Mar 31 2014

Uruguay – Guantanamo: un passo verso la giustizia

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Un passo verso la giustizia

Di Ben Dangl

Con la presidenza di José  “Pepe” Mujica, negli scorsi anni l’Uruguay ha  prodotto molti titoli di giornali a livello internazionale grazie a iniziative  progressiste come la legalizzazione dei matrimoni  tra persone dello stesso sesso, dell’aborto e della coltivazione e del commercio della marijuana, e anche del ritiro delle truppe dell’Uruguay da Haiti. Questa settimana Mujica si è offerto di accogliere i detenuti dal centro di detenzione degli Stati Uniti nella  base della Baia di Guantanamo, a Cuba.

Il presidente uruguaiano ha accettato una proposta dall’amministrazione Obama di ospitare i detenuti. “Verranno come rifugiati e ci sarà un posto per loro in Uruguay se vogliono portarvi le loro famiglie,” ha spiegato Mujica. “Se vogliono costruirsi i loro nidi in Uruguay e lavorare qui, possono restare nel paese.”

“Sono stato imprigionato per molti anni e so che cosa vuol dire,” ha spiegato. Il presidente di sinistra è un ex guerrigliero rivoluzionario che è stato detenuto per 14 anni prima e durante la dittatura dell’Uruguay durata dal 1973 al 1985. Dopo il suo rilascio, ha posto fine alle sue attività di guerriglia ed è entrato in politica, diventando Ministro dell’agricoltura nel 2005 nell’amministrazione di Tabaré Vázquez, e nel 2010 è stato eletto alla presidenza.

Mujica, che è stato pubblicizzato come “il presidente più povero del mondo” per via del suo stile di vita frugale e per il fatto che regala circa il 90% del suo stipendio di presidente alle organizzazioni benefiche e per i programmi sociali, vive ancora nella sua fattoria fuori della capitale, e  dove si coltivano fiori, con sua moglie, e va al lavoro con un Maggiolino Volkswagen malconcio. All’inizio di quest’anno è stato nominato per il Premio Nobel per la Pace per il suo programma progressista di legalizzazione della marjiuana e per le sue idee contro il consumismo eccessivo. La sua iniziativa più recente contro le violazioni dei diritti umani che comporta la guerra al terrore lo hanno riportato alla ribalta mondiale.

Opporsi a un simbolo della guerra al terrore

Il centro di detenzione nella base degli Stati Uniti nella Baia di  Guantanamo è stata a lungo un simbolo delle violazioni dei diritti umani che sono arrivati a definire la cosiddetta guerra al terrore. Dopo l’11 settembre, l’amministrazione di George W. Bush ha cominciato a usare la struttura per trattenere i sospetti terroristi. E’ diventata rapidamente famigerata come luogo di trattamento inumano, di tortura e di illegalità; un decennio dopo molti dei detenuti sono trattenuti prigionieri lì senza accuse o processi.

Circa 800 uomini e ragazzi sono stati tenuti a Guantanamo come parte della “raccolta” fatta dagli Stati Uniti di persone  sospettate  di terrorismo.   Ora ne restano soltanto 154, e l’amministrazione Obama, con l’appoggio del Congresso sta cercando di tenere fede alla  sua promessa di chiudere il centro di detenzione. Nel quadro  di queste decisioni, Washington sta cercando nuove nazioni che ospitino i detenuti rilasciati.

L’Uruguay è la prima nazione latino-americana che ha accettato la proposta di Obama di accogliere gli ex prigionieri sul suo suolo. Da quando Obama è stato eletto, 38 detenuti di Guantanamo sono stati rilasciati e inviati nei loro paesi, e 43 si sono trasferiti in 17 nazioni diverse. Secondo l’Osservatorio per i Diritti Umani, gli Stati Uniti vogliono mandare i detenuti in paesi che possono fornire la sicurezza che gli Stati Uniti cercano in base ai termini del trasferimento. La stampa uruguaiana riferisce che probabilmente il trasferimento coinvolgerebbe 5 detenuti che dovrebbero stare in Uruguay per almeno due anni.

Mentre Mujica e l’ambasciatore statunitense dicono  chiaramente che i piani circa il trasferimento non sono conclusi, i motivi per cui Mujica ospita questi uomini,  sono un segno che l’Uruguay sta facendo passi importanti verso la giustizia e contro la guerra di lunga data al terrore fatta da Washington.

