Ott 26 2014

Suzy e James Cameron: in California la prima scuola vegana degli USA

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Una scuola della California sta per entrare nella storia. Sarà la prima nel paese a passare all’alimentazione Vegana

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In una scuola fuori Los Angeles gli studenti non solo si stanno muovendo verso una alimentazione a base vegetale ma in realtà stanno piantando i semi per la frutta, verdura ed erbe che utilizzeranno per i loro pasti.

La “MUSE School” è una scuola elementare privata media e superiore situata a Calabasas. E’ stata fondata da Suzy Amis Cameron, moglie del regista James Cameron e da sua sorella Rebecca Amis, ed entrerà nella storia per essere la prima scuola del paese a servire tutti i pasti vegan. L’istituzione fornisce per ora un pasto vegan una volta alla settimana ma entro il 2015 l’intero programma prevederà la conversione completa del pranzo.

L’idea non è quella di spingere al veganismo i bambini, ma di ridurre l’impronta di carbonio della scuola ed incoraggiare i bambini a essere sensibili in materia di tutela ambientale e di contribuire a diffondere l’amore per gli animali.

Come da Ellen’s Good News Cameron riporta: “MUSE è una scuola ambientale. Il motivo principale è l’ambiente e la connessione tra cibo e l’allevamento.”
“Se si combinano tutti i mezzi di trasporto in tutto il mondo, essi rappresentano il 13 per cento dei gas serra. Se si combinano tutte le produzioni animali, esse rappresentano il 14,5-51 per cento. La gente non ne parla, ma è importante ed è qualcosa sulla quale stiamo concentrando la nostra attenzione. Vogliamo portare a conoscenza della popolazione che tutti possiamo contribuire a ridurre i gas serra facendo una cosa molto semplice: smettere di mangiare gli animali. “

Ed aggiunge: “I benefici sono tanti! Migliori la tua salute e salvi gli animali! “

E’ impressionante come gli studenti del Muse si impegnino nel contribuire alla transizione.

Al di fuori della scuola, gli studenti creano le proprie fonti di nutrimento, dai cavoli e lattuga, alla frutta, verdura, erbe aromatiche, e anche i fiori. I pasti non sono solo ben preparati ma sono senza dubbio anche gustosi, tra essi troviamo insalate fresche, fajitas vegan, hamburger vegetali e polenta.

Come parte della scuola “Progetto scolastico culinario” e l’apprendimento “Dal seme alla tavola” gli studenti imparano anche la connessione tra le loro scelte alimentari di tutti i giorni, la loro salute e l’ambiente. Nel Campus ci sono giardini, una cucina didattica e una serra.

Perché non diventare vegan?

“E’ il complemento ideale per il nostro curriculum accademico”, spiega Amis. “Ogni studente impara a piantare, coltivare, far crescere, raccogliere, preparare, consumare, ed infine effettuare anche il compostaggio.”

Durante l’estate, il MUSE aumenterà i letti di terra in modo da poter arrivare ad un totale di 100 giardini in tutto il campus. Attualmente stanno servendo un pasto a settimana completamente a base vegetale utilizzando il 60-75 per cento dei prodotti coltivati. Essi trasformeranno in vegano l’intero menu del pranzo entro l’autunno del 2015, data nella quale celebreranno il loro 10 ° anniversario.

“I bambini sono contenti di essere coinvolti nella semina e nella coltivazione dei propri prodotti alimentari; essi realizzano piatti interattivi.” Amis precisa: “Abbiamo anche un gruppo di genitori che ci stanno aiutando con il cibo, l’energia e il controllo dell’ acqua. Utilizzare una dieta a base di vegetali diminuisce notevolmente il consumo di acqua, che nel sud della California è di vitale importanza. “

Come per ogni iniziativa, Cameron dice che stanno organizzando incontri con gli interessati per rendere la transizione più facile. Stanno progettando seminari per tutto il prossimo anno per educare i genitori, gli studenti, il personale e la comunità in generale su quello che è l’alimentazione vegana e come iniziarla.

Osserva Cameron: “Vogliamo far sapere a tutti che è davvero facile preparare deliziosi piatti a base di vegetali”.

Continua Amis: “Stiamo comunicando ai genitori che per ora si tratta di un pasto al giorno”. “[Gli studenti] impareranno che ciò che stanno facendo è quello di contribuire ad aiutare il pianeta, ma impareranno anche che bisogna rispettare ed essere gentili con gli animali e che tutto ciò per loro sarà un grande traguardo. Questi sono i ragazzi che dovranno custodire il pianeta Terra. “

Cameron conclude: “Essi sono fondamentali per cambiare il gioco, essi sono campioni a livello mondiale.”

