Mag 15 2012

Pronta dal governo la mattanza in Sanità: via 17mila strutture mediche

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Sanità il governo Monti taglia 17 mila strutture mediche

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In corsia scatta l’allarme rosso. Reparti ospedalieri dimezzati, ambulatori soppressi, consultori depennati, ecco la cura dimagrante imposta dal governo al Servizio di Sanità Nazionale : oltre 17.000 strutture chiuderanno.

Il dottor Spandonaro, economista del Centre for economic and international studiose (Ceis) di Tor Vergata ha espresso forti dubbi sui possibili tagli alla sanità italiana, secondo l’economista, in breve, ulteriori tagli sono possibili soltanto a patto di ridurre drasticamente i servizi e le prestazioni. La manovra che il governo Monti vorrebbe attuare modificando quelle che chiama “spese rivedibili” nel reparto sanità sono, per Spandonaro, la fine della sanità come siamo abituati a pensarla in Italia. Ed ecco che il governo vara ed impone i suoi tagli: tutte le regioni ricevono il piano inviato dal dipartimento della programmazione e dell’ordinamento al servizio sanitario nazionale, un piano che indica gli standard su cui regolarsi per tenere aperte le strutture semplici e quelle complesse. Tutte le regioni sottoposte ai piani di rientro che ad oggi non rispettano i parametri dovranno comunicare nero su bianco entro il 31 Dicembre 2012 come intendo adeguarsi. Il risultato? Secondo la Cgil medici, che ha incrociato i dati Istat sulla popolazione e quelli del ministero della salute sulle strutture esistenti, sarà una vera e propria mattanza.

Nel Lazio 1.774 strutture complesse (reparti ospedalieri o territoriali di medicina e chirurgia) dovranno diventare 1.533, mentre quelle semplici ( come day hospital, ambulatori e consultori vari) saranno ridotte di ben 1.053 unità. Una perdita complessiva di 1.294 strutture (e i relativi posti di lavoro?) Non migliora la situazione anche in altre regioni come ad esempio il Piemonte dove il taglio complessivo sarà di ben 1.892 unità, in Campania dove i numeri si alzano ancora, dovranno sparire ben 8.998 strutture, di cui 8.203 sono semplici. Da Nord a Sud rischiano di sparire 17.160 strutture di cui 11.173 sono territoriali, significa rinunciare a tutti quei servizi legati a pazienti malati cronici e/o disabili, all’assistenza di consultori per tossicodipendenti, famigliari, pediatrici.

Se poi andiamo a vedere i risultati del rapporto del Monitor Biomedico 2012 c’è da mettersi a piangere: ad un campione di  1.000 cittadini è stato somministrato per via telefonica un questionario strutturato dal quale è emersa una situazione poco rosea. Tra le problematiche maggiormente rilevate emerge  quella della lunghezza delle liste di attesa (68,5%), un meccanismo di vero e proprio razionamento occulto della sanità, che da tempo opera nel nostro Paese e che tuttora è percepito come la criticità decisiva.  Il 26,4% degli italiani fa riferimento alla  lunghezza delle code di attesa nelle varie strutture, dagli sportelli ai laboratori, agli studi medici; quasi il 16% alla mancanza di coordinamento tra strutture, servizi e personale, che costringe le persone a girare da un ufficio all’altro; e quasi il 14% circa alla eccessiva rapidità delle dimissioni ospedaliere. La situazione sanitaria è inoltre decisamente differente di regione in regione. I dati medi nazionali sono, ovviamente, il frutto di situazioni territoriali  molto diverse, poiché coloro che si esprimono nei termini di un peggioramento sono più numerosi nel Meridione (38,5%) e al Centro  (34,2%) rispetto al Nord-Ovest (21,2%) e al Nord-Est (15,6%); ed anche la  percentuale di coloro che al Sud e nelle isole segnalano performance  sanitarie in miglioramento è più bassa (pari al 7%) che al Nord.
Oltre il 38% degli intervistati delle Regioni con Piani di rientro afferma che  la sanità della propria regione è peggiorata rispetto ai due anni precedenti; la sanità delle Regioni senza Piani di rientro ha invece subito un peggioramento secondo il 23,3% dei cittadini intervistati. Nonostante tutte queste informazioni il Ministro Balduzzi afferma : ” Riorganizze, ristrutturare e riqualificare il sistema. Ciò che va invece rifiutato è la logica dei tagli lineari, anche in considerazione del fatto che abbiamo dei volumi di spesa per il nostro Ssn che sono già al di sotto della media europea – ha precisato Balduzzi -riuscendo allo stesso tempo a garantire servizi di altissima qualità. Il nostro compito – ha proseguito – è andare ad individuare le ancora tante zone di inefficienza e di spreco. Bisogna fare una revisione della spesa non solo sul settore del farmaco, ma anche sui beni e servizi, sui dispositivi medici, su categorie di prodotte molto estese sulle quali fissare costi standard che prevedano dazi per chi vi si discosta” – Anche all’interno dello stesso Ministero, come precisato dal ministro – “si può ancora migliorare in tal senso, ad esempio calcolando in maniera più efficiente il rapporto costi-benefici delle proprie azioni, proprio per questo ho voluto potenziare l’Oiv (Organismo indipendente di valutazione)”.

