Dic 28 2017

Potere al Popolo | Il cambiamento del Paese partirà davvero dalla città del Vesuvio?

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“Se viviamo è per camminare sulla testa del re”

I compagni di “Je so’ pazz”, promotori del nuovo soggetto “Potere al Popolo”, lanciano un progetto politico per concretizzare una reale alternativa alle politiche a senso unico degli ultimi decenni.

Roma – Ѐ in atto la prima assemblea territoriale di Potere al Popolo. Salone del centro sociale occupato, affollatissimo. Posti a sedere esauriti. In fondo alla sala tanti restano in piedi. L’assemblea romana segue di soli dieci giorni quella di apertura e di presentazione al teatro Italia del progetto voluto dai giovani di Je so’ pazz. Sono i Clash city workers a promuovere e organizzare questa prima assemblea territoriale romana di Potere al Popolo. Su tutto il territorio nazionale ne seguiranno altre a tappeto. Perché quel popolo dal basso che nessuno ascolta va informato, ascoltato, rassicurato, coinvolto, abbracciato. Da Napoli e dai Clash l’abbraccio a chi si sente abbandonato arriva tutto ed è caloroso e incoraggiante.

Quel 18 Novembre al teatro Italia segnerà l’inizio di una svolta per il popolo che nessuno ascolta e che ora è al centro del progetto indetto da questi folli compagni che hanno avuto l’ardire di mettersi in gioco, di metterci la faccia? E il cambiamento del Paese partirà davvero dalla città del Vesuvio? Accadrà, forse, soprattutto se ci crediamo, se saremo in molti a crederci e ad aderire al progetto che sta decollando con assemblee su tutto il paese. Ѐ vero, l’entusiasmo che ci trasmettono questi giovani compagni non è il garante di niente, e il cambiamento per un Popolo, il vero cambiamento, avviene con le Rivoluzioni, è storia diversa. Ma non è detto, tutti hanno diritto di sognare, sebbene sia sconsigliabile. La realtà è che il popolo ha perso tutti i diritti. Allora perché non provarci e crederci nel progetto di questi giovani coraggiosi, colti, preparati, generosi e comunisti (se non di bandiera, sicuramente di fatto) che da anni s’impegnano per il sociale, avvantaggiati, è vero, da una giunta comunale che li sostiene fermamente.

Oh gentiluomini, il tempo della vita è breve! Trascorrere questa brevità nella bassezza sarebbe cosa troppo lunga. Se viviamo è per camminare sulla testa dei re”. (William Shakespeare). Si legge questa citazione nella mailing list di Potere al popolo e non è messa lì a caso. Un’esortazione che non si può ignorare, presa in prestito da un gigante della letteratura inglese e che possiamo immodestamente coniugare nelle parole di Viola, nel discorso di apertura al teatro Italia . “A forza di salvare il salvabile – dice Viola di Je so’ pazz – abbiamo perso quasi tutto. Il tentativo deve essere quello di fare tutto al contrario, perché non c’è più niente da perdere. Andiamo dappertutto, con modestia ed entusiasmo e confrontiamoci per sapere cosa “i territori” vogliono. Nessuno ha verità in tasca”. Ovvero: “Se camminiamo insieme, possiamo farlo sulla testa del re e riprenderci la sovranità che ci hanno tolto”vogliamo intenderla così.

L’appello al popolo

”Finalmente, si può concretizzare una reale alternativa alle politiche a senso unico degli ultimi decenni. Se sei un lavoratore ”garantito” con sempre meno diritti. Se sei un precario o hai dei figli precari che quei diritti non li hanno mai neanche conosciuti. Se sei un disoccupato o un pensionato che ha sempre più difficoltà a raggiungere la fine del mese. Se sei un pendolare che viaggia ordinariamente nei carri bestiame. Se sei un genitore in apprensione che il solaio della scuola possa crollare sulla testa dei suoi figli. Se sei bisognoso di cure alle quali per il taglio dei fondi non hai più diritto presso la struttura pubblica, mentre presso quella privata non hai i mezzi finanziari per poter accedere. E se sei uno che non rientra in nessuna di queste categorie ma semplicemente ti indigna che tutto ciò accada, allora questo progetto è quello che ti deve interessare. Noi ci stiamo – dicono i promotori di questo coraggioso progetto – Chi accetta la sfida?”.

