Gen 19 2014

Siria, “l’attacco con armi chimiche non fu opera di Assad”. Chi ha mentito chieda scusa

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18 gennaio 2014

di Giulietto Chiesa

Adesso sappiamo, oltre ogni dubbio (ce lo conferma il Massachusetts Institute of Technology), che la Cia ha mentito e che il bombardamento di armi chimiche sulla periferia di Damasco,  il 21 agosto 2013, fu compiuto dai mercenari che combattono contro Bashar al-Assad. Ci furono oltre mille morti, dissero. Mentivano, ma è il loro mestiere. Non è stato un errore.

Per settimane tutti i giornali e tutti i telegiornali italiani dissero, nei titoli, nei testi, nei commenti, come se fosse ovvio, che “il dittatore sanguinario Assad” gasava, massacrava i propri cittadini. Verifiche? Nessuna. Bastava copiare quello che diceva Obama.

Adesso dovrebbero essere obbligati a smentire, ma non smentiscono. Dovrebbero licenziare i giornalisti bugiardi e incompetenti (unico licenziamento che noi saremmo disposti ad applaudire). Ma non licenziano. I direttori di quei giornali e telegiornali dovrebbero apparire in video, o in prima pagina, scusandosi per i propri “errori” e orrori. Ma fanno finta di non ricordarsi niente.

Eppure non fu cosa da poco. Arrivammo a un passo dal bombardamento di Damasco da parte delle forze americane e della Nato, per punire il “gasatore”. Loro tacciono, ma noi tiriamo le somme.
Stiamo tutti molto attenti: una masnada di delinquenti (o di irresponsabili) ha in mano i principali canali di informazione dell’Occidente. Adesso abbiamo la prova che avremmo potuto essere trascinati in guerra da costoro.

E sappiamo anche che è già avvenuto ripetutamente. Sono armati. Bisogna togliere loro le armi della menzogna di cui dispongono.

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Fonte: MEGAchip

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Approfondimento (madu)

MIT smentisce USA sull’attacco chimico in Siria

Siria. Fonti militari Usa in un rapporto segreto: anche i ribelli hanno le armi chimiche

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“L’informazione è potere. L’informazione deve essere libera!”  (madu)

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Ott 20 2011

Il fantasma del Colonnello

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di Stefano Galieni

La legge del taglione colpisce ancora. Ucciso direttamente dal fuoco Nato o dagli insorti del Cnt, la fine del colonnello Mohammar Gheddafi rimbalza come la grande notizia  del giorno, patetici i commenti dei governanti italiani – vecchi amici del rais che plaudono la fine ingloriosa – simili quelli degli altri leader europei. Uccidere i dittatori affinché non raccontino le relazioni ufficiali e poco presentabili mantenute con i governi occidentali, è diventata una mania delle guerre del ventunesimo secolo. Portare la “democrazia” non si accompagna, non si può accompagnare a verità e giustizia, non può prevedere che sul banco degli imputati finiscano anche gli uomini in giacca e cravatta col loro sguardo rassicurante. Legalità internazionale e processi giusti ed equi che non prevedano la pena di morte sono un lusso che non ci si può permettere, meglio la pallottola finale che chiude un epoca e una bocca, che toglie testimoni scomodi di torno. Eppure bisognerebbe raccontarla la storia libica, avere la professionalità anche nel servizio pubblico di spiegare come mai per 42 anni Gheddafi abbia potuto imperare nel proprio paese. Tante le ragioni, il mix di populismo, di socialismo nazionale con cui nel settembre 69 aveva preso il potere ha subito continue evoluzioni e cambiamenti. Gheddafi è sempre stato abile nel costruirsi alleanze giuste, prima con il blocco sovietico, poi con i non allineati, poi dipingendosi come alfiere dal panafricanesimo e infine, almeno da 20 anni convertendosi al mercato.   (leggi tutto)

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Fonte: controlacrisi.org

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Mar 6 2011

L’amico Gheddafi

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di Paolo Lombardi

Fonte: Mamma

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