Immediata la risposta della Cgil con secco “No” su ticket e sistema di franchigia per tutti. “Una fuga in avanti che azzera la discussione su come rendere più equo l’attuale sistema di compartecipazione alla spesa sanitaria a carico dei cittadini”, affermano il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, e il responsabile Politiche della salute del sindacato, Stefano Cecconi. I due dirigenti sindacali ricordano che “avevamo dato la disponibilità a discutere su come rendere più equo il sistema, senza rinunciare all’obiettivo di arrivare, seppur gradualmente, al superamento dei ticket. Ma bisogna farlo all’interno di un confronto per dare respiro e risorse al Servizio Sanitario Nazionale, strangolato da 17 miliardi di tagli lineari in tre anni, e ora nel mirino di una spending review – continuano – che annuncia nuovi tagli invece che proporre come rendere appropriata la spesa, riqualificando i servizi e con una vera lotta agli sprechi”. In questa situazione, osservano Lamonica e Cecconi, “anziché aprire il confronto richiesto, il Ministro annuncia manovre sui ticket vecchi e nuovi (che non vengno affatto aboliti, anzi aumentano: con le manovre finanziarie si aggiungono altri due miliardi di nuovi ticket) e oltretutto preconfezionate, i cui esiti in termini di equità e appropriatezza sono tutti da dimostrare”, concludono.

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Fonte:  Net1news

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Mag 12 2012

Pericolo scampato. Il blog non è stampa clandestina!

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Cassazione: il blog non è stampa clandestina

