Gen 16 2018

“L’analfabeta politico”

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Eugen Berthold Friedrich Brecht (Augusta, 10 febbraio 1898 – Berlino, 14 agosto 1956)

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Il peggiore analfabeta
è l’analfabeta politico.
Egli non sente, non parla,
né s’importa degli avvenimenti politici.

Egli non sa che il costo della vita,
il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina,
dell’affitto, delle scarpe e delle medicine
dipendono dalle decisioni politiche.

L’analfabeta politico è così somaro
che si vanta e si gonfia il petto
dicendo che odia la politica.

Non sa l’imbecille che dalla sua
ignoranza politica nasce la prostituta,
il bambino abbandonato,
l’assaltante, il peggiore di tutti i banditi,
che è il politico imbroglione,
il mafioso corrotto,
il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.

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(Bertolt Brecht)

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Gen 1 2018

California 1997 | La sequoia, la lotta e Julia “Butterfly”. Oggi Julia ha bisogno di noi!

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Julia Butterfly Hill ha bisogno di noi!

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Ve la ricordate la ragazzina che vent’anni fa rimase due anni su una sequoia e riuscì a salvare un intero bosco dall’abbattimento in California? Era Julia “Butterfly” Hill, che oggi, dopo innumerevoli campagne attiviste a tutela di ambiente e diritti umani, ha problemi di salute e chiede aiuto a tutti noi per poter sostenere il costo delle cure negli Stati Uniti.

Il 10 dicembre di vent’anni fa iniziava, su una sequoia millenaria della California, l’impresa che ha ispirato centinaia di migliaia di attivisti di tutto il mondo impegnati nella salvaguardia dell’ambiente. Quel giorno del 1997 Julia Butterfly Hill, allora ventitreenne, saliva su Luna, una sequoia della foresta di Headwaters, e lì è rimasta per 738 giorni. Il suo gesto ha salvato una foresta dall’abbattimento, ma ha ottenuto anche molto di più: ha risvegliato le coscienze dei milioni di persone che l’hanno vista in tv, che leggevano di lei sui giornali, che si preoccupavano per la sua incolumità quando le tempeste, la fame, il freddo e la solitudine mettevano a durissima prova quella ragazzina così determinata. Ha acceso un faro sugli abusi che l’uomo commetteva e commette sull’ambiente e ha dimostrato che ciascuno di noi, con volontà e impegno, può fare tantissimo per cambiare le cose.

La casa editrice Terra Nuova, per celebrare questo anniversario, ha pubblicato una nuova edizione del libro La ragazza sull’albero  che racconta quell’impresa; un libro amatissimo da tanti, scritto dalla stessa protagonista. La nuova edizione è arricchita da un’ intervista esclusiva a Julia ed è uscita proprio il 10 dicembre 2017.

In concomitanza con l’uscita del libro, Terra Nuova ha lanciato anche un appello per aiutare Julia in un momento di particolare difficoltà. Dopo anni di lotte incessanti in nome dell’ambientalismo e dei diritti umani, infatti, Julia ha dovuto interrompere le sue attività a causa di problemi di salute , che la vedono costretta a sottoporsi a una serie di interventi chirurgici alle anche e alla schiena. La sanità negli Stati Uniti ha costi molto elevati e Julia non ha possibilità di sostenerli interamente. Per questo, per permettere a Julia di rimettersi presto in piedi e tornare attiva nelle sue battaglie civili, Terra Nuova promuove questa raccolta fondi. Il ricavato delle donazioni libere sarà devoluto interamente a Julia Hill, mentre alle somme raccolte con le ricompense saranno detratte solo le spese. Trovate QUI tutte le informazioni.

