Ago 30 2012

Anonymous – #OpFreeAssange# – Attaccato il sito dell’Interpol

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29 agosto 2012

Il gruppo di hacktivisti Anonymous ha  bloccato il sito dell’ Interpol e della  Serious Organised Crime Agency (SOCA) britannica chiedendo la libertà  di Julian Assange fondatore di WikiLeaks.

Parecchi account Twitter, associati agli hacktivisti hanno annunciato l’attacco al sito Web dell’ Interpol (Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale) con un tango-down. Il sito non è stato disponibile a partire dalle 9:18 pm GMT di domenica,  riprendendo il funzionamento poco dopo.
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Anonymous ha comunicato che ha neutralizzato anche sito dell’ agenzia (SOCA), un’unità di polizia UK responsabile per le operazioni contro le organizzazioni criminali.
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Per Assange, fondatore e redattore del sito di denuncia WikiLeaks, è stata richiesta,  dalle autorità svedesi,  l’estradizione dal Regno Unito dove era ai domiciliari prima di rifugiarsi presso l’ambasciata ecuadoriana di Londra.  Due donne dalla Svezia lo accusano di stupro.
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Assange ha chiesto asilo politico all’ Ecuador per paura di essere estradato dalla Svezia agli Stati Uniti, dove sarebbe accusato di spionaggio per le notizie riservate divulgate con WikiLeaks. Il paese latino-americano ha accettato la richiesta di Assange all’inizio di questo mese.
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Le autorità britanniche hanno rifiutato di garantire un passaggio sicuro fuori Londra per Assange.
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Approfondimento  (madu)
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Ago 28 2012

Israele si auto-assolve. Rachel Corrie morì per uno spiacevole incidente!

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Israele: “Rachel Corrie morì per sbaglio”

di Emma Mancini

Roma, 28 agosto 2012, Nena News – Israele non è colpevole. Questa la sentenza emessa oggi dal tribunale di Haifa che ha così rigettato l’accusa di negligenza mossa contro lo Stato israeliano per l’omicidio dell’attivista americana Rachel Corrie. Israele si auto-assolve.

A muovere l’accusa contro Tel Aviv erano stati i genitori di Rachel, secondo i quali Israele andava riconosciuto colpevole di omicidio e di aver condotto un’inchiesta incompleta e parziale. Di diverso parere la corte di Haifa: il giudice Oded Gershon ha stabilito che lo Stato non è responsabile per “nessun danno causato” perché si è trattato solo di “uno spiacevole incidente“. Insomma, secondo il tribunale Rachel Corrie è morta per sbaglio ed ne è la sola responsabile perché “non ha lasciato l’area come qualsiasi persona di buon senso avrebbe fatto”.

Ma non solo. La corte di Haifa ne ha approfittato per sottolineare un’altra clausola, fondamentale per la legge israeliana: l’esercito è assolto da ogni accusa perché l’evento evento si è verificato “in tempo di guerra”. Si è trattato, cioè, di “un’attività di combattimento”, conseguente ad un fantomatico attacco subito da Israele poche ore prima nella Striscia di Gaza.

Ventitré anni, residente ad Olympia e attivista dell’International Solidarity Movement, Rachel è morta il 16 marzo 2003, schiacciata da un bulldozer militare israeliano. Un Caterpillar D9-R guidato da un soldato israeliano l’ha uccisa mentre manifestava pacificamente contro la demolizione di case palestinese a Rafah, nella Striscia di Gaza.

Nel 2005, a due anni dalla morte di Rachel, due anni trascorsi senza risposte da parte dello Stato israeliano, la famiglia Corrie ha deciso di muoversi. E ha fatto causa a Tel Aviv. A seguire la loro denuncia, l’avvocato Hussein Abu Hussein che ha accusato lo Stato di Israele di essere responsabile dell’uccisione di Rachel Corrie e di aver condotto un’indagine incompleta e poco credibile.

E così, dopo la lettura della sentenza, questa mattina il primo commento di Cindy Corrie non lascia spazio a commenti: “Sono ferita”, ha detto la madre di Rachel alla stampa. Immediato l’intervento dell’avvocato Abu Hussein, secondo il quale la corte ha ancora una volta garantito l’impunità dell’esercito: “Sapevamo dall’inizio che si trattava di una battaglia in salita per ricevere risposte sincere e giustizia, ma siamo convinti che questo verdetto distorca le prove presentate alla corte”.

