Dic 26 2017

Resistenza Popolare | La Neutralità della Rete

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Creare l’internet del ventunesimo secolo

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di Kevin Zeese e Margaret Flowers

Ajit Pai, l’ex legale di Verizon che è presidente della FCC, si è spinto troppo in là giovedì scorso nel minare internet quando ha guidato lo smantellamento delle norme sulla neutralità della rete. In conseguenza ha fornito l’energia necessaria per proteggere i diritti relativi alla rete. E’ tempo di mosse da judo, dove l’energia creata dall’esagerazione della FCC è trasformata in un’energia non solo per invertire la decisione della FCC ma anche per creare l’internet di cui abbiamo bisogno nel ventunesimo secolo.

Nel corso degli ultimissimi mesi sono emersi un’epica mobilitazione di massa a sostegno della neutralità della rete e un consenso nazionale con un sondaggio dell’Università del Maryland che ha rilevato l’83 per cento di sostegno a che internet sia aperta e uguale per tutti. C’è stato un numero record di commenti alla FCC su questo tema nel corso dell’estate. Più di 1,2 milioni di chiamate e 12,5 milioni di email sono state dirette al Congresso attraverso il sito della coalizione Battle for the Net e il 7 dicembre sono state tenute più di 700 proteste in tutto il paese a difesa della neutralità della rete. Internet è importante per tutti noi e i politici che non si schierano con la gente pagheranno un pesante prezzo politico.

Questa settimana tre membri della FCC hanno dato a un pugno di mega imprese il potere di controllare la velocità dei siti in rete e dove andiamo, che cosa vediamo e quanto paghiamo per l’accesso al contenuto della rete. La battaglia per internet non è finita; è appena cominciata e passeremo alle fasi successive per proteggere la nostra internet, ma prima cominceremo con una domanda più grande: che cosa dovrebbe essere internet nel ventunesimo secolo?

Quale genere di internet vi piacerebbe vedere?

Se il movimento per l’uguaglianza e la giustizia di internet proponesse una visione dell’internet del ventunesimo secolo noi potremmo trasformare in realtà tale visione.

Cominciamo con l’idea che internet sia la sede chiave della Libertà di Espressione. E’ uno spazio al quale dovrebbero applicarsi le protezioni del Primo Emendamento. L’espressione politica dovrebbe essere protetta non solo sulla stampa e in televisione ma dovrebbe essere protetta anche nel mondo digitale, compresi siti in rete, video, media sociali e canali giornalistici che non siamo ancora in grado di immaginare.

L’espressione politica su internet è stata vitale in anni recenti per mettere all’ordine del giorno nuovi temi. Video di violenze della polizia, a volte con conseguenze mortali, hanno portato questi problemi, ignorati per anni, al centro del dibattito politico. Il movimento Black Lives Matter ha determinato l’incriminazione di poliziotti, un dibattito diffuso e cambiamenti politici, ad esempio i poliziotti con addosso telecamere, nuove leggi e politiche.

Gli accampamenti di occupazione che sono dilagati nella nazione nel 2011 non ci sarebbero stati senza internet. All’inizio di Occupy Wall Street un piccolo numero di persone si è accampato a Zuccotti Park. Era in una marcia di fine settimana in cui i manifestanti erano arrestati e posti dietro una rete dalla polizia poi fatta saltare dall’occupazione. Un ufficiale di alto rango si è diretto verso i catturati e li ha irrorati di spray al peperoncino. L’accaduto è stato ripreso in video da molte persone e condiviso su internet. Quando la polizia ha cercato di affermare che i manifestanti erano violenti o minacciosi i video hanno mostrato che era vero il contrario. Apparentemente nel giro di una notte centinaia di accampamenti di occupazione sono sorti in tutto il paese. Il meme politico del 99 per cento si è diffuso e il problema della disuguaglianza di reddito e di ricchezza è divenuto parte del dialogo politico.

Questi sono due esempi tra molti che mostrano come un accesso uguale a internet è divenuto cruciale per la libertà di espressione e lo sviluppo politico.

