Nov 16 2016

Trump: “Facebook e Twitter mi hanno aiutato a vincere.”

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Trump domina tra le bufale su Facebook?

L’analisi del risultato a sorpresa delle elezioni chiama in causa anche Zuckerberg. Che difende la sua creatura: le notizie false sono relativamente poche e bipartisan.

di Claudio Tamburrino

È altamente improbabile che tra i fattori che hanno contribuito alla vittoria del candidato fuori dagli schemi Donald Trump alle Presidenziali degli Stati Uniti ci siano anche le notizie false condivise sui social network durante la campagna elettorale. A dirlo – chiamato in causa dalla miriade di analisi politiche sui risultati a sorpresa – è Mark Zuckerberg che ha risposto sabato con un lungo post sulla questione agli analisti che gli chiedevano una assunzione di responsabilità sul ruolo presente e futuro di Facebook.

Il social network in blu è stato infatti molto discusso nel dibattito post-elettorale in quanto possibile fattore determinante, nel bene o nel male: come sostiene Trump proprio i suoi numeri su Facebook, Twitter e Instagram “lo hanno aiutato a battere i concorrenti dotati di un budget per la campagna elettorale molto superiore”, mentre diversi osservatori, in particolare, hanno affermato che la condivisione di notizie false e vere e proprie bufale sul social network avrebbe contribuito ad instillare negli elettori delle convinzioni non veritiere che hanno infine pesato sul voto finale.

D’altra parte, se Baricco torna a parlare di barbari come qualche anno fa, lo fa partendo dall’idea che quello a cui le persone stanno rinunciando è l’intermediazione delle élite, sia per opposizione al sistema sia per l’esistenza di strumenti – come tutti quelli digitali, da Tripadvisor e Airbnb ai blog personali che promettono di fare “contro-informazione” – che fanno a meno di qualsiasi forma di intermediario. In tutto questo i social network hanno certamente un ruolo fondamentale, perché con i media tradizionali etichettati come “casta” al servizio di interessi personali, forniscono un mezzo privilegiato per la condivisione delle notizie, tanto da far diventare Facebook una delle piattaforme preferite sia dagli utenti per la rassegna stampa quotidiana che – conseguentemente – dagli editori stessi che lì cercano di convogliare lettori. Inoltre, gli strumenti al momento disponibili per segnalare contenuti (sopratutto quelli per chiedere la rimozione di quelli ritenuti violenti o pornografici) finiscono inevitabilmente per segnare la linea morale della maggioranza, appiattendola su logiche minimali di bianco e nero con risultati evidentemente forvianti, come la rimozione della forte ma molto politica foto della bambina colpita da napalm durante la guerra del Vietnam o del quadro l’Origine della Vita.

Dopo aver difeso il ruolo di Facebook nel coinvolgimento politico e nel dibattito di oltre 2 milioni di persone (persone che non si sarebbero iscritte nelle liste elettorali se non fosse stato per Facebook), Zuckerberg parte da un dato: più del 99 per cento di quello che le persone vedono su Facebook – dice – è autentico e la restante minima percentuale di bufale o altre forme di false notizie non si limita ad una determinata visione politica. Pertanto è altamente improbabile che si generi sul social network in blu una situazione in grado di influenzare i risultati di una votazione politica.

Inoltre Zuckerberg afferma che – anche se c’è ancora tanto da fare – il suo impegno è sempre stato di migliorare la qualità dei contenuti e per questo ha anche predisposto diversi strumenti anti-bufale e, da ultimo, un ticket di segnalazione ad hoc a favore degli utenti per permettergli di segnalare eventuali notizie false.

I dati forniti da Zuckerberg, tuttavia, non sembrano coincidere con le recenti critiche ricevute da Facebook sull’argomento e sull’ultima modifica dell’algoritmo alla base dei trending topic che in almeno un caso avrebbe finito per favorire la diffusione di una notizia palesemente falsa; inoltre, anche lo strumento per la segnalazione delle bufale differisce molto da altri strumenti per la richiesta di rimozione di contenuti (come quelli legati alla contestazione di violazione di proprietà intellettuale) in quanto non permette di giustificare la richiesta e, in fine, non rimuove la notizia dal social network ma si limita a non mostrarla più sulla pagina del segnalatore.

