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Suzy e James Cameron: in California la prima scuola vegana degli USA

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Una scuola della California sta per entrare nella storia. Sarà la prima nel paese a passare all’alimentazione Vegana

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In una scuola fuori Los Angeles gli studenti non solo si stanno muovendo verso una alimentazione a base vegetale ma in realtà stanno piantando i semi per la frutta, verdura ed erbe che utilizzeranno per i loro pasti.

La “MUSE School” è una scuola elementare privata media e superiore situata a Calabasas. E’ stata fondata da Suzy Amis Cameron, moglie del regista James Cameron e da sua sorella Rebecca Amis, ed entrerà nella storia per essere la prima scuola del paese a servire tutti i pasti vegan. L’istituzione fornisce per ora un pasto vegan una volta alla settimana ma entro il 2015 l’intero programma prevederà la conversione completa del pranzo.

L’idea non è quella di spingere al veganismo i bambini, ma di ridurre l’impronta di carbonio della scuola ed incoraggiare i bambini a essere sensibili in materia di tutela ambientale e di contribuire a diffondere l’amore per gli animali.

Come da Ellen’s Good News Cameron riporta: “MUSE è una scuola ambientale. Il motivo principale è l’ambiente e la connessione tra cibo e l’allevamento.”
“Se si combinano tutti i mezzi di trasporto in tutto il mondo, essi rappresentano il 13 per cento dei gas serra. Se si combinano tutte le produzioni animali, esse rappresentano il 14,5-51 per cento. La gente non ne parla, ma è importante ed è qualcosa sulla quale stiamo concentrando la nostra attenzione. Vogliamo portare a conoscenza della popolazione che tutti possiamo contribuire a ridurre i gas serra facendo una cosa molto semplice: smettere di mangiare gli animali. “

Ed aggiunge: “I benefici sono tanti! Migliori la tua salute e salvi gli animali! “

E’ impressionante come gli studenti del Muse si impegnino nel contribuire alla transizione.

Al di fuori della scuola, gli studenti creano le proprie fonti di nutrimento, dai cavoli e lattuga, alla frutta, verdura, erbe aromatiche, e anche i fiori. I pasti non sono solo ben preparati ma sono senza dubbio anche gustosi, tra essi troviamo insalate fresche, fajitas vegan, hamburger vegetali e polenta.

Come parte della scuola “Progetto scolastico culinario” e l’apprendimento “Dal seme alla tavola” gli studenti imparano anche la connessione tra le loro scelte alimentari di tutti i giorni, la loro salute e l’ambiente. Nel Campus ci sono giardini, una cucina didattica e una serra.

Perché non diventare vegan?

“E’ il complemento ideale per il nostro curriculum accademico”, spiega Amis. “Ogni studente impara a piantare, coltivare, far crescere, raccogliere, preparare, consumare, ed infine effettuare anche il compostaggio.”

Durante l’estate, il MUSE aumenterà i letti di terra in modo da poter arrivare ad un totale di 100 giardini in tutto il campus. Attualmente stanno servendo un pasto a settimana completamente a base vegetale utilizzando il 60-75 per cento dei prodotti coltivati. Essi trasformeranno in vegano l’intero menu del pranzo entro l’autunno del 2015, data nella quale celebreranno il loro 10 ° anniversario.

“I bambini sono contenti di essere coinvolti nella semina e nella coltivazione dei propri prodotti alimentari; essi realizzano piatti interattivi.” Amis precisa: “Abbiamo anche un gruppo di genitori che ci stanno aiutando con il cibo, l’energia e il controllo dell’ acqua. Utilizzare una dieta a base di vegetali diminuisce notevolmente il consumo di acqua, che nel sud della California è di vitale importanza. “

Come per ogni iniziativa, Cameron dice che stanno organizzando incontri con gli interessati per rendere la transizione più facile. Stanno progettando seminari per tutto il prossimo anno per educare i genitori, gli studenti, il personale e la comunità in generale su quello che è l’alimentazione vegana e come iniziarla.

Osserva Cameron: “Vogliamo far sapere a tutti che è davvero facile preparare deliziosi piatti a base di vegetali”.

Continua Amis: “Stiamo comunicando ai genitori che per ora si tratta di un pasto al giorno”. “[Gli studenti] impareranno che ciò che stanno facendo è quello di contribuire ad aiutare il pianeta, ma impareranno anche che bisogna rispettare ed essere gentili con gli animali e che tutto ciò per loro sarà un grande traguardo. Questi sono i ragazzi che dovranno custodire il pianeta Terra. “

Cameron conclude: “Essi sono fondamentali per cambiare il gioco, essi sono campioni a livello mondiale.”