Pochi giorni fa, anche l’ambasciatore statunitense in Israele, Daniel Shapiro, aveva espresso le sue preoccupazioni per il modo in cui Israele ha condotto le indagini sul caso Corrie, definendole “una farsa”. Di diverso avviso l’opinione pubblica israeliana che non ha mai mostrato alcun interesse per la morte di Rachel, avvenuta in piena Seconda Intifada, la sollevazione popolare palestinese considerata dallo Stato ebraico un atto di guerra.

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Fonte: Nena News

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Ago 27 2012

Allarme suicidi? In Italia oltre 2000 richieste di aiuto. Telefono, il mezzo per raccontare fallimenti e disperazione

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L’allarme suicidi in Italia è all’ordine del giorno. Gli imprenditori sino sempre più sull’orlo della crisi, ma non solo economica.
Sono più di 30 le vittime che nel 2012 si sono tolte la vita dopo aver perso il lavoro e le associazioni che si occupano del fenomeno oggi lanciano l’allarme sul pericolo di altri gesti estremi.
I dati elaborati dall’Adnkronos mostrano oltre 2mila le persone che, negli ultimi mesi, si sono rivolte a progetti di ascolto e supporto psicologico, nati a livello regionale o nazionale.
Cause? Il peso del fisco, la perdita del lavoro, la difficoltà di far quadrare bilanci e di ottenere credito tolgono il sonno a centinaia di migliaia di persone e contro i gesti estremi è boom di telefonate alle associazioni di sostegno come ‘Speranzaallavoro’, voluta da Adiconsum e Filca Cisl per rompere il silenzio e la solitudine dei piccoli imprenditori e delle loro famiglie.
L’iniziativa, partita il 16 aprile scorso,continua a registrare numeri preoccupanti.
“Sono oltre un migliaio le persone -spiega Pietro Giordano, segretario generale di Adiconsum- che già hanno chiamato per chiederci aiuto”. Cifre da aggiungere a realtà come il progetto ‘Terraferma’, nato per volere dell’imprenditore Massimo Mazzucchelli, che dallo scorso marzo ha risposto agli ‘Sos’ di oltre 550 lavoratori in difficoltà.
Ma c’è anche altro: iniziative a livello locale (quasi ogni regione dispone di un servizio ad hoc) come ‘InOltre’ finanziato dalla Regione Veneto. Dallo scorso 11 giugno, il numero verde ha raccolto l’appello disperato di circa 80 imprenditori di una delle zone più colpite dalla crisi.
A livello nazionale dunque la somma supera la cifra di 2mila messaggi di aiuto e il telefono diventa il mezzo per raccontare i propri fallimenti e la dipserazione che si vive.
Il Nord Italia in maggioranza si rivolge a ‘Speranzaallavoro’, mentre sono “le figlie soprattutto a chiedere aiuto, spezzando quel senso di fallimento che pesa sui padri. Per loro -svela il segretario generale di Adiconsum, Giordano- è più dura ammettere la fine di un progetto imprenditoriale”. Più diversificato, invece, l’identikit di chi contatta lo spazio di ascolto e di supporto ‘Terraferma’ che offre sostegno, 24 ore su 24, grazie al contributo di 30 tra psicologi e psicoterapeuti. “In prevalenza si rivolgono a noi gli imprenditori -spiega Mazzucchelli-, ma chiamano anche lavoratori disoccupati di tutte le età. Telefonano soprattutto da Veneto, Lombardia e Piemonte, anche se non mancano richieste di aiuto da Lazio e Campania”.
Circa il 10% delle telefonate, aggiunge il responsabile del progetto “viene fatto da mogli o figlie, le quali si accorgono del disagio di chi si ritrova a fare i conti, oltre che con la crisi, con l’ansia e la depressione”.
Imprenditori, familiari o dipendenti con l’incubo di perdere il lavoro sono le persone a cui presta aiuto anche Emilia Laugelli, responsabile dell’Unità operativa di Psicologia clinica dell’ospedale di Santorso e del progetto ‘InOltre’. “Il nostro -spiega – è un supporto psicologico soprattutto verso i piccoli imprenditori.  Anche per ‘Terraferma’ l’idea di fornire, “con tariffe agevolate, un percorso di sostegno a chi si sente strozzato dal peso delle tasse, a chi pensa a gesti estremi pur vantando crediti nei confronti della pubblica amministrazione”, sottolinea Mazzucchelli. Se al via dell’iniziativa c’è stato un “boom di contatti per i nostri consulenti -avvocati, psicologi e fiscalisti- l’estate non rende più felici gli imprenditori”, sottolinea il segretario generale di Adiconsum, Giordano. “I numeri di chi ci contatta è costante, così come costante è la pressione fiscale a cui sono sottoposte le pmi e che finisce per strozzarle”, evidenzia. Dopo l’accordo con l’ordine degli psicologi, Adiconsum ipotizza un intervento anche economico attraverso il coinvolgimento degli istituti di credito.
“Penso -dice Giordano- a un fondo di solidarietà finanziato dalle banche, grazie a un euro versato per l’apertura di un conto corrente, per realizzare un microcredito con tassi vicini allo zero. Una formula che consentirebbe, insieme a uno stop temporaneo della rivalsa di crediti passati, di aiutare molti imprenditori e scongiurare gesti estremi. Alcune persone – ricorda- si sono suicidate per debiti di poche migliaia di euro”. E a una sorta di welfare sociale pensa anche il responsabile di ‘Terraferma’, progetto promosso dal movimento ‘Impresecheresistono’. “Sarebbe importante creare un fondo di garanzia pubblico finanziato, ad esempio, dalle regioni. Non soldi a fondo perduto, ma temporaneamente a favore delle Pmi che hanno bisogno di piccoli importi, ad esempio 5mila euro, per risollevarsi”. Non bisogna dimenticare, sottolinea Mazzucchelli “che spesso le piccole e medie imprese, pur vantando crediti nei confronti di altre o dello Stato, si ritrovano a fare i conti con l’Agenzia delle Entrate e con Equitalia”. E di fronte alle banche “che hanno ‘chiuso’ l’accesso al credito, l’imprenditore non riesce più a far fronte ai pagamenti dei fornitori e agli stipendi dei dipendenti. A peggiorare la possibilità di ripartire la segnalazione alla ‘centrale rischi'”. Per uscire dal circuito vizioso “è fondamentale una riduzione delle imposte -conclude- per garantire una maggiore competitività e far ripartire il mercato interno”. Mentre il governo sembra vedere la luce in fondo al tunnel della crisi, il buio sembra ancora dominare tra lavoratori in difficoltà, disoccupati e imprenditori, ma una telefonata a volte può davvero allungare la vita.