di Claudio Tamburrino

La Corte di Cassazione ha emesso l’attesa sentenza sul caso che vedeva il blogger siciliano Carlo Ruta accusato di “stampa clandestina”: ha ribaltato le precedenti decisioni, e quantomeno rinviato la minaccia che sembrava incombere sulla Rete italiana.
I Giudici della III Sezione della Corte di Cassazione guidati da Saverio Felice Mannino hanno annullato senza rinvio le decisioni dei gradi precedenti “perché il fatto non sussiste”: i blog non sono un prodotto editoriale e dunque non sono stampa clandestina.
L’uomo, storico, giornalista e autore del blog “Accade in Sicilia”, era stato accusato dal procuratore della Repubblica di Ragusa Agostino Fera, che si era dichiarato anche parte lesa sentendosi danneggiato da certi interventi online di Ruta.Il reato di “stampa clandestina” è previsto dalla legge sulla stampa, legge n. 47 dell’8 febbraio 1948, ma era da trent’anni che non portava ad una condanna: nonostante questo il primo (risalente al 2008) e secondo grado di giudizio avevano finora ritenuto colpevole Carlo Ruta, che era stato condannato a pagare un’ammenda di 150 euro e a subire il sequestro del suo blog, chiuso nel 2004.
La sua colpa sembrava in particolare legata alla pubblicazione sul sito www.accadeinsicilia.net (che risulta ancora offline) di documenti relativi all’assassinio del giornalista Giovanni Spampinato, ucciso a Ragusa nel 1972 a soli 22 anni.
Secondo la precedente sentenza di appello il blog di Ruta sarebbe stato da equiparare ad un tradizionale quotidiano cartaceo e dunque il titolare avrebbe dovuto registrarlo presso il Tribunale competente.
La difesa, d’altra parte, aveva cercato di far notare come il sito non fosse altro che uno strumento di documentazione, neanche aggiornato regolarmente e quindi non paragonabile ad un giornale vero e proprio.
A favore di Ruta si erano dunque sempre schierati osservatori e attenzione mediatica, preoccupati delle implicazioni di una sentenza del genere rispetto ad una realtà fatta di blog e altre diverse forme di comunicazione online: d’altra parte al momento sono impegnati a difendersi dalla medesima accusa altre realtà, come la WebTV PNBOX.
Durante l’arringa difensiva, peraltro, l’avvocato del blogger ha detto, riferisce Fulvio Sarzana, di “aver ricevuto comunicazione dal relatore della norma sull’editoria del 2011, l’On. Giuseppe Giulietti, il quale avrebbe confermato che i blog non rientrano, né intendevano essere inclusi, nella nozione di prodotto editoriale e che ciò risulta evidente dalla lettura della relazione preparatoria a tale legge”.

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Fonte:  Punto Informatico

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Mag 8 2012

Grillo ed il boom del Movimento 5 stelle

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Come era nell’aria, Grillo ed il suo movimento hanno ottenuto uno strepitoso successo alle amministrative sfondando nelle città del Nord e sembra avviato ad un notevole successo nazionale che potrebbe anche superare il 10%. Va detto che nei centri minori il movimento esiste poco anche al nord e che nel sud (anche in una grande città come Palermo)  si attesta su percentuali assai inferiori. Va però considerato l’effetto “valanga” che può determinarsi con questo risultato e che la credibilità dei partiti ormai sta sprofondando nei numeri negativi. La crisi inizia a mordere e chiede atteggiamenti radicali, mentre l’esperimento di Monti sembra avviato ad un malinconico declino.  Questo sta creando una forte reazione da parte dei partiti (cosa del tutto comprensibile) che cercano di esorcizzare il fantasma con l’accusa di demagogia antipolitica ecc. Un numero di varietà già visto e fallito con la Lega 20 anni fa. Ma Grillo raccoglie antipatia anche da Sel, Rifondazione ed Idv (che ne temono la concorrenza) e dall’estrema sinistra dei centri sociali e del sindacalismo di base che non ne apprezzano le sortite di destra e l’esasperato legalismo.

Lasciamo perdere il Pd, ma anche la sinistra parlamentare che aspira a rientrare in Parlamento, farebbe meglio ad interrogarsi sul perché in Germania, Francia, Portogallo, Grecia, Spagna, Islanda la sinistra anticapitalistica aumenta i suoi voti ed oltrepassa spesso l’8%, mentre in Italia non si schioda dal 5% e sostanzialmente non supera il trauma del 2008. Il M5s inizialmente composto da una buona fetta di simpatizzanti di sinistra delusi (parlo del Vaffa day di 5 anni fa), ha poi aggiunto componenti assai diverse ed il movimento è cresciuto a “macchie di Leopardo”: con percentuali elevate in Piemonte (dove ha influito la protesta no Tav) ed a Bologna (dove si sentiva l’effetto degli errori del Pd nella scelta dei candidati sindaci), ed ora dilaga negli altri centri settentrionali. Grillo sta tentando anche lo “sfondamento” sull’elettorato leghista squassato dagli scandali e per questo ha accentuato alcuni accenti discutibili (il corteggiamento agli evasori fiscali, la frase infelice sulla mafia).

