Gen 16 2017

Ragazzo “effeminato” tolto alla famiglia. Manifestazione a Venezia.

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Contro le discriminazioni nei confronti dell’orientamento sessuale e della disabilità dei minori, gli allontanamenti facili e contro i trattamenti sanitari obbligatori camuffati nei confronti dei bambini

Venezia. Martedì 17 gennaio alle ore 11 davanti al Tribunale dei minori di Venezia si terrà una manifestazione contro la controversa decisione del Tribunale di Venezia, e per sostenere il diritto dei bambini a crescere coi genitori in assenza di gravi e conclamati motivi. La manifestazione è indetta da Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, Genitori Sottratti, Genitori Separati dai figli e Pronto.Soccorso.Famiglia.
Sebbene il Tribunale abbia sostenuto di “non avere preconcetti relativi alle tendenze legate alla sfera sessuale”, questa decisione rappresenta un precedente pericoloso che va denunciato e contrastato.
Tra i motivi dell’allontanamento addotti dal Tribunale ci sarebbe anche il “disturbo di personalità” del minore. A nostro avviso si tratta in effetti di un Trattamento Sanitario Obbligatorio a tempo indeterminato perpetrato nei confronti di un bambino.

Questo non è l’unico caso di provvedimenti di allontanamento e limitazione della responsabilità genitoriale per futili motivi, basati principalmente su perizie o valutazioni psichiatriche di problemi comportamentali o disagi psichici veri o presunti. Ricordiamo il caso del sedicenne di Bassano, trasferito in una comunità protetta nel 2013 su ordine del Tribunale per i Minori di Venezia perché la famiglia si rifiutava di fargli assumere psicofarmaci (decisione poi ribaltata in Appello).

Queste decisioni prese nei confronti di minori affetti da problemi comportamentali violano l’articolo 13, l’art. 30 e l’art. 32 della Costituzione Italiana e sono, di fatto, dei trattamenti sanitari obbligatori imposti a dei bambini. Se in contrasto con la volontà manifestata dal minore, violano altresì l’art. 12 comma 2 della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con legge del 27 maggio 1991 n. 176, e l’art. 10 della Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli, fatta a Strasburgo il 25 gennaio 1996 e ratificata con legge del 20 marzo 2003 n. 77.

Gli allontanamenti facili sono prodotti dall’appiattimento dei giudici sulle perizie di psichiatri e psicologi. Tramite valutazioni – per loro stessa natura soggettive e opinabili – alcuni psichiatri, psicologi e assistenti sociali, indottrinati sul modello biologico della mente e incapaci di usare buon senso e umanità, possono indurre il Tribunale dei minori a prendere provvedimenti drastici e drammatici, allontanando i figli alla famiglia, collocandoli in comunità tutelari per minori, mettendoli poi sotto indagine, analisi e quant’altro. La famiglia, nella maggioranza dei casi, è totalmente impotente di fronte a questo sistema che, se i genitori si rifiutano, opera con l’ausilio, della forza pubblica.

Chiediamo ai giudici di riprendere il loro ruolo di perito dei periti, usando buon senso nelle loro decisioni. L’allontanamento dovrebbe essere applicato solo in casi conclamati di violenza o abuso (documentati da prove oggettive – non da perizie psichiatriche) perché l’eccesso di zelo di alcuni operatori psico-sanitari può condurre ad allontanamenti per futili motivi, facendo più male che bene.
Gli organizzatori sono uniti dalla necessità di prevenire le discriminazioni di qualsiasi natura sui bambini e di migliorare la tutela dei bambini.

  • Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani ONLUS – Vicepresidente Silvio De Fanti

  • Genitori Sottratti – Presidente Roberto Castelli

  • GESEF – Genitori Separati dai figli – Presidente Vincenzo Spavone

  • P.S.F– “Pronto Soccorso famiglia” ONLUS – Vicepresidente Rosanna Romano

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Fonte: CCDU (Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani)

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Ago 24 2016

Ondata di violenza transfobica nel mondo. Più di 100 trans uccis* nel 2016

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Trans Olocausto: più di 100 uccis* dall’inizio del 2016

È in atto nel mondo un’ondata di violenza transfobica senza precedenti. Solo negli Stati Uniti dall’inizio del 2016 sono 14 le persone transessuali uccise.

di Jonathan Bazzi

È in allarmante aumento in tutto il mondo l’odio transfobico e la violenza contro le persone che cambiano genere. Gli individui transgender appaiono oggi come la categoria più debole e insieme rivoluzionaria, quella che maggiormente sfida i pregiudizi e le idee tradizionali, assumendo su di sé un carico al contempo di stigma e curiosità morbose. In molti paesi del mondo la scelta trans è ancora molto difficile, se non impossibile: gli individui transgender non hanno accesso alle cure ormonali e agli interventi chirurgici, non viene loro riconosciuto il diritto di cambiare sesso e nome sui documenti. Nei regimi totalitari vengono spesso imprigionati, picchiati, umiliati. I dati sono inquietanti: almeno 100 vittime di omicidio nel mondo in questi primi sei mesi del 2016, tra le nazioni più a rischio oltre a Brasile (in assoluto il paese dove si contano più trans vittime di omicidio) e Turchia c’è anche l’Italia. Dall’inizio del 2016 solo negli Stati Uniti ci sono stati ben 14 omicidi di persone transessuali. Quasi tutte le vittime erano persone di colore, soprattutto nere. Alla luce di dati del genere gli esperti fanno presente che c’è un grande bisogno di aiutare la popolazione trans mondiale, includendo soprattutto nei programmi di supporto anche chi sta ai margini e corre più rischi: persone di basso reddito, detenuti, sex workers, e soprattutto donne. Un’epidemia di violenza che nel 2015 ha visto il record negativo di 21 donne trans uccise solo negli Usa. Un numero che include solo i casi riportati dai media, che non tiene conto tra l’altro delle persone la cui identità transgender è stata negata, occultata o non riconosciuta. I delitti transfobici sono in costante crescita: per sensibilizzare e cercare di arrestare questo inquietante trend ci associamo allo sforzo di Advocate, che ha collezionato in un recente reportage informazioni dettagliate su ogni persona morta sinora negli Stati Uniti, sulla sua storia. (continua)