D’altra parte Zuckerberg sembra partire dalla convinzione che le persone siano fondamentalmente buone e sostiene che l’obiettivo di Facebook è dare voce ad ognuno. Conseguentemente la selezione effettuata per crowdsourcing da parte dei suoi utenti non può che essere la migliore soluzione possibile per la circolazione della verità.

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Fonte: Punto Informatico

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Gen 25 2015

Syriza: “Vogliamo ridare al popolo ciò di cui ha bisogno…”

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Main preelection rally of SYRIZA in Thessaloniki

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Che cosa è in gioco nelle elezioni greche?

di Chris Spannos

E’ difficile esagerare l’importanza delle elezioni greche del 25 gennaio. Un’austerità economica fuori controllo ha lasciato tre milioni di greci privi di copertura sanitaria, una mortalità infantile alle stelle e un aumento dei suicidi. In gioco ci sono nientemeno che i mezzi di sussistenza del popolo greco. Al tempo stesso la Commissione Europea, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea – noti insieme come Troika – stanno imponendo condizioni di rimborso del debito che comprendono una privatizzazione generale del patrimonio pubblico del paese. Se i greci daranno la maggioranza al partito di sinistra Syriza il risultato potrebbe trasformare il carattere della Repubblica Ellenica e della stessa Unione Europea.

1. Popolo greco: sussistenza e salute

La Grecia ha vissuto una crisi umanitaria negli ultimi cinque anni. Secondo Costas Isychos, capo del Settore Politica Estera e Difesa di Syriza, l’austerità economica ha condannato a morte la Grecia nel futuro prevedibile.

“Vogliamo ridare al popolo ciò di cui ha bisogno. Il che significa elettricità e case. Ci sono 300.000 case in Grecia prive di elettricità perché la gente non è in grado di pagare. Abbiamo quattro milioni e mezzo di greci che vivono sotto la soglia della povertà. E’ una crisi umanitaria enorme” ha dichiarato Isychos a TeleSUR.

L’austerità economica imposta alla Grecia ha prodotto gravi conseguenze negative per la salute e il benessere dei greci. La Troika ha preteso nel 2012 che la Grecia tagliasse la spesa ospedaliera e quella farmaceutica. L’ex ministro della salute, Andreas Loverdos, ha spiegato l’orientamento al taglio della spesa per la sanità: “L’amministrazione pubblica greca … usa coltelli da macellaio”.

Studi sugli effetti negativi dei tagli sono già apparsi. Nel febbraio del 2014 la rivista medica The Lancet ha pubblicato l’articolo “Crisi sanitaria greca: dall’austerità al negazionismo” [Greece’s Health Crisis: From Austerity to Denialism]. Lo studio ha esposto come la crisi economica si sia aggravata dall’inizio del salvataggio nel 2010, ha valutato come le misure d’austerità abbiano colpito la salute della popolazione greca e il suo accesso alla sanità pubblica e ha esaminato la reazione politica alle prove crescenti della “tragedia della sanità pubblica greca”.

Nel primo anno di austerità, ha scritto lo studio di The Lancet, il taglio dei programmi di intervento in strada ha coinciso con l’aumento dell’uso dell’eroina. La riduzione dei servizi si è tradotta anche in un aumento delle infezioni da HIV. Mente lo studio di The Lancet ha riferito che nuovi casi di infezioni di HIV sono cresciuti dai soli 15 del 2009 ai 484 del 2012, il Centro Greco per il Controllo e la Prevenzione della Malattie ha riferito a Novembre 2014 che l’anno 2012 ha toccato il picco con 1.188 nuove infezioni e c’è poi stato un calo a 920 nel 2013.