Il popolo ha recepito e sta rispondendo. Sta accettando la sfida. Sta facendo il pienone alle loro assemblee. E mentre i media continuano ad oscurare organizzatori e assemblee, la curiosità popolare sale. La partecipazione anche. Sebbene le reticenze siano molte “Ѐ un deja vu” spara qualcuno, a torto o a ragione, riferendosi alle precedenti debacle, a ridosso di elezioni che hanno visto massicci raduni preelettorali. Chi ricorda Ingroia e la sua “Rivoluzione civile” che fece fare un sussulto d’interesse alle sinistre sparse, per poi miseramente afflosciarsi dopo l’inesistente risultato elettorale? Un magistrato che cambiò rapidamente mestiere diventando un leader politico e che ora riaffiora con il suo “Salto del cavallo” dove avrebbe potuto portare i suoi elettori? Il problema nasce da una domanda basilare: Perché in molti esuli dell’unità della sinistra hanno abboccato a quell’amo? E perché, già pestati da queste sconfitte, in molti, sempre in cerca di unità o di un po’ di fittizia egemonia, si sono impigliati all’amo del Brancaccio, rischiando di finire in braccio a Mdp?

Chi sono i promotori di Potere al Popolo

I compagni di “Je so’ pazz” hanno tutta un’altra storia, un’altra identità sociale. Basata sul mutualismo e la solidarietà. Ben lontana da interessi di poltrone. Nascono come centro sociale occupando un ex ospedale psichiatrico, un edificio dismesso da tempo

“Siamo persone comuni, siamo come te. Ci svegliamo la mattina per studiare, lavorare o cercare lavoro, abbiamo famiglia e amici e lavoriamo duro ogni giorno per tirare a campare e conquistarci un futuro. Abbiamo deciso di riprenderci un posto vuoto nel cuore di Napoli, nel quartiere Mater dei, per renderlo di nuovo vivo e usufruibile da chiunque abbia voglia di mettersi in gioco e cambiare le cose” si legge nella home page del loro sito.

Ove spiegano anche il motivo per cui hanno deciso di chiamarsi “Je so’ pazzo”. “In un mondo dove la normalità è fatta da disoccupazione, precarietà, discriminazioni razziali e di genere e chi più ne ha più ne metta, vogliamo dichiararci pazzi anche noi come Pino Daniele e osare organizzarci per riprendere parola e costruire dal basso un’alternativa al mondo grigio e disperato che vediamo quotidianamente”

In una società sovrastata e pervasa dallo sconforto e dalla paura, bisogna avere il coraggio di “lasciarsi alle spalle la paura e osare”. E ricordano che “quando si rompe la frammentazione e si costruiscono percorsi reali intorno ai bisogni della maggioranza, è possibile cominciare a vincere, riacquistare visibilità dopo anni in cui le nostre esigenze sono diventate invisibili, inesistenti nelle proposte della politica di palazzo di ogni colore e schieramento… Quando la “democrazia” vuol dire tutt’altro: alla lettera significa “potere del popolo”!”

La bozza di programma e i 10 punti (in sintesi) per una lista popolare

Più che un definito programma per una eventuale campagna elettorale, gli organizzatori di “Potere al Popolo” che non sono “politici di mestiere”, propongono, al momento, una sintesi sui punti fondamentali che intendono perseguire. Contenuti che hanno espresso al Teatro Italia e che sono i temi che riguardano la profonda crisi per cui questo Paese è al tracollo.”non abbiamo nulla da perdere-dicono- quindi scusateci se parleremo schietto.. e, visto che nessuno rappresenta il popolo “Rappresentiamoci direttamente. Per questo vogliamo…”:

Per dare potere al popolo

Ridare centralità e dignità ai lavoratori, rimuovere ogni ostacolo di carattere economico e sociale che limita l’uguaglianza, rimuovere il vincolo del pareggio di bilancio…

Sull’Europa: ROMPERE con i Trattati dell’Unione europea

Per il Lavoro: Cancellazione del Jobs act, della riforma Fornero, della legge Biagi e del pacchetto Treu…

Per la Redistribuzione della ricchezza. L’imposta patrimoniale, un sistema di tassazione semplice e fortemente progressivo, una lotta seria all’evasione fiscale, il blocco delle privatizzazioni delle aziende pubbliche e la nazionalizzazione delle aziende in crisi.