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Fonte: gay.it

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Feb 13 2016

Turchia: stop ad orrore e repressione sul popolo curdo! Firma la Petizione!

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Donna curda torturata ed uccisa a Cizre

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Per la pace, la democrazia e i diritti umani in Turchia. Fermare la guerra!

Con il pretesto della “lotta al terrorismo”, il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan  da diversi mesi sta portando avanti  un vero e proprio progetto di terrore e di guerra nel suo paese, in particolare nella regione curda della Turchia.

Questo scoppio di violenza contro i curdi ed i popoli della Turchia può essere definito come crimine contro l’umanità e ha già fatto diverse centinaia di vittime ,tra cui molti bambini, e 200.000 sfollati. E ora, Selahattin Demirtas, co-presidente del Partito Democratico dei Popoli (HDP) che ha ottenuto il 10% alle ultime elezioni,  é direttamente minacciato dal Presidente Erdogan.

“La democrazia, stato di diritto, i diritti umani, il rispetto delle minoranze e la loro protezione” (articolo 1 bis del trattato di Lisbona) non sono garantiti in Turchia, dove vengono attaccati  attivisti progressisti di tutti i giorni, giornalisti, donne o uomini, avvocati,  uccisi, e intere popolazioni sono terrorizzate. Bombardamenti, omicidi politici, arresti e imprigionamenti di parlamentari eletti e di  giornalisti, città sotto coprifuoco e assedio, circondate dall’esercito, civili uccisi da cecchini sono diventati eventi di routine nella Turchia governata  dall’AKP.

Tutte le persone, in particolare di sinistra e le forze progressiste di opposizione ad Erdogan sono dichiarate “terroriste”. Dare notizie dei crimini AKP é proibito, editori e giornalisti sono in prigione. La libertà popolare di informazione è stata distrutta.

In totale impunità, il presidente turco ha anche attaccato i leader delle organizzazioni europee progressiste che sostengono l’ HDP, come Maite Mola, Vicepresidente del Partito della Sinistra Europea, portata davanti alla giustizia “, per aver insultato il capo dello Stato” a causa della sua partecipazione ad una manifestazione di denuncia della corruzione del governo.

Nonostante I suoi principi, in un momento in cui il mondo sta scoprendo i rapporti ambigui tra la forza al potere in Turchia e ISIS, l’UE ha deciso di riaprire il processo di adesione della Turchia all’Unione europea e monetizzare fino a 3 miliardi di euro un criterio di conservazione sul suo territorio (e in quali condizioni!)  dei migranti in fuga e dei rifugiati della guerra in Iraq e in Siria.
Noi, cittadini europei, uomini e donne di pace e di progresso rifiutiamo l’indifferenza e l’ipocrisia dei leader europei, che devono opporsi alla politica di distruzione e allo stato di terrore organizzato dal presidente turco, dal suo governo e dal suo partito islamico-conservatore, AKP.
E ‘urgente che l’UE ei suoi Stati membri adottino iniziative attive per proteggere i popoli della Turchia, soprattutto nelle province curde, per l’istituzione di un processo negoziale per la pace, la democrazia ei diritti umani in Turchia.

Per il suo successo, è essenziale che, sulla base delle esperienze passate, i negoziati di pace siano intrapresi in modo trasparente e democratico,  coinvolgendo la società civile e discutendone nel parlamento nazionale, come proposto dall’ HDP.

E ‘possibile esercitare pressioni sulle autorità turche attraverso le seguenti misure:

– Cancellazione di tutti i pagamenti di miliardi di euro in sovvenzioni alla Turchia,

– Chiedere al Governo Turco di rompere tutti i rapporti finanziari, logistici ed economici con ISIS,

– Sospendere gli  accordi di cooperazione di polizia , giudiziari e militari,

– Fermare qualsiasi discussione sul processo di adesione della Turchia all’UE fino a quando la violenza continuerà,

– La rimozione della PKK dalle liste delle organizzazioni terroristiche dell’Unione europea.

Noi, cittadini europei, uomini e donne di pace e di progresso chiediamo all’Unione europea di agire per un immediato cessate-il-fuoco in Turchia, l’instaurazione di un dialogo nazionale sul rispetto dei diritti fondamentali, espressione della libertà e della democrazia.

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FIRMA LA PETIZIONE!

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Fonte: change.org

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Approfondimento:

Kurdistan

Kurdistan terra divisa, compendio storico

In Turchia orrore senza fine: sui social i corpi di donne curde torturate

Appello Internazionale del popolo curdo: “Basta massacri! Chiediamo una Commissione d’Inchiesta Internazionale Indipendente”

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