Apr 6 2018

Brasile, São Lourenço: 600 donne occupano il quartier generale di Nestlé!

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Si è concluso nei giorni scorsi a Brasilia il World Water Forum, meeting internazionale che si svolge ogni tre anni per discutere come avvicinarsi agli obiettivi posti dalle Nazioni Unite sui problemi idrici del pianeta. Vi partecipano migliaia di esponenti dei governi, funzionari e dirigenti d’azienda, accademici e rappresentanti delle grandi Ong, un grande e prestigioso circo dell’acqua, segnato da qualche buona intenzione ma, soprattutto, dall’ossessione di privatizzare la fonte della vita e dalle stesse ipocrisie di ogni summit di potenti votati al business e al saccheggio delle risorse naturali. Il meeting viene infatti severamente contestato dal FAMA, il Forum alternativo mondiale dell’acqua, promosso da movimenti sociali di tutto il mondo che lottano contro la mercificazione delle risorse e della vita. Parte essenziale del FAMA sono le proteste all’esterno, che anche quest’anno hanno preso di mira le multinazionali e le istituzioni responsabili della crisi idrica e di quella ambientale. Tra le azioni di protesta, spicca quella del 20 marzo, quando 600 donne del Movimento dei lavoratori rurali senza terra (MST) hanno occupato il quartier generale di Nestlé a São Lourenço, nello Stato meridionale del Minas Gerais, per protestare contro gli accordi tra il governo di Temer e la società per la privatizzazione delle risorse idriche.

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Redazione Desinformémonos

Circa 600 donne hanno occupato la sede dell’impresa Nestlé a São Lourenço, regione sud del Minas Gerais, Brasile, per denunciare la vendita delle acque alle compagnie internazionali promossa dal governo di Michel Temer, nell’ambito del Forum Mondiale delle Acque, a Brasilia.

Maria Gomes de Oliveira, della direzione del Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra (MST), ha affermato che “c’è bisogno di molta sfacciataggine per organizzare un forum internazionale con l’obiettivo di commercializzare le nostre riserve d’acqua” e che “loro non si sono riuniti per discutere la gestione di nulla, stanno promuovendo una vera asta per vendere il paese al ‘prezzo delle banane’”.

Immagina di essere obbligata a comprare bottiglie d’acqua per tutto il giorno per saziare la tua sete. Nessuno lo reggerebbe. E questo è ciò che vogliono le imprese che sono riunite in questo esatto momento in quel Forum”, ha detto la dirigente.

Oliveira ha spiegato che lo sfruttamento dell’Acquifero Guaraní, che abbraccia Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, è stato discusso da Temer e dal presidente della Nestlé Paul Bulcke, ma con la vittoria dei conservatori in Argentina e dei colpi di stato che sono stati promossi in Paraguay e in Brasile, solo l’Uruguay può porre degli ostacoli alla privatizzazione. “Quanto più va avanti il golpe, più chiara diventa l’influenza dei grandi gruppi economici sulla politica e sugli interessi per sfruttare le nostre ricchezze naturali”, ha aggiunto.

Dal 1994 la Nestlé ha installato un impianto nel Minas Gerais e da allora è stata oggetto di denuncie da parte della popolazione per lo sfruttamento dell’acqua, ma il governo appoggia la compagnia e permette l’estrazione delle risorse naturali.

La componente del MST ha dichiarato che “la Nestlé si è stabilita qui da decenni e, da allora, promuove lo sfruttamento predatorio e, anche, irregolare. L’acqua è un bene comune dell’umanità, difenderla è una questione di sovranità”.

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Fonte: comune-info.net

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Approfondimento

Coca-Cola, Nestlé, il Water Resources Group e il saccheggio dell’acqua della terra

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Lug 22 2012

La privatizzazione di acqua e servizi pubblici locali è anticostituzionale!!

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COMUNICATO STAMPA

Grande vittoria dei movimenti, la Corte Costituzionale fa saltare le privatizzazioni di acqua e servizi pubblici locali


Oggi, 20 Luglio, la Corte Costituzionale restituisce la voce ai cittadini italiani e la democrazia al nostro Paese.
Lo fa dichiarando incostituzionale, quindi inammissibile, l’articolo 4 del decreto legge 138 del 13 Agosto 2011, con il quale, il Governo Berlusconi, calpestava il risultato referendario e rintroduceva la privatizzazione dei servizi pubblici locali. Questa sentenza blocca anche tutte le modificazioni successive, compresa quelle del Governo Monti.

