Lug 25 2012

Mario Monti odia lo Stato. E ci dicono che lo salverà.

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di Paolo Barnard

Mario Monti, il criminale che sta smembrando il futuro delle prossime due generazioni di bambini italiani e tutta la nostra ricchezza residua, è un fanatico discepolo del Libero Mercato. Il Libero Mercato è possibile solo e unicamente a condizione che lo Stato cessi di esistere, poiché lo Stato moderno è nato con la funzione primaria di proteggere la gente dalla furia predatoria del Libero Mercato.

Il fanatismo integralista del Libero Mercato anti-Stato ha un padre-profeta, che risponde al nome di Friedrich August von Hayek, economista austriaco vissuto dal 1899 al 1992. Di seguito alcuni suoi principi:
 
Sullo Stato Sociale, Hayek così si pronunciò: “Fornire agli indigenti e agli affamati qualche forma di aiuto, ma solo nell’interesse di coloro che devono essere protetti da eventuali atti di disperazione da parte dei bisognosi”.
 
Sulla democrazia dello Stato, si dichiarò a favore di uno Stato minimo, ma anche di uno Stato dittatoriale che imponesse le leggi dell’ordine supremo al popolo ignorante.

Sulla funzione pubblica della spesa statale, Hayek pensò che distruggendo ogni accesso dello Stato alla moneta si sarebbe finalmente abolita ogni forma di spesa pubblica. Propose l’abolizione completa del monopolio statale sull’emissione della moneta, per permettere solo alle banche private di creare denaro in libera competizione fra loro. Di fatto, si sarebbe trattato dell’abolizione del Tesoro nazionale e del bilancio dello Stato. L’abolizione dello Stato in sé.

** Si noti che quanto sopra è precisamente il disegno dell’Eurozona, cioè la sottrazione radicale agli Stati sovrani della loro moneta. Otmar Issing, uno dei padri dell’Euro e membro della BCE, ha dichiarato: “Quello che è successo con l’introduzione dell’Euro ha davvero ottenuto ciò che invocava Hayek”. E ancora: “E’ oggi chiaro che idee come le sue hanno ispirato i Trattati dell’Unione Europea… Non dovrebbe Hayek essere oggi felice di ciò che abbiamo fatto? Così tanta parte delle sue idee degli anni ’60 sono oggi legge europea”. Questo ammette il maggior insider della BCE nel 1999, parlando liberamente presso una delle più accanite fondazioni di destra neoliberista del mondo, l’Institute of Economic Affairs di Londra. Ammette che davvero, come da me scritto molte volte, questa Unione fu modellata sul volere dei profeti delle elites sociopatiche e anti-Stato, in palese sfregio del mandato ricevuto dagli amministratori dei cittadini comuni d’Europa. **

Posto di fronte alla scelta se favorire l’occupazione o la lotta all’inflazione, Hayek non ha dubbi: la lotta all’inflazione deve essere Regina, e tutto il resto dell’economia viene dopo, incluse le masse disperate delle persone condannate a una vita ignobile nella disoccupazione e sottoccupazione, che non lo toccano minimamente.

Hayek era un propagandista di un Darwinismo sociale senza pietà. Per lui ogni singolo aspetto del vivere comune, inclusa la morale, doveva essere frutto di una lotta spontanea, e mai di una pianificazione democratica dello Stato. Niente tutele per le minoranze, per i deboli, assolutamente no spesa dello Stato per il bene pubblico, trionfa solo il meritevole, il forte, in assenza completa di una qualsivoglia funzione pubblica. Hayek rappresenta il massimo profeta anti-Stato forse mai esistito.