Parte della libertà di espressione include quella commerciale e internet è stata un elemento essenziale per nuovi prodotti e servizi che diversamente non avrebbero raggiunto un numero di persone sufficiente a sostenere nuove aziende. E’ questo il motivo per il quale, a parte le società di telecomunicazione e di trasmissione via cavo, la neutralità della rete è appoggiata dalle aziende, specialmente le piccole imprese appena avviate.

Internet è diventata un diritto umano fondamentale. Internet è essenziale per operare nella società moderna. Le persone sottoscrivono assicurazioni sanitarie, fanno domanda per posti di lavoro, compiono ricerche scolastiche, sviluppano reddito … molte attività della vita si conducono oggi in rete.

I diritti umani devono essere incentrati sulle persone, come scrive Aiamu Baraka, dove sono “basati sui bisogni popolari e sulle aspirazioni democratiche del popolo”. Ci sono principi fondamentali che fanno sempre parte degli standard dei diritti umani che dovrebbero essere applicati all’internet del ventunesimo secolo, tra cui:

Universalità: i diritti umani devono essere riconosciuti a tutti, senza eccezioni. Le persone hanno titolo a questi diritti per il solo fatto di essere umane. Attualmente internet non soddisfa questo standard il 39 per cento dei neri, latinoamericani, lavoratori e persone che vivono in aree rurali non ha accesso a internet.

Indivisibilità: i diritti umani sono indivisibili e interdipendenti, cioè se un governo viola certi diritti colpisce la capacità delle persone di esercitarne altri, come il diritto di esprimersi politicamente, di partecipare alla democrazia o di partecipare al commercio.

Partecipazione: Le persone hanno il diritto di partecipare al modo in cui sono prese le decisioni riguardanti la protezione dei loro diritti.

Responsabilità: i governi devono creare meccanismo di responsabilizzazione per l’applicazione dei diritti.

Trasparenza: le persone devono conoscere e comprendere le principali decisioni che influiscono sui diritti a internet.

Non discriminazione: i diritti umani devono essere garantiti senza discriminazioni di alcun genere. Ciò include non solo la discriminazione praticata consapevolmente ma anche la protezione da politiche e pratiche che possono avere un effetto discriminante.

Realizzare questi principi richiede un ripensamento di internet. Internet è stata creata mediante investimenti pubblici e l’accesso a internet dovrebbe essere un servizio pubblico, non controllato da imprese private. Il controllo di internet da parte del pubblico include internet sviluppata da comunità, internet municipale o persino la nazionalizzazione di internet. Le norme attuali che vietano la proprietà municipale devono essere revocate. Ventun stati prevengono o scoraggiano la costruzione di reti a banda larga pubbliche.

Se vi è un coinvolgimento dell’industria in internet, dovrebbero essere prevenuti i monopoli e le imprese dovrebbero essere disciplinate in modo tale che i principi dei diritti umani non siano violati. La speculazione su internet ha attualmente raggiunto dimensioni grottesche, con Tom Rutledge della Charter l’amministratore delegato più pagato, a 98,5 milioni di dollari nel 2016, e questo peggiorerà senza la neutralità della rete.

Conosciamo già i parametri di ciò di cui abbiamo bisogno. Jimmy Lee, un investitore e consulente di nuove aziende orientate al sociale, scrive: “un programma che guardi al futuro deve concentrarsi sull’espansione dell’accesso e della partecipazione digitale. Non possiamo costruire degli Stati Uniti più equi, o un futuro con maggiori opportunità e mobilità economica se grandi numeri di statunitensi sono bloccati dalla parte sbagliata della crescente divisione digitale”. Tutti hanno necessità di una via accessibile a fruire di internet ad alta velocità.

E’ ora di sviluppare un consenso nazionale su ciò che vogliamo sia internet nel ventunesimo secolo. Quali sono i principi o servizi chiave necessari? Commentate sulla nostra pagina Facebook e discutetene nelle vostre comunità, organizzazioni e spazi internet. Una volta sviluppato il consenso dobbiamo operare per renderlo realtà.

L’educatrice movimentista e autrice Rivera Sun descrive come internet sia onnipresente come lo era il sale durante il governo britannico dell’India. Quando Gandhi iniziò la marcia del sale per protestare contro il monopolio britannico del sale, nessuno si aspettava che avrebbe abbattuto l’impero britannico. La nostra lotta per il diritto umano all’accesso a internet potrebbe essere un boomerang cruciale in reazione all’estremismo del potere dell’industria e all’era Trump.