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Fonte: ellentv.com

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Approfondimento

Come ottenere pasti vegani nelle mense scolastiche, intervista a Denise Filippin

Guida al Vegetarismo per genitori e ragazzi – Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana

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Ott 26 2014

Anonymous – Million Mask March 5 novembre 2014

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.“MILIONI DI MASCHERE PER I DIRITTI”

 

SITO: http://www.millionmaskmarch.com/

VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=VJ1ZMpu8QaE

CANALE: #MillionMaskMarch

DATA: 5 NOVEMBRE 2014

EVENTI: http://goo.gl/vQtFjF
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MANIFESTO:

Ai cittadini del mondo:
 
Noi siamo Anonymous.
Noi veniamo da Internet. Per il bene dell'umanità e per il nostro diritto, 
Mercoledì 5 Novembre 2014 ancora una volta scenderemo in piazza.
Identificheremo le varie dittature sparse per il mondo come nemici.
Combatteremo per i nostri diritti.
Metteremo in risalto le ingiustizie.

Alle organizzazioni mafiose ed ai governi corrotti:
Non agiamo in nome del profitto, non uccidiamo nessuno.
E molto spesso paghiamo con la nostra libertà. Ma sappiano, gli stupratori 
della democrazia, che le manette della pseudo-legge 
hanno solo valenza fisica. 
Noi siamo mossi da ideali, voi dal denaro e dalla logica del sorvegliare e 
punire. Chi sono i veri terroristi?
Non pensiate che la nostra operazione finisca qui.
Anonymous non è un collettivo, Anonymous è un'idea.
Non avete nessun potere su di noi; non nascondetevi, noi siamo ovunque.
Non avrete nessuna "giustizia" da segnalare: per ogni Anon caduto, molti 
altri ne prenderanno il posto. Non potete arrestare un'idea.
All'aumento della legione di Anonymous aumentano le debolezze del vostro 
sistema.
Noi taceremo mai non saremo disposti a trattare.
Noi siamo il popolo. Uniti. Divisi da nessuno.
Il popolo non deve temere il proprio governo, è il governo che deve temere 
il popolo.
Il nostro messaggio è chiaro e forte. Siamo una legione a livello mondiale 
composto da persone con la stessa mentalità e ideali.
Abbiamo dichiarato guerra a questo sistema corrotto che ci avete imposto.
Il vostro peggior nemico è il vostro popolo. 
La rivoluzione è iniziata.

(Severn Cullis-Suzuki)
"Nella mia vita ho sognato di vedere grandi mandrie di animali selvatici, 
giungle e foreste pluviali piene di uccelli e farfalle, ma ora mi chiedo 
se i miei figli le potranno ancora vederle. 
Hai dovuto preoccuparsi di queste piccole cose quando avevi la mia età? 
Tutto ciò sta accadendo sotto i nostri occhi, eppure ci comportiamo come 
se avessimo tutto il tempo che vogliamo e tutte le soluzioni. 
Riflettete, e agite di conseguenza"

(Mario Savio)
"C'è un momento in cui il funzionamento della macchina diventa così 
odioso, ti fa così male al cuore, che non si può prendere parte. 
Non si può nemmeno passivamente partecipare! E voi avete avuto modo di 
mettere i vostri corpi su ingranaggi e ruote, sulle leve, su tutto 
l'apparato, e avete avuto modo di farlo smettere! E voi avete avuto modo 
di indicare alle persone che gestiscono, per le persone che possiedono - 
che se non sei libero, la macchina sarà impedito di lavorare a tutti!"