Per anni, innumerevoli attivisti, governi e gruppi per la difesa dei diritti umani, hanno chiesto la chiusura del centro di detenzione della Baia di Guantanamo. Lo scorso luglio, l’attivista Andrés Conteris che si occupa da decenni dei problemi dei diritti umani in America Latina, ha fatto uno sciopero della fame per oltre tre mesi in solidarietà con i prigionieri che facevano lo sciopero della fame Guantanamo.

Lo sciopero denunciava il trattamento inumano e illegale dei detenuti; nel corso degli anni sono stati ampiamente riportati numerosi casi di torture fisiche, psicologiche, religiose, e mediche contro i prigionieri. E’ a  questo trattamento inumano che i oppone il Presidente Mujica accogliendo i detenuti.

“Data l’esperienza che ha avuto Mujica di torture a lungo termine,” mi ha spiegato Conteris, riferendosi alla prigionia di Mujica, “questo gesto di offrirsi di far trasferire i prigionieri di Guantanamo in Uruguay, non soltanto esprime l’impegno del suo paese per i diritti umani, ma mostra un rapporto che questo presidente ha con coloro che subiscono trattamenti inumani perpetrati dalle forze armate.”

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Benjamin Dangl ha lavorato come giornalista in tutta l’America Latina, occupandosi dei movimenti sociali e politici di quell’area per oltre un decennio. E’ autore dei libri: Dancing with Dynamite: Social Movements and States in Latin America [Danzare con la dinamite: movimenti sociali e stati in America Latina] e The Price of Fire: Resource Wars and Social Movements in Bolivia [Il prezzo del fuoco: guerre per le risorse e movimenti sociali in Bolivia].

Attualmente Dangl è dottorando in Storia Latino Americana all’Università McGill.e cura UpsideDownWorld.org un sito web che tratta di attivismo e di politica in America Latina, e anche TowardFreedom.com.(rivista on line e cartacea), con  una prospettiva progressista sugli eventi mondiali. La sua mail è: BenDangl@g.mail.com

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Fonte: Z Net Italy

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Gen 19 2014

Siria, “l’attacco con armi chimiche non fu opera di Assad”. Chi ha mentito chieda scusa

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18 gennaio 2014

di Giulietto Chiesa

Adesso sappiamo, oltre ogni dubbio (ce lo conferma il Massachusetts Institute of Technology), che la Cia ha mentito e che il bombardamento di armi chimiche sulla periferia di Damasco,  il 21 agosto 2013, fu compiuto dai mercenari che combattono contro Bashar al-Assad. Ci furono oltre mille morti, dissero. Mentivano, ma è il loro mestiere. Non è stato un errore.

Per settimane tutti i giornali e tutti i telegiornali italiani dissero, nei titoli, nei testi, nei commenti, come se fosse ovvio, che “il dittatore sanguinario Assad” gasava, massacrava i propri cittadini. Verifiche? Nessuna. Bastava copiare quello che diceva Obama.

Adesso dovrebbero essere obbligati a smentire, ma non smentiscono. Dovrebbero licenziare i giornalisti bugiardi e incompetenti (unico licenziamento che noi saremmo disposti ad applaudire). Ma non licenziano. I direttori di quei giornali e telegiornali dovrebbero apparire in video, o in prima pagina, scusandosi per i propri “errori” e orrori. Ma fanno finta di non ricordarsi niente.

Eppure non fu cosa da poco. Arrivammo a un passo dal bombardamento di Damasco da parte delle forze americane e della Nato, per punire il “gasatore”. Loro tacciono, ma noi tiriamo le somme.
Stiamo tutti molto attenti: una masnada di delinquenti (o di irresponsabili) ha in mano i principali canali di informazione dell’Occidente. Adesso abbiamo la prova che avremmo potuto essere trascinati in guerra da costoro.

E sappiamo anche che è già avvenuto ripetutamente. Sono armati. Bisogna togliere loro le armi della menzogna di cui dispongono.