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Fonte: Controlacrisi

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Ago 26 2012

Cappelani militari, 17 milioni di euro, Gandhi e don Milani

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Ultimamente si è parlato molto, in alcuni articoli (1), della situazione alquanto imbarazzante dei Cappelani militari.

Dopo aver letto i servizi mi sono ricordato di una bellissima lettera di don Milani inviata,  nel 1965,   ai Cappellani militari toscani.  Riporto la lettera per intero:

“Da tempo avrei voluto invitare uno di voi a parlare ai miei ragazzi della vostra vita. Una vita che i ragazzi e io non capiamo.

Avremmo però voluto fare uno sforzo per capire e soprattutto domandarvi come avete affrontato alcuni problemi pratici della vita militare. Non ho fatto in tempo a organizzare questo incontro tra voi e la mia scuola.

Io l’avrei voluto privato, ma ora che avete rotto il silenzio voi, e su un giornale, non posso fare a meno di farvi quelle stesse domande pubblicamente.

PRIMO perché avete insultato dei cittadini che noi e molti altri ammiriamo. E nessuno, ch’io sappia, vi aveva chiamati in causa. A meno di pensare che il solo esempio di quella loro eroica coerenza cristiana bruci dentro di voi una qualche vostra incertezza interiore.

SECONDO perché avete usato, con estrema leggerezza e senza chiarirne la portata, vocaboli che sono più grandi di voi.