Per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Città e territori realmente aperti a tutti,, senza periferie immiserite e preda della criminalità organizzata.

Per il Welfare. La cancellazione della “Buona scuola”, l’assunzione a tempo indeterminato di tutto il personale della pubblica amministrazione, la gratuità del servizio sanitario, la bonifica dei territori inquinati, un piano di edilizia pubblica per la soluzione dell’emergenza abitativa.

Per l’immigrazione e l’accoglienza. L’estensione dei diritti ai migranti, primo fra tutti lo ius soli. Il superamento della gestione emergenziale e straordinaria dell’accoglienza, attraverso una gestione completamente pubblica.

Rifiuto del Regolamento di Dublino II, della legge Minniti-Orlando e di tutte le leggi razziste che lo hanno preceduto.

Sulla questione del Genere e discriminazione. Parità di diritti, di salari, di accesso al mondo del lavoro a tutti i livelli e mansioni, a prescindere dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale. Soluzioni che inibiscano ogni forma di violenza.

Per l’Ambiente. Urgente e radicale ripensamento del nostro modello produttivo e di consumo, la messa in sicurezza dei territori. Stop al business dell’emergenza ambientale e a quello della green economy.

Mutualismo, solidarietà e potere popolare. Questo è il punto centrale del programma, considerando il peggioramento di vita delle classi popolari. Per questo, mutualismo e solidarietà non vogliono solo intendersi come un servizio da offrire, ma una forma di resistenza agli attacchi del potere.

Il mutualismo dei giovani di “Je so’ pazz”, promotori del nuovo soggetto politico “Potere al popolo” si deve intendere come un metodo per dimostrare che basta poco e con poco si può ottenere ciò che viene negato, ovvero salute, sport, istruzione e cultura. Ѐ proprio quello che questi compagni stanno mettendo in atto da tempo presso l’ex manicomio di Napoli, sull’esempio di movimenti nati in tante parti del mondo: dalla Grecia alla Spagna, dall’America Latina ai paesi del Nord Africa, passando per Kobane. Un esempio di coraggio per debellare le paure e la sfiducia che stanno dilagando ovunque. Da qui si parte, dallo stravolgere quello che ha messo in atto da almeno un decennio il sistema dominante dei poteri neoliberisti, basato sull’infondere precarietà e paura. Malesseri che inducono all’estraneità, alla privatizzazione, alla guerra tra poveri, al razzismo e alla violenza, al fascismo e alla xenofobia. Il cambiamento lo si può ottenere solo costruendo un potere popolare. Restituendo al popolo il controllo sulla produzione e sulla distribuzione della ricchezza che ora è nelle mani sbagliate. Perché la storia, dalla notte dei tempi, l’ha scritta il popolo. # Potere al popolo.# Accettiamo la sfida

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Fonte: La Città futura

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Approfondimento
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Dic 26 2017

Resistenza Popolare | La Neutralità della Rete

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Creare l’internet del ventunesimo secolo

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di Kevin Zeese e Margaret Flowers

Ajit Pai, l’ex legale di Verizon che è presidente della FCC, si è spinto troppo in là giovedì scorso nel minare internet quando ha guidato lo smantellamento delle norme sulla neutralità della rete. In conseguenza ha fornito l’energia necessaria per proteggere i diritti relativi alla rete. E’ tempo di mosse da judo, dove l’energia creata dall’esagerazione della FCC è trasformata in un’energia non solo per invertire la decisione della FCC ma anche per creare l’internet di cui abbiamo bisogno nel ventunesimo secolo.