Ma cosa è accaduto a Julia dopo quei due anni sulla sequoia? Ebbene, non si è mai fermata, ha sempre seguito il suo motto: «you make the difference », tu fai la differenza. «Da quando l’esperienza sulla sequoia si è conclusa, ho partecipato a molte azioni dirette e di disobbedienza civile» ci ha spiegato Julia nel settembre 2016 quando è venuta a trovarci (nella foto). « Sono stata in Ecuador a sostenere la protesta contro l’oleodotto che minacciava gran parte delle foreste in quel paese e mi hanno anche arrestata e deportata. Mi sono schierata in prima linea negli Stati Uniti contro la guerra in Iraq e ho scelto di diventare una war-tax resister , ossia di destinare ogni centesimo delle mie tasse a cause a cui tengo, rifiutandomi di pagarle all’Ufficio delle Entrate. Sono salita di nuovo su un albero a Los Angeles in California nel tentativo di salvare il giardino urbano più grande degli Stati Uniti, minacciato da una grande catena di centri commerciali. Queste sono solo alcune azioni, ma sono molte le cause che seguo e sostengo».

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QUI per acquistare il libro

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Fonte: ilcambiamento.it

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Dic 28 2017

Potere al Popolo | Il cambiamento del Paese partirà davvero dalla città del Vesuvio?

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“Se viviamo è per camminare sulla testa del re”

I compagni di “Je so’ pazz”, promotori del nuovo soggetto “Potere al Popolo”, lanciano un progetto politico per concretizzare una reale alternativa alle politiche a senso unico degli ultimi decenni.

Roma – Ѐ in atto la prima assemblea territoriale di Potere al Popolo. Salone del centro sociale occupato, affollatissimo. Posti a sedere esauriti. In fondo alla sala tanti restano in piedi. L’assemblea romana segue di soli dieci giorni quella di apertura e di presentazione al teatro Italia del progetto voluto dai giovani di Je so’ pazz. Sono i Clash city workers a promuovere e organizzare questa prima assemblea territoriale romana di Potere al Popolo. Su tutto il territorio nazionale ne seguiranno altre a tappeto. Perché quel popolo dal basso che nessuno ascolta va informato, ascoltato, rassicurato, coinvolto, abbracciato. Da Napoli e dai Clash l’abbraccio a chi si sente abbandonato arriva tutto ed è caloroso e incoraggiante.

Quel 18 Novembre al teatro Italia segnerà l’inizio di una svolta per il popolo che nessuno ascolta e che ora è al centro del progetto indetto da questi folli compagni che hanno avuto l’ardire di mettersi in gioco, di metterci la faccia? E il cambiamento del Paese partirà davvero dalla città del Vesuvio? Accadrà, forse, soprattutto se ci crediamo, se saremo in molti a crederci e ad aderire al progetto che sta decollando con assemblee su tutto il paese. Ѐ vero, l’entusiasmo che ci trasmettono questi giovani compagni non è il garante di niente, e il cambiamento per un Popolo, il vero cambiamento, avviene con le Rivoluzioni, è storia diversa. Ma non è detto, tutti hanno diritto di sognare, sebbene sia sconsigliabile. La realtà è che il popolo ha perso tutti i diritti. Allora perché non provarci e crederci nel progetto di questi giovani coraggiosi, colti, preparati, generosi e comunisti (se non di bandiera, sicuramente di fatto) che da anni s’impegnano per il sociale, avvantaggiati, è vero, da una giunta comunale che li sostiene fermamente.

Oh gentiluomini, il tempo della vita è breve! Trascorrere questa brevità nella bassezza sarebbe cosa troppo lunga. Se viviamo è per camminare sulla testa dei re”. (William Shakespeare). Si legge questa citazione nella mailing list di Potere al popolo e non è messa lì a caso. Un’esortazione che non si può ignorare, presa in prestito da un gigante della letteratura inglese e che possiamo immodestamente coniugare nelle parole di Viola, nel discorso di apertura al teatro Italia . “A forza di salvare il salvabile – dice Viola di Je so’ pazz – abbiamo perso quasi tutto. Il tentativo deve essere quello di fare tutto al contrario, perché non c’è più niente da perdere. Andiamo dappertutto, con modestia ed entusiasmo e confrontiamoci per sapere cosa “i territori” vogliono. Nessuno ha verità in tasca”. Ovvero: “Se camminiamo insieme, possiamo farlo sulla testa del re e riprenderci la sovranità che ci hanno tolto”vogliamo intenderla così.