Nel rispondermi badate che l’opinione pubblica è oggi più matura che in altri tempi e non si contenterà né d’un vostro silenzio, né d’una risposta generica che sfugga alle singole domande. Paroloni sentimentali o volgari insulti agli obiettori o a me non sono argomenti. Se avete argomenti sarò ben lieto di darvene atto e di ricredermi se nella fretta di scrivere mi fossero sfuggite cose non giuste.

Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni.

Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto.

Abbiamo dunque idee molto diverse. Posso rispettare le vostre se le giustificherete alla luce del Vangelo o della Costituzione. Ma rispettate anche voi le idee degli altri. Soprattutto se son uomini che per le loro idee pagano di persona.

Certo ammetterete che la parola Patria è stata usata male molte volte. Spesso essa non è che una scusa per credersi dispensati dal pensare, dallo studiare la storia, dallo scegliere, quando occorra, tra la Patria e valori ben più alti di lei.

Non voglio in questa lettera riferirmi al Vangelo. È troppo facile dimostrare che Gesù era contrario alla violenza e che per sé non accettò nemmeno la legittima difesa.

Mi riferirò piuttosto alla Costituzione.

Articolo 11 «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli…».

Articolo 52 «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino».

Misuriamo con questo metro le guerre cui è stato chiamato il popolo italiano in un secolo di storia.

Se vedremo che la storia del nostro esercito è tutta intessuta di offese alle Patrie degli altri dovrete chiarirci se in quei casi i soldati dovevano obbedire o obiettare quel che dettava la loro coscienza. E poi dovrete spiegarci chi difese più la Patria e l’onore della Patria: quelli che obiettarono o quelli che obbedendo resero odiosa la nostra Patria a tutto il mondo civile? Basta coi discorsi altisonanti e generici. Scendete nel pratico. Diteci esattamente cosa avete insegnato ai soldati. L’obbedienza a ogni costo? E se l’ordine era il bombardamento dei civili, un’azione di rappresaglia su un villaggio inerme, l’esecuzione sommaria dei partigiani, l’uso delle armi atomiche, batteriologiche, chimiche, la tortura, l’esecuzione d’ostaggi, i processi sommari per semplici sospetti, le decimazioni (scegliere a sorte qualche soldato della Patria e fucilarlo per incutere terrore negli altri soldati della Patria), una guerra di evidente aggressione, l’ordine d’un ufficiale ribelle al popolo sovrano, la repressione di manifestazioni popolari?

Eppure queste cose e molte altre sono il pane quotidiano di ogni guerra. Quando ve ne sono capitate davanti agli occhi o avete mentito o avete taciuto. O volete farci credere che avete volta volta detto la verità in faccia ai vostri «superiori» sfidando la prigione o la morte? se siete ancora vivi e graduati è segno che non avete mai obiettato a nulla. Del resto ce ne avete dato la prova mostrando nel vostro comunicato di non avere la più elementare nozione del concetto di obiezione di coscienza.

Non potete non pronunciarvi sulla storia di ieri se volete essere, come dovete essere, le guide morali dei nostri soldati. Oltre a tutto la Patria, cioè noi, vi paghiamo o vi abbiamo pagato anche per questo. E se manteniamo a caro prezzo (1000 miliardi l’anno) l’esercito, è solo perché difenda colla Patria gli alti valori che questo concetto contiene: la sovranità popolare, la libertà, la giustizia. E allora (esperienza della storia alla mano) urgeva più che educaste i nostri soldati all’obiezione che all’obbedienza.

L’obiezione in questi 100 anni di storia l’han conosciuta troppo poco. L’obbedienza, per disgrazia loro e del mondo, l’han conosciuta anche troppo.

Scorriamo insieme la storia. Volta volta ci direte da che parte era la Patria, da che parte bisognava sparare, quando occorreva obbedire e quando occorreva obiettare.

1860. Un esercito di napoletani, imbottiti dell’idea di Patria, tentò di buttare a mare un pugno di briganti che assaliva la sua Patria. Fra quei briganti c’erano diversi ufficiali napoletani disertori della loro Patria. Per l’appunto furono i briganti a vincere. Ora ognuno di loro ha in qualche piazza d’Italia un monumento come eroe della Patria.

A 100 anni di distanza la storia si ripete: l’Europa è alle porte.