Inoltre il diritto dei greci a ricevere copertura sanitaria pubblica è attualmente collegato alla loro condizione occupazionale. Come segnala lo studio di The Lancet “la disoccupazione in rapido aumento dal 2009 sta accrescendo il numero delle persone non assicurate”. L’austerità ha lasciato disoccupato quasi un terzo della forza lavoro e di esso quasi il 75 per cento è considerato disoccupato a lungo termine. Quasi tre milioni di greci sono privi di assicurazione sanitaria. Sono sorti ambulatori sociali gratuiti per contribuire a gestire la crisi. I greci hanno oggi accesso anche ad ambulatori gratuiti che in precedenza servivano prevalentemente immigrati illegali.

Tra le altre conseguenze negative per il benessere dei greci indotte dall’austerità i servizi di salute mentale hanno ridotto le prestazioni affrontando contemporaneamente un aumento del 120 per cento dell’uso dei servizi negli ultimi tre anni. Lo studio di The Lancet ha riferito che la prevalenza delle depressioni maggiori è più che raddoppiata in anni recenti, con le difficoltà economiche citate come fattore importante. Le morti per suicidio sono aumentare del 45 per cento tra il 2007 e il 2011.

Infine, riducendo i redditi delle famiglie e aumentando la disoccupazione dei genitori, le misure d’austerità in Grecia hanno colpito gravemente anche la salute dei bambini. A ottobre 2014 l’UNICEF ha riferito che dal 2008 il tasso di povertà infantile è aumentato di più del 50 per cento. Un numero crescente di questi bambini riceve una nutrizione inadeguata. Lo studio di The Lancet ha riferito che tra il 2008 e il 2011 il numero dei bambini nati morti è cresciuto del 21 per cento. “La caduta della mortalità infantile a lungo termine si è invertita, crescendo del 43 per cento tra il 2008 e il 2010, con aumenti sia delle morti neonatali sia post-neonatali”.

La portata dei problemi sociali è schiacciante. Al fine di affrontarne alcuni il leader del partito Syriza, Alexis Tsipras, ha presentato un piano di reazione immediata alla crisi umanitaria nell’assemblea nazionale del partito agli inizi di questo mese. Il piano include buoni alimentari per le 300.000 famiglie più povere, assistenza sanitaria gratuita, un programma di alloggio per i senzatetto e molto altro.

2. Società greca: svendita totale

Il debito greco è il peggiore dell’eurozona a 319 miliardi di euro (368 miliardi di dollari). Facendo eco a molti governi tendenti a sinistra in America Latina che avevano anch’essi affrontato debiti astronomici, il rappresentante di Syriza, Costas Isychos, ha spiegato a TeleSUR che a suo avviso l’enorme debito greco non è il debito del popolo. E’ stato accumulato da un sistema politico corrotto e da “finanziatori che hanno colto l’occasione per prestarci queste enormi somme di denaro …” Come parte del suo pacchetto di “salvataggio” la Troika ha imposto una privatizzazione a tutto campo della Grecia. “Abbiamo perso la nostra energia, abbiamo perso le nostre comunicazioni, abbiamo perso la nostra terra, i nostri aeroporti. Le nostre isole sono in vendita”, ha spiegato Isychos.

L’istituzione responsabile dell’attuazione della privatizzazione generale del patrimonio pubblico greco è il Programma di Privatizzazione della Repubblica Elllenica (HRADF – TAIPED in greco). Il professor Aliki Yotopoulou, membro del Consiglio di Stato greco (la suprema corte amministrativa) ha descritto la privatizzazione della Grecia come senza precedenti a livello internazionale e con nessun altro paese al mondo che abbia creato un organismo simile al HRADF. L’organismo, amministrato da un consiglio di amministrazione di cinque membri, tutti uomini d’affari nominati dagli azionisti, è non soggetto a controllo democratico.