Va inoltre compreso che figure come Hayek, come Walras, come l’italiano Evola, come Perroux, come Schuman, come Attali, come Issing e Weigel, come Draghi, come Amato, come Prodi, come Bini Smaghi, e come Monti, insomma, come tutti questi tecnocrati Neoclassici e Neoliberisti che hanno o hanno avuto in pugno questo continente, erano e sono cultori del diritto insindacabile delle elites di governare “le masse ignoranti” (Hayek – Schuman). La democrazia è per loro solo un grave ingombro alla giusta guida di ‘ste masse di “outsider rompicoglioni” (la definizione di cittadini di Walter Lippmann), e dunque va grandemente ridotta. I trattati europei sovranazionali che hanno esautorato i parlamenti, e l’Eurozona che ha tolto la moneta ai governi, furono pensati proprio per questo fine.

Abbiamo già visto sopra come le idee di Friedrich August von Hayek abbiano inzuppato la creazione sia dell’Unione Europea che dell’Eurozona. Già qui chiunque sia sano di mente dovrebbe saltare sulla sedia e gridare allo scandalo. Come può il pensiero di chi odia lo Stato a morte comporre la spina dorsale di una Unione di Stati? Come può un uomo che scrive, lo ripeto, “… fornire agli indigenti e agli affamati qualche forma di aiuto, ma solo nell’interesse di coloro che devono essere protetti da eventuali atti di disperazione da parte dei bisognosi” aver ispirato le regole votate dai Premier il cui mandato costituzionale dovrebbe essere la tutela dei cittadini? E nel caso italiano parlo di Mario Monti, ma anche di Prodi e D’Alema, Ciampi, Amato.

Monti, come una lunga serie dei padri creatori dell’Euro, è contiguo, è inzuppato, è intriso di Friedrich August von Hayek, di Libero Mercato integralista, di darwinismo sociale. E’ intriso cioè del credo di chi odia lo Stato. Una dimostrazione:

 Monti – che non è solo un fedele di Goldman Sachs, del Bilderberg, della Trilaterale, ma è anche stato Presidente del Consiglio d’Amministrazione del Bruegel, finanziato da Microsoft e dal mostro affamatore del mondo Syngenta (sarà forse per questo che Monti Commissario europeo multò Microsoft di una cifra equivalente a multare Montezemolo di 1 euro e 20 centesimi per eccesso di velocità) – Monti dicevo ha ricevuto nel 2005 il premio della Friedrich August von Hayek Foundation, che già aveva premiato proprio Otmar Issing (e Margaret Thatcher, sic). Monti siede fiero e compiaciuto in un consesso la cui ideologia ispiratrice, come già detto, è l’antitesi più feroce allo Stato mai concepita se si esclude la palese tirannide, e sentite come viene apostrofato:

Onoriamo oggi un uomo (Monti) che è stato fedele nelle parole e nei fatti ai principi di Friedrich August von Hayek”.

 “La sua vita, il suo lavoro, e la sua personalità (di Monti) non potrebbero essere meglio caratterizzati e onorati se non da un premio che porta il nome del grande economista Friedrich August von Hayek”.

Applausi. Non risulta che Mario Monti si sia alzato e abbia rifiutato gli onori proclamando, inorridito, “… ma io sono un uomo di Stato!”.

 Monti riceve nel 2004 la Medaglia Schuman, e questo non vi dice nulla? Se non vi dice nulla leggete ciò che ci ha rivelato il Prof. Alain Parguez dell’università francese di Besancon ed ex consigliere di Mitterrand, a Milano il 12 maggio: “Schuman era amico di Salazar, di Mussolini e di Pio XII. In un discorso del 1935 all’assemblea cattolica francese Schuman disse che bisognava abolire leggi infami repubblicane, ristabilire la libertà religiosa e negare sia la scuola laica che lo stato laico. Egli avrebbe dedicato i suoi sforzi a costruire una Unione Europea così”.
E dunque un tecnocrate, Monti, con queste affiliazioni, con questa contiguità ideologica coi peggiori nemici dichiarati della funzione pubblica, come può essere compatibile con un incarico di pubblico amministratore del pubblico bene? Cioè della mia e della tua vita, di quella dei tuoi genitori ammalati, o di tuo figlio a scuola. Lo capite ora com’è possibile che lui e i suoi sciagurati sicari siamo oggi intenti alla demolizione della democrazia e della sovranità economica dello Stato italiano? Mario Monti odia lo Stato, disprezza noi e crede ciecamente nelle elites. Dall’alto dei cieli lo benedice benevolo Friedrich August von Hayek.