La Costituzione è pronta a riceverla: «L’Italia consente alle limitazioni di sovranità necessarie…». I nostri figli rideranno del vostro concetto di Patria, così come tutti ridiamo della Patria Borbonica. I nostri nipoti rideranno dell’Europa. Le divise dei soldati e dei cappellani militari le vedranno solo nei musei.

La guerra seguente 1866 fu un’altra aggressione. Anzi c’era stato un accordo con il popolo più attaccabrighe e guerrafondaio del mondo per aggredire l’Austria insieme.

Furono aggressioni certo le guerre (1867-1870) contro i Romani i quali non amavano molto la loro secolare Patria, tant’è vero che non la difesero. Ma non amavano molto neanche la loro nuova Patria che li stava aggredendo, tant’è vero che non insorsero per facilitarle la vittoria. Il Gregorovius spiega nel suo diario: «L’insurrezione annunciata per oggi, è stata rinviata a causa della pioggia».

Nel 1898 il Re «Buono» onorò della Gran Croce Militare il generale Bava Beccaris per i suoi meriti in una guerra che è bene ricordare. L’avversario era una folla di mendicanti che aspettavano la minestra davanti a un convento a Milano. Il Generale li prese a colpi di cannone e di mortaio solo perché i ricchi (allora come oggi) esigevano il privilegio di non pagare tasse. Volevano sostituire la tassa sulla polenta con qualcosa di peggio per i poveri e di meglio per loro. Ebbero quel che volevano. I morti furono 80, i feriti innumerevoli. Fra i soldati non ci fu né un ferito né un obiettore. Finito il servizio militare tornarono a casa a mangiar polenta. Poca perché era rincarata.

Eppure gli ufficiali seguitarono a farli gridare «Savoia» anche quando li portarono a aggredire due volte (1896 e 1935) un popolo pacifico e lontano che certo non minacciava i confini della nostra Patria. Era l’unico popolo nero che non fosse ancora appestato dalla peste del colonialismo europeo.

Quando si battono bianchi e neri siete coi bianchi? Non vi basta di imporci la Patria Italia? Volete imporci anche la Patria Razza Bianca? Siete di quei preti che leggono la Nazione? Stateci attenti perché quel giornale considera la vita d’un bianco più che quella di 100 neri. Avete visto come ha messo in risalto l’uccisione di 60 bianchi nel Congo, dimenticando di descrivere la contemporanea immane strage di neri e di cercarne i mandanti qui in Europa?

Idem per la guerra di Libia.

Poi siamo al ’14. L’Italia aggredì l’Austria con cui questa volta era alleata.

Battisti era un Patriota o un disertore? È un piccolo particolare che va chiarito se volete parlare di Patria. Avete detto ai vostri ragazzi che quella guerra si poteva evitare? Che Giolitti aveva la certezza di poter ottenere gratis quello che poi fu ottenuto con 600.000 morti?

Che la stragrande maggioranza della Camera era con lui (450 su 508)? Era dunque la Patria che chiamava alle armi? E se anche chiamava, non chiamava forse a una «inutile strage»? (l’espressione non è d’un vile obiettore di coscienza ma d’un Papa canonizzato).

Era nel ’22 che bisognava difendere la Patria aggredita. Ma l’esercito non la difese. Stette a aspettare gli ordini che non vennero. Se i suoi preti l’avessero educato a guidarsi con la Coscienza invece che con l’Obbedienza «cieca, pronta, assoluta» quanti mali sarebbero stati evitati alla Patria e al mondo (50.000.000 di morti). Così la Patria andò in mano a un pugno di criminali che violò ogni legge umana e divina e riempiendosi la bocca della parola Patria, condusse la Patria allo sfacelo. In quei tragici anni quei sacerdoti che non avevano in mente e sulla bocca che la parola sacra «Patria», quelli che di quella parola non avevano mai voluto approfondire il significato, quelli che parlavano come parlate voi, fecero un male immenso proprio alla Patria (e, sia detto incidentalmente, disonorarono anche la Chiesa).

Nel ’36 50.000 soldati italiani si trovarono imbarcati verso una nuova infame aggressione: Avevano avuto la cartolina di precetto per andar «volontari» a aggredire l’infelice popolo spagnolo.

