Mag 8 2020

Turchia | İbrahim Gökçek non ce l’ha fatta!

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Grup Yorum

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7 aprile 2020

La vittoria e la gioia sono durate poco. Ibrahim Gökçek stava combattendo per l’esistenza della sua band. Il bassista del gruppo Grup Yorum è morto oggi in ospedale ad Istanbul. Era riuscito dopo 323 giorni di sciopero della fame a piegare il governo turco e ad avere la data per il prossimo concerto. Dovevano esibirsi il 3 luglio, ricordando anche le altre due vittime del regime Helin Bölek e Mustafa Kocak, morte anch’esse per lo sciopero della fame. Anche la protesta di İbrahim si è conclusa con un terribile sacrificio. In un’intervista qualche settimana fa aveva detto: “Questa resistenza è la nostra ultima risorsa, non ci ha lasciato nient’altro da fare. Moriremo per il canto? Sì, perché il nostro è amore per la gente e per la patria” .

Il gruppo di rock, folk, è ben noto nel campo della musica di protesta con 20 album pubblicati, 2 milioni di dischi venduti, concerti e tournée in diversi Paesi. Il problema legale era iniziato nel 2015 e nel 2016 la band è stata inclusa nell’elenco dei movimenti sovversivi e terroristi, con conseguente arresto di molti dei suoi membri. L’accusa per tutti è l’appartenenza o il sostegno al Dhkp-C, un’organizzazione armata dell’estrema sinistra considerata terrorista non solo dalla Turchia, ma anche dagli Stati Uniti e dall’Unione europea. Ma il gruppo ha sempre negato qualsiasi connessione: ‘Sappiamo che pensiamo con la testa’, aveva detto diverse volte Gökçek, sottolineando come non siano mai state trovate prove concrete contro di loro.

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Il mondo della musica, e non solo, è in lutto.

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VIDEO – Grup YORUM – “Ölümden Öte Ne Var” (Cosa c’è oltre la morte)

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maribù duniverse

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Mag 5 2020

Erdogan ha perso! İbrahim Gökçek tornerà a suonare

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La mamma di Helin Bölek in visita a İbrahim Gökçek

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İbrahim Gökçek tornerà a suonare

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05 Maggio 2020

Il governo turco cede alla lotta estrema del bassista dei Grup Yorum e concede la possibilità di un concerto il prossimo 3 luglio. İbrahim è stato ricoverato in ospedale dove dovrebbe ricevere le prime cure. Un giorno di festa per una lotta e una vittoria straordinarie che aiutano a non dimenticare anche il sacrificio di Helin Bölek e Mustafa Kocak.

Nella notte tra il 4 e il 5 maggio il polso di İbrahim Gökçek si era fatto debolissimo, il cuore stremato del bassista del Grup Yorum, quello stesso cuore per cui avevano trepidato nelle ultime settimane decine di migliaia di persone, tra le quali certo anche molti lettori di queste pagine, sembrava dover cedere da un momento all’altro. Quando ha accettato di andare in ospedale, İbrahim era giunto al 322 esimo giorno di astinenza dal cibo.

La condizione per farlo era ormai diventata una sola: la possibilità che il Grup Yorum potesse fare ancora un concerto, un atto di affermazione simbolica della libertà diventato di portata mondiale anche grazie al sacrificio dei suoi due compagni, Helin Bölek e Mustafa Kocak, lasciati morire (lei il 3 aprile, lui 20 giorni dopo) dal regime di Erdogan prima di ottenere la stessa clamorosa vittoria che è invece arrivata oggi per Ibrahim. Di fronte a una mobilitazione mondiale diventata insostenibile per la sua cupa immagine, il governo turco ha ceduto: il concerto si terrà il 3 luglio. Lo hanno annunciato, in una tempestiva conferenza stampa, proprio mentre il bassista veniva trasportato in ospedale, alcuni dei musicisti di un gruppo che, nonostante i 20 album pubblicati e i concerti live con decine di migliaia di partecipanti, resta soprattutto un collettivo di lotta contro la repressione.

In oltre trent’anni di carriera, nella band turca si sono alternati sul palco decine di musicisti, alcuni dei quali molto giovani. La stessa Helin Bölek, la cantante scomparsa a 28 anni al 288 esimo giorno di sciopero della fame, si era unita agli Yorum solo da cinque. La feroce repressione che questi ragazzi subiscono e hanno subito per lunghissimi anni li ha portati sovente in carcere con l’accusa infamante di “terrorismo”, la stessa che Erdogan utilizza, di fatto, in modo sistematico contro i suoi oppositori politici e, naturalmente, contro l’intera popolazione kurda. E infatti – insieme all’antifascismo ribadito nella straordinaria versione di Bella Ciao, al sostegno alla lotta del popolo palestinese e, più in generale a quelli di tutti gli oppressi in Turchia e altrove – l’affermazione per il diritto alla libertà di espressione dei Kurdi, non è mai mancato nei concerti del Grup Yorum.

