Apr 17 2017

Zanotelli richiama i pacifisti all’unità e all’azione. Firma l’Appello contro i signori della guerra.

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Il missionario richiama i pacifisti all’unità e all’azione

Una Perugia-Assisi straordinaria per fermare i Signori della guerra. Appello di Padre Zanotelli

L’Italia ripudia la guerra (art. 11 Cost.), non può puntare sulle armi come pilastro del Sistema paese e armare paesi in guerra o che violano i diritti umani
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16 aprile 2017 – Alex Zanotelli
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Sosteniamo il nuovo appello di Padre Alex Zanotelli. Ecco dove firmare on line:

https://www.petizioni24.com/fermiamoisignoridellaguerra

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Appello

FERMIAMO I SIGNORI DELLA GUERRA

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Trovo vergognosa l’indifferenza con cui noi assistiamo a una ‘guerra mondiale a pezzetti’ , a una carneficina spaventosa come quella in Siria, a un attacco missilistico da parte di Trump contro la base militare di Hayrat in Siria ,ora allo sgancio della Super- Bomba GBU-43( la madre di tutte le bombe) in Afghanistan e a un’incombente minaccia nucleare.

L’Italia, secondo l’Osservatorio sulle armi, spenderà quest’anno 23 miliardi di euro in armi (l’1,18% del Pil) che significa 64 milioni di euro al giorno! Ora Trump, che porterà il bilancio militare USA a 700 miliardi di dollari, sta premendo perché l’Italia arrivi al 2% del Pil che significherebbe 100 milioni di euro al giorno. “Pronti a rivedere le spese militari – ha risposto la ministra della Difesa R. Pinotti – come ce lo chiede l’America.” La Pinotti ha annunciato anche che vuole realizzare il Pentagono italiano a Centocelle (Roma) dove sorgerà una nuova struttura con i vertici di tutte le forze armate. La nostra ministra della Difesa ha inoltre preparato il Libro Bianco della Difesa in cui si afferma che l’Italia andrà in guerra ovunque i suoi interessi vitali saranno minacciati. E’ un autentico golpe democratico che cancella l’articolo 11 della Costituzione. Dobbiamo appellarci al Parlamento italiano perchè non lo approvi. Il Libro Bianco inoltre definisce l’industria militare italiana ‘pilastro del Sistema paese’.”

Mentre in Europa stiamo assistendo in silenzio al nuovo schieramento della NATO nei paesi baltici e nei paesi confinanti con la Russia. In Romania, la NATO ha schierato razzi anti-missili e altrettanto ha fatto in Polonia a Redzikovo. Ben cinquemila soldati americani sono stati spostati in quei paesi. Anche il nostro governo ha inviato 140 soldati italiani in Lettonia. Mosca ha risposto schierando a Kalinin- grad Iscander ordigni atomici, i 135-30. Siamo ritornati alla Guerra Fredda con il terrore nucleare incombente. (La lancetta dell’Orologio dell’Apocalisse a New York è stata spostata a due minuti dalla mezzanotte come ai tempi della Guerra Fredda).

Ecco perché all’ONU si sta lavorando per un Trattato sul disarmo nucleare promosso dalle nazioni che non possiedono il nucleare, mentre le 9 nazioni che la possiedono non vi partecipano. E’ incredibile che il governo Gentiloni ritenga che tale Conferenza “costituisca un elemento fortemente divisivo “, per cui l’Italia non vi partecipa. Eppure l’Italia, secondo le stime della Federation of American Scientists, ha sul territorio almeno una settantina di vecchie bombe atomiche che ora verranno rimpiazzate dalle più micidiali B61-12. E dovremmo mettere in conto anche la possibilità, segnalata sempre dalla FAS, di Cruise con testata atomica a bordo della VI Flotta USA con comando a Napoli. Quanta ipocrisia da parte del nostro governo!