Siamo in presenza di un movimento che ha molti punti di contatto con quelli del “punto di confusione” di cui abbiamo detto nell’articolo precedente.
In primo luogo, siamo esattamente in un momento di crisi frontale del sistema politico, che tocca il grado più basso della sua credibilità e questo non avviene solo in Italia, ma, per effetto della crisi, anche in molti altri paesi europei, nei quali, infatti, si stanno affacciando movimenti di protesta di tipo populista. E, come abbiamo detto, è esattamente in questi momenti che si manifestano movimenti caratterizzati da elevata disomogeneità interna ed accomunati dalla protesta verso il sistema.

E, infatti, va considerata la forte eterogeneità sociale del M5s: ormai il ruscello degli inizi sta diventando un torrente in piena che mescola giovani esacerbati per il furto di futuro che stanno subendo e pensionati ai limiti della sussistenza, lavoratori autonomi esasperati dalla pressione fiscale ed evasori incalliti,  cittadini disgustati dei privilegi da satrapi dei nostri politici e furbetti che fanno conto di avviare una facile carriera politica con una manciata di voti personali,  lavoratori precari che non si sentono rappresentati dai sindacati e padroncini che odiano i sindacati perché ostacolano lo sfruttamento dei lavoratori, valligiani xenofobi e pezzi di movimenti antimafia. Insomma di tutto un po’ ed anche del contrario di tutto. In qualche modo, è lo stesso Grillo (come spesso succede ai leader carismatici) ad incoraggiare queste confluenze eterogenee, mescolando elementi di discorso politico di sinistra (come la richiesta di maggiore partecipazione democratica o la difesa dei beni comuni contro le privatizzazioni) con elementi fungibili tanto a destra che a sinistra e condotti spesso in modo ambiguo (la critica al sistema finanziario,  la protesta contro la  corruzione, l’ ambientalismo, il richiamo al principio di legalità ecc.) con discorsi propriamente  di destra (le sparate contro gli immigrati –imperdonabili-, le strizzate d’occhio agli evasori fiscali, qualche uscita infelice in tema di omosessuali o di lotte operaie).

In terzo luogo il discorso di Grillo presenta un tratto tipico del populismo: la speranza, del tutto infondata, di trovare soluzioni semplici ed immediate a problemi complessi. Intendiamoci: il più delle volte i movimenti populisti partono da esigenze giustissime cui, troppo spesso, politici ed intellettuali “di corte” rispondono con discorsi speciosamente complicati ed incomprensibili per respingere quelle domande. Questo è vero, ma non significa che quelle esigenze possano essere soddisfatte con ricette semplici. Accade allora che il bisogno di una comunicazione immediatamente comprensibile anche dagli strati meno colti della società spinga a semplificare indebitamente il discorso, prospettando soluzioni miracolistiche, ottime per mobilitare ma inefficaci o irrealizzabili, con l’esito finale che l’attenzione si sposta sempre di più dalla credibilità del discorso a quella del leader.

Fuori discussione l’onestà personale di Grillo e il suo desiderio di servire il paese e la democrazia senza aspirazioni personali di carriera (ha ripetuto spesso di non essere disposto a candidarsi e penso gli si possa credere). Il punto è un altro: le dinamiche oggettive del “punto di confusione” che possono spingere un movimento anche lontano dalle intenzioni di chi lo ha promosso. Ne deriva che il necessario sforzo di rifiutare una dimensione minoritaria e di omogeneizzare domande politiche potenzialmente confliggenti fra loro, piuttosto che unificarsi intorno ad una strategia politica –che richiede una operazione culturale di alto profilo- finisce per trovare il suo punto di convergenza nella funzione del leader.

E questo apre la strada a diversi esiti “pericolosi”: se è vero che Grillo (per ragioni di età,  per il suo modo di porsi più come “testimonial” che come capo del movimento, per le sue caratteristiche di disinteresse personale e di ispirazione democratica, nonostante qualche caduta come quelle ricordate) non va in questa direzione, è anche vero che il carattere poco strutturato del M5s (altro punto di contatto con i movimenti protestatari del “punto di confusione”) potrebbe obbligarlo a svolgere controvoglia questo ruolo oppure costringerlo ad inseguire il suo stesso movimento che potrebbe sfuggirgli di mano. E il meno che possa accadere è che finisca per regalarci altri Scilipoti, Razzi, De Gregorio e via di questo passo. L’assenza di una cultura politica omogenea e al livello dell’ampiezza dei consensi raccolti potrebbe rivelarsi determinante in questo senso.