“Abbiamo ottenuto una vittoria politica, ma le nostre rivendicazioni continuano”, hanno detto con chiarezza nella conferenza stampa i portavoce del gruppo. C’è solo da sperare che chi li ha conosciuti solo in questi giorni non li lasci mai più soli a combattere una battaglia per la libertà di tutti. Oggi, però, per chi ha sostenuto da decine di paesi diversi la resistenza di İbrahim Gökçek, pandemia o non pandemia, è solo il tempo di abbracciarsi.

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Fonte: comune-info.net

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Gli scioperi della fame di Grup Yorum

Turchia, 21 giorni dopo Helin Bölek muore anche Mustafa Koçak. Chiedevano giustizia negata dal regime di Erdogan

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Ago 12 2012

Il “Sistema Totalitario” di Putin si scaglia sulle “Pussy Riot”

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di Miriam Elder  –  The Guardian

Tre appartenenti alla banda punk femminista Pussy Riot [Rivolta della gnocca] hanno affermato che era la Russia di Vladimir Putin ad essere sotto processo, quando hanno esposto le argomentazioni conclusive mercoledì, in un caso considerato una verifica cruciale del desiderio del potente presidente di operare un giro di vite sul dissenso.

“Questo è un processo dell’intero sistema governativo della Russia cui piace mostrare così la sua brutalità nei confronti dell’individuo, la sua indifferenza al suo onore e alla sua dignità,” ha detto in una dichiarazione appassionata la ventiduenne Nadezhda Tolokonnikova, una del trio sotto processo. “Se questo sistema politico si scaglia contro tre ragazze … dimostra che questo sistema politico ha paura della verità.”

La giudice ha fissato nel 17 agosto la data in cui emetterà il verdetto contro le donne, accusate di vandalismo motivato da odio religioso dopo un’esibizione anti-Putin in una cattedrale di Mosca.

L’accusa ha chiesto una condanna a tre anni, sostenendo che le donne hanno cercato di insultare l’intera ortodossia russa e negando che stessero attuando una protesta politica.

La Tolokonnikova ha definito le accuse contro di loro un “ordine politico di repressione” e ha denunciato il “sistema totalitario-autoritario” di Putin, insistendo nell’affermare che le Pussy Riot erano un esempio di “arte d’opposizione”.

“Anche se siamo dietro le sbarre, siamo più libere di quella gente,” ha detto, guardando l’accusa dall’interno della gabbia di vetro in cui lei e le sue compagne del gruppo, Maria Alyokhina e Elaterina Samutsevich, hanno trascorso i nove giorni del processo. “Noi possiamo dire quel che vogliamo, mentre loro possono dire solo quello che permette la censura politica.”

“Forse pensano che non sarebbe sbagliato processarci per aver parlato contro Putin e il suo sistema, ma non possono dirlo, perché è proibito”, ha affermato, indossando una T-Shirt con decorata con la scritta rivoluzionaria “No Pasaran”.

Esprimendo il loro caso come parte della lunga sofferenza dei prigionieri politici nel paese, le tre donne hanno sollecitato i russi a rifiutare il sistema di Putin e ad abbracciare la libertà.

La Alyokhina, ventiquattrenne, ha paragonato il processo alla persecuzione di Joseph Brodsky da parte dell’Unione Sovietica, quando il giovane poeta fu accusato di essere un “parassita sociale”, diventando una cause celebre globale che evidenziava il farsesco controllo del governo sulla cultura.

“Non siamo colpevoli. Il mondo intero ne parla”, ha detto la Alyokhina, ore dopo che Madonna è divenuta la più recente, e maggiore, star a venire in difesa delle donne.

“Non ho paura di voi”, ha detto alla corte la Alyokhina. “Non ho paura delle menzogne e della finzione, o dell’inganno mal congegnato che è il verdetto di questo cosiddetto tribunale. Perché le mie parole vivranno, grazie alla franchezza.”

“Quando migliaia di persone leggeranno e vedranno questo, questa libertà crescerà con ogni persona generosa che ci ascolterà in questo paese.”

I legali delle Pussy Riot si aspettano un verdetto di colpevolezza e una condanna a tre anni, ma hanno affermato che ciò è messo in discussione dal fatto che la giudice abbia rimandato la sua decisione. L’avvocato Nikolai Polozov ha affermato che la crescente attenzione internazionale, compresi recenti messaggi di sostegno del tipo di quelli di Madonna e di Yoko Ono, hanno avuto il loro effetto. “Prendere una decisione rapida sotto tale pressione è molto pericoloso per le autorità, perciò si sono prese una pausa,” ha dichiarato al Guardian. “Indipendentemente da quale sarà il verdetto, noi abbiamo vinto”, ha aggiunto.