L’appello al popolo

”Finalmente, si può concretizzare una reale alternativa alle politiche a senso unico degli ultimi decenni. Se sei un lavoratore ”garantito” con sempre meno diritti. Se sei un precario o hai dei figli precari che quei diritti non li hanno mai neanche conosciuti. Se sei un disoccupato o un pensionato che ha sempre più difficoltà a raggiungere la fine del mese. Se sei un pendolare che viaggia ordinariamente nei carri bestiame. Se sei un genitore in apprensione che il solaio della scuola possa crollare sulla testa dei suoi figli. Se sei bisognoso di cure alle quali per il taglio dei fondi non hai più diritto presso la struttura pubblica, mentre presso quella privata non hai i mezzi finanziari per poter accedere. E se sei uno che non rientra in nessuna di queste categorie ma semplicemente ti indigna che tutto ciò accada, allora questo progetto è quello che ti deve interessare. Noi ci stiamo – dicono i promotori di questo coraggioso progetto – Chi accetta la sfida?”.

Il popolo ha recepito e sta rispondendo. Sta accettando la sfida. Sta facendo il pienone alle loro assemblee. E mentre i media continuano ad oscurare organizzatori e assemblee, la curiosità popolare sale. La partecipazione anche. Sebbene le reticenze siano molte “Ѐ un deja vu” spara qualcuno, a torto o a ragione, riferendosi alle precedenti debacle, a ridosso di elezioni che hanno visto massicci raduni preelettorali. Chi ricorda Ingroia e la sua “Rivoluzione civile” che fece fare un sussulto d’interesse alle sinistre sparse, per poi miseramente afflosciarsi dopo l’inesistente risultato elettorale? Un magistrato che cambiò rapidamente mestiere diventando un leader politico e che ora riaffiora con il suo “Salto del cavallo” dove avrebbe potuto portare i suoi elettori? Il problema nasce da una domanda basilare: Perché in molti esuli dell’unità della sinistra hanno abboccato a quell’amo? E perché, già pestati da queste sconfitte, in molti, sempre in cerca di unità o di un po’ di fittizia egemonia, si sono impigliati all’amo del Brancaccio, rischiando di finire in braccio a Mdp?

Chi sono i promotori di Potere al Popolo

I compagni di “Je so’ pazz” hanno tutta un’altra storia, un’altra identità sociale. Basata sul mutualismo e la solidarietà. Ben lontana da interessi di poltrone. Nascono come centro sociale occupando un ex ospedale psichiatrico, un edificio dismesso da tempo

“Siamo persone comuni, siamo come te. Ci svegliamo la mattina per studiare, lavorare o cercare lavoro, abbiamo famiglia e amici e lavoriamo duro ogni giorno per tirare a campare e conquistarci un futuro. Abbiamo deciso di riprenderci un posto vuoto nel cuore di Napoli, nel quartiere Mater dei, per renderlo di nuovo vivo e usufruibile da chiunque abbia voglia di mettersi in gioco e cambiare le cose” si legge nella home page del loro sito.

Ove spiegano anche il motivo per cui hanno deciso di chiamarsi “Je so’ pazzo”. “In un mondo dove la normalità è fatta da disoccupazione, precarietà, discriminazioni razziali e di genere e chi più ne ha più ne metta, vogliamo dichiararci pazzi anche noi come Pino Daniele e osare organizzarci per riprendere parola e costruire dal basso un’alternativa al mondo grigio e disperato che vediamo quotidianamente”

In una società sovrastata e pervasa dallo sconforto e dalla paura, bisogna avere il coraggio di “lasciarsi alle spalle la paura e osare”. E ricordano che “quando si rompe la frammentazione e si costruiscono percorsi reali intorno ai bisogni della maggioranza, è possibile cominciare a vincere, riacquistare visibilità dopo anni in cui le nostre esigenze sono diventate invisibili, inesistenti nelle proposte della politica di palazzo di ogni colore e schieramento… Quando la “democrazia” vuol dire tutt’altro: alla lettera significa “potere del popolo”!”