Erano corsi in aiuto d’un generale traditore della sua Patria, ribelle al suo legittimo governo e al popolo suo sovrano. Coll’aiuto italiano e al prezzo d’un milione e mezzo di morti riuscì a ottenere quello che volevano i ricchi: blocco dei salari e non dei prezzi, abolizione dello sciopero, del sindacato, dei partiti, d’ogni libertà civile e religiosa.

Ancor oggi, in sfida al resto del mondo, quel generale ribelle imprigiona, tortura, uccide (anzi garrota) chiunque sia reo d’aver difeso allora la Patria o di tentare di salvarla oggi. Senza l’obbedienza dei «volontari» italiani tutto questo non sarebbe successo.

Se in quei tristi giorni non ci fossero stati degli italiani anche dall’altra parte, non potremmo alzar gli occhi davanti a uno spagnolo. Per l’appunto questi ultimi erano italiani ribelli e esuli dalla loro Patria. Gente che aveva obiettato.

Avete detto ai vostri soldati cosa devono fare se gli capita un generale tipo Franco? Gli avete detto che agli ufficiali disobbedienti al popolo loro sovrano non si deve obbedire?

Poi dal ’39 in là fu una frana: i soldati italiani aggredirono una dopo l’altra altre sei Patrie che non avevano certo attentato alla loro (Albania, Francia, Grecia, Egitto, Jugoslavia, Russia).

Era una guerra che aveva per l’Italia due fronti. L’uno contro il sistema democratico. L’altro contro il sistema socialista. Erano e sono per ora i due sistemi politici più nobili che l’umanità si sia data.

L’uno rappresenta il più alto tentativo dell’umanità di dare, anche su questa terra, libertà e dignità umana ai poveri.

L’altro il più alto tentativo dell’umanità di dare, anche su questa terra, giustizia e eguaglianza ai poveri.

Non vi affannate a rispondere accusando l’uno o l’altro sistema dei loro vistosi difetti e errori. Sappiamo che son cose umane. Dite piuttosto cosa c’era di qua dal fronte. Senza dubbio il peggior sistema politico che oppressori senza scrupoli abbiano mai potuto escogitare. Negazione d’ogni valore morale, di ogni libertà se non per i ricchi e per i malvagi. Negazione d’ogni giustizia e d’ogni religione. Propaganda dell’odio e sterminio d’innocenti. Fra gli altri lo sterminio degli ebrei (la Patria del Signore dispersa nel mondo e sofferente).

Che c’entrava la Patria con tutto questo? e che significato possono più avere le Patrie in guerra da che l’ultima guerra è stata un confronto di ideologie e non di patrie?

Ma in questi cento anni di storia italiana c’è stata anche una guerra «giusta» (se guerra giusta esiste). L’unica che non fosse offesa delle altrui Patrie, ma difesa della nostra: la guerra partigiana.

Da un lato c’erano dei civili, dall’altra dei militari. Da un lato soldati che avevano obbedito, dall’altra soldati che avevano obiettato.

Quali dei due contendenti erano, secondo voi, i «ribelli», quali i «regolari»?

È una nozione che urge chiarire quando si parla di Patria. Nel Congo p. es. quali sono i «ribelli»?

Poi per grazia di Dio la nostra Patria perse l’ingiusta guerra che aveva scatenato. Le Patrie aggredite dalla nostra Patria riuscirono a ricacciare i nostri soldati.

Certo dobbiamo rispettarli. Erano infelici contadini o operai trasformati in aggressori dall’obbedienza militare. Quell’obbedienza militare che voi cappellani esaltate senza nemmeno un «distinguo» che vi riallacci alla parola di San Pietro: «Si deve obbedire agli uomini o a Dio?». E intanto ingiuriate alcuni pochi coraggiosi che son finiti in carcere per fare come ha fatto San Pietro.

In molti paesi civili (in questo più civili del nostro) la legge li onora permettendo loro di servir la Patria in altra maniera. Chiedono di sacrificarsi per la Patria più degli altri, non meno. Non è colpa loro se in Italia non hanno altra scelta che di servirla oziando in prigione.

