Mag 9 2019

Tribunale Bologna | I richiedenti asilo hanno diritto alla residenza anagrafica anche dopo il decreto Salvini

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2 Mag, 2019

I richiedenti asilo hanno diritto alla residenza anagrafica anche dopo il decreto Salvini. Il Tribunale di Bologna accoglie il ricorso dell’Associazione Avvocato di strada

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Con un provvedimento del 2/05/2019 il Tribunale ordinario di Bologna ha accolto integralmente il ricorso presentato da una nostra assistita: una cittadina extracomunitaria richiedente asilo alla quale era stata respinta la domanda di iscrizione anagrafica presso il Comune di Bologna, in forza del Decreto Legge 113/18 (decreto Salvini) convertito in legge 132/18.

Il giudice ha accolto il nostro ricorso ed ha ordinato al Sindaco di Bologna di procedere alla iscrizione della nostra assistita nel registro anagrafico della popolazione residente nel Comune di Bologna.

Questa nostra grande vittoria ha avuto un ampio risalto su tutti i media italiani. In questi giorni sono state spese tante parole. Il Ministro dell’Interno, ad esempio, ha detto che la sentenza di Bologna è vergognosa e che i giudici che vogliono aiutare gli immigrati dovrebbero cambiare mestiere e candidarsi in politica”.

La risposta più bella al Ministro crediamo che l’abbia la nostra assistita, una maestra armena di 70 anni fuggita dal proprio paese dopo aver perso marito e figlio e che si è messa a piangere quando le abbiamo detto che adesso potrà avere una carta di identità e curarsi.

Trovate di seguito la sua intervista a Repubblica e ai microfoni di La7. Dal canto nostro siamo felici per questa vittoria, sopratutto perché crediamo sia servita a far tornare all’ordine del giorno le discussioni sulla legittimità di vari aspetti del decreto sicurezza e perché consentirà a tanti richiedenti asilo di vedere finalmente riconosciuti i propri diritti.

Noi continueremo a lavorare perché questo avvenga.

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Fonte: avvocatodistrada.it

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Nov 8 2017

Un cittadino del mondo…

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Un campo è fatto di polvere, terra, erba, semi, piante.. Possono essere prese in prestito con rispetto e moderazione. Ma non si possono possedere. Nessuno può possederle.

La Natura non si può acquistare!

Chi acquista un pezzo di terra non deve dimenticare che il primo proprietario è stato colui che se ne è appropriato, rubandolo al pianeta.

La terra, i semi, le piante, gli animali appartengono a tutti, e devono essere utilizzati secondo esigenze vitali e non di sfruttamento. E’ assurdo poter pensare di poter trarre profitto trasformando (OGM) o sfruttando senza criterio i beni naturali e sottraendoli, in alcuni casi, a chi ne ha più bisogno.

Chi pensa il contrario è un CRIMINALE!

Ricordiamo a questi “signori” urlando tutti insieme con fermezza e rabbia che i beni naturali sono un diritto dell’umanità!L’acqua è di tutti! Il cibo è di tutti! L’aria è di tutti! Le foreste sono di tutti! Gli animali sono di tutti! I fiumi sono di tutti! Il mare è di tutti! Il pianeta è di tutti! L’universo è di tutti! L’uomo è di tutti! Chi vuole far di queste cose proprietà privata e sfruttarla a suo vantaggio, vuole la morte del mondo e deve essere fermato ad ogni costo!

L’uomo è una creatura del pianeta! Sarebbe troppo riduttivo pensare di essere cittadino, prima di un continente, poi di una nazione ed infine di una città.

L’uomo è parte della Natura e come tutte le altre creature non può appartenere a nessun’altro che a sé stesso e non può essere sfruttato! Egli mette a disposizione del pianeta la sua forza e la sua umanità!

E per queste caratteristiche universali egli è uguale dappertutto! Tutti gli uomini sono nati liberi e chi ha deciso di porre dei confini al mondo se ne deve assumere la responsabilità!