La campagna immediata per la neutralità della rete

Il movimento mobilitato per la neutralità della rete farà tutto il possibile in tribunale, al Congresso e nelle strade per assicurare che la decisione della FCC non permanga. L’esito presso la FCC non è stato una sorpresa poiché il presidente Pai ha fatto affermazioni false e inaccurate l’anno scorso contro la neutralità della rete. Ciò che costituisce una sorpresa è quanto sia diventato forte il movimento per l’uguaglianza di internet in reazione al suo estremismo.

Il compito del movimento consiste ora nel trasformare quell’energia in potere politico. Dobbiamo continuare a essere attivi, coinvolgere più persone e costruire il movimento di cui abbiamo bisogno per un’internet al servizio della gente.

Il voto di 3 contro due di questa settimana alla FCC è stato una rottura spettacolare con la storia dell’internet libera e aperta. Internet è sempre stata un vettore comune in cui le regole e le pratiche riguardo alla neutralità della rete sono sempre esistite e sono state protette da commissari di entrambi i partiti. L’ex presidente, Tom Wheeler, ha posto in essere nel 2015 norme che hanno codificato le pratiche di neutralità della rete e hanno dato alla FCC il potere di far valere tali norme.  Ajit Pai ha smantellato le regole del 2015 e ha abdicato all’autorità della FCC sui fornitori di servizi internet, aprendo la via a blocchi, strozzature, discriminazioni e speculazioni da parte delle maggiori compagnie telefoniche e via cavo della nazione.

Anche se Pai ha scherzato riguardo all’essere una pedina dei fornitori di servizi internet alla promozione di internet sponsorizzata dall’industria, le sue azioni dimostrano che si sta preparando per il suo prossimo lavoro anziché essere al servizio dell’interesse pubblico. L’ex presidente Tom Wheeler afferma che l’azione della FCC trasformerà internet in una televisione via cavo dicendo: “Fermatevi a pensarci: gli operatori via cavo scelgono quali canali ricevete. Gli operatori via cavo scelgono chi ammettono. Gli operatori via cavo si rivolgono a voi e dicono: ‘Oh, vuoi quello? Costerà un pochino di più’”.

Il primo campo di battaglia del popolo sarà la Legge sulla Revisione Congressionale, che consente al Congresso di approvare una risoluzione di disapprovazione e di rovesciare una decisione di un’agenzia federale. Il Congresso deve agire a maggioranza dei voti di entrambi le camere e deve farlo entro 60 giorni parlamentari, il che significa che probabilmente ci vorranno da quattro a sei mesi. Il compito del movimento consiste nel pretendere che i rappresentanti alla Camera e al Senato invertano la FCC. […]

Ora che un movimento è stato creato riguardo alla neutralità della rete, la campagna potenziata dal popolo deve definire che cosa vuole e combattere per ciò. Abbiamo il potere di assicurare che chiunque si candidi a una carica nel 2018 e nel 2020 sia schierato con la gente trattando internet come un diritto umano in forza del quale le persone hanno uguale accesso a servizi internet di alta qualità e basso costo. Proprio come abbiamo fatto nella nostra campagna per fermare il Partenariato Trans-Pacifico, che all’inizio pareva inarrestabile, dobbiamo assicurarci che chiunque si candidi a una carica sia schierato con il popolo riguardo a Internet.

Anche se entrambi i partiti ricevono una grande quantità di donazioni, ad esempio nel ciclo elettorale del 2016, l’industria delle telecomunicazioni ha donato pesantemente ai Democratici contribuendo una cifra record di 16,1 milioni di dollari alle loro campagne e offrendo 9,2 milioni di dollari ai Repubblicani, il potere popolare può superare il potere del denaro. Abbiamo visto nella mobilitazione riguardo alla FCC che milioni sono disposti ad agire. Inoltre milioni di piccole aziende saranno danneggiate dalla decisione della FCC.  Aziende di nuovo avviamento si sono espresse contro di essa, così come ha fatto gran parte della Silicon Valley e delle società tecnologiche. Il nostro movimento è vasto e include attivisti politici, aziende, amministrazioni locali, attori, musicisti e artisti nonché gruppi religiosi. Il movimento deve operare anche a livello locale sollecitando la banda larga municipale o anche comunità a creare un’internet propria. Dobbiamo rompere il controllo del monopolio regionale detenuto sull’accesso a internet da un pugno di società.