Ma Mario Monti è stato chiamato dall’indegno Presidente Giorgio Napolitano a ‘salvare’ il nostro Stato.

Tutto ciò è, nella forma, una grottesca oscenità. Nella sostanza è invece molto peggio, è la devastazione delle vite di milioni di nostri connazionali e della democrazia stessa, una devastazione pensata e voluta da questa potente scuola ideologica senza una briciola di rimorso. Un crimine. Mario Monti è un criminale.
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Approfondimento:
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Lug 24 2012

Cyberattacco rock all’Organizzazione Iraniana per lo sviluppo di energia atomica

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Iran: il mio malware suona il rock

di Mauro Vecchio

I computer del centro iraniano per l’energia nucleare hanno iniziato a sparare a tutto volume Thunderstruck degli AC/DC. E’ un cyberattacco contro i sistemi SCADA. Siemens, nel frattempo, risolve le falle di Stuxnet

L’allarme è scattato nei laboratori dell’organizzazione iraniana per lo sviluppo di energia atomica che ha inviato un messaggio di posta elettronica al Chief Research Officer di F-Secure Mikko Hypponen. Misteriosi cracker avrebbero lanciato un violento cyberattacco, molto simile a quello che infuriò tra i paesi del Medio Oriente a partire dal malware Stuxnet.

Lo stesso Hypponen non è riuscito a confermare l’attacco cibernetico denunciato dai vertici dell’ente iraniano, che hanno sottolineato come il malware abbia compromesso le infrastrutture del centro atomico. Stando alla ricostruzione offerta, il software maligno avrebbe portato all’improvvisa chiusura del network abilitato al controllo dei sistemi e dei servizi dell’organizzazione iraniana.

Dettaglio curioso, tutti i computer del centro avrebbero iniziato a sparare a tutto volume – nel cuore della notte, così come raccontato dai ricercatori iraniani – gli accordi hard-rock di Thunderstruck, leggendaria hit degli australiani AC/DC. Il malware avrebbe inoltre attaccato l’hardware SCADA Siemens.

Proprio i tecnici del conglomerato tedesco hanno assicurato la risoluzione delle specifiche vulnerabilità che avevano permesso al worm Stuxnet di flagellare il programma nucleare iraniano. Le applicazioni software Simatic Step7 e WinCC sono state così aggiornate per “risolvere le vulnerabilità originariamente scoperte nel 2010”.

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Fonte: Punto Informatico

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Lug 24 2012

Palestina: chi demolisce una scuola, demolisce il futuro

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Kahn al-Ahmar è un minuscolo villaggio beduino situato a est di Gerusalemme. Per Israele questa comunità è illegale ed è presente solo su alcune mappe, quelle militari, funzionali a cancellarne l’esitenza. Su quelle ufficiali semplicemente non esiste.

 

di Paola Robino Rizet*

Kahn al-Ahmar è un piccolissimo villaggio beduino situato a Est di Gerusalemme, i suoi abitanti appartengono alla comunità Jahalin, una delle cinque grandi famiglie che compongono la galassia beduina dei Territori Palestinesi Occupati.

Costituiscono la popolazione più vulnerabile della Cisgiordania. Tecnicamente sono profughi interni.

A partire dall’48, ma più diffusamente nell‘53, furono cacciati dalle loro terre dall’Unità 101 – creata  segretamente dal comando militare israeliano – appositamente per spingere le popolazioni beduine fuori delle proprie sedi tradizionali nel deserto del Naqab.

