Lug 27 2011

Italia: I Barbari –in giacca e cravatta- alle porte

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Di: Conn Hallinan

Fonte: Foreign Policy in Focus

 

PAESTUM, ITALIA – Le mura raccontano tante cose della storia di un paese. Dato che il loro scopo è di lasciare fuori le persone che vogliono entrare, in generale significano guai. Nel caso di queste stupende,. rovine di una città a sud-est di Napoli, nel VI secolo a.C i Greci tentavano di tenere fuori da essa gli Etruschi che non  amavano  una colonia caduta improvvisamente tra capo e collo..

L’Italia ha tantissime mura, specialmente al nord e al centro dove le cittadine e città grandi  si raggruppano  in posizione elevata. Gli Italiani non hanno costruito i centri abitati in alto per godersi il panorama. Ciò che ora è pittoresco era, a quei tempi,  un paradiso sicuro dai barbari.

Ora, però, i barbari sono tornati, solo che questa volta non sono tribù con nomi terrificanti come Goti, Unni e Longobardi. Oggi i bruti hanno etichette dal suono insipido come Fondo Monetario Internazionale, (FMI), Unione Europea (EE) e Moody’s. E alcuni dei peggiori sono di produzione locale: Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti.

L’Italia è nei guai fino al collo, sebbene non sia certo l’unica. Mentre i titoli dei giornali spettano alla Grecia, al Portogallo e alla Spagna, l’Italia ha il secondo maggior  tasso di debito in Europa e uno dei  tassi più bassi di crescita. L’8 luglio, le rendite dei bond italiani hanno raggiunto il livello più alto negli ultimi nove anni e il mercato azionario del paese è crollato bruscamente. Dato che l’Italia ha la terza economia più  grande della zona dove si usa l’euro, se essa  è nei guai, anche  l’euro subisce la stessa sorte. E, al contrario del Portogallo, della Grecia o dell’Irlanda, l’Italia è di gran lunga più grande per un salvataggio finanziario (non voglio dire che i programmi criminali di austerità che vengono imposti ora  a tutte queste tre nazioni abbia qualche cosa in comune con i “salvataggi”). Sono semplicemente i contribuenti che coprono le frenesie speculative rovinose fatte dalle banche francesi, tedesche e olandesi.

Ci sono segnali che l’economia italiana stia deragliando, ma sono segnali sottili. un sacco di case abbandonate e con l’erba incolta, per esempio.

Le case abbandonate sono a Pompei, dove il governo non ha più i soldi per puntellare le mura di questa città che ha 2000 anni. La Pompei dei meravigliosi mosaici e dei sorprendenti affreschi, è diventata una città fantasma che si vede dalle strade e dai marciapiedi.

Gli immensi templi dorici di Paestum sono conservati meravigliosamente, ma l’erba si è impadronita  di gran parte del resto della città. E’affascinante vagare tra le rovine, trovando deliziosi pavimenti di mosaico, giardini nei peristili, o piscine, ma le autorità italiane non hanno lasciato che l’erba crescesse per stimolare la curiosità dei turisti; non hanno i soldi per farla tagliare.

In questo paese si percepisce che la gente sta trattenendo il respiro. L’attuale governo di centro-destra sta facendo approvare un pacchetto di misure di austerità  di 68 miliardi di dollari che innalzerà l’età pensionabile, taglierà gli assegni dell’assistenza medica, e lascerà a casa i dipendenti statali, ma molti dei tagli non saranno effettivi fino al 2013 e al 2014. Nella speranza di evitare la rabbia degli elettori, l’attuale ministro della finanza, Giulio Tremonti,  ha rimandato i tagli in modo che  non saranno effettivi fino a dopo le elezioni della primavera  prossima. (leggi tutto)

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Fonte: Znetitaly

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Lug 25 2011

Don Verzè e don Gallo, la morte e la vita

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di don Paolo Farinella

Sono appena rientrato da una serata di festa celebrata a Genova per gli 83 anni di don Andrea Gallo, a cui ha partecipato una folla enorme di amici e cittadini e alcuni politici. A fare festa c’era anche il gotha del «Il Fatto Quotidiano» (Padellaro, Travaglio, Sansa), Moni Ovadia, Gino Paoli e tanti, tanti altri. Un popolo attorno ad un uomo, un partigiano, un prete che da tutta la vita vive sul marciapiede per acchiappare chi sul marciapiede può finire e vi è già finito. Un prete, un uomo, un partigiano, invocato e riconosciuto come leader morale indiscusso.