Nel corso degli ultimissimi mesi sono emersi un’epica mobilitazione di massa a sostegno della neutralità della rete e un consenso nazionale con un sondaggio dell’Università del Maryland che ha rilevato l’83 per cento di sostegno a che internet sia aperta e uguale per tutti. C’è stato un numero record di commenti alla FCC su questo tema nel corso dell’estate. Più di 1,2 milioni di chiamate e 12,5 milioni di email sono state dirette al Congresso attraverso il sito della coalizione Battle for the Net e il 7 dicembre sono state tenute più di 700 proteste in tutto il paese a difesa della neutralità della rete. Internet è importante per tutti noi e i politici che non si schierano con la gente pagheranno un pesante prezzo politico.

Questa settimana tre membri della FCC hanno dato a un pugno di mega imprese il potere di controllare la velocità dei siti in rete e dove andiamo, che cosa vediamo e quanto paghiamo per l’accesso al contenuto della rete. La battaglia per internet non è finita; è appena cominciata e passeremo alle fasi successive per proteggere la nostra internet, ma prima cominceremo con una domanda più grande: che cosa dovrebbe essere internet nel ventunesimo secolo?

Quale genere di internet vi piacerebbe vedere?

Se il movimento per l’uguaglianza e la giustizia di internet proponesse una visione dell’internet del ventunesimo secolo noi potremmo trasformare in realtà tale visione.

Cominciamo con l’idea che internet sia la sede chiave della Libertà di Espressione. E’ uno spazio al quale dovrebbero applicarsi le protezioni del Primo Emendamento. L’espressione politica dovrebbe essere protetta non solo sulla stampa e in televisione ma dovrebbe essere protetta anche nel mondo digitale, compresi siti in rete, video, media sociali e canali giornalistici che non siamo ancora in grado di immaginare.

L’espressione politica su internet è stata vitale in anni recenti per mettere all’ordine del giorno nuovi temi. Video di violenze della polizia, a volte con conseguenze mortali, hanno portato questi problemi, ignorati per anni, al centro del dibattito politico. Il movimento Black Lives Matter ha determinato l’incriminazione di poliziotti, un dibattito diffuso e cambiamenti politici, ad esempio i poliziotti con addosso telecamere, nuove leggi e politiche.

Gli accampamenti di occupazione che sono dilagati nella nazione nel 2011 non ci sarebbero stati senza internet. All’inizio di Occupy Wall Street un piccolo numero di persone si è accampato a Zuccotti Park. Era in una marcia di fine settimana in cui i manifestanti erano arrestati e posti dietro una rete dalla polizia poi fatta saltare dall’occupazione. Un ufficiale di alto rango si è diretto verso i catturati e li ha irrorati di spray al peperoncino. L’accaduto è stato ripreso in video da molte persone e condiviso su internet. Quando la polizia ha cercato di affermare che i manifestanti erano violenti o minacciosi i video hanno mostrato che era vero il contrario. Apparentemente nel giro di una notte centinaia di accampamenti di occupazione sono sorti in tutto il paese. Il meme politico del 99 per cento si è diffuso e il problema della disuguaglianza di reddito e di ricchezza è divenuto parte del dialogo politico.

Questi sono due esempi tra molti che mostrano come un accesso uguale a internet è divenuto cruciale per la libertà di espressione e lo sviluppo politico.

Parte della libertà di espressione include quella commerciale e internet è stata un elemento essenziale per nuovi prodotti e servizi che diversamente non avrebbero raggiunto un numero di persone sufficiente a sostenere nuove aziende. E’ questo il motivo per il quale, a parte le società di telecomunicazione e di trasmissione via cavo, la neutralità della rete è appoggiata dalle aziende, specialmente le piccole imprese appena avviate.

Internet è diventata un diritto umano fondamentale. Internet è essenziale per operare nella società moderna. Le persone sottoscrivono assicurazioni sanitarie, fanno domanda per posti di lavoro, compiono ricerche scolastiche, sviluppano reddito … molte attività della vita si conducono oggi in rete.