Razionalizzando il modo in cui assoggetta la sovranità nazionale della Repubblica Ellenica al capitale internazionale, il HRADF considera le privatizzazioni non semplicemente come una vendita di beni pubblici, bensì come “un elemento chiave per ristabilire la credibilità” per il ritorno della Grecia a partecipare ai mercati globali dei capitali. HRADF è stato creato nel 2011 con l’unica missione di massimizzare i profitti dalla vendita del patrimonio pubblico greco. Sono state valutare più di 80.000 proprietà; 3.000 sono state preselezionate per lo sviluppo e 1.000 sono già state trasferite all’organismo per la privatizzazione. Il HRADF vanta di aver già “raccolto” 3,1 miliardi del suo valore transattivo di 7,7 miliardi di euro (8,9 miliardi di dollari). E’ orgoglioso del fatto che un vasto numero di barriere regolamentari, amministrative e tecniche è stato tagliato per accelerare le privatizzazioni.

Senza alcuna partecipazione democratica il HRADF privatizza beni chiave di proprietà dello stato greco sin dalla sua nascita. Ha raccolto miliardi di euro attuando o avviando più di 40 privatizzazioni, tra cui la vendita di 14 aeroporti greci, frequenze radio importanti e servizi telefonici, spiagge isolane, edifici storici attorno all’Acropoli, la vendita e riaffitto [leaseback] di edifici governativi, sistemi idrici e del gas, porti e sistemi ferroviari. Isychos ha descritto il processo di privatizzazione come “una strategia neocoloniale nell’interesse dei creditori”.

3. L’eurozona: terremoto

Sin da quando Syriza è salita sul ring come serio concorrente elettorale, le élite europee e greche hanno intensificato timori a proposito di investitori nel panico e di una espulsione della Grecia dall’eurozona, quella che chiamano la “Grexit”. Una Grexit creerebbe il precedente che potrebbe essere seguito da altri paesi, mettendo così in discussione l’edificio della UE.  L’attuale primo ministro greco Antonis Samaras ha evocato il fantasma di una futura Grexit quando si è riferito spregiativamente al principale partito d’opposizione come a “speculatori della dracma”, suggerendo che una vittoria di Syriza il 25 gennaio riporterebbe indietro il paese ai giorni precedenti l’adesione alla UE nel 1981.

Anche se alcuni temono che una Grexit potrebbe scatenare tremori in tutta la zona dei 19 membri della moneta unica, scuotendone le fondamenta, la Germania è più fiduciosa, se non è una posa, che il sistema bancario dell’eurozona sia oggi pronto a una Grexit, più che in qualsiasi altro momento nel corso della crisi dell’euro.

Tuttavia, a parte una possibile fuga degli investitori, la dirigenza europea è anche preoccupata che una vittoria di Syriza possa scatenare un effetto domino, spronando gli elettori a votare partiti radicali di sinistra in altri paesi della periferia. Recentemente Tsipras, al congresso del suo partito, ha collegato le lotte dei popoli di tutta Europa. “Il cambiamento necessario in Europa comincia qui, in Grecia”, ha detto.  Ha predetto che la vittoria di Syriza sarebbe la prima di quelle di molti partiti anti-austerità in Europa, citando specificamente Podemos in Spagna e Sinn Fein in Irlanda. Podemos, fondato meno di un anno fa, è in testa ai sondaggi in direzione delle elezioni generali più in là quest’anno.

Discutendo di come Italia, Spagna, Portogallo e Irlanda affrontano gli stessi problemi, Isychos ha sottolineato: “[La dirigenza europea] deve rinsavire e ricordare che questo non è un problema greco in Europa bensì un problema europeo. Un problema della periferia europea”.

4. Movimenti sociali greci e Syriza

Nell’imporre l’austerità alla Grecia, la dirigenza dell’eurozona ha applicato una strategia di intimidazione nella speranza di persuadere l’elettorato greco a votare contro Syriza. Nel parlare degli obblighi greci di rimborso del debito, il massimo dirigente economico della UE, Pierre Moscovici, ha avvertito subdolamente che un voto a Syriza sarebbe un voto suicida. “L’idea di contemplare il non rimborso del debito è, a mio parere, suicida, con un rischio di inadempienza”. Implicito nel timore dell’inadempienza greca è che una vittoria di Syriza farebbe riprecipitare l’eurozona in una crisi profonda e oggi ancora più acuta. Mostrando una volontà inflessibile di imporre alla Grecia le proprie condizioni di rimborso del debito – quali la sistematica privatizzazione del patrimonio del paese e il taglio dei servizi pubblici – la dirigenza dell’eurozona sta cercando di spezzare la schiena a Syriza e con conseguenze che superano tale partito e si estendono ai movimenti sociali e alla direzione politica che ha di fronte il popolo greco.

