
 

 

  • fare UNA RICARICA della CARTA
    POSTEPAY N. 4023 6004 3082 4021 intestata a Paola
    Maria DEL BRENNA:

      • in qualsiasi ufficio
        postale;
      • Internet
        (da www.bancopostaclick.it)
      • ATM Postamat con
        Postepay, Postamat
        Maestro, Inps Card
      • ATM
        Postamat con carte di pagamento
        abilitate ai circuiti Visa, Visa Electron, Mastercard, Maestro
      • Ricevitorie Sisal abilitate

    • inoltre ti chiediamo
      di notificarci via e-mail (posta@notavtorino.org)
      l’avvenuta ricarica

NB: SE IL CONTRIBUTO E’ PER RICOSTRUIRE IL
PRESIDIO BRUCIATO INDICA NEL TITOLO "PRESIDIO BORGONE"

    Per il Comitato NO-TAV Torino
    Paolo Mattone
    Ezio Bertok

     


Gen 26 2010

ROMA SENZA FISSA DIMORA di Gabriele Del Grande

 L’osservatorio sulle vittime dell’emigrazione


FORTRESS EUROPE

presenta


 


 

ROMA SENZA FISSA DIMORA

 

 

 

 

Venti
giorni in mezzo alla strada

armato
di sacco a pelo e taccuino

per
raccontare le storie della città degli esclusi


 


 

il nuovo libro di Gabriele Del Grande, il
fondatore di Fortress Europe

 


 

"Questo
réportage è importante anzitutto perché restituisce identità, storie e
corporeità a chi, pur non avendole perdute, è come se non le avesse
più. Il libro di Del Grande dimostra che un giornalismo umano e del
tutto privo di cinismo è possibile" (dalla prefazione di Stefano
Trasatti)

 

"Il
testo di Gabriele è un viaggio low cost, per tutti, si spera, io lo
spero, viaggiare schiarisce gli occhi, lo disse Gibran, ci vuole doppia
follia per metterlo in dubbio. E qui, della follia, non c’è un rigo
solo. Quello che il mondo chiama follia, è un luogo d’animo dove se non
ci infili il muso almeno una volta, rischi di rimanere solamente un
terrestre a vita" (dalla postfazione di Maksim Cristan)

 

Pubblicato da Infinito edizioni con il
contributo di Redattore Sociale

 

 

 

Scarica la scheda del libro

Leggi l’antefatto: Da viaggiatore

Le recensioni

Tutto su  http://romasenzafissadimora.blogspot.com  

 

 


Gen 24 2010

Avatar: un film importante e che dà da pensare?

Riporto questo interessante articolo, tratto dal media web inglese "Guardian" e scritto da George Monbiot sull’ultima opera di James Cameron "Avatar". L’articolo è stato tradotto e riportato dal sito "Terranauta" dedicato all’informazione ecologica . Leggetelo con attenzione perché nel film c’è un sottile filo che lega gli umani agli alieni, più precisamente una chiara metafora sul genocidio  iniziato nel 1492 compiuto dagli europei  sui nativi americani.  (madu)

 

 

“Concordo con i critici sul fatto che Avatar è grossolano,
stucchevole e banale. Ma esso ci parla di una verità più importante — e
più pericolosa — di quelle contenute in mille film indipendenti”.

 

Avatar, lo strepitoso film in 3-D di James Cameron, è
profondo e al tempo stesso profondamente insulso. Profondo perché, come
la maggioranza dei film sugli alieni, è una metafora sul contatto fra
culture diverse. Ma in questo caso la metafora è cosciente e precisa:
questa è la storia dello scontro fra gli Europei e le popolazioni native
dell’America. È anche profondamente insulso perché architettare un
lieto fine richiede un impianto narrativo così stupido e prevedibile da
far perdere di vista il pathos intrinseco del film. La sorte dei
nativi americani
è molto più aderente a quel che la storia racconta
in un altro recente film, The Road, nel quale i sopravvissuti
fuggono in preda al terrore, votati come sono all’estinzione.

Ma
questa è una storia che nessuno vuole sentire, poiché rappresenta la
sfida al modo in cui noi scegliamo di essere noi stessi. L’Europa
è stata massicciamente arricchita dai genocidi nelle Americhe; e
sui genocidi si fondano le nazioni americane. Questa è una storia che
non possiamo accettare.

Nel suo libro American Holocaust,
lo studioso statunitense David Stannard documenta i maggiori
episodi di genocidio di cui il mondo abbia mai avuto conoscenza. Nel
1492, nelle Americhe vivevano all’incirca 100 milioni di nativi. Alla
fine del XIX secolo, quasi tutti erano stati sterminati. Molti di loro
erano morti a causa delle malattie. Ma l’estinzione di massa era stata
accuratamente progettata.

Quando gli Spagnoli
arrivarono nelle Americhe, descrissero un mondo che difficilmente
avrebbe potuto essere più diverso dal loro. L’Europa era devastata dalle
guerre, dall’oppressione, dalla schiavitù, dal fanatismo, dalle
malattie e dalle carestie. Le popolazioni che gli Spagnoli incontrarono
erano sane, ben nutrite, pacifiche (con qualche eccezione come gli
Aztechi e gli Inca), democratiche ed egalitarie. Da un capo all’altro
delle Americhe i primi esploratori, compreso Colombo,
sottolinearono la straordinaria ospitalità dei nativi. I
conquistadores
furono affascinati dalle costruzioni mirabili —
strade, canali, edifici — e alle opere artistiche che trovarono laggiù, e
che in alcuni casi superavano di gran lunga qualsiasi cosa essi
avessero mai visto in patria.