Davanti a una così grave situazione, non riesco a capire il quasi silenzio del movimento italiano per la pace. Una cosa è chiara: siamo frantumati in tanti rivoli, ognuno occupato a portare avanti le proprie istanze! Quand’è che decideremo di metterci insieme e di scendere unitariamente in piazza per contestare un governo sempre più guerrafondaio? Perché non rimettiamo tutti le bandiere della pace sui nostri balconi?Ma ancora più male mi fa il silenzio della CEI e delle comunità cristiane. Questo nonostante le forti prese di posizione sulla guerra di Papa Francesco. E’ un magistero il suo, di una lucidità e forza straordinaria. Quando verrà recepito dai nostri vescovi, sacerdoti, comunità cristiane? Dopo il suo recente messaggio inviato alla Conferenza ONU, in cui ci dice che “ dobbiamo impegnarci per un mondo senza armi nucleari”, non si potrebbe pensare a una straordinaria Perugia- Assisi, promossa dalle realtà ecclesiali insieme a tutte le altre realtà, per dare forza al tentativo della Nazioni unite di mettere al bando le armi atomiche e dire basta alla ‘follia’ delle guerre e dell’industria delle armi? Sarebbe questo il regalo di Pasqua che Papa Francesco ci chiede: “Fermate i signori della guerra, la violenza distrugge il mondo e a guadagnarci sono solo loro.”

Infatti nel 2015 abbiamo esportato armi pesanti per un valore di oltre sette miliardi di euro! Vendendo armi ai peggiori regimi come l’Arabia Saudita. Questo in barba alla legge 185/90 che vieta la vendita di armi a paesi in guerra o dove i diritti umani sono violati. L’Arabia Saudita è in guerra contro lo Yemen, dove vengono bombardati perfino i civili con orribili tecniche speciali. Secondo l’ONU, nello Yemen è in atto una delle più gravi crisi umanitarie del Pianeta. All’Arabia Saudita abbiamo venduto bombe aeree MK82, MK83, MK84, prodotte dall’azienda RMW Italia con sede legale a Ghedi (Brescia) e fabbrica a Domusnovas in Sardegna. Abbiamo venduto armi anche al Qatar e agli Emirati arabi con cui quei paesi armano i gruppi jihadisti in Iraq, in Libia, ma soprattutto in Siria dov’è in atto una delle guerre più spaventose del Medio Oriente.In sei anni di guerra ci sono stati 500.000 morti e dodici milioni di rifugiati o sfollati su una popolazione di 22 milioni! Come italiani, stiamo assistendo indifferenti alla tragica guerra civile in Libia, da noi causata con la guerra contro Gheddafi. E ora , per fermare il flusso dei migranti, abbiamo avuto la spudoratezza di firmare un Memorandum con il governo libico di El Serraj che non riesce neanche a controllare Tripoli. E così aiutiamo la Libia a frantumarsi ancora di più. E con altrettanta noncuranza assistiamo a guerre in Sud Sudan, Somalia, Sudan, Centrafrica, Mali. Senza parlare di ciò che avviene nel cuore dell’Africa in Congo e Burundi. E siamo in guerra in Afghanistan: una guerra che dura da 15 anni ed è costata agli italiani 6,6 miliardi di euro.

Alex Zanotelli

Napoli,14 aprile 2017

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Fonte: Peacelink

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Feb 18 2015

Fermatevi, la guerra non è la soluzione. Esistono altre strade.

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Testo congiunto diffuso da Rete della Pace, Campagna Sbilanciamoci e Rete Italiana per il Disarmo

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Il caos libico non accetta scorciatoie, semplificazioni e improvvisazione. L’intervento armato non può che aggravare la situazione.

Fermare la violenza in Libia, contrastare le milizie affiliate ad ISIS e tutti i gruppi armati è possibile senza più ripetere gli errori del passato, senza gettare ulteriore benzina sull’incendio.