Del resto anche in Italia c’è una legge che riconosce un’obiezione di coscienza. È proprio quel Concordato che voi volevate celebrare. Il suo terzo articolo consacra la fondamentale obiezione di coscienza dei Vescovi e dei Preti.

In quanto agli altri obiettori, la Chiesa non si è ancora pronunziata né contro di loro né contro di voi. La sentenza umana che li ha condannati dice solo che hanno disobbedito alla legge degli uomini, non che son vili. Chi vi autorizza a rincarare la dose? E poi a chiamarli vili non vi viene in mente che non s’è mai sentito dire che la viltà sia patrimonio di pochi, l’eroismo patrimonio dei più?

Aspettate a insultarli. Domani forse scoprirete che sono dei profeti. Certo il luogo dei profeti è la prigione, ma non è bello star dalla parte di chi ce li tiene.

Se ci dite che avete scelto la missione di cappellani per assistere feriti e moribondi, possiamo rispettare la vostra idea. Perfino Gandhi da giovane l’ha fatto. Più maturo condannò duramente questo suo errore giovanile. Avete letto la sua vita?

Ma se ci dite che il rifiuto di difendere se stesso e i suoi secondo l’esempio e il comandamento del Signore è «estraneo al comandamento cristiano dell’amore» allora non sapete di che Spirito siete! che lingua parlate? come potremo intendervi se usate le parole senza pesarle? se non volete onorare la sofferenza degli obiettori, almeno tacete!

Auspichiamo dunque tutto il contrario di quel che voi auspicate: Auspichiamo che abbia termine finalmente ogni discriminazione e ogni divisione di Patria di fronte ai soldati di tutti i fronti e di tutte le divise che morendo si son sacrificati per i sacri ideali di Giustizia, Libertà, Verità.

Rispettiamo la sofferenza e la morte, ma davanti ai giovani che ci guardano non facciamo pericolose confusioni fra il bene e il male, fra la verità e l’errore, fra la morte di un aggressore e quella della sua vittima.

Se volete diciamo: preghiamo per quegli infelici che, avvelenati senza loro colpa da una propaganda d’odio, si son sacrificati per il solo malinteso ideale di Patria calpestando senza avvedersene ogni altro nobile ideale umano.

Lorenzo Milani sac.

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(1)  Bagnasco, pensione da generale   –  Proposta di legge per smilitarizzare i cappellani militari   –  Cappellani militari, una spesa da 17 milioni di euro l’anno



Ago 26 2012

Udine – 29 settembre 2012: dopo Green Hill attacco alla Harlan Laboratories

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Il  NO HARLAN -GROUP UDINE è costituito da persone che lottano quotidianamente contro l’ingiustizia, la violenza e gli abusi che subiscono gli animali; in primo luogo contro la vivisezione.
Alcuni di noi sono attivisti di associazioni animaliste (LAV, Lega Anti Vivisezione, OIPA, Organizzazione Internazionale per la Protezione Animali, l’ENPA, Ente Nazionale per la Protezione Animali, Animalisti italiani, Imperatrice nuda e Animalisti FVG); altri sono cittadini desiderosi di dare il loro contributo per la difesa dei diritti degli animali.
Viviamo a Udine e nel territorio del Friuli Venezia Giulia.

Il gruppo si propone di attuare una serie di forti iniziative di protesta contro la multinazionale americana “Harlan Laboratories” che si occupa di produrre e allevare animali da laboratorio, roditori, gatti, cani, furetti primati,ecc., destinati alla vivisezione .
La Harlan ha sedi esistenti in quattro continenti. In Italia si trovano a Bresso, a Correzzana (Milano) e ad Azzida, a pochi chilometri da Udine.
La nostra lotta si aprirà con una grande manifestazione internazionale che avrà luogo a Udine, il 29 Settembre 2012, per chiedere la chiusura di Harlan e la fine della vivisezione.

Vogliamo diventare un punto di riferimento per la formazione di altri gruppi come il nostro , nei territori dove esiste Harlan, perchè solo un’azione di protesta unitaria condotta con determinazione e creatività può ottenere risultati concreti.

Ti unirai a noi?

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Fonte: No Harlan group Udine

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Approfondimento (madu)

Harlan Laboratories

Vivisezione

Crimini nascosti – Mostra fotografica sulla vivisezione

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