I diritti umani devono essere incentrati sulle persone, come scrive Aiamu Baraka, dove sono “basati sui bisogni popolari e sulle aspirazioni democratiche del popolo”. Ci sono principi fondamentali che fanno sempre parte degli standard dei diritti umani che dovrebbero essere applicati all’internet del ventunesimo secolo, tra cui:

Universalità: i diritti umani devono essere riconosciuti a tutti, senza eccezioni. Le persone hanno titolo a questi diritti per il solo fatto di essere umane. Attualmente internet non soddisfa questo standard il 39 per cento dei neri, latinoamericani, lavoratori e persone che vivono in aree rurali non ha accesso a internet.

Indivisibilità: i diritti umani sono indivisibili e interdipendenti, cioè se un governo viola certi diritti colpisce la capacità delle persone di esercitarne altri, come il diritto di esprimersi politicamente, di partecipare alla democrazia o di partecipare al commercio.

Partecipazione: Le persone hanno il diritto di partecipare al modo in cui sono prese le decisioni riguardanti la protezione dei loro diritti.

Responsabilità: i governi devono creare meccanismo di responsabilizzazione per l’applicazione dei diritti.

Trasparenza: le persone devono conoscere e comprendere le principali decisioni che influiscono sui diritti a internet.

Non discriminazione: i diritti umani devono essere garantiti senza discriminazioni di alcun genere. Ciò include non solo la discriminazione praticata consapevolmente ma anche la protezione da politiche e pratiche che possono avere un effetto discriminante.

Realizzare questi principi richiede un ripensamento di internet. Internet è stata creata mediante investimenti pubblici e l’accesso a internet dovrebbe essere un servizio pubblico, non controllato da imprese private. Il controllo di internet da parte del pubblico include internet sviluppata da comunità, internet municipale o persino la nazionalizzazione di internet. Le norme attuali che vietano la proprietà municipale devono essere revocate. Ventun stati prevengono o scoraggiano la costruzione di reti a banda larga pubbliche.

Se vi è un coinvolgimento dell’industria in internet, dovrebbero essere prevenuti i monopoli e le imprese dovrebbero essere disciplinate in modo tale che i principi dei diritti umani non siano violati. La speculazione su internet ha attualmente raggiunto dimensioni grottesche, con Tom Rutledge della Charter l’amministratore delegato più pagato, a 98,5 milioni di dollari nel 2016, e questo peggiorerà senza la neutralità della rete.

Conosciamo già i parametri di ciò di cui abbiamo bisogno. Jimmy Lee, un investitore e consulente di nuove aziende orientate al sociale, scrive: “un programma che guardi al futuro deve concentrarsi sull’espansione dell’accesso e della partecipazione digitale. Non possiamo costruire degli Stati Uniti più equi, o un futuro con maggiori opportunità e mobilità economica se grandi numeri di statunitensi sono bloccati dalla parte sbagliata della crescente divisione digitale”. Tutti hanno necessità di una via accessibile a fruire di internet ad alta velocità.

E’ ora di sviluppare un consenso nazionale su ciò che vogliamo sia internet nel ventunesimo secolo. Quali sono i principi o servizi chiave necessari? Commentate sulla nostra pagina Facebook e discutetene nelle vostre comunità, organizzazioni e spazi internet. Una volta sviluppato il consenso dobbiamo operare per renderlo realtà.

L’educatrice movimentista e autrice Rivera Sun descrive come internet sia onnipresente come lo era il sale durante il governo britannico dell’India. Quando Gandhi iniziò la marcia del sale per protestare contro il monopolio britannico del sale, nessuno si aspettava che avrebbe abbattuto l’impero britannico. La nostra lotta per il diritto umano all’accesso a internet potrebbe essere un boomerang cruciale in reazione all’estremismo del potere dell’industria e all’era Trump.

La campagna immediata per la neutralità della rete

Il movimento mobilitato per la neutralità della rete farà tutto il possibile in tribunale, al Congresso e nelle strade per assicurare che la decisione della FCC non permanga. L’esito presso la FCC non è stato una sorpresa poiché il presidente Pai ha fatto affermazioni false e inaccurate l’anno scorso contro la neutralità della rete. Ciò che costituisce una sorpresa è quanto sia diventato forte il movimento per l’uguaglianza di internet in reazione al suo estremismo.