Niente di tutto questo li trattenne
dal distruggere tutto e tutti sul loro cammino.

La mattanza ebbe inizio con Colombo. Fu lui a massacrare la
popolazione di Hispaniola (ora Haiti e Repubblica Dominicana) servendosi
di mezzi incredibilmente brutali. I suoi soldati strappavano i bambini
dalle braccia delle madri e ne spaccavano la testa contro le rocce.
Davano in pasto ai loro cani da guerra bambini vivi. Una volta
impiccarono 13 Indiani in onore di Cristo e dei suoi 12 apostoli, «ad
un patibolo lungo, ma abbastanza basso da permettere alle dita dei
piedi di toccare il terreno evitando lo strangolamento […]. Quando gli
indiani furono appesi, ancora vivi, gli spagnoli misero alla prova la
loro forza e le loro spade, li squarciarono in un solo colpo facendo
fuoriuscire le interiora, e c’era chi faceva di peggio. Poi gettarono
intorno della paglia e li bruciarono vivi»
[cit. da Bartolomé de Las
Casas, History of Indies, trad. e cura di Andree Collard,
Harper&Row, New York 1971, p. 94, in: David E. Stannard, Olocausto
americano. La conquista del Nuovo Mond
o, Bollati Boringhieri 2001,
p. 136 — nota mia].
(Leggi tutto)

 

Fonte: Guardian.co.uk "Mawkish, maybe. But Avatar is a profound, insightful, important film" – George Monbiot

 

 


Gen 22 2010

Napoli: Condannati i poliziotti per le violenze durante il Global Forum del 2001

Io c’ero! E’ stata una mattanza! Il ricordo di una giornata allucinante, un incubo infinito. Finalmente si è arrivati ad una sentenza. (madu)

 

 

by Ya Basta

venerdì 22 gennaio, 2010 22:25

Dopo una lunga camera di Consiglio il Tribunale di Napoli ha condannato
per sequestro di persona Carlo Solimene e Fabio Ciccimarra per i fatti
avvenuti all’interno della Caserma Raniero durante le contestazioni
contro il Global Forum del Ocse il 17 Marzo del 2001, insieme ad altri
agenti coinvolti nelle violenze

Nonostante le sentenze precedenti per fatti analoghi come per il G8 di
Genova, la storia, non quella scritta nei tribunali, ma quella che è
memoria storica della città e dei movimenti ci dice che nella Caserma
“Raniero”, caserma dei carabinieri nei pressi di Piazza Carlo III,
venne predisposta la “camera delle torture”. I feriti vennero prelevati
dagli ospedali dove erano giunti dopo le cariche. Senza alcun motivo
vennero sottratti alle cure mediche e vennero condotti nella Caserma
Raniero, dove subirono per ore insulti, sputi, percosse, vessazioni di
ogni tipo.

Grazie al libro “Zona Rossa” che la Rete No Global produsse pochi mesi
dopo, quelle violenze e quelle torture sono venute a galla, sono
diventate denuncia pubblica, ed oggi a nove anni di distanza arrivano
le sentenze.

Non possiamo non ricordare la “catena umana” che i poliziotti fecero
intorno alla Questura di Napoli dopo che nel 2003 si avviò l’indagine
per le violenze della Raniero, un senso di impunità che oggi cade
davanti alle loro leggi ed al loro ordinamento giudiziario.

Non possiamo però non ricordare con altrettanto amarezza che Ciccimarra
e Solimene furono promossi e nonostante le inchieste risultano ancora
in servizio.

Non possiamo non ricordare che il Questore dell’epoca Nicola Izzo, oggi
è uno dei principali collaboratori del capo della Polizia Manganelli,
lui che dall’alto dirigeva le operazioni in Piazza Municipio in
elicottero, quando quella piazza divenne una tonnara dove migliaia di
persone vennero manganellate mentre la piazza veniva chiusa da tutti i
lati.

Per noi non c’e’ sete di vendetta, non c’e’ risarcimento, non c’e’ gioia.

Non c’e’, almeno in questo stato di cose.

Ne tantomento può esserci una riscrittura della storia nemmeno nelle
motivazioni del pm Del Gaudio che parla di “"non credo che sia stata
un’azione preordinata ma un momento di follia" affermazione che non
appartiene alle sue competenze, e che dovrebbe invece indagare ed
accertare se i fatti sono o non sono senza entrare in valutazioni che
non gli competono.

Di certo nessuna sentenza potrà però riscrivere la storia e cancellare
il risultato straordinario di quel movimento che ha di fatto riaperto
la partita con il comando svelandone misfatti e aberrazioni. Solo un
decennio prima il Wall Street Journal poteva titolare “Abbiamo vinto!”:
quel movimento ha straordinariamente dimostrato che la ribellione e
l’insubordinazione costituiscono il motore di ogni società.

Centri sociali Napoletani

 

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Approfondimeti:

Napoli
14/17 marzo 2001