Alla guida del gruppo venne posto un giovanissimo Ariel Sharon, agli albori di una carriera militare che si rivelerà folgorante e foriera di sentimenti contrastanti anche all’interno dello stesso esercito israeliano, in particolare, per il carattere preventivo dei suoi attacchi che, a detta di alcuni, inasprirono un conflitto ancora giovane e forse con qualche speranza di risoluzione.

Le strutture che costituiscono il villaggio sono tende e fabbricati di lamiera posti su un terreno aspro, roccioso ed impervio, che preannuncia la vicina depressione del Mar Morto.

Niente elettricità, acqua e fognature, e le responsabilità di Israele – in qualità di potenza occupante – restano lettera morta.

Le sorgenti d’acqua presenti sul territorio, sono state requisite dall’esercito, spogliando i beduini delle riserve naturali a cui attingevano per i propri bisogni.

Khan al-Ahmar in base agli accordi di Oslo, è situato nell’area C, e fa parte quindi di quel 62% della Palestina soggetto al controllo dell’amministrazione civile e militare israeliana, per un periodo che nel 1995 venne definito ‘temporaneo’ e che prevedeva un graduale trasferimento delle responsabilità   dall’Ica all’Anp, in realtà mai avvenuto.

Il paesaggio circostante è uguale alle tante prospettive che si offrono allo sguardo di chi si sposta nell’area C: colonie illegali sui crinali delle colline, caseggiati uniformi e monotoni, se non fosse per le due torri che veleggiano e che sono il segno distintivo della più grande colonia presente nella zona, la Maale Adumim, una vera e propria città.

Poco distante, la più modesta Kfar Adumim e gli stabilimenti industriali di Mishor Adumim, sorti nei primi anni ’70 e funzionali a giustificare poi la vocazione residenziale delle oltre 450 colonie illegali presenti oggi in Cisgiordania.

Per Israele questa piccola comunità è illegale ed è presente solo su alcune mappe, quelle militari,  funzionali a cancellarne (vedi il recente piano Prawer) l’esitenza; su quelle ufficiali Khan al-Ahmar semplicemente non esiste.

Qui da tre anni è in funzione una scuola costruita da Vento di Terra. Una struttura eco-compatibile realizzata con il fango e più 2000 pneumatici riciclati.

La struttura è priva di fondamenta, perché Israele vieta qualsiasi tipo di costruzione permanente nell’area C. 

Il team di Arcò (architettura e cooperazione) ha quindi studiato un sistema di coibentazione per l’edificio scolastico, recuperando le tecniche costruttive tradizionali della regione.

In primavera e in estate il clima è particolarmente afoso e le temperature possono superare i 45 gradi, ed è difficile per i 100 bambini che frequentano la scuola riuscire a conservare la concentrazione per cinque ora di fila.

Ma queste aule sono particolarmente aereeggiate e fresche, e sin dalle prime ore del mattino sono popolate da un nugolo di scolari colorati e sorridenti. La scuola oggi assicura l’educazione primaria dei minori della comunità di Khan al-Ahmar e di alcune località limitrofe.

Fino a pochi anni fa i bambini in età scolare dovevano percorrere a piedi chilometri e chilometri per raggiungere la scuola più vicina, il tragitto prevedeva l’attraversamento della strada statale E1, un’arteria a scorrimento veloce sulla quale furono travolti e uccisi 3 ragazzini in tre diversi incidenti.

Nel maggio del 2009, l’edificio venne ultimato e nel settembre dello stesso anno entrò a pieno titolo nel sistema scolastico del ministero dell’Educazione dell’Autorità palestinese, giusto in tempo per l’inizio del nuovo anno didattico.

Fin qui tutto rientra  nella ‘normale’ cronaca della progressiva colonizzazione di un paese che vive sotto occupazione militare.

Niente di nuovo, niente a cui l’opinione pubblica e la classe politica dell’Occidente non siano già abbondantemente assuefatte.

Ma in realtà da più di due anni la scuola di gomme è sotto ordine di demolizione spiccato dall’esercito israeliano.