Un altro campo di battaglia immediato sarà nei tribunali. Quasi venti procuratori generali di stato hanno annunciato che citeranno la FCC per la sua decisione di revocare le norme sulla neutralità della rete del Titolo II e di impedire agli stati di assumere iniziative per proteggere la neutralità della rete. Free Press e altre organizzazioni non profit ricorreranno anch’esse in giudizio. Saranno presentati molti casi forti che sostengono che la FCC è stata arbitraria, volubile e che ha abusato della sua discrezionalità e ha violato la Legge sulle Procedure Amministrative, specialmente perché tante delle tesi sostenute dalla FCC erano carenti e inaccurate di fatto, costruite su bugie e hanno mostrato assenza di comprensione di internet. Un tema insolito probabilmente sarà il mancato rispetto del periodo del commento pubblico. Pai ha promesso di por fine alla neutralità della rete prima che iniziasse il periodo dei commenti, rendendolo una procedura fasulla, e la FCC non ha rimosso milioni di falsi commenti prodotti automaticamente. Pai ha rifiutato di collaborare con il procuratore generale di New York per indagare tali abusi.

Una delle prime decisioni che saranno richieste al tribunale è di impedire che la decisione della FCC entri in vigore. Una sentenza su un’ingiunzione preliminare, mai facile da ottenere, pare soddisfare i parametri legali in questo caso. Naturalmente molto dipenderà dalle inclinazioni del giudice assegnato al caso. Il contenzioso proseguirà per tutto il 2017 e nel 2018, ma il movimento non dovrebbe riporre tutte le sue speranze nelle cause giudiziarie. Dobbiamo continuare a costruire il movimento e fare di questo un problema politico che non possa essere ignorato.

Il popolo di internet ha un potere che non sarà ignorato

L’ex commissario della FCC Michael Copps ha scritto: “Ajit Pai e la sua maggioranza stanno voltando la schiena a milioni di statunitensi che hanno combattuto per anni per conquistare una forte neutralità della rete. Questo crudo corporativismo è Washington al suo peggio”. Sappiamo che se la gente continuerà a mobilitarsi e a pretendere giustizia su internet, allora Pai non avrà l’ultima parola.

Frances Moore Lappé e Adam Eichen hanno scritto che “la storia recente della neutralità della rete offre una storia incoraggiante del potere del popolo nel proteggere il principio democratico centrale della libera interazione e mostra che persino quando le cose appaiono brutte, la pressione della base ha la chiave per salvare internet come la conosciamo”.

Condividiamo il loro ottimismo. La reazione della gente alle minacce a internet è stata uniformemente potente. Ora dobbiamo togliere potere ai ghiribizzi politici di commissari nominati, assumere il controllo democratico di internet e definire l’internet che vogliamo per il nostro futuro e per le future generazioni. Ajit Pai può non rendersene ancora conto, ma il suo abuso di potere ha risvegliato un gigante internettiano.

Vi sollecitiamo a:

  1. Unirvi alla nostra campagna per Proteggere la Nostra Internet e restare informati su questo tema e sulle iniziative. Questa è una campagna pluriennale e abbiamo bisogno del vostro aiuto per costruirla.

  2. Ascoltare il nostro programma radiofonico Clearing The Fog Radio, il primo prodotto dal nostro nuovo studio Popular Resistance, che si concentrerà sulla neutralità della rete e sulla campagna per l’internet di cui abbiamo bisogno per il ventunesimo secolo.

