Ott 17 2013

No agli uccelli come “esche”! Firma la petizione!

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No ai richiami vivi

Contro la cattura e la detenzione di uccelli
come “esche” per l’attività venatoria

 

Vengono catturati e tenuti in gabbia con un unico scopo: cantare, durante la stagione venatoria, per attirare i loro simili e permettere ai cacciatori di cacciarli. E così, piccoli uccelli migratori come i merli, le allodole, le cesene, i tordi, sono tenuti una vita intera al buio, in luoghi spesso freddi e umidi, con poca aria, luce e igiene, in anguste gabbie dove è impossibile volare e un movimento di troppo può causare traumi o ferite. La percezione del cambiamento di stagione e i ritmi giorno/notte sono sconvolti. Gli uccelli che sopravvivono all’atrofizzarsi degli arti e allo sconvolgimento comportamentale rischiano di non tornare a volare liberi, mai più.

Oggi detenere gli uccelli come richiami vivi è permesso.
Aboliamo questa pratica cruenta.
Salviamo gli uccelli da una simile tortura restituendo loro la libertà!

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FIRMA SUBITO LA NOSTRA PETIZIONE

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Fonte: lipu.it

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Ott 17 2013

Gli attivisti di Greenpeace non sono pirati! Messaggio a Putin da 11 premi Nobel

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Undici premi Nobel scrivono a Putin: «Gli attivisti di Greenpeace in carcere in Russia non sono pirati»

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Undici Premi Nobel per la pace hanno scritto insieme una lettera al presidente russo Vladimir Putin per sostenere i 30 dell’Arctic Sunrise in custodia cautelare per due mesi in Russia con l’accusa di pirateria.

 

L’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, la guatelmateca Rigoberta Menchu, l’ex presidente del Costa Rica Oscar Arias Sanchez, le pacifiste nordirlandesi Betty Williams e Mairead Maguire, la pacifista statunitense Jody Williams, la liberiana Leymah Gbowee, la yemenita Tawakkol Karman, l’avvocato e pacifista iraniana Shirin Ebadi, l’ex presidente di Timor Est Jose Ramos Horta e l’argentino Adolpho Perez Esquivel  chiedono a Putin «Di fare tutto il possibile per assicurare che cada l’accusa di pirateria, eccessiva, nei confronti dei 28 attivisti  di Greenpeace e dei due giornalisti freelance, e che ogni accusa contestata trovi riscontro nel diritto internazionale e nella legge russa».

 

Gli 11 Premi Nobel descrivono l’Artico come un «Tesoro prezioso dell’Umanità» e dicono di sostenere gli sforzi per proteggere questa Regione dallo sfruttamento petrolifero e dal cambiamento climatico: «Le trivellazioni petrolifere nell’Artico sono un’impresa ad alto rischio. Una fuoriuscita di petrolio in queste acque avrebbe un impatto catastrofico su uno degli ultimi ambienti integri del Pianeta, sulle comunità che vi abitano e su specie animali già minacciate d’estinzione. I rischi di simili incidenti ci sono sempre e i piani di risposta dell’industria petrolifera sono totalmente inadeguati. I cambiamenti climatici ci minacciano tutti, ma sono i più vulnerabili del Pianeta che pagheranno i costi maggiori se i Paesi più sviluppati non agiscono ora».

 

Intanto Greenpeace informa che  sono arrivate a quasi 1 milione e mezzo le firme sotto la petizione rivolta alle ambasciate russe per richiedere il rilascio degli attivisti. L’equipaggio dell’Arctic Sunrise e  i due giornalisti freelance a bordo della nave sono nelle mani delle autorità russe dal 19 settembre, quando la Guardia Costiera ha abbordato e sequestrato armi alla mano  la nave rompighiaccio di Greenpeace in acque internazionali. Dal 24 settembre i 30 sono detenuti in strutture di detenzione preventiva nei dintorni di  Murmansk.

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Fonte: greenreport.it

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Ott 17 2013

Trattativa tra Stato e mafia, Napolitano dovrà deporre come testimone

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Il Presidente della Repubblica dovrà deporre come testimone al processo per la trattativa tra Stato e mafia. Lo hanno deciso i giudici della Corte d’assise di Palermo, presieduta da Alfredo Montalto, che hanno così accolto, seppure in parte, la richiesta avanzata nelle scorse udienze dal pm Nino Di Matteo.

Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano era stato citato dai pm per riferire in aula sulle «preoccupazioni espresse dal suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio nella lettera del 18 giugno 2012 – si legge nella richiesta della Procura di Palermo – concernenti il timore di D’Ambrosio “di essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi”, e cioè nel periodo tra il 1989 e il 1993». Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sarà, dunque, sentito nel processo per la trattativa, ma solo «limitatamente», come dicono i giudici durante la lettura del provvedimento che hanno fissato dei paletti per la deposizione del Capo dello Stato, cioè «nei soli limiti della conoscenza del teste che potrebbero esulare dalle funzioni presidenziali e dalla riservatezza del ruolo», secondo quanto disposto dalla Corte costituzionale. Il capo dello Stato figura nella lista testi della Procura, che intende sentirlo sui colloqui tra Nicola Mancino e l’ex consigliere giuridico del Quirinale, Loris D’Ambrosio. A gennaio la Consulta ha stabilito che le intercettazioni telefoniche del presidente della Repubblica fossero distrutte. D’Ambrosio è morto nel luglio 2012, a 64 anni, per un infarto.

Anche il presidente del Senato, Pietro Grasso, deporrà al processo in base a quanto hanno deciso i giudici accogliendo tutte le richieste di ammissione testimoniali della Procura escluse quelle relative alle citazioni dei magistrati Vittorio Teresi, Roberto Scarpinato e Antonio Ingroia.

«Ottimo, chi sa deve parlare e lo deve fare sotto giuramento, a partire dal Presidente della Repubblica – commenta Paolo Ferrero – Noi vogliamo sia fatta piena luce su questa pagina vergognosa dello stato italiano ed è sacrosanto che i magistrati usino tutti gli strumenti in loro possesso per indagare a fondo e cercare la verità sulle possibili collusioni tra ambienti dello Stato e le mafie – conclude il segretario del Prc – E’ una priorità per tutto il Paese e per la democrazia».

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Fonte: controlacrisi.org

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