L’ingiunzione è stata successivamente congelata, provocando la reazione indignata dei coloni. Così l’anno successivo si sono costituiti in gruppo e, sostenendo di sentirsi minacciati dalla scuola, hanno deciso di presentare una petizione nella quale veniva chiesto perentoriamente di procedere all’ordine di demolizione.

Finora sono stati proprio i coloni a minacciare la scuola e la comunità: nel 2009 sono addirittura entrati nell’edificio, rompendo porte, finestre e recinzioni.

Poi nel gennaio del 2012, l’Amministrazione civile israeliana ha disposto che l’unico accesso alla scuola e al villaggio di Khan al-Ahmar, quello sulla strada statale Gerusalemme – Gerico, sarebbe stato interrotto.

Blocchi di cemento e guardrail hanno definitivamente isolato la comunità dal resto del territorio,  infliggendo alla comunità una vita quotidiana di giorno in giorno sempre più equiparabile ad una vera e propria segregazione.  

Attualmente il villaggio è raggiungibile solo percorrendo un sentiero sterrato e sconnesso. Per un tratto si è costretti ad attraversare un avvallamento che in inverno è il letto di un fiumiciattolo originato dalle piogge di stagione. La mulattiera è transitabile solo con le jeep o a dorso d’asino.

E’ di questi ultimi giorni la notizia che a breve la scuola sarà definitivamente trasferita.

Lo scorso 19 aprile, l’ordine di demolizione pendente si è infatti trasformato in un ordine di trasferimento.

Secondo fonti ufficiali nelle prossime settimane le autorità competenti dovranno identificare la zona adatta dove collocare la scuola. Tra le principali accuse mosse dai coloni, e reiterate dal ministero della Difesa israeliano, c’è l’attribuzione di colpa per costruzione illegale.

Sino ad ora l’attenzione della comunità internazionale nei confronti della scuola ha permesso che l’ordine di demolizione venisse ripetutamente congelato.

Così questa piccola scuola è diventata qualcosa di più di un modello di buone pratiche di cooperazione: attraverso di essa  è stato possibile raccontare la storia di un popolo ai margini.

Un popolo  sempre più minacciato non solo dall’espropriazione delle terre, unica unità di misura di Israele, ma dalla stessa Autorità palestinese che poco e niente ha fatto in sua difesa, considerando le comunità beduine una componente secondaria della sua popolazione. 

Attraverso le sue vicissitudini si è invece aperto uno spiraglio sui trasferimenti e le demolizioni che come un fiume sotterraneo si perpetuano ogni giorno nell’area C, a cui fa da sfondo il silenzio assordante dell’Autorità palestinese sempre più spesso accusata di connivenza con le autorità israeliane e del Quartetto.

La posta in gioco è il diritto all’istruzione dei minori delle comunità beduine.  

Sono 26, secondo l’Unicef, le scuole su cui pende un ordine di demolizione, tutte situate nell’area C, tutte considerate illegali.

I dati dell’OCHA sono allarmanti e fotografano un andamento in continua crescita: nel 2011 sono state attuate 560 demolizioni, 265 nei primi quattro mesi del 2012. 

Va sottolineato infine che le 20 comunità beduine presenti nell’area C sono composte per più di due terzi da bambini.