“Siamo un prodotto della crisi e speriamo di non diventare parte del problema, bensì di diventare parte della soluzione”, ha prospettato Isychos. “La nostra strategia è uscire dall’austerità … E rinegoziare; e intendo dire una rinegoziazione forte, anche se significa che dissentiremo sulla maggior parte delle cose di cui parliamo”. Ma un rischio di una vittoria nel giorno delle elezioni è che assumere il potere in parlamento potrebbe porre Syriza sulla linea del fuoco, il che potrebbe anche spezzare il partito.

Il redattore economico di Channel 4, Paul Mason, ha segnalato i rischi di una vittoria di Syriza. I rischi vanno dall’innescare una fuga di capitali all’inadempienza del debito del paese. Un terzo grosso rischio che Mason indica è che “la base di massa di Syriza non accetterà un passo lento del cambiamento economico … e che il partito si disintegrerà sotto la pressione dell’essere al potere”.

Ma lo scenario di una disintegrazione di Syriza ha addizionali conseguenze possibili. La Grecia ha molti movimenti sociali vivaci, comprese lotte ecologiche, il movimento studentesco e spazi liberi che, molto prima che Syriza divenisse una forza elettorale, lavoravano per esercitare pressioni sulle istituzioni esistenti e crearne di nuove che cercassero di emancipare la gente e soddisfare i bisogni che il governo costituito e l’economia d’austerità non erano in grado di soddisfare. Oggi molti movimenti sociali di base sostengono direttamente Syriza oppure lottano su come sostenerlo criticamente o trovare alleanze comuni sul programma del partito, mantenendo al tempo stesso la propria autonomia.  Mentre il centro di gravità politica della Grecia si sposta per concentrarsi su Siriza, la possibilità di una disintegrazione di Syriza sotto pressione corre anche il rischio di spezzare alcuni di questi movimenti sociali, molti dei quali si sono dimostrati l’ultima linea di difesa in una società che ha deluso il suo popolo. E potrebbe essere vero anche il contrario: che una vittoria di Syriza potrebbe contribuire a galvanizzare i movimenti sociali. Il rischio di una vittoria o di un fallimento di Syriza ha conseguenze importanti per i movimenti. Ma c’è anche il rischio di qualcosa di più oscuro.

Se dovesse verificarsi un’insolvenza del debito in un governo di Syriza, ciò avverrebbe dopo cinque anni di crisi montante. La crescente ondata di povertà e di instabilità politica cha ha causato agitazione sociale nel paese ha contribuito anche all’ostilità nei confronti degli stranieri. Il rischio aggiuntivo è che riemergano l’estrema destra e il movimento neonazista greci. Giocando con le ansie e le insicurezze sociali, il partito neonazista Alba Dorata è riuscito, sino a poco tempo addietro, a ricavarsi un ruolo di guida terrorizzando i deboli e vulnerabili del paese e trasformandoli in capri espiatori delle angosce sociali ed economiche.  Alle ultime elezioni ha accumulato 18 membri in parlamento. I dirigenti al vertice del partito sono attualmente in carcere sotto l’accusa di costituire un’associazione criminale. Anche se Alba Dorata potrebbe avere le mani legati nelle procedure legali, la minaccia di una rinascita dell’estrema destra in Grecia, come nel resto d’Europa, sembra essere appena sotto la superficie.