L’intervento del 2011 dimostra pienamente in questi giorni tutto il proprio fallimento. La situazione è drammatica in tutta la regione del medio Oriente e dell’Africa Sub Sahariana, non solamente in Libia, e occorre agire con urgenza per mettere in sicurezza vite umane, per fermare le azioni criminali e terroriste, per ricomporre e riconciliare le diverse comunità etniche e religiose dell’intera regione. Questo l’obiettivo, la cui realizzazione dipende fortemente dal “modo” in cui si cercherà di metterlo in pratica: fondamentale per non produrre ulteriori vittime e caos.

Noi riteniamo che sia necessario dispiegare una molteplicità di azioni, tra le quali:

  • Chiedere ai Ministri degli Affari Esteri dei paesi europei di presentare richiesta presso la Corte Penale Internazionale dell’Aia di avviare un processo nei confronti di Abu Backr Al-Baghdadi: sia chiamato a giudizio come responsabile del sedicente «Stato Islamico» insieme agli esecutori e finanziatori dei crimini di genocidio, contro l’umanità e di guerra, così come previsto nello Statuto della stessa Corte.
  • Sostenere la ricostruzione dell’assetto statuale libico, con tutte le forze della diplomazia e della politica, a partire dall’iniziativa dell’Onu per un accordo tra le parti: solo un’azione internazionale sotto egida Onu, costruita con il pieno coinvolgimento dei rappresentanti delle comunità locali e della società civile, potrà raggiungere un accordo che freni gli scontri tra gruppi armati.
  • La comunità internazionale, sotto guida ONU e con l’impegno e la cooperazione della Lega araba e dell’Organizzazione degli stati africani, deve farsi garante e protettrice di un futuro accordo di pace, anche al fine di mettere alle strette Qatar, Arabia Saudita ed altri paesi della regione che – in maniera ipocrita – sono responsabili nel sostegno e nella propagazione delle guerre in corso
  • L’Unione Europea può inviare personale civile nelle zone più sicure per sostenere il protagonismo della società civile, delle comunità religiose e delle donne nella costruzione di un processo di pace, tutelando i difensori dei diritti umani e gli operatori di pace locale che più si espongono in questo momento. Questa sarà la missione dei futuri Corpi Civili di Pace.
  • Bloccare le fonti di finanziamento del terrorismo, la vendita delle armi e di petrolio, le complicità con i diversi gruppi di miliziani armati che imperversano nella regione. Un modo per non diventare complici in un conflitto che ci vede già molto responsabili, e per non essere “imprenditori di morte pronti a fornire armi a tutti” come ha ricordato oggi lo stesso Papa Francesco.

L’Unione Europea e i suoi stati membri devono fare la propria parte, garantendo assistenza umanitaria a profughi e migranti e cooperando con i paesi della regione che se ne stanno facendo carico, per mettere in campo un’operazione di salvataggio in mare e di accoglienza dei profughi e migranti.

Abbiamo bisogno di una politica ed un impegno internazionale che dichiarino finita la stagione degli errori armati e degli interessi di parte riportando al centro l’interesse generale della comunità globale per la Pace, la libertà e per l’accesso ai diritti universali per tutte e per tutti.

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Fonte: disarmo.org

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Approfondimento

Libia: pacifisti, no a intervento militare, non si ripeta errore fatto con Gheddafi

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Mag 17 2013

Giornata Mondiale contro l’Omofobia 2013 – Il messaggio video dell’ONU

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Apr 24 2013

Petizione indirizzata all’ONU per i diritti dei vegetariani

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Petizione indirizzata all’ONU

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Il testo della petizione è in inglese, di seguito il testo in italiano:

Ai sensi dell’articolo 18 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, tutti hanno il diritto alla libertà di pensiero e coscienza. Questa include il diritto alla fede e il diritto a manifestarla. L’articolo 26 della stessa convenzione stabilisce che la discriminazione fondata su un’opinione è vietata. Questi due articoli combinati significano che i vegani e vegetariani che si rifiutano di consumare animali o prodotti di origine animale per delle ragioni etiche non dovrebbero subire discriminazioni a causa delle loro convinzioni. Ciononostante, i vegani e i vegetariani subiscono una discriminazione generalizzata. Ad esempio, forme di discriminazione sono presenti nelle scuole, nelle università, negli ospedali e negli altri luoghi pubblici o privati dove nessun pasto vegano equilibrato è disponibile.