Anonymous è un collettivo di individui uniti dalla consapevolezza che 
qualcuno debba fare la cosa giusta, che qualcuno debba portare la luce 
nelle tenebre, che qualcuno debba aprire gli occhi dell'umanità, che ha 
subito per troppo tempo.
Anonymous è tutti. Anonymous è ovunque.
Anonymous crede che postare immagini e video delle vostre eroiche azioni 
su Internet sia una cosa destinata a preparare la vittoria, esortando 
altri Anon a seguire il nostro esempio glorioso. Lo scopo è quello di 
trasmettere un messaggio al pubblico. In linea con questo obiettivo 
Anonymous ha bisogno di essere circondata da suggestioni. 
Per garantire a tutti e senza perdite. Ricordate la luce. 
Una rivoluzione senza ballo non è una rivoluzione, è come non averla.
Voi cari amici siete cordialmente invitati a creare un cambiamento di cui 
tutti noi abbiamo veramente bisogno. 
Ogni vostro reclamo è contro potere dominante, possiamo farlo a testa 
alta il 5 novembre. Coprite i vostri volti, questo impedirà la vostra 
identificazione da video girati da altri manifestanti ostili o infiltrati 
delle forze dell'ordine. 
Utilizzate sciarpe, cappelli, occhiali da sole. Chiedetevi questo, dove 
sarai quando scriveremo la storia il 5 novembre 2014? 
Se vuoi vivere la tua vita senza guardarti dietro le spalle, se vuoi 
vivere senza paura, se vuoi vivere la tua vita senza essere punito e 
controllato..
Alzati e lotta!
Segnali, volantini e cartelloni.
Tieniti pronto. Agiremo tutti insieme.
È possibile sopprimere la gente, ma mai l'idea di umanità e di libertà.
Il cuore di Anonymous batte più forte che mai.

We are Anonymous.
We are Legion.
We do not forgive.
We do not forget.
On November 5th 2014,
Expect ALL of us."
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Fonte: pastebin.com
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Eventi organizzati in Italia per il 5 Novembre 2014

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Ott 24 2014

La sera

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Calda e tenue luce,
in uno scenario insolito,
illumini lo spazio eterogeneo
della mia mente che esausta,
ascoltando dell’ignoranza voci lontane,
abbandona la speranza nel futuro.

(madu)

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Ott 21 2014

Incontro onirico

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notte

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Serena notte a te!

Non attardarti…

In sogno, pazientemente,  aspetterò d’incontrarti.

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(Anonimo)

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Ott 21 2014

Voci dal carcere – Casa di Reclusione di Padova: Samir si è tolto la vita!

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Samir ha pensato che la soluzione migliore era appendersi a queste fottute sbarre

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di Lorenzo Sciacca

Fino al 31 settembre nelle carceri italiane si sono registrate 31 morti per suicidio. Con molto dispiacere mi vedo costretto ad aggiungere un altro a questa lista che sembra non finire mai.

Ieri 18 ottobre 2014 alle ore 18 nella Casa di Reclusione di Padova si è tolto la vita un giovane tunisino di 38 anni di nome Samir Riahi impiccandosi alle sbarre del bagno. Pochi mesi fa un altro uomo aveva tentato lo stesso gesto e nella stessa sezione, solo grazie all’intervento di un detenuto è riuscito a essere salvato da quella che per lui era l’unica via d’uscita da questo posto.

La mia cella è molto vicina alla cancellata che si affaccia sull’altra sezione.

Ero in cella che stavo cucinando quando ho sentito delle forti grida, ma la mia curiosità non è stata stuzzicata, ho pensato che potevano essere le solite grida che accompagnano discussioni che a volte accadono in questi posti. Poi un mio compagno è entrato nella mia cella dicendo “Lorenzo si è impiccato uno”. Ho spento i fornelli e sono andato di fronte al cancello per vedere cosa fosse successo.

Le guardie continuavano a muoversi avanti e indietro in maniera frenetica di fronte alla cella di Samir. Ogni volta che passavano di fronte a noi “spettatori” provavamo a domandare se fosse ancora vivo, ma non riuscivamo a strappargli notizie, fino a quando un agente, senza dire niente, ha fatto una chiara espressione di resa. Lì abbiamo capito che il ragazzo era morto. Verso le sette ci hanno chiusi tutti nelle nostre celle, stava per arrivare il magistrato, credo che sia la prassi in questi casi. Entrato in cella ho preso uno specchio e, facendo uscire il braccio tra le sbarre del mio cancello, sono riuscito a vedere quello che stava accadendo.

È molto difficile spiegare quello che ho provato nel momento in cui ho visto questa specie di “astuccio” gigante con dentro il corpo senza vita di una persona. Poi è arrivata una bara, una di quelle che si vedono quando succede qualche incidente stradale, chiare, credo che siano fatte di alluminio, hanno adagiato il corpo al suo interno e poi è scomparso nel lungo corridoio trasportato dagli appuntati.

È faticoso cercare di essere razionali in questi momenti, perché quando veniamo arrestati la nostra vita è affidata alle istituzioni, ma in tutta onestà non credo che sia così. La nostra vita è affidata al proprio limite di sopportazione, alla sofferenza che uno ha e se arrivi al limite ci sono sempre queste sbarre arrugginite a darti la soluzione a tutti i problemi. Io non so la storia di Samir e non so neanche per cosa era carcerato, so che aveva una famiglia, aveva due fratelli a Verona che lo aspettavano e una madre a Tunisi che attendeva di poter riabbracciare suo figlio.