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Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

Fonte: Znetitaly

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Approfondimento
Neutralità della Rete” si riferisce a una rete che non discrimina in base al contenuto
Addio alla net neutrality: come potrebbe cambiare internet per gli utenti
Net neutrality, per Trump la Rete è questione di classe

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Nov 21 2015

Fayadh, poeta palestinese, condannato a morte in Arabia Saudita

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Ashraf-Fayyad

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Ignorerò l’odore del fango, il rimprovero della pioggia
e il tormento che da lungo tempo dimora nel mio petto.
Cercherò un giusto conforto per la mia situazione che non mi permette di descrivere le tue labbra come desidero,
non mi permette di far cadere gocce di rugiada sui tuoi petali rossastri,
né placa l’enorme smania che mi tormenta quando comprendo che non sei al mio fianco, ora,
e che non ci sarai neppure quando dovrò spiegare la mia condizione al silenzio…quel silenzio con cui la notte, sempre, mi punisce!
Dimostrami che la terra è silenziosa così come appare da lontano, e che tutto ciò che è accaduto tra noi non era altro che uno sgradevole imprevisto; no, non è possibile sia questa la conclusione!…

(Tratto dalla Poesia I baffi di Frida Kahlo di Ashraf Fayadh, traduzione dall’arabo di Silvia Moresi; originale qui)

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Il poeta palestinese Ashraf Fayadh è stato condannato a morte in Arabia Saudita

Ashraf Fayadh, poeta, curatore e artista, è stato condannato a morte da un tribunale dell’Arabia Saudita, paese dove è nato da genitori palestinesi. È accusato di aver promosso l’ateismo con i suoi testi inclusi nell’antologia poetica Instructions within (2008), di aver avuto relazioni illecite, di aver mancato di rispetto al profeta Maometto e di aver minacciato la moralità saudita. La sentenza è stata emessa il 17 novembre ed è previsto che Fayadh possa presentare una richiesta d’appello entro trenta giorni.

Fayadh, 35 anni, è rappresentante dell’organizzazione di artisti britannico-saudita Edge of Arabia. Nel 2013 è stato tra i curatori della mostra Rhizoma alla Biennale di Venezia. È stato arrestato nel gennaio del 2014 e nel maggio dello stesso anno è stato condannato a quattro anni di prigione e 800 frustate da un tribunale di Abha, nel sudovest dell’Arabia Saudita. Dopo che il suo primo ricorso è stato respinto, una nuova corte lo ha condannato a morte.

Mona Kareem, poeta e attivista per i diritti dei migranti che ha lanciato una campagna per la liberazione di Fayadh, ha detto al Guardian che il poeta non può chiedere a un avvocato di difenderlo perché dal giorno del suo arresto non ha più i documenti d’identità. Secondo Kareem, Fayadh sarebbe vittima di discriminazione perché di origine palestinese. Durante le udienze il poeta ha dichiarato di essere musulmano e ha respinto le accuse.

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Fonte: Internazionale

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Visita il Gruppo Facebook “Freedom for Ashraf Fayadh”

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Gen 23 2015

USA: 5 anni a Barrett Brown. Colpito il giornalismo libero ed indipendente

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Barrett Brown

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Barrett Brown condannato a 5 anni con l’accusa di essere il portavoce di Anonymous

Barrett Brown è un giornalista indipendente americano (ha lavorato, tra gli altri, per Huffington Post e Guardian) che dal settembre 2012 si trova in carcere – senza processo – con l’accusa di essere il portavoce del movimento di hacktivisti Anonymous.
Il suo arresto, avvenuto in diretta streaming mentre parlava via chat con la fidanzata, era avvenuto sulla base di numerose accuse che, globalmente avrebbero potuto condannarlo a più di cento anni di reclusione. Il capo di imputazione più grave riguardava la pubblicazione di un link su una chat pubblica (preso a sua volta da una chat privata) in cui  si rimandava a un sito contenente informazioni riservate (tra cui mail private e dati bancari), precedentemente rubate da alcuni hacker all’agenzia di sicurezza Stratfor Global Intelligence.

Sebbene l’hackeraggio sia dunque da attribuire, verosimilmente, ad Anonymous e Barrett Brown non abbia mai preso parte alle azioni del gruppo, nel pomeriggio di ieri il giornalista è stato condannato a 63 mesi di carcere (5 anni) e al pagamento di una sanzione pecuniaria da 890mila dollari. Le accuse (dopo che nel 2013 Brown aveva patteggiato per il ritiro di alcuni capi d’imputazione) sono di avere favorito l’attività degli hacktivisti, di minacce contro un agente federale – tramite un video su youtube – e di aver ostacolato una perquisizione in casa sua (fu in realtà la madre di Barrett a nascondere i suoi notebook in cucina, per essere poi condannata, a sua volta, a sei mesi di libertà vigilata).