La bozza di programma e i 10 punti (in sintesi) per una lista popolare

Più che un definito programma per una eventuale campagna elettorale, gli organizzatori di “Potere al Popolo” che non sono “politici di mestiere”, propongono, al momento, una sintesi sui punti fondamentali che intendono perseguire. Contenuti che hanno espresso al Teatro Italia e che sono i temi che riguardano la profonda crisi per cui questo Paese è al tracollo.”non abbiamo nulla da perdere-dicono- quindi scusateci se parleremo schietto.. e, visto che nessuno rappresenta il popolo “Rappresentiamoci direttamente. Per questo vogliamo…”:

Per dare potere al popolo

Ridare centralità e dignità ai lavoratori, rimuovere ogni ostacolo di carattere economico e sociale che limita l’uguaglianza, rimuovere il vincolo del pareggio di bilancio…

Sull’Europa: ROMPERE con i Trattati dell’Unione europea

Per il Lavoro: Cancellazione del Jobs act, della riforma Fornero, della legge Biagi e del pacchetto Treu…

Per la Redistribuzione della ricchezza. L’imposta patrimoniale, un sistema di tassazione semplice e fortemente progressivo, una lotta seria all’evasione fiscale, il blocco delle privatizzazioni delle aziende pubbliche e la nazionalizzazione delle aziende in crisi.

Per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Città e territori realmente aperti a tutti,, senza periferie immiserite e preda della criminalità organizzata.

Per il Welfare. La cancellazione della “Buona scuola”, l’assunzione a tempo indeterminato di tutto il personale della pubblica amministrazione, la gratuità del servizio sanitario, la bonifica dei territori inquinati, un piano di edilizia pubblica per la soluzione dell’emergenza abitativa.

Per l’immigrazione e l’accoglienza. L’estensione dei diritti ai migranti, primo fra tutti lo ius soli. Il superamento della gestione emergenziale e straordinaria dell’accoglienza, attraverso una gestione completamente pubblica.

Rifiuto del Regolamento di Dublino II, della legge Minniti-Orlando e di tutte le leggi razziste che lo hanno preceduto.

Sulla questione del Genere e discriminazione. Parità di diritti, di salari, di accesso al mondo del lavoro a tutti i livelli e mansioni, a prescindere dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale. Soluzioni che inibiscano ogni forma di violenza.

Per l’Ambiente. Urgente e radicale ripensamento del nostro modello produttivo e di consumo, la messa in sicurezza dei territori. Stop al business dell’emergenza ambientale e a quello della green economy.

Mutualismo, solidarietà e potere popolare. Questo è il punto centrale del programma, considerando il peggioramento di vita delle classi popolari. Per questo, mutualismo e solidarietà non vogliono solo intendersi come un servizio da offrire, ma una forma di resistenza agli attacchi del potere.

Il mutualismo dei giovani di “Je so’ pazz”, promotori del nuovo soggetto politico “Potere al popolo” si deve intendere come un metodo per dimostrare che basta poco e con poco si può ottenere ciò che viene negato, ovvero salute, sport, istruzione e cultura. Ѐ proprio quello che questi compagni stanno mettendo in atto da tempo presso l’ex manicomio di Napoli, sull’esempio di movimenti nati in tante parti del mondo: dalla Grecia alla Spagna, dall’America Latina ai paesi del Nord Africa, passando per Kobane. Un esempio di coraggio per debellare le paure e la sfiducia che stanno dilagando ovunque. Da qui si parte, dallo stravolgere quello che ha messo in atto da almeno un decennio il sistema dominante dei poteri neoliberisti, basato sull’infondere precarietà e paura. Malesseri che inducono all’estraneità, alla privatizzazione, alla guerra tra poveri, al razzismo e alla violenza, al fascismo e alla xenofobia. Il cambiamento lo si può ottenere solo costruendo un potere popolare. Restituendo al popolo il controllo sulla produzione e sulla distribuzione della ricchezza che ora è nelle mani sbagliate. Perché la storia, dalla notte dei tempi, l’ha scritta il popolo. # Potere al popolo.# Accettiamo la sfida

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Fonte: La Città futura

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Approfondimento
Potere al Popolo
Potere al Popolo: come partecipare
Potere al popolo: un programma per l’Italia
Debutta Potere al popolo: «Non siamo la terza lista di sinistra, ma l’unica»

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