La sentenza esplicita chiaramente il vincolo referendario infranto con l’articolo 4 e dichiara che la legge approvata dal Governo Berlusconi violava l’articolo 75 della Costituzione. Viene confermato quello che sostenemmo un anno fa, cioè come quel provvedimento reintroducesse  la privatizzazione dei servizi pubblici e calpestasse la volontà dei cittadini.

La sentenza ribadisce con forza la volontà popolare espressa il 12 e 13 giugno 2011 e rappresenta un monito al Governo Monti e a tutti i poteri forti che speculano sui beni comuni. Dopo la straordinaria vittoria referendaria costruita dal basso, oggi è chiarito una volta per tutte che deve deve essere rispettato quello che hanno scelto 27 milioni di italiani: l’acqua e i servizi pubblici devono essere pubblici.

Si scrive acqua, si legge democrazia!    


Luca Faenzi
Ufficio Stampa Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
ufficiostampa@acquabenecomune.org
+39 338 83 64 299
Skype: lucafaenzi
Via di S. Ambrogio n.4 – 00186 Roma
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Gen 15 2012

Appello giù le mani dall’acqua e dalla democrazia!

 

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Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.

Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.

Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.

A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.

Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.

Noi non ci stiamo.

L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.

I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.

Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.

Chiediamo con determinazione al Governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.

Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.

Chiediamo alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.

Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

FIRMA L’APPELLO!

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Ott 26 2011

26 ottobre 2011: Napoli capitale dell’acqua pubblica!

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Hasta la victoria siempre

di Alex Zanotelli

E’  un momento questo di gioia e di festa per Napoli perché è diventata la capitale italiana dell’acqua pubblica, la “Parigi d’Italia”. Infatti oggi 26 ottobre  2011, il Consiglio Comunale di Napoli , in seduta pubblica e solenne al Maschio Angioino, vota la ripubblicizzazione del servizio idrico, che sarà gestito da un Ente di Diritto Pubblico ,”Acqua Bene Comune Napoli “ in sostituzione dell’Arin Spa. Napoli diventa così la prima grande città italiana che decide di ‘obbedire’ al Referendum sull’acqua (12-13 giugno 2011), ripubblicizzando la propria acqua e ripudiando la formula della Spa. E’ una grande lezione che questa città così  bistrattata dona a tutto il paese. Per questa vittoria  siamo grati al nostro sindaco L.De Magistris e al prof. A.Lucarelli, assessore ai Beni Comuni, ma soprattutto dobbiamo dire grazie alla tenacia e alla grinta dei Comitati Campani per l’acqua pubblica. Sono loro i veri artefici di questa straordinaria vittoria :è la cittadinanza attiva di questa città e regione , che si è impegnata a fondo e per lunghi anni, per difendere la Madre, l’acqua, la madre di tutta la vita. Infatti è dal 2004, quando i 150 comuni di Napoli e Caserta avevano votato la privatizzazione dell’acqua, che i comitati  si sono battuti per ottenerne la ripubblicizzazione . Uno straordinario impegno dei comitati è riuscito, in meno di due anni, a rovesciare quella decisione. Il 31 gennaio 2006 i sindaci di Napoli e Caserta ne votarono la ripubblicizzazione . Fu però una vittoria di Pirro, perché non fu mai tradotta in atto amministrativo per la netta opposizione di Bassolino-Iervolino. Ma il movimento non si è mai arreso e , aiutato da notevoli figure come il prof. A.Lucarelli e l’avv. M. Montalto, è riuscito a contenere le forze privatizzatrici. La svolta è arrivata con l’elezione di De Magistris a sindaco di Napoli (l’acqua pubblica era  uno degli obiettivi della sua campagna elettorale) e con  la vittoria del Referendum sull’acqua . Infatti il primo atto da sindaco  è stato quello di scegliere il prof. A.Lucarelli come Assessore ai Beni Comuni(il primo in Italia!) con delega sull’acqua .Ed è Lucarelli che  ci ha portato a questa grande vittoria .