Il commento, sarcastico, di Barrett alla notizia della condanna è stato: Il governo degli Stati Uniti ha deciso oggi che, avendo io fatto un buon lavoro indagando il complesso cyber-industriale, ha ora intenzione di mandarmi a studiare quello carcerario-industriale […] Voglio ringraziare il Dipartimento di Giustizia per aver impiegato così tanto tempo ed energia per indagare sul mio conto”.

Probabilmente, e ce lo auguriamo tutti, tra un anno Barrett Brown potrà beneficiare della libertà vigilata; nel frattempo non resta che riflettere, ancora una volta, su una condanna esemplare che è volta a colpire nel vivo una delle forme di azione più temute dai governi mondiali. Vale la pena ricordare, infatti, che la sentenza di ieri è avvenuta in Texas, USA, non in Iran o a Cuba, o in un paese dove è facile, per i media occidentali, puntare il dito contro una presunta mancanza di “giornalismo libero e indipendente”.
Per quanto ci riguarda, ovviamente, l’informazione ha un valore concreto quando è di parte e diviene in grado di inceppare gli ingranaggi della vulgata a senso unico del potere, e non ci stancheremo mai di supportare Anonymous e Wikileaks per i grandi sforzi compiuti in questo senso.

Ci sembra comunque ipocrita che, a distanza di pochi giorni dalla più imponente alzata di scudi a difesa della libera stampa e del dissenso, gli organismi di informazione mainstream non facciano sentire neanche il più flebile sussulto di indignazione di fronte alla condanna di un giornalista (o alla reclusione “obbligata” di Assange, all’incarcerazione di Jeremy Hammond, di Edward Snowden…la lista è lunga!).

Con il sorriso sulle labbra, infine, ci viene da dire: come si racconta, in questi casi, la storia della libertà d’espressione?


#FreeBarrettBrown

https://freebarrettbrown.org/

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Fonte: InfoAut

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Gen 9 2015

Charlie Hebdo – «Usciremo ugualmente, non hanno vinto!»

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Charlie Hebdo

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Poiché la penna è sempre sopra la barbarie …

Poiché la libertà è un diritto universale …

Poiché ci sostenete …

Noi,

CHARLIE

il vostro giornale,  uscirà il prossimo mercoledì!”

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CHARLIE HEBDO continuerà a vivere e continuerà nella sua pungente e dissacrante satira. Tutto questo sempre rivolto “in primis alla difesa delle libertà individuali, civili e collettive, com’è difeso il diritto alla libertà d’espressione a partire dal proprio interno…”.

Patrick Pelloux, uno dei cronisti del giornale: «Usciremo ugualmente, non hanno vinto». Il team sarà ospitato dal quotidiano Liberation ed il giornale sarà di 8 pagine anziché 16. Però, invece delle solite 60mila copie ne saranno stampate 1milione.

Bertrand Delanoe, ex sindaco socialista di Parigi, ha invitato tutti «a comprare Charlie Hebdo mercoledì prossimo se esce, e nei mesi e anni a venire».

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Approfondimento

Charlie Hebdo

charlie hebdo site officiel

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Set 19 2012

Vignette su Charlie Hebdo: le religioni “intoccabili” e il caso del film su Maometto

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Il settimanale satirico francese Charlie Hebdo ha dedicato questa settimana una pagina interna al recente caso del video sul profeta Maometto The Innocence of Muslims, che ha scatenato la reazione islamica.

La rivista aveva già dedicato lo scorso anno una copertina proprio a Maometto che, ironicamente nominato direttore responsabile di Sharia Hebdo, proclamava: “Cento colpi di frusta se non morite dal ridere”. Scatenando le reazioni dei fondamentalisti, tanto che la sede del giornale era stata data alle fiamme e il sito attaccato da hacker islamisti. Ma la redazione, non doma, aveva rilanciato con una nuova copertina in cui un musulmano e un vignettista (maschi) si davano un bacio appassionato con lo slogan “L’amore è più forte dell’odio”. Le proteste si erano diffuse anche nel mondo islamico, contro immagini ritenute ‘blasfeme’ e ‘offensive’.