D’altra parte, non è affatto detto che le cose debbano andare in questo modo e che l’unica alternativa sia fra la nascita di un pericoloso movimento populista di destra ed il fallimento del movimento. Anzi, nonostante le citate deprecabili uscite di Grillo, va detto che questo movimento ha in sé notevoli potenzialità di segno opposto che sarebbe sciocco non vedere.

In secondo luogo c’è un aspetto ambiguo del discorso di Grillo che però non è detto debba sciogliersi per forza in senso negativo. Parliamo delle sue campagne sulla finanza che ormai risalgono a circa 10 anni, quando ancora la crisi non si era manifestata. E qui la sinistra deve farsi una autocritica da saio penitenziale ed autoflagellazione: il Pd è da sempre il cavalier servente dei poteri finanziari, “spalmato” sui desiderata dei maggiori gruppi bancari del paese ed incapace di dire qualcosa di sensato sulla crisi, Vendola ha deciso che non è un argomento di cui valga la pena di occuparsi e parla d’altro (esattamente come i Verdi ecc.) e Ferrero, su questo come sul resto, apre bocca per dare aria ai denti. Quanto alla base della sinistra (dal Pd al sindacato e ai centri sociali) dobbiamo costatare che è affetta da una crisi di rigetto nei confronti del tema: si intuisce che il nemico stia lì, ma ci si rifiuta con decisione di capire come funzioni la cosa. Un rifiuto “di pancia” che non ammette sforzi di testa; e me ne accorgo sia quando mi capita qualche dibattito con sindacalisti (che se la prendono con la “cattiveria” delle banche) sia a lezione, quando cerco di spiegare ai miei studenti il nesso fra globalizzazione e finanziarizzazione e vedo facce da sala d’attesa del dentista. Posso anche capire che il tema risulti ostico ai più, con le sue formule esoteriche ed i suoi astrusi calcoli: d’accordo, ma se la sinistra non capisce che è su questo terreno che ci si sta scontrando, la battaglia è persa.

Grillo lo fa in modo discutibile: senza un minimo di dimensione di classe del fenomeno ed in compagnie molto poco raccomandabili di estrema destra. D’accordo, ma ha riempito il vuoto lasciato dagli altri. Il problema è: perché la sinistra ha smesso di capire il mondo ed ha perso la sua cultura politica che aveva il suo cuore proprio nella critica dell’economia politica? E questo è proprio grave per quelli che pretendono di essere gli eredi di Karl Marx (che nella tomba starà facendo i salti mortali).
L’M5s non va assunto come un avversario pregiudiziale o, all’opposto, come l’Arca della salvezza su cui imbarcarsi. Niente demonizzazioni e niente esaltazioni. Anche in questo caso vale l’aurea regola: “Humanas actiones nec ridere nec lugere neque detestari, sed intelligere”.

Si tratta di un movimento in formazione e, come tale, aperto a diversi possibili esiti: non è detto che l’albero debba necessariamente cadere da destra, anzi, intelligenza vorrebbe che ci impegnassimo a farlo cadere da sinistra, sciogliendo le ambiguità in senso progressista e di classe.
Bisogna mantenere un atteggiamento critico: respingere le uscite inaccettabili come quelle sull’immigrazione, ma valorizzare i punti di contatto, cogliere ogni occasione di convergenza per spingere il M5s a definire una sua cultura politica in senso libertario, democratico, egualitario.

Ma per fare questo occorre avere idee chiare e proposte forti: siamo in grado di dire questo dello stato in cui versa tutta la sinistra?