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Fonte: ellentv.com

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Approfondimento

Come ottenere pasti vegani nelle mense scolastiche, intervista a Denise Filippin

Guida al Vegetarismo per genitori e ragazzi – Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana

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La catastrofe di Fukushima non è stata un incidente. Si sta ripetendo in California alla Centrale del Diablo Canyon

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Si chiuda la Fukushima della California: la Diablo deve sparire

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di Harvey Wasserman

La catastrofe di Fukushima non è stata un incidente. Si sta ripetendo in California.

Il prossimo terremoto sulla costa occidentale potrebbe facilmente ridurre in macerie i due reattori del Diablo Canyon.

Sono zeppi di difetti, non sono in grado di sopportare potenziali impatti sismici da cinque grandi linee di faglia nelle vicinanze, violano le leggi statali sulla qualità dell’acqua e sono vulnerabili a tsunami e incendi.

Il proprietario della Diablo, la Pacific Gas & Electric (PG&E), è in una grossa crisi legale e finanziaria.

Un rapporto di 42 pagine dell’ispettore della NRC [Commissione per la disciplina del nucleare – n.d.t.] dottor Michael Peck afferma che la scoperta di nuove linee di faglia mette in dubbio la “presunzione di sicurezza nucleare” della Diablo.

La Commissione Californiana sulle Utenze Pubbliche (CPUC) ha appena proposto una sanzione di 1,4 miliardi di dollari a carico della PG&E per un’esplosione di gas del 2010 e un incendio che ha ucciso otto persone e distrutto un quartiere a San Bruno. Il governo federale ha annunciato 28 capi d’accusa, il che significa che la sanzione della CPUC può essere la punta di un iceberg molto costoso per la PG&E. Il disastro di San Bruno fu causato da difetti di condutture in ordine ai quali la PG&E era stata avvertita da anni, ma che non aveva corretto. Le sanzioni coprono 3.798 separate violazioni di leggi e regolamenti, sia statali sia federali. La PG&E è stata in precedenza multata per 38 milioni di dollari per l’esplosione di una conduttura nel 2008 a Rancho Cordova.

Difetti simili restano non corretti a Diablo Canyon, la cui nuvola radioattiva potrebbe raggiungere gli Stati Uniti continentali nel giro di quattro giorni. Azioni di massa dei cittadini hanno fatto recentemente chiudere due reattori costieri a San Onofre. Si deve fare lo stesso alla Diablo prima del prossimo terremoto.

Ironicamente, mentre la Commissione USA di Disciplina del Nucleare (NRC) consente alla Diablo di operare, tutti i 54 reattori del Giappone restano chiusi. L’Autorità di Disciplina del Nucleare di quel paese ha appena ordinato che il reattore di Tsuruga sia smantellato a causa della sua vulnerabilità ai terremoti. Anche due reattori più vecchi a Mihama possono essere messi fuori servizio entro la fine dell’anno.

A Fukushima la Tokyo Electric Power (Tepco) ora ammette che nel Pacifico si riversano molte più radiazioni di quanto ammesso in precedenza. Il tasso di mortalità per cancro alla tiroide tra i bambini nell’area è quaranta volte quello normale. Analogamente sta tuttora crescendo il tasso di anomalia della tiroide tra i bambini, una terrificante replica di Chernobyl sottovento.

La Tepco ha cominciato a pagare risarcimenti alle vittime locali di suicidio, compreso il vedovo di una donna che si è inzuppata di kerosene prima di bruciarsi viva.

Tutto prevedibile.

Per decenni i cittadini giapponesi avevano avvertito la Tepco di non costruire reattori in una zona soggetta a terremoti/tsunami. La società ha ripetutamente ignorato gli allarme per la sicurezza e ha tollerato difetti noti che hanno aggravato il disastro.

I reattori gemelli di Diablo Canyon si trovano a otto miglia a ovest di San Luis Obispo, tra Los Angeles e San Francisco, circondati da faglie sismiche.

La Hosgri, tre miglia  al largo, è stata scoperta mentre i reattori erano in costruzione. Le specifiche di progetto non sono mai state interamente modificate per tenerne conto. Né sono state aggiornate in relazione alla nuova scoperta delle faglie di Los Osos, San Luis Bay e Shoreline. La Shoreline è ad appena 600 metri dai noccioli della Diablo.

La grande faglia di San Andrea è a sole 45 miglia di distanza, a una distanza pari a circa la metà di quella di Fukushima dall’epicentro del sisma di nove gradi Richter dell’11 marzo 2011.