Considerando che il diritto alla libertà di pensiero e di coscienza dovrebbe essere rispettato e che la discriminazione basata su un credo è fuori legge, i firmatari chiedono al Relatore speciale sulla libertà di religione e di credo delle Nazioni Unite di presentare una raccomandazione su questo tema, e di promuovere l’adozione di misure a livello nazionale, regionale e internazionale per assicurare la promozione e la protezione dei seguenti diritti dei vegani e vegetariani:

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Il diritto di ottenere dei pasti vegani equilibrati in tutte le strutture pubbliche o private,

Il diritto ad un’informazione medica imparziale e appropriata,

Il diritto di disporre di risorse necessarie per crescere i figli conformemente alle proprie convinzioni,

Il diritto di rifiutare ogni lavoro contrario alle proprie convinzioni etiche.

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FIRMA LA PETIZIONE!

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Fonte: AVAAZ.org

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Mar 22 2013

#worldwaterday – L’acqua è un diritto umano!

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Il diritto all’acqua è questione di equità e salute, anche in Italia

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Dalla Toscana e dalla Calabria due frammenti delle lotte che attraversano tutto il Paese e che celebrano questo #worldwaterday. Da una parte la vittoria dei movimenti contro le “tariffe” illegittime post referendum, dall’altra una manifestazione per l’invaso dell’Alaco

di Luca Martinelli

È il #worldwaterday, la giornata mondiale dell’acqua istituita vent’anni fa dalle Nazioni Unite. In Italia, da almeno tre anni, si scrive “acqua” ma si legge “referendum”, e così il 22 marzo ricorda e celebra una delle più grandi mobilitazioni sociali e popolari della storia del nostro Paese, quella che il 12 e 13 giugno del 2011 ha portato circa 27 milioni di cittadini alle urne per votare “2 sì per l’acqua bene comune”.
Risultato frutto di un impegno iniziato che viene da lontano (almeno dal 2000, grazie all’azione del Comitato italiano per un contratto mondiale sull’acqua, poi amplificato dal marzo 2006 quand’è nato il Forum italiano dei movimenti per l’acqua), e che guarda lontano. In tutta Italia, lo abbiamo raccontato su Ae di febbraio 2013 e poi sul sito si moltiplicano i processi di ri-pubblicizzazione (ci torniamo anche sul prossimo numero della rivista, il 148 di aprile 2013), ma per celebrare questo #worldwaterday scegliamo due frammenti dalle lotte che attraversano tutto il Paese cui Altreconomia è particolarmente legata. Storie che ci portano in Toscana e in Calabria.

Toscana, tariffa illegittima: il Tar dà ragione ai cittadini. La prima riguarda la sentenza del Tar della toscana, che proprio in concomitanza della giornata mondiale dell’acqua ha dato ragione al Forum toscano dei movimenti per l’acqua, che aveva presentato ricorso contro le tariffe presentate dai gestori dopo il referendum, considerate illegittime in quanto comprendono ancora la “remunerazione del capitale investito” abrogata dal referendum del 12 e 13 giugno 2011.

In un comunicato stampa, il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha ricordato di aver sempre “sostenuto l’illegittimità delle bollette post referendarie, al punto di dare vita alla Campagna di Obbedienza Civile, con la quale i cittadini si sono autoridotti le bollette ‘obbedendo’ agli esiti referendari. Ora il Tar della Toscana conferma pienamente quella impostazione, scrivendo nella sentenza che ‘il criterio della remunerazione del capitale (…) essendo strettamente connesso all’oggetto del quesito referendario, viene inevitabilmente TRAVOLTO dalla volontà popolare abrogatrice…’.
Una sentenza -continua il Forum- destinata a travolgere chi sull’acqua intende continuare a fare profitti, ignorando e tentando di aggirare la volontà popolare, anche attraverso atti amministrativi” come il nuovo meccanismo tariffario elaborato dall’Autorità per l’energia elettrica e il Gas, contro cui il forum ha presentato ricorso al Tar della Lombardia.
“Una sentenza -conclude il Forum- che conferisce un’ulteriore slancio a quel processo di ripubblicizzazione dell’acqua che è in marcia in molte città italiane: il Tar toscano oggi ribadisce ‘fuori i profitti dall’acqua’, il Forum rilancia ‘fuori l’acqua dal mercato, verso la completa ripubblicizzazione’”.