Aldo Giannuli

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Fonte: ALDOGIANNULLI.IT

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Mag 8 2012

Anonymous – # Opsaveanimals – Occupy Green Hill #

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La vivisezione è una pratica immonda che lede il diritto alla vita degli animali con l’aggravante della tortura. Anonymous Opitaly Opsaveanimals e OperationGreenRights con questa azione pacifica vogliono manifestare la loro vicinanza e la loro gratitudine per i manifestanti che il 28 aprile 2012 hanno sottratto alcuni beagle reclusi nel lager dell’azienda green hill di Brescia ad una morte atroce. Il vostro è stato un dissenso non-violento che non ha provocato alcuno danno irreparabile nè ha violato il diritto alla vita di alcuna persona.Questa volta la fermezza ed il disinteresse nel rivendicare i diritti universali hanno avuto la meglio sulla sconfinata avidità di pochi; che le autorità si inchinino difronte ad una tale manifestazione di consapevolezza civile. Considerando tutto ciò chiediamo che il presidente della repubblica in persona conferisca ai dodici liberatori arrestati e di recente rilasciati una onoreficenza al valore civile additando la loro azione come un esempio da seguire.
Inoltre rivendichiamo l’immediata chiusura di tutti i centri di vivisezione a partire da quello Green Hill di Montichiari e da quelli proprietà di Marshall Farms.

We are Anonymous
We are legion
we do not forgive
we do not forget

Expect us

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TANGO DOWN : marshallpet.com

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Mag 6 2012

Italian Horse Protection Association: No Palio. Firma la petizione!

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Diventa gli occhi di IHP nei palii

Il numero di palii e feste popolari in cui sono coinvolti cavalli in Italia è enorme. Sappiamo che ce ne sono oltre un centinaio sparsi su tutto il territorio nazionale, ma potrebbero anche essere di più. IHP non è in grado di tracciarli né di raccogliere informazioni su tutti: questo è il motivo per cui abbiamo bisogno del tuo aiuto. Contemporaneamente, Il Rifugio degli Asinelli Onlus lancia la stessa campagna e raccoglierà informazioni relative ai palii che coinvolgono asini. Questo il link: http://www.ilrifugiodegliasinelli.org/node/701

Il nostro scopo è raccogliere informazioni che saranno utilizzate per stilare un rapporto che vorremmo presentare al Ministero della Salute, chiedendo un miglioramento della normativa esistente: partendo dall’Ordinanza del 21/07/2011 – che ha avuto il merito di fissare una serie di minime regole – auspichiamo che nell’immediato si giunga ad una più concreta tutela degli equini coinvolti, ribadendo comunque la nostra contrarietà all’uso degli animali nei palii e nelle manifestazioni popolari.

Ci preme segnalare che l’Ordinanza ministeriale è proprio in questi giorni messa in forte pericolo da un ricorso di ENGEA (Ente Nazionale Guide Equestri Ambientali) e SEF Italia (Scuola di Formazione Equestre) teso al suo annullamento. Se queste due associazioni vinceranno il ricorso cadrà anche l’unico strumento attualmente in vigore per contrastare il maltrattamento degli equidi nei palii. In ogni caso, anche se SEF ed ENGEA riuscissero nel loro intento di eliminare le attuali, minime, prescrizioni di sicurezza per la difesa degli equidi nelle manifestazioni popolari, IHP continuerà la propria battaglia contro l’uso degli animali nei palii.

Vuoi aiutarci?
Per favore scrivi un’e-mail a ihp@horseprotection.it indicando nell’oggetto “Palio di…” ed il nome del Comune in cui si terrà la corsa. Se possibile, includi nell’e-mail i tuoi dati come il nome e il cognome. L’indirizzo ed il numero di telefono sarebbero utili per un contatto più veloce con te, ma sono facoltativi. Ti invieremo un elenco con le informazioni di cui abbiamo bisogno.

Con il tuo aiuto potremo migliorare la situazione!

Ricorda inoltre che è in corso la petizione NOPALIO, lanciata da IHP e sostenuta da moltissime associazioni italiane e straniere:

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Fonte: IHP
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