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Fonte: MEGAchip

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Approfondimento (madu)

MIT smentisce USA sull’attacco chimico in Siria

Siria. Fonti militari Usa in un rapporto segreto: anche i ribelli hanno le armi chimiche

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“L’informazione è potere. L’informazione deve essere libera!”  (madu)

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Lug 2 2013

WikiLeaks: Dichiarazione di Edward Snowden da Mosca

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Lunedi 1 luglio 21:40 UTC

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Una settimana fa ho lasciato Hong Kong dopo che è apparso chiaro che la mia libertà e la sicurezza per rivelare la verità erano sotto minaccia. La mia attuale libertà è dovuta agli sforzi di amici vecchi e nuovi, di famiglia, e di altri che non ho mai incontrato e che probabilmente mai incontrerò. Mi fido di loro e con la mia vita sono tornato ad aver fiducia e fede in me per questo  sarò sempre loro grato.

Giovedi ‘, il presidente Obama ha dichiarato di fronte al mondo che lui non avrebbe permesso ad alcun diplomatico “intrallazzi” sul mio caso. Eppure, ora viene riportato che dopo aver promesso di non farlo, il presidente ha ordinato al suo Vice Presidente di fare pressione sui leader delle nazioni da cui ho chiesto protezione per negare le mie suppliche di asilo.

Questo tipo di inganno da un leader mondiale non è giusto, e così anche la sanzione extralegale dell’esilio. Questi sono i vecchi, brutti strumenti di aggressione politica. Il loro scopo è quello di spaventare, non me, ma chi potrebbe venire dopo di me.

Per decenni gli Stati Uniti d’America sono stati uno dei più forti difensori del diritto umano e di asilo. Purtroppo, questo diritto,  votato dagli Stati Uniti di cui all’articolo 14 della Dichiarazione universale dei diritti umani, ora viene respinto dal governo attuale del mio paese. L’amministrazione Obama ha ora adottato la strategia di usare la cittadinanza come arma. Anche se io sono condannato per nulla, ha unilateralmente revocato il passaporto, lasciandomi apolide. Senza alcun ordine giudiziario, l’amministrazione ora cerca di impedirmi l’esercizio di un diritto fondamentale. Un diritto che appartiene a tutti. Il diritto di chiedere asilo.

Alla fine l’amministrazione Obama non ha paura degli informatori come me, Bradley Manning o Thomas Drake. Siamo apolidi, imprigionati, o impotenti. No, l’amministrazione Obama ha paura di voi. Si ha paura di un popolo consapevole, arrabbiato che chiede al governo costituzionale quello che è stato promesso – e che dovrebbe essere mantenuto.

Sono indomito nelle mie convinzioni ed impressionato dagli sforzi compiuti da tanti.

Edward Joseph Snowden

Lunedi 1 luglio 2013

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Fonte: WikiLeaks

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Giu 30 2013

La storia infinita e le atroci torture di Guantánamo. Perché il campo di detenzione non si chiude?

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di Valeria Sirigu

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Dall’11 gennaio 2002, il governo degli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Bush, ha aperto tale struttura carceraria all’interno della base, rivolta alla detenzione di prigionieri catturati in Afghanistan e ritenuti collegati ad attività terroristiche. Barack Obama fin dal suo primo mandato lo vorrebbe chiudere perché a suo dire è incostituzionale, ma riceve troppe pressioni dalle altre forze politiche e a tutt’ora questa realtà devastante per la dignità umana è ancora aperta.

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La Baia di Guantánamo è nella punta sud-est dell’isola di Cuba, a oltre 21 km a sud della città di Guantánamo. È caratterizzata principalmente per la presenza dell’omonima base navale statunitense e del relativo campo di prigionia.

Il campo di detenzione è composto da tre strutture: il Camp Delta (che comprende il “Camp Echo”), il “Camp Iguana“, e il “Camp X-Ray“, l’ultimo dei quali è stato chiuso.

Circa le modalità di reclusione, sono state sollevate polemiche per le condizioni carcerarie e l’effettivo status giuridico-fattuale dei detenuti. Una vera e propria realtà devastante per la dignità umana in quanto questo carcere è conosciuto come: “The battle lab” (il laboratorio della guerra) «dove migliaia di detenuti sono sottoposti ad esperimenti umani e psicologici», come lo definiscono il generale Mike Dunlean ed il Maggiore Geoffrey.