Per approfondimenti: http://www.ventoditerra.org/demolisce-il-futuro/

* Responsabile Palestina – Un ponte per…

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Fonte: OsservatorioIraq


Lug 22 2012

Non è mia abitudine commentare stragi

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di Jacopo Fo

Credo non sia il nostro compito.
Siamo un po’ come la Croce Rossa: ci occupiamo di alleviare certe indigestioni di morti telegiornalistiche riabilitando le buone notizie.
Ma di questo massacro a Denver ne devo parlare.
Perché questo crimine rischia di diventare un simbolo, un crinale, della nostra cultura.
A volte i fatti si ripetono più e più volte, e la gente pare impermeabile alla comprensione del significato.
Poi quello stesso accadimento si ripete, in una forma sostanzialmente identica, ma contemporaneamente il fatto diventa totalmente diverso perché contiene (casualmente) simboli potenti, capaci di penetrare la corazza della sordità di massa. Eventi che scatenano l’emozione. Come quella donna che si mise a urlare in piazza Tahir, al Cairo, contro la dittatura dello zio di Ruby.
E il video di quella ragazza che diceva agli egiziani: “Ribellatevi se avete un onore”, aveva in sé tutti gli elementi, perfettamente capaci di scaldare il sangue di qualunque uomo avesse un’anima e un cervello fino a farli ribollire.
Sono affondate molte navi ma ci si ricorda del Titanic…
Questa strage a Denver, forse, avrà questa potenza mediatica.
La prima di un film per adolescenti, Batman, il killer con la maschera del cattivo del film, gli spettatori che per alcuni secondi credono che si tratti solo di una trovata pubblicitaria: un attore che spara i soliti proiettili finti, una trovata troppo originale del marketing.
Poi c’è l’assassino, bello, giovane, figlio di una ricercatrice e di un manager, settore software. Un ragazzo gentile con i bambini, timido, un viso che sembra intelligente. Non è un arabo e neanche un estremista bianco. Ha una specializzazione ma l’unico lavoro che ha trovato per un certo periodo è stato fare panini da McDonald’s (“c’è un nesso” diranno i vegani). Un ragazzo “normale” con la casa piena di bombe e trappole esplosive.
Poi c’è la vicinanza, una trentina di chilometri, con Colombine, teatro del massacro in un liceo, raccontato anche da Michael Moore.
E poi c’è la storia di Jessica Ghawi, giovane cronista sportiva che era sopravvissuta alla strage del centro commerciale di Eaton, Toronto, e che muore falciata a Denver.
Insomma, ancora una volta assistiamo a un evento che sembra sfuggito alle mani di un Dio ordinario per finire sotto il controllo di uno strano, crudele, sceneggiatore.
E questo non potrà che generare un feticcio nella nostra cultura, che rimuove la morte e la violenza e ne è contemporaneamente soggiogata.
L’altro giorno Carlo Petrini, il creatore di Slow Food, grande maestro, mi diceva qualche cosa a proposito della perdita della capacità di fare, della cultura delle conoscenze e dei mestieri, che cementava la società e che deve tornare a essere mastice della vita se vogliamo uscire da questa crisi.