La forza di don Gallo è la «nudità»: è nudo di tutto ciò che oggi è di modo: il denaro, il potere, il sesso. Egli ha il vestito della parola, che si fa profezia di giustizia e di trasparenza nella coerenza. Sopra il vestito la bandiera della Pace dipinta dall’arcobaleno. Genova, città medaglia d’oro della Resistenza, il giorno 18 luglio 2011 ha messo sul candelabro evangelico il lume splendente della bella persona di don Gallo e lo ha proposto a tutti come punto di riferimento dell’Italia migliore, quell’Italia che è disprezzata dal governo in carica per voce del ministro Brunetta. Ieri ho visto attorno a don Gallo Andrea l’Italia del cuore, quella che non si rassegnerà mia al potere del malaffare e del ricatto, della delinquenza e del mercimonio.

Mentre la festa scorreva allegra e intensa, tra gli epitaffi graffianti e micidiali di Enzo Costa e gli apologhi esilaranti e per questo densi di spiritualità di Moni Ovadia, istintivamente il mio pensiero correva ad un altro prete, don Luigi Maria Verzè, 91 anni, che cominciò come segretario di San Giovanni Calabria, vescovo dei poveri e dei diseredati e finì, anzi sta finendo, come complice di Berlusconi, boss che affoga nei sospetti di corruzione.

Ora sulla sua coscienza grava anche la morte suicida del suo più stretto collaboratore Mario Cal che non ha retto al fallimento del San Raffaele a cui l’ha portato la gestione del prete imprenditore. Questi fa affari con tutti, a prescindere da ogni moralità e legalità. Il fatto è talmente grave che su pressione dell’appena neo papa Paolo VI la diocesi di Milano nel 1964 gli commina «la proibizione di esercitare il sacro ministero» per giungere al 1973 quando viene «sospeso a divinis». In seguito le pene canoniche saranno revocate non si sa per quali vie e con quali mezzi. Questo prete era solito chiamare Dio «Top Manager».

Ha sempre creduto nella Provvidenza che per lui assume il volto di un certo Silvio Berlusconi che nel 1968 attraverso la Edilnord acquista 712 mila mq di terreni vicino Segrate per costruire la città avveniristica del futuro, chiamata «Milano 2», dove oggi sappiamo ospitava prostitute e minorenni per sollazzarsi dalle noie del governo. Tutto questo ben di dio confinava a sud con i terreni dell’erigendo San Raffaele. Tra don Verzè e Berlusconi fu amore a prima vista, quel fulmine che di solito scoppia all’insaputa tra uomini della stessa di razza. (leggi tutto)

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Fonte: domani Arcoiris.tv

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Lug 21 2011

Anonymous e LulzSec: Messaggio dai ribellweb

Per troppi anni le persone ci hanno considerato criminali.

E’ ora di dare la giusta definizione del movimento e di far capire che siamo gente che si batte unicamente per la libertà e giustizia, contrastando la censura in tutte le sue forme.

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Fonte: Anonymous Italy

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Lug 18 2011

Freedom Flotilla 2: la barca francese “Dignité / Karama” (Dignità) verso Gaza!

 

Posted on 18 luglio 2011

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LA DIGNITE’: A GAZA ENTRO 24 ORE

“La presenza in mare della Dignité-Al Karama costituisce una sconfitta per il governo israeliano che, con la forza o le pressioni, cerca di perpetuare un blocco illegale e criminale e di mettere a tacere i movimenti della società civile del mondo intero”

Da circa 12 ore la Dignité Al-Karama naviga in acque internazionali, facendo rotta su Gaza. Dovrebbe raggiungere le coste palestinesi entro 24 ore.

Partita il 25 giugno dalla Francia, la Dignité-Al Karama, uno dei battelli della campagna «Un bateau français pour Gaza», si dirige attualmente verso Gaza. La Dignitè-Al Karama è oggi il portavoce dell’insieme della Freedom Flotilla 2, ai cui battelli è stato impedito di prendere il mare per decisione del governo greco, che ha così soddisfatto un’esplicita richiesta israeliana. Due imbarcazioni sono state sabotate. I passeggeri della Dignité-Al Karama erano sfuggiti il 5 luglio scorso al blocco greco. A bordo oggi si trova una seconda équipe, rappresentativa delle campagne nazionali della coalizione della Freedom Flottilla 2.
Questo «piccolo» battello rappresenta simbolicamente la determinazione del movimento di solidarietà internazionale a rompere il blocco di Gaza ed a portare il proprio sostegno agli oltre un milione e mezzo di Palestinesi imprigionati dal 2007. La prima flotilla aveva costretto il governo israeliano ad annunciare un alleggerimento del blocco, ma le ONG e le istituzioni internazionali non constatano che ben pochi cambiamenti sul terreno. ”L’apertura del valico di Rafah” con l’Egitto non è possibile che per 500 persone al giorno e non è adatta per il transito delle merci.
La presenza in mare della Dignité-Al Karama costituisce una sconfitta per il governo israeliano che, con la forza o le pressioni, cerca di perpetuare un blocco illegale e criminale e di mettere a tacere i movimenti della società civile del mondo intero. Fino a quando Palestinesi non potranno godere della loro libertà di circolazione e di scambio, specialmente fra Gaza e la Cisgiordania, proseguiremo le nostre campagne e le azioni non violente per la fine del blocco di Gaza.