Una scossa di quella portata da una qualsiasi delle linee di faglia prossime alla Diablo la ridurrebbe a un mucchio ribollente di inferno radioattivo, molto più mortale di quello di Fukushima. I venti prevalenti potrebbero ricoprire virtualmente l’intero Nord America della sua mortale ricaduta.

L’industria nucleare negherebbe immediatamente ogni impatto sulla salute. Incolperebbe gli ‘imprevedibili’ Dio e natura.

Ma un rapporto di 42 pagine dell’ispettore della NRC dottor Michael Peck afferma che la scoperta di nuove linee di faglia mette in dubbio la “presunzione di sicurezza nucleare” della Diablo.

Insabbiato per almeno un anno dalla NRC, è stato diffuso dagli Amici della Terra e riferito dall’Associated Press e dal grande giornalista ambientalista Karl Grossman, oltre al Nuclear Information & Resource Service e a Beyond Nuclear.

Peck ha un dottorato in ingegneria nucleare ed è stato ispettore capo sul sito della Diablo per cinque anni. E’ oggi istruttore anziano presso il Centro Addestramento Tecnico dei dipendenti della NRC in Tennessee. La sua condizione di dipendente della NRC rende tale rapporto critico molto insolito, e allarmante.

L’ingegnere nucleare Arnie Gundersen ha ammonito riguardo alle condotte di aspirazione a livello del mare, come quelle della Diablo. Quando lo tsunami ha colpito Fukushima, scrive, “l’impianto di raffreddamento lungo la costa è stato trasformato in una discarica di metallo contorto”.

Poi c’è il fuoco.

La Diablo Canyon, scrive David Lochbaum dell’’Unione degli Scienziati Allarmati’, “non ha mai, mai rispettato le norme di sicurezza antincendio, nemmeno per un secondo e nemmeno per sbaglio”.

“Il doppio colpo di terremoto e tsunami ha causato Fukushima”, mi ha scritto via email Lochbaum.

“Un doppio colpo di terremoto e incendio potrebbe causare Diablo Canyon”.

Ma, dice Lochbaum, “non può essere un incidente. Non quando la società e il suo presunto regolatore sanno entrambi che l’impianto non rispetta le norme antisismiche e antincendio.”

“Non può causare in incidente. Negligenza criminale, forse. Al minimo un caos doloso. Ma non un incidente.”

Più di 10.000 persone furono arrestate mentre cercavano di fermare la Diablo negli anni ’70 e ’80. Nel corso dei ritardi da esse causati la PG&E ha rilevato grossi errori di lettura di progetti chiave implicanti alcune delle attrezzature più critiche della Diablo.

Si stanno ancora facendo i conti del terremoto del 25 agosto nella Napa Valley californiana. Il terremoto del 1994 a Northridge uccise 57 persone, ferendone circa 5.000. Il terremoto di Loma Prieta durante le World Series del 1989 uccise 63 persone, ferendone più di 3.700. Il famigerato terremoto di San Francisco del 1906 rase al suolo la città e uccise migliaia di persone.

Nuove scosse alla Diablo Canyon potrebbero far apparire risibili quelle cifre, e quelle di Fukushima.

Decine di milioni di statunitensi subirebbero radiazioni. Gli ecosistemi del nostro continente sarebbero avvelenati. L’economia della nostra nazione sarebbe distrutta.

Ma, come a San Bruno, non ci sarebbero scuse.

Harvey Wasserman ha scritto ‘Solartopia! Our Green-Powered Earth’ [Solartopia! Il nostro pianeta a energia verde] e gestisce www.nukefree.org. E’ stato arrestato a Diablo Canyon nel 1984 ed è probabile che lo sarà presto di nuovo. Seguite il recente dibattito radiofonico sulla Diablo con David Lochbaum e Rochelle Becker.

Lo spirito della resistenza è vivo

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Fonte: www.znetitaly.org

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Perché l’omosessualità non si può curare

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La California è il primo stato americano a bandire una controversa terapia psichiatrica che si propone di convertire in etero le persone gay. Chi sono i sostenitori delle teorie correttive? E cosa dice la scienza?

di Daniela Cipolloni

Cercare di curare un minorenne omosessuale diventa un reato. Almeno in California, il primo stato americano a vietare le cosiddette terapie correttive dell’orientamento sessuale che mirano a convertire i gay in etero. Come se si potesse scegliere verso chi provare attrazione fisica. Come se l’omosessualità fosse una malattia o un disturbo dal quale guarire. La legge, firmata dal governatore Jerry Brown, intende tutelare, in particolare, bambini e adolescenti  diversi che vengono indirizzati dai familiari verso questi interventi psicanalitici. Interventi sui quali la scienza ha espresso una posizione molto chiara. Come ha dimostrato la più vasta meta-analisi della letteratura degli ultimi 50 anni ed è stato ribadito nel report dall’ American Psychological Association (Apa), non ci sono evidenze che l’orientamento sessuale possa essere modificato volontariamente né tantomeno che questi trattamenti siano efficaci. Anzi, in alcuni casi possono essere dannosi. Infatti, il frequente fallimento della terapia può generare perdita di autostima, stress, senso di colpa, depressione e maggiore predisposizione a commettere suicidio. Per questi motivi l’Apa (e in accordo con l’Apa la stragrande maggioranza della comunità scientifica di psichiatri e psicoterapeutici) dissuade dal praticare le teorie riparative.