La Calabria e l’acqua avvelenata. Il 23 marzo, invece, a Vibo Valentia si tiene una manifestazione per chiedere la verità sull’invaso dell’Alaco, la diga che distribuisce acqua a tutti i cittadini del vibonese. La sostengono il Forum italiano dei movimenti per l’acqua e anche il Coordinamento calabrese acqua pubblica “Bruno Arcuri”.
Su Ae ci siamo occupati a più riprese della diga sull’Alaco, da quando –nella primavera del 2011– incontrammo a Cosenza i giovani di Serra San Bruno, sulle montagne del vibonese, che avevano appena portato in laboratorio le acque prelevata dall’invaso, per analizzare (a loro spese) ed evidenziare i rischia per la salute pubblica. La storia dell’Alaco, poi, s’è intrecciata con quella di Sorical, la società partecipata dai francesi di Veolia che ha gestito in concessione tutti gli impianti d’adduzione dell’acqua potabile in Calabria, compreso l’invaso dell’Alaco.
La vicenda ha conquistato anche  l’attenzione delle tv nazionali (con un bel servizio di Crash-Rai Storia) e rappresenta -così in un comunicato diffuso da Forum italiano dei movimento dell’acqua e Coordinamento calabrese “un caso esemplare di sprechi ed inefficienze: lavori infiniti, finanziamenti bloccati, interrogazioni parlamentari, carte sparite, costi lievitati a dismisura”. Intanto, a circa 400.000 persone in 88 Comuni è stato negato il diritto all’acqua: “Il numero delle persone coinvolte e la gravità della situazione dal punto di vista sanitario ed ambientale fanno sì che la questione dell’Alaco trascenda la dimensione locale -si legge nel comunicato-, ponendosi come emergenza a livello regionale e nazionale, e come esempio estremo di dove può condurre una gestione perversa del bene comune acqua, rispetto al quale ancora, dopo quasi due anni, ci si ostina a non rispettare il chiaro risultato referendario”.

Le richieste avanzate dai promotori della manifestazione, il Forum delle Associazioni Vibonesi ed il Comitato Civico Pro-Serre, sono:
– chiusura definitiva della devastante gestione Sorical, con la presentazione e la rapida approvazione della nuova legge regionale di iniziativa popolare proposta dal Coord. Bruno Arcuri, per cui in questi giorni si stanno raccogliendo le firme;
– dismissione urgente del bacino artificiale dell’Alaco;
– avvio immediato di un programma che preveda fonti di approvvigionamento alternative;
– avvio altrettanto urgente degli interventi di ristrutturazione delle reti idriche per l’eliminazione delle perdite che oggi, nei comuni serviti dal bacino dell’Alaco, superano in media il 60%;
– avvio, sulla base di quanto esposto e delle tariffe illegittime applicate a livello regionale, di azioni giudiziarie da parte dei comuni per il recupero delle somme corrisposte alla Sorical, con rimborso ai cittadini degli importi delle bollette idriche versati e non dovuti.

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Fonte: altreconomia

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Iniziativa dei Cittadini Europei  (ICE) .  A Febbraio, la prima Iniziativa dei cittadini europei (ICE), ‘L’acqua è un diritto umano’ ha fatto la storia.  Oltre ad essere la prima che è partita nell’Unione europea, è anche la prima ad aver raccolto oltre 1 milione di firme. (leggi tutto)

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