Contatti per la campagna « Un bateau français pour Gaza ».

Maxime Guimberteau – 06 98 90 18 87

Julien Rivoire 06 09 62 05 44

http://www.unbateaupourgaza.fr

 

Gaza, stiamo arrivando.

Freedom Flotilla 2

I PASSEGGERI A BORDO DELLA DIGNITE’

Stéphan Corriveau, coordinatore di Canadian boat to Gaza

Dror Feiler, portavoce di Ship to Gaza-Sweden, Presidente di European Jews for a Just Peace (Ebrei Europei per una Pace Giusta), artista, musicista, compositore

Hilaire Folacci, marinaio

Jérôme Gleizes, Francia, Europe Ecologie – Verdi

Amira Hass, Israele, giornalista di Haaretz

Jacqueline Le Corre, Francia, Médecin-Collectif 14 di sostegno al popolo palestinese, membro del Partito Comunista Francese

Jean Claude Lefort, ex parlamentare europeo, Partito Comunista Francese

Jo Leguen, navigatore

Claude Léostic, Francia, portavoce di Un bateau français pour Gaza

Yamin Makri, Francia, Collectif 69 di sostegno al popolo palestinese

Omeyya Naoufel Seddik, Tunisia, Fédération des Tunisiens pour une citoyenneté des deux rives (FTCR), e Legae tunisinae dei Diritti dell’Uomo (LTDH)

Vangelis Pissias, Grecia, portavoce di Ship to Gaza-Greece, Professore del Politecnico di Atene

Thomas Sommer-Houdeville, Francia, portavoce di Un bateau français pour Gaza, Ricercatore di Scienze Politiche e Studi del Medio Oriente all’Istituto francese del Vicino Oriente

Zacharia Stylianakis, capitano

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Fonte: Freedom Flotilla Italia

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Lug 16 2011

Italia 2009 – Migranti: violazione del diritto d’asilo, respingimento e tortura

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Migranti, sui respingimenti del 2009 l’Italia è sotto accusa

È forse vicina all’epilogo la vicenda dei migranti respinti in Libia nel 2009 dal Governo italiano. Gravi le accuse da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo: palese violazione del diritto d’asilo, respingimento e tortura.

di Valentina Valente

Avevano vagato per 3 giorni e 3 notti, all’addiaccio, senza cibo né acqua, i circa 200 migranti che, nella notte fra il 6 e il 7 maggio 2009 furono intercettati a sud di Lampedusa dalle motonavi italiane e consegnati nelle mani dei poliziotti libici. Fra di loro 41 donne, alcune incinte, e molti bambini. Soccorsi dalle motovedette italiane, era stato fatto credere loro che sarebbero sbarcati a Lampedusa.

Speranza subito spenta con l’arrivo nel porto di Tripoli. Qui, senza neppure essere stati identificati, venivano consegnati alle autorità libiche contro la loro volontà ed abbandonati al loro destino.

A solo un mese di distanza da quella tragica notte, il leader libico Gheddafi veniva accolto in Italia tra fasti e onori. È arrivato il momento della resa dei conti. Il 22 giugno il Governo italiano è stato infatti chiamato a rispondere, per la prima volta, davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo sui respingimenti collettivi di migranti verso la Libia.

“I ricorrenti, 11 somali e 13 eritrei, sono vittime di una chiara violazione dell’art. 3 della Convenzione che vieta il respingimento verso Stati in cui vi è il rischio di subire torture o trattamenti inumani e degradanti”, dichiarano gli avvocati Anton Giulio Lana e Andrea Saccucci, difensori di 24 dei migranti vittime dei respingimenti, e componenti del direttivo dell’Unione forense per la tutela dei diritti umani. (leggi tutto)

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Fonte: il Cambiamento

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