Stavolta, facendo il verso al film di successo Intouchables dei registi Olivier Nakache ed Eric Toledano (in Italia, uscito con il titolo Quasi amici), che racconta l’amicizia tra un ricco tetraplegico e il suo badante proveniente dalle banlieu.

Il settimanale francese ha quindi ritratto in una copertina alternativa presente all’interno della rivista, con il titolo Intouchables 2, un ebreo ortodosso che spinge un musulmano su una carrozzina. Ed entrambi, il rabbino e l’imam, con la faccia torva dicono: “Non dovete prenderci in giro” (o “ridere”). In aggiunta, sulla quarta di copertina invece è ritratto Maometto nudo, riprendendo una scena con Brigitte Bardot del film Le Mépris (Il disprezzo) di Jean-Luc Godard.

Le immagini, cui fanno seguito altre caricature e vignette a tema all’interno della rivista, hanno già suscitato critiche da parte dei musulmani, per i quali è sacrilego anche solo raffigurare Maometto. E il sito della rivista risulta inaccessibile da stamattina. Qualche giorno fa una manifestazione di estremisti musulmani non autorizzata davanti all’ambasciata statunitense a Parigi aveva portato il caso del film su Maometto anche in Francia. E Charlie Hebdo ha deciso, con il suo consueto piglio caustico e satirico, di dedicarsi al caso.

Stéphane Charbonnier, il direttore della rivista che si firma Charb, ha dichiarato:  ”Se si comincia a dire, visto che 250 esaltati hanno manifestato davanti all’ambasciata degli Stati Uniti, che bisogna posticipare o non pubblicare queste vignette, significa che sono loro a dettare legge in Francia”. ”Se si comincia a dire che non si può disegnare Maometto, alla fine non si potranno più disegnare islamici. E poi, cosa non si potrà disegnare? I maiali, i cani? Non si potranno più disegnare esseri umani”, si è chiesto Charb, “Alla fine si venderanno 16 pagine bianche di Charlie Hebdo”. “Se si comincia dire ‘ho paura’, è finita, si finisce di fare i giornali, di fare polemica, si ferma la libertà di stampa”.

Ci sentiamo di condividere queste parole, perché l’autocensura verso la critica alla religione, alla satira e all’ironia più blanda diventa alla lunga pericolosa, generando un circolo vizioso. Si finisce per comprimere in maniera inaccettabile la libertà di espressione. Sotto il ricatto delle sensibilità ‘offese’ di estremisti, che accampano sempre più pretese e ostentano comportamenti intimidatori e violenti.

Per questo, come abbiamo già detto, tutelare il sacro garantendo privilegi speciali alle confessioni religiose è una soluzione che finisce per inasprire l’integralismo, piuttosto che disinnescarlo. Perché in questo modo le religioni finiscono per diventare ‘intoccabili’, soffocando qualsiasi possibilità di dibattito o di critica laica.

Gli esponenti dell’islam francese criticano la scelta del settimanale, accusato di “islamofobia”. Il rettore della grande moschea parigina, Dalil Boubakeur, ha lanciato un appello affinché non si versi “benzina sul fuoco”. Ma ha lamentato che “l’incitamento all’odio religioso non sia represso dalla legge come lo è l’incitamento all’odio razziale”.

Il primo ministro, Jean-Marc Ayrault, ha lanciato un appello alla moderazione e alla “responsabilità”, contro “tutti gli eccessi”. Ha dichiarato ieri su radio Rtl che disapprova le vignette. Ma, a prescindere da come la possa pensare lui, ha ribadito che la Francia è “un paese in cui la libertà di espressione è garantita, compresa quella di caricatura”, ha aggiunto. E che “se ci sono persone che si sentono offese nelle proprie convinzioni” e ritengono che “siano state violate le leggi”, possono rivolgersi a un tribunale. Intanto le forze dell’ordine sono in allerta. Hanno messo sotto protezione la redazione con il rischio che la situazione possa degenerare. Come già avvenuto in passato.

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Fonte: UAAR

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