Il compito del movimento consiste ora nel trasformare quell’energia in potere politico. Dobbiamo continuare a essere attivi, coinvolgere più persone e costruire il movimento di cui abbiamo bisogno per un’internet al servizio della gente.

Il voto di 3 contro due di questa settimana alla FCC è stato una rottura spettacolare con la storia dell’internet libera e aperta. Internet è sempre stata un vettore comune in cui le regole e le pratiche riguardo alla neutralità della rete sono sempre esistite e sono state protette da commissari di entrambi i partiti. L’ex presidente, Tom Wheeler, ha posto in essere nel 2015 norme che hanno codificato le pratiche di neutralità della rete e hanno dato alla FCC il potere di far valere tali norme.  Ajit Pai ha smantellato le regole del 2015 e ha abdicato all’autorità della FCC sui fornitori di servizi internet, aprendo la via a blocchi, strozzature, discriminazioni e speculazioni da parte delle maggiori compagnie telefoniche e via cavo della nazione.

Anche se Pai ha scherzato riguardo all’essere una pedina dei fornitori di servizi internet alla promozione di internet sponsorizzata dall’industria, le sue azioni dimostrano che si sta preparando per il suo prossimo lavoro anziché essere al servizio dell’interesse pubblico. L’ex presidente Tom Wheeler afferma che l’azione della FCC trasformerà internet in una televisione via cavo dicendo: “Fermatevi a pensarci: gli operatori via cavo scelgono quali canali ricevete. Gli operatori via cavo scelgono chi ammettono. Gli operatori via cavo si rivolgono a voi e dicono: ‘Oh, vuoi quello? Costerà un pochino di più’”.

Il primo campo di battaglia del popolo sarà la Legge sulla Revisione Congressionale, che consente al Congresso di approvare una risoluzione di disapprovazione e di rovesciare una decisione di un’agenzia federale. Il Congresso deve agire a maggioranza dei voti di entrambi le camere e deve farlo entro 60 giorni parlamentari, il che significa che probabilmente ci vorranno da quattro a sei mesi. Il compito del movimento consiste nel pretendere che i rappresentanti alla Camera e al Senato invertano la FCC. […]

Ora che un movimento è stato creato riguardo alla neutralità della rete, la campagna potenziata dal popolo deve definire che cosa vuole e combattere per ciò. Abbiamo il potere di assicurare che chiunque si candidi a una carica nel 2018 e nel 2020 sia schierato con la gente trattando internet come un diritto umano in forza del quale le persone hanno uguale accesso a servizi internet di alta qualità e basso costo. Proprio come abbiamo fatto nella nostra campagna per fermare il Partenariato Trans-Pacifico, che all’inizio pareva inarrestabile, dobbiamo assicurarci che chiunque si candidi a una carica sia schierato con il popolo riguardo a Internet.

Anche se entrambi i partiti ricevono una grande quantità di donazioni, ad esempio nel ciclo elettorale del 2016, l’industria delle telecomunicazioni ha donato pesantemente ai Democratici contribuendo una cifra record di 16,1 milioni di dollari alle loro campagne e offrendo 9,2 milioni di dollari ai Repubblicani, il potere popolare può superare il potere del denaro. Abbiamo visto nella mobilitazione riguardo alla FCC che milioni sono disposti ad agire. Inoltre milioni di piccole aziende saranno danneggiate dalla decisione della FCC.  Aziende di nuovo avviamento si sono espresse contro di essa, così come ha fatto gran parte della Silicon Valley e delle società tecnologiche. Il nostro movimento è vasto e include attivisti politici, aziende, amministrazioni locali, attori, musicisti e artisti nonché gruppi religiosi. Il movimento deve operare anche a livello locale sollecitando la banda larga municipale o anche comunità a creare un’internet propria. Dobbiamo rompere il controllo del monopolio regionale detenuto sull’accesso a internet da un pugno di società.