Per me che sono detenuto, che ho commesso dei reati e ho delle responsabilità, parlare di abbandono da parte delle istituzioni può essere anche scomodo, ma credo non sia giusto che persone che hanno fatto delle scelte sbagliate vengano abbandonate a se stesse, e per piacere non diamo esclusivamente la colpa al sovraffollamento, è proprio la cultura, il concetto di punizione che abbiamo nel nostro Paese, il “buttare via le chiavi” oppure esclamare “uno in meno” che deve mutare.

Anch’io ho passato momenti della mia carcerazione dove è stato difficile ritrovare motivazioni per andare avanti e me la sono dovuta “smazzare” da solo. Sono stato fortunato niente di più, solo grazie a delle piccole circostanze che mi hanno portato a scovare il desiderio di continuare ad amare la vita, anche avendo una condanna di 30 anni, ma Samir questa fortuna non l’ha avuta. Samir ha pensato che la soluzione migliore era appendersi a queste fottute sbarre, le stesse sbarre che lo stavano uccidendo giorno per giorno, allora ha deciso di farla finita.

Vorrei terminare questo mio scritto con la speranza che le cose possano cambiare, ma soprattutto invitando le persone che possono “fare” ad agire in fretta, ma in tutta onestà inizio a credere che non cambieranno mai. Sono certo che a breve mi ritroverò di nuovo dietro a un foglio a scrivere di qualche altro suicidio e a pensare a quei familiari che non sono riusciti neanche a dire addio al proprio caro.

Detenuto s’impicca in carcere (Il Mattino di Padova, 20 ottobre 2014)

Era arrivato al carcere Due Palazzi da appena quattro giorno: fine pena nel 2021. Samir Riahi, 38 anni, tunisino, non ha retto psicologicamente al pensiero di dover trascorrere così tanto tempo in galera. Sabato pomeriggio si è tolto la vita in una cella del penitenziario: si è impiccato con una cintura.

È il quarto suicidio dall’inizio dell’anno all’interno del carcere di Padova. Il nordafricano stava scontando un tentato omicidio commesso a Gradisca d’Isonzo. Alle spalle aveva alcuni precedenti penali per droga ed è stato più volte denunciato per liti all’interno delle carceri. Avevano deciso il suo trasferimento a Padova dopo un periodo trascorso a Verona. Ma sabato pomeriggio il detenuto ha deciso di farla finita.

L’allarme l’ha dato il compagno di stanza al rientro dall’ora d’aria. Il trentottenne tunisino giaceva esanime nel bagno della cella, con la cintura intorno al collo. Gli accertamenti sul caso sono stati affidati agli uomini della Squadra mobile di Padova. Gli investigatori del vicequestore aggiunto Marco Calì hanno visionato i filmati ripresi dalle telecamere del circuito interno al carcere. Dalle immagini si vede chiaramente il compagno di stanza entrare e uscire subito dopo di corsa per chiedere aiuto.

Anche l’esame esterno della salma non ha dato altro responso, se non quello del suicidio. Nessun segno di violenza o altro che faccia pensare al coinvolgimento di qualcuno. Per togliersi la vita Samir Riahi ha utilizzato la cintura dei pantaloni. Questa è la quarta tragedia dall’inizio dell’anno all’interno del penitenziario padovano. In aprile Alessandro Braidic, 39 anni, condannato ad una pena che lo obbligava a rimanere in carcere fino al 2039, si è tolto la vita nella sua cella. Poi due casi strettamente legati perché connessi all’inchiesta sul giro di droga all’interno della casa di reclusione.

In luglio si è tolto la vita il detenuto Giovanni Pucci, 44 anni, elettricista di Castrignano dei Greci (Lecce). È stato trovato morto impiccato nella sua cella al terzo blocco della casa di reclusione, poche ore dopo l’interrogatorio. Nemmeno un mese dopo è stata la volta dell’assistente della polizia penitenziaria Paolo Giordano, 40 anni, anch’egli coinvolto direttamente nell’inchiesta della Squadra mobile. Con una lametta da barba si è tagliato la gola nel suo alloggio di via Due Palazzi. Ora questo nuovo caso con un altro detenuto che preferisce la morte alla detenzione.

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Fonte: Ristretti Orizzonti

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