Dunque questi cosiddetti “esperimenti” sono assimilabili come tecniche di torture, ecco qui l’elenco delle più applicate:

  1.  violenza e umiliazione sessuale;
  2. privazione del sonno;
  3. deprivazione sensoriale, cioè quella pratica consistente nel privare un essere umano della possibilità di percepire una o più tipologie di stimoli sensoriali (vista, udito, tatto, olfatto, gusto), che a lungo termine può dare disturbi di forte ansia, allucinazioni, depressione e comportamenti antisociali;
  4. isolamento;
  5. finte esecuzioni;
  6. terapie farmacologiche forzate, un esempio può essere quello della meflochina (farmaco per la malaria), che ai detenuti può essere indiscriminatamente somministrato in dosi pari a 1,250 mg, 5 volte superiore al dosaggio previsto nei casi del trattamento e quindi determina effetti devastanti sulla psiche: istinti al suicidio, allucinazioni, ansia, depressione, attacchi di panico;
  7. l’uso di cani per spaventare i detenuti;
  8.  temperature estreme;
  9. bombardamento sensoriale (rumore o musica fastidiosa in cuffie);
  10. guardare gli altri essere torturati;
  11. tecniche psicologiche;
  12. far stare i detenuti per lungo tempo nelle posizioni cosiddette di stress, che procuranoano stanchezza e dolori fisici.

In più si deve tenere conto che queste torture spesso sono impartite in modo simultaneo, pertanto lo stress fisico e psicologico dei carcerati è a livelli inauditi per qualunque essere umano.

Ovviamente tutto ciò in violazione del Diritto Internazionale Umanitario tra cui: Patto Internazionale relativo ai Diritti Civili e Politici del 16 febbraio 1966, Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, III Convenzione di Ginevra relativa al trattamento dei prigionieri di guerra del 12 agosto 1949 rispettivamente ratificati: il primo l’8 giugno 1992, il secondo il 21 ottobre 1994, il terzo il 2 agosto 1955, ed entrati in vigore: il primo l’8 settembre 1992, il secondo il 20 novembre 1994, il terzo il 6 febbraio 1956, dagli Stati Uniti seppur tutte e tre con riserve e obiezioni.

Oltretutto anche in violazione della Costituzione americana.

I prigionieri, per denunciare le condizioni deterioranti in cui vivono e le ispezioni illecite delle loro celle, hanno intrapreso lo sciopero della fame all’inizio di febbraio.

Focus:

Dopo la conferma che più della metà dei detenuti sono ora in sciopero della fame al fine di denunciare le violazioni dei diritti umani, affianco a loro è scesa in campo Amnesty International per fronteggiare questa situazione incresciosa per la dignità umana; asserendo che le autorità statunitensi devono urgentemente cessare la detenzione indefinita a Guantánamo.

Rob Freer, ricercatore americano di Amnesty International, ha affermato: “La situazione attuale a Guantanámo costituisce un altro ricordo del misero fallimento degli Stati Uniti per risolvere queste detenzioni“. Secondo svariati rapporti, le autorità militari hanno dichiarato che sedici detenuti in sciopero della fame vengono nutriti col metodo tube fed, il sistema di alimentazione forzata più intrusivo e doloroso che ci sia, normalmente usato in medicina per alimentare soggetti con disabilità croniche e gravissime che non permettono l’alimentazione orale. Cinque carcerati nutriti attraverso tale procedura, che può essere considerato anch’essa una tortura, sono stati ricoverati in ospedale.

Un giornalista del New York Times è venuto a sapere, dall’avvocato del cittadino yemenita, Samir Naji al Hasan Moqbel in sciopero della fame da febbraio, queste parole: “Non dimenticherò mai la prima volta che mi passavano il sondino nel naso. Non riesco a descrivere quanto sia doloroso essere alimentato forzatamente in questo modo “.

James Welsh, altro ricercatore di Amnesty International sulla salute e la detenzione, si è espresso in questi termini: “L’alimentazione artificiale obbligatoria è paragonabile a trattamenti crudeli, inumani o degradanti in violazione del diritto internazionale, se è intenzionalmente e consapevolmente condotta in modo che provoca dolore o sofferenze inutili“; inoltre “La situazione attuale esalta la necessità che ai detenuti sia garantito l’accesso libero continuo e regolare alla valutazione medica e la cura, e tutto il personale medico sia tenuto a rispettare l’etica medica.”.

Dunque Amnesty International, Il 22 marzo, ha scritto al Segretario della Difesa U.S.A., Charles Hagel, manifestando timore per la salute e il benessere dei prigionieri; invitando l’amministrazione statunitense a lavorare con il Congresso, come se fosse una questione d’urgenza per ridare priorità a una risoluzione delle detenzioni e chiusura della struttura. A tutt’oggi l’organizzazione non ha ancora ricevuto una risposta.