Ciascuna donna ha concluso la sua dichiarazione finale ricevendo un caloroso applauso dai giornalisti presenti nell’aula.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

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Fonte: ZCommunications

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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Feb 11 2011

Egitto, fine di un’epoca

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Mubarak si dimette. Piazza Tahrir in festa, poteri ai militari, incertezze sul futuro

Il rischio, tra gli altri, era che scegliesse di uscire di scena come era entrato: con un bagno di sangue. Il giorno che il mondo ha conosciuto Hosni Mubarak (il 6 ottobre 1981) aveva le mani e gli abiti imbrattati del sangue del presidente egiziano Anwar al-Sadat, assassinato al Cairo sul palco autorità di una parata militare. Caduto sotto il fuoco di una cellula jihdaista. Mubarak, da vice presidente, rimase al suo posto, pronto a prendere il potere.

Pronto a farsi Faraone, fino al punto di voler cedere il trono al figlio. Non è andata così e oggi, 11 febbraio 2011, il popolo egiziano lo ha mandato via. Lo ha annunciato Omar Suleiman, vice presidente ed eminenza occulta del potere del regime, che consegna il potere ai militari. Una partita, questa, che dal 1952 si gioca tra le stanze dei generali.

Naguib, Nasser, Sadat e Mubarak. Ruota tutto attorno a questi quattro militari la storia dell’Egitto repubblicano. L’esercito, amato dal popolo, si è posto a garante dell’ordine costituito. Ha tentato di trovare una via di uscita dignitosa per Mubarak, uno di loro, comunque. Non è stato possibile e, per ora, il ritiro a Sharm el Sheik è probabilmente una via di mezzo tra la fuga all’estero (che la riunione fiume di ieri ha tentato di scongiurare) e un crepuscolo tranquillo, senza processi o espropri economici. (leggi tutto)

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Fonte: PeaceReporter

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Nuove corrispondenze dal Cairo, la rivoluzione fa il suo corso

Oggi 11 febbraio abbiamo effettuato il nostro consueto appuntamento con la rivoluzione a pochi km da noi, Piazza Tahrir in Egitto. Ascoltiamo le testimonianze raccolte dai compagni e amici che sono lì in queste ore!

Radiodimassa – prima corrispondenza – 11febbraio11

Radiodimassa – terza corrispondenza – 11febbraio11

Radiodimassa – seconda corrispondenza – 11febbraio11

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Fonte:  Radio di Massa

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Feb 10 2011

Solidarietà con i popoli arabi in lotta. Manifestazioni in tutta Italia.

A fianco di tutti i popoli arabi in lotta. Contro le dinastie oppressive e corrotte.

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Dalla Tunisia all’Egitto milioni di nostri fratelli e sorelle stanno lottando per la libertà la dignità la giustizia e per affermare una vita migliore. Abbiamo il dovere e la responsabilità di sostenerli, prendendo l’iniziativa anche in questo Paese. Promuoviamo una giornata di mobilitazione nazionale e solidarietà con i popoli arabi che unisca la gente di buona volontà, gli antirazzisti, la gente solidale e innanzitutto i fratelli e le sorelle immigrati, che esprima solidarietà a fianco di chi lotta nel mondo arabo e dia forza alle loro ragioni. Siamo tutti in piazza Tahrir.

Sabato  12 febbraio 2011

manifestazioni a:

Napoli – Piazza Garibaldi ore 15.00

Milano – Piazzale Loreto (per il Nord) ore 15.00
Roma – Piazza della Repubblica ore 15.00
Firenze – Piazza San Marco ore 16.00
Palermo – ore 16.00
Ed in altre città.

Il Comitato promotore


Aderiscono:
Associazione antirazzista ed interetnica “3 febbraio” – Coordinamento nazionale comitati
solidali ed antirazzisti – Don Carlo D’Antoni – Comunità egiziana della A3F (Milano) – Valori
Dimenticati (Vercelli) – CSV (Vercelli) – Socialismo Rivoluzionario – Comitato per la vita del
popolo palestinese (Genova) – Unicobas – Socialismo Libertario

Per info
349.6497338 (Milano, Italiano) – 388.1773509 (Milano, Arabo) – 346.65708065 (Napoli) –
329.1880678 (Genova) – 328.4431314 (Palermo) – 340.7634738 (Roma) – 339.4877653
(Torino)
3278586031(Firenze)


comitato.promotore12febbraio@gmail.com

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