Un altro campo di battaglia immediato sarà nei tribunali. Quasi venti procuratori generali di stato hanno annunciato che citeranno la FCC per la sua decisione di revocare le norme sulla neutralità della rete del Titolo II e di impedire agli stati di assumere iniziative per proteggere la neutralità della rete. Free Press e altre organizzazioni non profit ricorreranno anch’esse in giudizio. Saranno presentati molti casi forti che sostengono che la FCC è stata arbitraria, volubile e che ha abusato della sua discrezionalità e ha violato la Legge sulle Procedure Amministrative, specialmente perché tante delle tesi sostenute dalla FCC erano carenti e inaccurate di fatto, costruite su bugie e hanno mostrato assenza di comprensione di internet. Un tema insolito probabilmente sarà il mancato rispetto del periodo del commento pubblico. Pai ha promesso di por fine alla neutralità della rete prima che iniziasse il periodo dei commenti, rendendolo una procedura fasulla, e la FCC non ha rimosso milioni di falsi commenti prodotti automaticamente. Pai ha rifiutato di collaborare con il procuratore generale di New York per indagare tali abusi.

Una delle prime decisioni che saranno richieste al tribunale è di impedire che la decisione della FCC entri in vigore. Una sentenza su un’ingiunzione preliminare, mai facile da ottenere, pare soddisfare i parametri legali in questo caso. Naturalmente molto dipenderà dalle inclinazioni del giudice assegnato al caso. Il contenzioso proseguirà per tutto il 2017 e nel 2018, ma il movimento non dovrebbe riporre tutte le sue speranze nelle cause giudiziarie. Dobbiamo continuare a costruire il movimento e fare di questo un problema politico che non possa essere ignorato.

Il popolo di internet ha un potere che non sarà ignorato

L’ex commissario della FCC Michael Copps ha scritto: “Ajit Pai e la sua maggioranza stanno voltando la schiena a milioni di statunitensi che hanno combattuto per anni per conquistare una forte neutralità della rete. Questo crudo corporativismo è Washington al suo peggio”. Sappiamo che se la gente continuerà a mobilitarsi e a pretendere giustizia su internet, allora Pai non avrà l’ultima parola.

Frances Moore Lappé e Adam Eichen hanno scritto che “la storia recente della neutralità della rete offre una storia incoraggiante del potere del popolo nel proteggere il principio democratico centrale della libera interazione e mostra che persino quando le cose appaiono brutte, la pressione della base ha la chiave per salvare internet come la conosciamo”.

Condividiamo il loro ottimismo. La reazione della gente alle minacce a internet è stata uniformemente potente. Ora dobbiamo togliere potere ai ghiribizzi politici di commissari nominati, assumere il controllo democratico di internet e definire l’internet che vogliamo per il nostro futuro e per le future generazioni. Ajit Pai può non rendersene ancora conto, ma il suo abuso di potere ha risvegliato un gigante internettiano.

Vi sollecitiamo a:

  1. Unirvi alla nostra campagna per Proteggere la Nostra Internet e restare informati su questo tema e sulle iniziative. Questa è una campagna pluriennale e abbiamo bisogno del vostro aiuto per costruirla.

  2. Ascoltare il nostro programma radiofonico Clearing The Fog Radio, il primo prodotto dal nostro nuovo studio Popular Resistance, che si concentrerà sulla neutralità della rete e sulla campagna per l’internet di cui abbiamo bisogno per il ventunesimo secolo.

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Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

Fonte: Znetitaly

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Approfondimento
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Dic 20 2017

La buia stanza obliqua del mio cuore

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Opera di Christian Schole

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Vieni e abita
nella buia stanza obliqua del mio cuore,
che la vastità delle onde ancora
si chiude allo spazio.
Vieni e cadi
nei fondi colorati del mio sonno,
che ha paura del ripido
abisso del nostro mondo.
Vieni e vola
nella lontana curva della mia nostalgia,
che l’incendio divampi
all’altezza di una fiamma.
Stai e resta.

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(Hannah Arendt)

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