In più Rob Freer ha affermato che: “È passato molto tempo per tutti e tre i rami del governo degli Stati Uniti quanto ad affrontare la situazione a Guantanámo come una questione d’urgenza e per i diritti umani”,”La detenzione indefinita deve finire. I detenuti che il governo non ha alcuna intenzione di accusare per reati penalmente riconoscibili devono essere rilasciati senza ulteriori ritardi “.

Conclusioni:

Credo che Barack Obama debba avere il coraggio di chiudere quanto prima questa struttura, visto che lui è già al secondo mandato presidenziale e non ha più nulla da perdere. Oltretutto i carcerati, una volta usciti da Guantanámo, possono essere socialmente pericolosi, in quanto le torture subite hanno inciso sulla loro psiche ed emotività, quindi hanno il diritto ad essere curati, se non si vogliono creare serial killer allo scopo di trarne dei capi espiatori.

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Fonte: Diritti d’Europa

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Link per approfondire:

http://www.imerica.it/9-miti-da-sfatare-su-guantanamo-e-i-droni/

http://blog.ilmanifesto.it/losangelista/2013/04/30/obama-guantanamo-deve-essere-chiusa/

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Aggiornamento (madu)

il Manifesto: INTERVISTA David Remes, giurista e legale dei detenuti. Sciopero della fame al quinto mese

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Giu 6 2013

Scoop del Guardian – USA: raccolta di registrazioni telefoniche di milioni di cittadini

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USA, NSA e le intercettazioni a strascico

Documenti esclusivi provano che l’intelligence tiene sotto controllo tutte le chiamate dei cittadini statunitensi. L’ha stabilito il presidente Obama, ed è una sorpresa che non sorprende. EFF: ve l’avevamo detto

di Alfonso Maruccia

Comunicazioni telefoniche dei cittadini statunitensi spiate dalle agenzie di intelligence alle dipendenze della Casa Bianca: una verità che riemerge grazie a uno scoop del Guardian, il quale pubblica un ordine segreto che obbliga il secondo provider statunitense a fornire informazioni a strascico alla National Security Agency (NSA) sulle chiamate quotidiane degli utenti.

L’ordine è stato dato dalla Foreign Intelligence Surveillance Court (FISC) e stabilisce l’obbligo, per Verizon, di raccogliere e fornire “su base giornaliera” i metadati sulle chiamate effettuate dai cittadini USA: che si tratti di comunicazioni nazionali o internazionali non fa alcuna differenza.

L’ordine è stato firmato a metà aprile con scadenza 19 luglio 2013, viene eseguito nel pieno rispetto delle norme del Patriot Act – che garantisce l’accesso ai registri di dati delle aziende per questioni di intelligence e antiterrorismo – e prova, per la prima volta in maniera inequivocabile e senza possibilità di appello, che la seconda amministrazione Obama non intende rinunciare alle pratiche illiberali messe in atto sull’onda dell’antiterrorismo figlio dell’attentato alle Torri Gemelle.

Verizon ha l’obbligo di fornire “solo” i metadati delle comunicazioni veicolate sul proprio network e non il contenuto delle chiamate vero e proprio o i dettagli privati (nome, indirizzo, dati finanziari) degli utenti, nondimeno NSA ha accesso quotidiano a informazioni sensibili quali numeri di telefono identificativi, tempo della chiamata e dati di localizzazione.

La privacy al telefono? Negli USA è poco meno che uno scherzo: che NSA e l’intelligence fosse invischiata in pratiche di intercettazioni a strascico è un fatto noto da anni, così come è nota la volontà della politica di Washington di mettere al sicuro compagnie di telecomunicazioni collaborative con norme ad hoc che le difendano dalle richieste di verità provenienti dai cittadini o dal potere giudiziario.

Amaro, come prevedibile, anche il giudizio della Electronic Frontier Foundation (EFF): l’associazione di legali e attivisti sottolinea come la rivelazione del Guardian confermi quanto si va dicendo da tempo sulle intercettazioni a strascico negli States, esorta gli americani ad arrabbiarsi e a chiedere a gran voce la fine del programma – illiberale e incostituzionale – di intercettazioni messo in atto dalla NSA.

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Fonte: Punto Informatico

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