L’ascesa dell’estremismo in Grecia è un problema grave. La dirigenza dell’eurozona ha contemporaneamente legittimato l’estrema destra adottando politiche contrarie all’immigrazione e una retorica islamofoba, tentando al tempo stesso anche di etichettare Syriza e altre forze di sinistra come un esempio dell’ascesa dell’estremismo europeo. Euclid Tsakalotos, il ministro ombra delle finanze di Syriza ha recentemente dichiarato al Guardian che la politica moderna si è spostata “così tanto a destra dopo l’avvento del thatcherismo che le proposte del partito ora sembrano radicali”. Ha indicato che le posizioni di Syriza che le élite europee definiscono radicali erano standard negli anni ’50 e ’60. “Siamo più radicali solo nel senso che siamo stati influenzati dal movimento anti-globale e crediamo nei concetti della democrazia partecipativa”, ha detto. Dove, come la Thatcher, si sosteneva non ci fosse alcuna alternativa al neoliberismo e all’austerità, Syriza ha suscitato ira poiché ha sfidato un sistema che non ha soddisfatto neppure le necessità elementari delle masse popolari.

Conclusione: la posta è elevata

La posta è elevata in queste elezioni greche. Ma al momento molti greci contano sulla futura vittoria e sfida al sistema di Syriza. Conquistare la maggioranza assoluta sui 300 seggi del parlamento greco sarebbe una chiara vittoria. Sarebbe la prima volta che un partito di sinistra in Grecia ottiene la maggioranza nella storia greca moderna, dopo la fine della dittatura del “regime dei colonnelli” nel 1974.

Ma sondaggi recenti di questa settimana suggeriscono che il partito attualmente vincerebbe 147 seggi, poco sotto la maggioranza. Tale numero include i cinquanta seggi extra che il sistema elettorale assegna al partito vincente per rendere più facile la formazione di un governo. Se non conquisterà la maggioranza assoluta, Syriza dovrà formare una coalizione o ottenere sostegno parlamentare da altri partiti per formare un governo di minoranza.

In ogni caso tutti gli occhi saranno puntati su Syriza a lungo dopo le elezioni del 25 gennaio, vinte o perse, per vedere come il partito affronterà il debito del paese, le ondate di privatizzazioni che sommergono il paese e come ne sarà colpita la vita del popolo greco.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

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Fonte: ZnetItaly

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Feb 10 2013

Elezioni in Rete: chi vince?

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Chi vince le elezioni su Internet?

I valori in campo in Rete non ricalcano necessariamente quelli del Paese. Un’analisi dei cinguettii e dei mi piace rivela le migliori strategie digitali

di Luca Annunziata

Se le prossime elezioni politiche le vincesse chi ha più follower e like in Rete, non ci sarebbe storia: Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle avrebbero vita facile. Segue Vendola, poi Renzi, Berlusconi, Bersani e infine Monti. Ma, oltre a questo, conta anche la capacità del politico nel coinvolgere i propri sostenitori nella conversazione: in quel caso Ingroia batte tutti, e anche Casini non scherza.

I risultati di questa sorta di “sondaggi” in Rete sono raccolti nello studio SocialWebPolitik, realizzato da Almawave (una società del gruppo Almaviva), che ha analizzato le conversazioni su Twitter e Facebook per valutare le differenze tra le diverse strategie di comunicazione adottate su Internet dai diversi candidati e schieramenti politici. Oppure, anche, per cercare valutare il peso che le dichiarazioni di un personaggio o le materie che affronta su Web possano influire sul successo presso il pubblico dei suoi profili social.

“Per effettuare questa analisi è stata utilizzata una parte della nostra piattaforma tecnologica Iride, chiamata IrideAware, utile per approfondire le discussioni e i commenti su un certo argomento – spiega a Punto Informatico Valeria Sandei, che di Almawave è amministratore delegato – In realtà la nostra piattaforma può effettuare un monitoraggio più ampio e in tempo reale delle dinamiche Web, e oltre a un’analisi quantitativa può produrre anche un’analisi qualitativa: comprendere quello che noi definiamo sentiment associato a un argomento, in altre parole se di un dato fenomeno si parla bene o male, oppure cogliere temi emergenti”.