La decisione della California è forse il segnale che qualcosa sta cambiando. E non è l’unico. Nei mesi scorsi, lo psichiatra statunitense Robert Spitzer, che è stato uno dei portabandiera delle cure per l’omosessualità, ha fatto ammenda. “ Credo di dovere delle scuse alla comunità gay per il mio studio, soprattutto perché non è stata dimostrata l’efficacia della terapia. Chiedo scusa anche agli omosessuali che hanno perso tempo ed energie nella terapia”, ha scritto in una lettera che sarà pubblicata su Archives of Sexual Behavior, la stessa rivista che pubblicò nel 2001 un suo studio choc sulle terapie riparative. Ha ammesso di aver sbagliato tutto persino Alan Chambers, il presidente di Exodus International, un’associazione di ex-gay sedicenti guariti.

I tentativi di correggere l’omosessualità risalgono almeno alla fine dell’Ottocento. Nel 1892 il neurologo americano Graeme M. Hammond prescriveva lunghe passeggiate in bicicletta per curare l’omosessualità. In seguito l’approccio più diffuso divenne quello dei rapporti eterosessuali coatti, eventualmente aiutandosi con l’ipnosi o l’alcol. Dalla fine degli anni Sessanta presero piede modelli psico-comportamentali basati sull’avversione. Ovvero, si cerca di dissuadere il soggetto dalla sua devianza associando stimoli negativi a immagini omoerotiche e stimoli positivi a immagini etero.

Ci sono anche altri approcci psicoterapeutici volti a sviluppare il proprio potenziale eterosessuale anche attraverso le preghiere. Qualunque sia la strada, è fallace l’assunto di partenza. Non c’è niente da curare. Dal 1973 l’ omosessualità è stata esclusa dal Dsm, il manuale dei disturbi psichiatrici, dal quale è scomparso anche il disturbo di omosessualità ego-distonica, cioè non accettata e vissuta male dall’individuo. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità l’omosessualità è “ una variante naturale della sessualità umana”.

La diffusione delle terapie correttive, soprattutto negli Stati Uniti, è legata a movimenti politici e religiosi di stampo ultra-conservatore. Forse il più accanito sostenitore delle cure ai gay è Joseph Nicolosi, fondatore della National Association for Research and Therapy of Homosexuality (Narth), che conta circa mille membri nel mondo. Nicolosi è uno che ritiene, contro ogni evidenza scientifica, che l’omosessualità è “ un disturbo mentale che può essere curato”, che è “ un fallimento dell’identificazione di genere” ed è “ contraria alla vera identità dell’individuo”. Nel 2010 è stato invitato a un convegno in Italia, Identità di genere e libertà, organizzato, tra gli altri, da associazioni come Medici Cattolici Brescia e Medicina & Persona. La  levata di scudi del mondo scientifico fu praticamente unanime. Il presidente dell’Ordine degli psicologi insieme a 1.200 firmatari sottoscrissero un comunicato di condanna delle terapie riparative. Che concludeva: “ È nostro dovere affermare con forza che qualunque trattamento mirato a indurre il/la paziente a modificare il proprio orientamento sessuale si pone al di fuori dello spirito etico e scientifico che anima le nostre professioni, e in quanto tale deve essere segnalato agli organi competenti, cioè agli ordini professionali”.

Ma chi propone le teorie riparative in Italia?  Pur non essendo diffuse, sono spesso sostenute da organizzazioni cristiane che offrono consulenze, organizzano conferenze, sedute di psicoterapia e seminari. Come funzionano questi percorsi l’ha raccontato qualche anno fa un giornalista di Liberazione che si è finto gay ed è entrato in terapia per sei mesi. Il suo articolò suscitò un vespaio di polemiche e reazioni.

Cercare di modificare l’orientamento sessuale è assurdo, oltre che controproducente. Ma in una società ancora discriminante nei confronti dei gay può essere difficile accettare l’omosessualità e fare coming out. Altro che cure strampalate. Il più grande aiuto che si possa offrire è combattere l’omofobia.

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Fonte:  Wired.it

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