Io sono contrario alle tiritere del tutto va peggio… Non è così. Ci ho scritto un intero libro, con il prode Michele Dotti, che si intitola proprio “Non è vero che tutto va peggio”. Una raccolta di statistiche che dimostrano che in ogni settore l’umanità progredisce e che spesso ci sembra abnorme oggi quel che 50 anni fa non destava scalpore e così si ha una prospettiva distorta e ci sembra che la pedofilia stia esplodendo, mentre al contrario diminuisce proprio perché finalmente se ne parla. Una volta le servette di 14 anni che restavano incinte del padrone non facevano notizia.
Ma è d’altronde indubbio che la nostra società sia entrata in una fase diversa: la fase dello spettacolo. Non si è mai ammazzato così: senza alcun motivo.
E se le stragi immotivate, alla Colombine, sono una novità del tempo, questa è certamente la prima strage senza senso concepita come uno show.
Credo scopriremo che il killer non aveva nessuna motivazione politica o religiosa, semplicemente pensava fosse troppo complesso affrontare le selezioni per il Grande Fratello e ha trovato una scorciatoia per guadagnarsi il suo quarto d’ora di celebrità sparando a donne e bambini.
Questo non è il solito pazzo fondamentalista di qualche cosa. Voleva vedere la sua faccia al telegiornale. Uccidere 12 persone gli è sembrato un percorso sensato.
E sono pronto a scommettere che orde di adolescenti gli scriveranno lettere d’amore: è il fascino del nulla.
Io credo che un fatto così atroce e insensato potrà forse far capire a tanti che siamo arrivati veramente al capolinea. Alla fine del mondo. Avevano ragione i Maya. È la fine di questo mondo, dove ci sono manager che per comprarsi lo yacht più grosso sono capaci di affondare l’economia di una nazione e ridurre alla miseria milioni di persone.
Altri con meno intraprendenza si guadagnano un posto al sole con un Kalashnikov.
Non funziona. Non conviene a nessuno. Neppure ai malvagi.
Non ha senso costruire un mondo dove i cattivi dei film escono dal film e si scopre che sono ancora più cattivi e insensati di come li hanno disegnati.
Abbiamo bisogno di una società etica, che dia un senso nuovo a parole come bene comune, onore, cultura, professione, tener fede alla parola data, rispetto, buon senso, cooperazione.
Abbiamo bisogno di un mondo dove le stampanti sono costruite per durare, dove si compra quel che serve, dove non si butta via niente, dove si sorride alla gente, dove si crede veramente che quando la gente si unisce e agisce con metodo, ottiene risultati grandiosi.
Noi siamo la frazione mutante della collettività che ha capito da tempo a che bivio ci troviamo. E da tempo stiamo sperimentando stili di vita evoluti. E da mo’ dimostriamo che evolvendosi si vive meglio.
Ora gli eventi quotidiani stanno mostrando in technicolor, sui grandi schermi della Terra, che il tempo delle stronzate è finito.
Ce la faremo. Perché sono secoli che alla fin fine ci riusciamo.
Una volta sembrava che gli imperatori avrebbero continuato a comandare sul pianeta… parevano invincibili con le loro armature d’acciaio.
Ora sono buoni solo per i film con i draghi e Mago Merlino.
Storielle per bambini.
I nostri bisnipoti racconteranno ai loro figli la favola dello speculatore pazzo e dei Sette Nani Cattivi: Berluscone, Rutellone, Dalemone, Formicone, Dellutrone, Bossone e Bassolino, quello col cestino della spazzatura in testa.
I nostri bis bis nipoti saranno terrorizzati.

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Fonte: Blog di Jacopo Fo

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Lug 22 2012

La privatizzazione di acqua e servizi pubblici locali è anticostituzionale!!

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COMUNICATO STAMPA

Grande vittoria dei movimenti, la Corte Costituzionale fa saltare le privatizzazioni di acqua e servizi pubblici locali


Oggi, 20 Luglio, la Corte Costituzionale restituisce la voce ai cittadini italiani e la democrazia al nostro Paese.
Lo fa dichiarando incostituzionale, quindi inammissibile, l’articolo 4 del decreto legge 138 del 13 Agosto 2011, con il quale, il Governo Berlusconi, calpestava il risultato referendario e rintroduceva la privatizzazione dei servizi pubblici locali. Questa sentenza blocca anche tutte le modificazioni successive, compresa quelle del Governo Monti.

La sentenza esplicita chiaramente il vincolo referendario infranto con l’articolo 4 e dichiara che la legge approvata dal Governo Berlusconi violava l’articolo 75 della Costituzione. Viene confermato quello che sostenemmo un anno fa, cioè come quel provvedimento reintroducesse  la privatizzazione dei servizi pubblici e calpestasse la volontà dei cittadini.

La sentenza ribadisce con forza la volontà popolare espressa il 12 e 13 giugno 2011 e rappresenta un monito al Governo Monti e a tutti i poteri forti che speculano sui beni comuni. Dopo la straordinaria vittoria referendaria costruita dal basso, oggi è chiarito una volta per tutte che deve deve essere rispettato quello che hanno scelto 27 milioni di italiani: l’acqua e i servizi pubblici devono essere pubblici.

Si scrive acqua, si legge democrazia!    


Luca Faenzi
Ufficio Stampa Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
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