Dobbiamo celebrare, fare festa, sia per la vittoria del Referendum, sia per questa vittoria tutta napoletana. Invece  incomprensioni,sospetti, intolleranze hanno preso il sopravvento nel movimento. Questo è grave  perché siamo lo straordinario popolo dell’acqua che ha vinto con il referendum ,una vittoria che tutto il mondo ci invidia. Smettiamola di guardarci l’ombelico, rimbocchiamoci le maniche : il lavoro che ci attende è enorme. E lo faremo se sapremo stare uniti, lavorare insieme,fare rete. Quando inizieremo a premere su Milano, Torino, Genova, Roma …  perché si ripeta il ‘miracolo’ di Napoli? Tocca a noi, ai comitati locali, al Forum nazionale. E’ un compito immenso quello che ci attende:tradurre localmente il Referendum , in barba ai partiti, in barba ai potentati economico-finanziari.    Per continuare l’impegno sull’acqua, il FORUM nazionale dei comitati dell’acqua ha indetto una manifestazione nazionale a Roma, il 26 novembre e in questa occasione, lancerà una campagna di “Obbedienza civile”: si invitano tutti i cittadini/e ad “obbedire” alle decisioni referendarie. Una di queste è che non si può guadagnare sull’acqua , per cui chiederemo a tutti i cittadini/e di autoridursi le bollette del 7%.Infatti  quel 7% , dato per  la remunerazione del capitale , è stato abolito dal Referendum.

Il lavoro  che ci attende è immenso ,e interesserà  non solo l’Italia, ma anche l’Unione Europea.  Per questo, proprio sull’onda della grande vittoria napoletana, il 10-11 dicembre 2011 si terrà a Napoli il primo incontro della Rete Europea dei  comitati per l’acqua pubblica. Questo per portare un milione di firme al Parlamento Europeo perché dichiari l’acqua un bene comune.(A Bruxelles le multinazionali fanno una pressione enorme sul Parlamento perché dichiari l’acqua una merce).  Ma il nostro deve essere un impegno mondiale. Dobbiamo prepararci ad andare a marzo a Marsiglia dove si terrà il Consiglio Mondiale dell’acqua che è nelle mani della Banca mondiale e delle multinazionali dell’acqua. Noi dobbiamo forzare l’ONU a convocare il suo Consiglio Mondiale dell’Acqua per  proclamare al mondo che l’acqua è un diritto fondamentale umano,è un bene comune che deve essere gestito come “patrimonio  dell’umanità”. Con i cambiamenti climatici in atto, con gli scioglimenti di ghiacciai e nevai, con sempre meno acqua potabile disponibile per una crescente popolazione , rischiamo di avere ,oltre ai 50 milioni di morti per fame, 100 milioni di morti per sete all’anno. L’impegno per l’acqua è un impegno per la vita.   “Nel nostro pianeta ogni forma di vita può nascere e svilupparsi solo in presenza di acqua-ha scritto molto bene Roberto Lessio- che si tratti di un germoglio di un seme nella terra, dell’incubazione di un uovo,della fecondazione e dello sviluppo  di un embrione in utero. L’acqua è il punto di congiunzione tra il nulla, la vita e il Creato.”   Diamoci da fare perché vinca la Vita!

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Set 26 2011

Napoli capitale dell’acqua pubblica!

 

.A Napoli l’acqua non sarà più una merce, una delibera per ripubblicizzare

 

26 settembre 2011

Dopo i molteplici tentativi – ultimo fra tutti quello della manovra economica del Governo – di sottrarre legittimità alla volontà che 27 milioni di italiani hanno espresso partecipando agli ultimi referendum, arriva una buona notizia dai comitati per l’acqua pubblica.

A Napoli la Giunta comunale ha presentato una delibera per la trasformazione della Società per azioni Arin, che attualmente gestisce il servizio idrico cittadino, in una “azienda speciale” che si chiamerà ABC Napoli (che sta per Acqua Bene Comune Napoli).

In altre parole, se la delibera venisse approvata dal Consiglio comunale, l’acqua non sarebbe più in vendita come una merce e si passerebbe dalla gestione del servizio idrico nelle mani di una Spa all’affidamento del servizio ad un’azienda di diritto pubblico alla cui governance sarebbero chiamati rappresentanti delle associazioni ambientaliste e dei lavoratori stessi dell’ente. Inoltre sarebbero previsti anche il “diritto al minimo vitale idrico” e un “fondo di solidarietà internazionale”. Uno scenario che vedrebbe Napoli come primo comune italiano ad aver dato seguito ai referendum del 2011.

Quella firmata dall’Assessore ai Beni Comuni, Alberto Lucarelli, e dall’Assessore al Bilancio, Riccardo Realfonzo – spiegano i comitati – è una delibera che segue mesi di lavoro durante i quali sono stati consultati esperti di differenti discipline economiche, giuridiche, aziendali, oltre che esponenti della società civile e delle associazioni ambientaliste. Ma quella dei comitati napoletani per la gestione pubblica delle risorse idriche è una battaglia che va avanti dal 2004.   (leggi tutto)

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Fonte: il Cambiamento

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