Purtroppo, finché esisteranno confini, proprietà da proteggere, poteri da conservare e beni da sfruttare, ci saranno sempre in giro per il mondo creature che fuggiranno da guerre e soprusi. Questi spiriti liberi sono continuamente in cerca di una nuova terra dove mettere a disposizione la loro forza e la loro umanità. E quando pensano di averla trovata si accorgono del duro prezzo da pagare per sopravvivere.

La terra che avevano sognato rimane un sogno. Sfruttati, malmenati, ingannati, isolati…e oggi anche MARCHIATI!

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Un cittadino del mondo

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Apr 26 2016

Parlamento europeo – 27 aprile 2016: proiezione del film “Fuocoammare”

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Fuocoammare Parlamento Europeo

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“Film che ci impone una riflessione profonda e che ci fa vedere i migranti come persone e non come numeri”

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I tragici eventi che hanno causato migliaia di morti nel Mediterraneo scuotono le nostre coscienze e richiedono un impegno piu’ incisivo e l’urgenza di ottenere risposte per l’attuazione di una politica di migrazione comune europea. Per questo motivo ho voluto organizzare la proiezione di un film che ci impone una riflessione profonda e che ci fa vedere i migranti come persone e non come numeri.” (Patrizia Toia – capo delegazione PD al Parlamento Europeo)

Alla proiezione del 27 aprile alle ore 16,30 saranno presenti il regista Gianfranco Rosi ed il medico di Lampedusa Pietro Bartolo.

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TRAILER Ufficiale

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Feb 17 2016

Mi dispiace mamma…

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immigrato in mare

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Mi dispiace mamma,                                                                                                                                                                                  perché la barca è affondata e non sono riuscito a raggiungere l’Europa.
Mi dispiace mamma, perché non riuscirò a saldare i debiti che avevo fatto per pagare il viaggio.
Non ti rattristare se non trovano il mio corpo, cosa potrà mai offrirti,
se non il peso delle spese di rimpatrio e sepoltura?

Mi dispiace mamma,
perché si è scatenata questa guerra ed io, come tanti altri uomini, sono dovuto partire.
Eppure i miei sogni non erano grandi quanto quelli degli altri…
Lo sai, i miei sogni erano grandi quanto le medicine per il tuo colon e le spese per sistemare i tuoi denti…
A proposito… i miei denti sono diventati verdi per le alghe.
Ma nonostante tutto, restano più belli di quelli del dittatore!

Mi dispiace amore mio,
perché sono riuscito a costruirti solo una casa fatta di fantasia:
una bella capanna di legno, come quella che vedevamo nei film… una casa povera,
ma lontana dai barili esplosivi, dalle discriminazioni religiose e razziali,
dai pregiudizi dei vicini nei nostri confronti…

Mi dispiace fratello mio,
perchè non posso mandarti i 50 euro che avevo promesso di inviarti ogni mese per farti divertire un po’ prima della laurea…
Mi dispiace sorella mia, perché non potrò mandarti il cellulare con l’opzione wi-fi, come quello delle tue amiche ricche…

Mi dispiace casa mia, perché non potrò più appendere il cappotto dietro alla porta.
Mi dispiace, sommozzatori e soccorritori che cercate i naufraghi,
perché io non conosco il nome del mare in cui sono finito.
E voi dell’ufficio rifugiati invece, non preoccupatevi,
perchè io non sarò una croce per voi.

Ti ringrazio mare,
perché ci hai accolto senza visto né passaporto.
Vi ringrazio pesci,
che dividete il mio corpo senza chiedermi di che religione io sia o quale sia la mia affiliazione politica.
Ringrazio i mezzi di comunicazione,
che trasmetteranno la notizia della nostra morte per cinque minuti, ogni ora, per un paio di giorni almeno.
Ringrazio anche voi, diventati tristi al sentire la nostra tragica notizia.
Mi dispiace se sono affondato in mare.