Anche così, tuttavia, si possono raccogliere informazioni interessanti: per esempio, nello studio relativo a metà gennaio si scopre che l’interazione dei follower di Berlusconi era decisamente maggiore che all’inizio di febbraio, confermando il trend: segno probabilmente che l’attenzione del suo elettorato si è spostata su altri canali di comunicazione, o che è cambiata la strategia per avvicinare i cittadini. Su Twitter si muove invece molto bene Monti, che ha un indice di gradimento da parte dei navigatori in termine di follower rispetto al numero di tweet molto alto, e lo stesso si può dire per Renzi. Giannino si difende bene su Twitter, mentre su Facebook il vero asso è Ingroia: il 93 per cento di chi ha cliccato su “like” sulla sua pagina ufficiale interagisce con il candidato e il suo staff.

Lo studio Almawave poi mette in evidenza un altro tipo di analisi: quella del buzz su Twitter, ovvero quanto effettivamente gli utenti della piattaforma discutano di un personaggio e delle sue idee nei loro cinguettii. In questo caso il più costante di tutti è ancora una volta Grillo, che rimane sempre sul podio; Berlusconi, dopo l’exploit iniziale, ancora una volta cede terreno e alla fine il distacco tra lui, il comico leader del M5S e il premier uscente Monti non è troppo marcato.

Diverso il discorso per la eco, ovvero la capacità di un messaggio di farsi strada tra i netizen: un indice che, almeno in teoria, dovrebbe premiare i contenuti (pur nella loro discutibilità) rispetto alla vastità delle platee. La sorpresa è che Oscar Giannino detiene il primato indiscusso di questa classifica: il distacco in termini di efficacia comunicativa rispetto agli avversari supera il 20 per cento, con punte anche del 50 rispetto a leader affermati come Gianfranco Fini.

Si tratta in ogni caso di dati la cui natura può essere soggetta a interpretazioni: “Il nostro software consente di integrare informazioni e contenuti che provengono da qualsiasi canale di contatto – prosegue Sandei – che siano SMS, che siano email, messaggi lasciati su un portale, telefonate a un contact center: qualunque tipologia di canale contribuisce a trarre evidenze. Il software esegue l’analisi in forma autonoma, e presenta il risultato in una dashboard: il risultato non viene manipolato, e deve essere interpretato. Avere un retweet su un argomento può essere un fattore positivo o negativo a seconda dell’argomento”.

Valutare quindi la mera quantità di cinguettii e mi piace non basta a rappresentare il quadro dell’elettorato in Rete: il fatto che Grillo sia indubitabilmente il più popolare dei protagonisti di questa campagna per le politiche su Facebook e Twitter dice poco rispetto all’effettiva portata della sua base elettorale o del successo che otterrà al voto. Nella versione “rosa” dello studio, il primato va a un politico giovane come Deborah Serrachiani: a dimostrazione del fatto che la platea Internet non è direttamente sovrapponibile all’elettorato complessivo. “È chiaro che per dare un’interpretazione ai contenuti che emergono è necessaria una figura esperta della materia – continua ancora Sandei – esperti di comunicazione e sociologia in grado di comprendere i dati e trarne valore per consigliare una strategia di marketing a un’azienda o di suggerire un approccio diverso per il rapporto col pubblico”.

Il principio si applica, come detto, a tutte le sorgenti analizzate: nel caso di SocialWebPolitik sono stati analizzati solo Twitter e Facebook, ma ad esempio l’altro studio SentiMonti prende in considerazione anche Google+, e la piattaforma Iride include altri moduli in grado di applicare criteri semantici e ontologie ai dati aziendali e persino alle conversazioni che intercorrono tra gli operatori telefonici e i clienti che chiamano il servizio di assistenza. In altre parole, quello della politica è solo un passatempo che mostra di cosa è in grado la tecnologia sviluppata da Almawave.

Il prossimo pallino dell’azienda italiana, che è parte del gruppo Almaviva (22mila dipendenti) ed è anche già attiva sul mercato brasiliano mentre progetta di adattare il suo software anche alla lingua russa, cinese e turca, è il Festival della Canzone. SocialWebSanremo è il primo capitolo dell’analisi delle reazioni in Rete rispetto all’appuntamento musicale, che sarà seguito in tempo reale per valutare il gradimento per i cantanti in gara e su tutto quanto accadrà sul palco del Teatro Ariston da parte di blog, social network e YouTube.

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Fonte: Punto Informatico