(Anonimo siriano)

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Ott 23 2015

Antonio “Il medico scalzo” catalizzatore d’umanità

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La follia di giovanni

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Il medico

di

Le dita di un signore tengono insieme una sigaretta e con le punte raccolgono i pezzi di vetro sparsi per la scrivania e li mettono nel posacenere, tra i mozziconi precedenti. E mentre il fumo della sigaretta sale ed esce verso la finestra dove prima c’era il vetro grande, quel signore racconta le storie dei pazienti che sono entrati lì e gli hanno chiesto una mano. E racconta di Dio. Di quando ha iniziato a lavorare all’Isola Tiberina come medico, più di venticinque anni fa. E quando racconta dei suoi cinque figli e dei due nipoti i baffi gli arrivano fino agli occhi strizzati al punto di fargli fare con le rughe, una sola riga tonda che fa un giro su tutto il volto.

Per arrivare a trovarlo nel suo ambulatorio bisognava arrivare a Piazza dei Decemviri, vicino a Cinecittà (periferia sud est di Roma), in un posto che a vederlo dovrebbe essere un giardino in uno spartitraffico. Fatto sta che in mezzo c’è uno container pieno di graffiti su tutti i lati. Da una parte c’è scritto “La follia di Giovanni”, dall’altra “assistenza sanitaria gratuita per chi non ne ha” con i giorni e gli orari di apertura. Dall’altra parte ancora c’è una finestra, una porta e la scritta: “Ambulatorio medico” su una bandiera della pace. Tutte scritte e disegni fatte dai writer.

Quella sera aveva trovato i vetri della finestra in tutto l’ambulatorio, ma non sembrava arrabbiato. Continuava a fumare e a raccogliere i pezzi di vetro nel posacenere e a parlare su una sedia bianca, di quelle di plastica, come se niente fosse. Nella stanza delle visite un lettino e una dispensa bianca con un lavabo. Raccontava di quanto fosse dura continuare a tenere aperto l’ambulatorio per lui che usciva dal Fatebenefratelli, all’Isola Tiberina, e che arrivava fino a Cinecittà a fare il medico per tutti, per chi aveva bisogno. E che era riuscito a coinvolgere altri medici che davano una mano all’ambulatorio. Raccontava delle sue iniziative con Alex Zanotelli. Diceva che quella era la follia di Giovanni perché San Giovanni di Dio è il nome dell’ospedale Fatebenefratelli, Giovanni Paolo XXIII era il papa alla base della sua formazione, Giovanni era il nome di Francesco d’Assisi e che lui lì, facendo il medico per tutti, faceva politica. E poi citava Tommaso D’Aquino e diceva “nell’estrema necessità i beni tornano ad essere di tutti cioè i poveri hanno il diritto di appropiarsene”. Lo aveva scritto anche su Facebook, che però non usava tanto.

La sera che avevano rotto i vetri dell’ambulatorio eravamo andati a incontrarlo con Antonio Marcello per fotografarlo e raccontare la sua storia in una mostra fotografica dedicata a chi presta cura e soccorso a chi ha bisogno. Si era voluto far fotografare vicino al lettino, con la sua borsa consumata, i capelli arruffati, senza sigaretta. Poi ci ha salutati e ha continuato a mettere i pezzi di vetro nel posacenere.

Alla notizia della morte hanno detto che era il “medico scalzo” o “il medico dei poveri”. Forse era più semplicemente il medico di tutti, il medico per chi non ne ha. Si chiamava Antonio Calabrò* e da domenica a Roma manca uno che rimetteva le cose a posto, che raccoglieva i pezzi di vetro o di persone e li rimetteva insieme.

* Cardiologo al Fatebenefratelli di Roma, Antonio Calabrò nel 2008 aveva creato il suo ambulatorio “di strada” in un container: qui visitava migranti e non, coinvolgendo amici medici e volontari, i salesiani come i centri sociali. Da quest’estate era ricoverato, per un grave virus al midollo: è morto domenica 18 ottobre. Qualche mese fa aveva confessato alla redazione di Comune di aver smesso di leggere i giornali, preferifa pochi blog e la newsletter di Comune. Antonio mancherà molto a noi e a quei pezzi di città che non smettono di ribellarsi facendo.

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Fonte: comune-info.net

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