Set 5 2018

Cinema | Venezia 2018: chi è “Pepe” Jose Mujica il personaggio raccontato da Kusturica

 

 

 

Probabilmente,  molti di voi dopo aver ascoltato in questi giorni i Tg ed in particolare i servizi sul Festival del Cinema di Venezia, si saranno chiesti: “Ma chi è questo ex presidente dell’Uruguay di nome “Pepe” Jose Mujica? E perchè un regista come Emir Kusturica si scomoda per realizzare un documentario sulla sua persona?”
Per capirlo basta semplicemente ascoltare la video-intervista realizzata da Al Jazeera a Mujica nel 2014.

 

 

 

 

 

 

 

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Approfondimento

Josè Mujica

Il miglior discorso del mondo

Uruguay: dal 2014 in farmacia un grammo di marijuana “statale” a soltanto venti pesos

 

 

 

 

 

 

 


Mag 6 2014

Mujica: “Ecco cosa fare contro la violenza negli stadi”

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Violenza calcio uruguay

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«Basta con questa irrazionalità e con questa stupidaggine. Non possiamo continuare così, bisogna reagire… o fermiamo questo fenomeno o non potremo continuare ad avere il piacere degli spettacoli dello sport…dovremo fermare il calcio“. Prima di queste affermazioni il presidente dell’Uruguay Josè Mujica aveva chiesto insieme alla federcalcio alle due più importanti squadre locali, Nacional e Penarol, i nomi degli ultrà violenti ma senza alcuna risposta. Allora è passato dalle parole ai fatti:  prima ha ritirato tutti gli agenti di polizia per la sicurezza dagli stadi, azione che ha costretto alle dimissioni il Consiglio della Federcalcio locale,  e poi ha fermato il campionato.

Questo significa dare un segnale forte contro le violenze ed il razzismo negli stadi. Ma questa decisione è ancora più importante perché significa far prevalere l’interesse sociale su quello economico.

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Mar 31 2014

Uruguay – Guantanamo: un passo verso la giustizia

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Un passo verso la giustizia

Di Ben Dangl

Con la presidenza di José  “Pepe” Mujica, negli scorsi anni l’Uruguay ha  prodotto molti titoli di giornali a livello internazionale grazie a iniziative  progressiste come la legalizzazione dei matrimoni  tra persone dello stesso sesso, dell’aborto e della coltivazione e del commercio della marijuana, e anche del ritiro delle truppe dell’Uruguay da Haiti. Questa settimana Mujica si è offerto di accogliere i detenuti dal centro di detenzione degli Stati Uniti nella  base della Baia di Guantanamo, a Cuba.

Il presidente uruguaiano ha accettato una proposta dall’amministrazione Obama di ospitare i detenuti. “Verranno come rifugiati e ci sarà un posto per loro in Uruguay se vogliono portarvi le loro famiglie,” ha spiegato Mujica. “Se vogliono costruirsi i loro nidi in Uruguay e lavorare qui, possono restare nel paese.”

“Sono stato imprigionato per molti anni e so che cosa vuol dire,” ha spiegato. Il presidente di sinistra è un ex guerrigliero rivoluzionario che è stato detenuto per 14 anni prima e durante la dittatura dell’Uruguay durata dal 1973 al 1985. Dopo il suo rilascio, ha posto fine alle sue attività di guerriglia ed è entrato in politica, diventando Ministro dell’agricoltura nel 2005 nell’amministrazione di Tabaré Vázquez, e nel 2010 è stato eletto alla presidenza.

Mujica, che è stato pubblicizzato come “il presidente più povero del mondo” per via del suo stile di vita frugale e per il fatto che regala circa il 90% del suo stipendio di presidente alle organizzazioni benefiche e per i programmi sociali, vive ancora nella sua fattoria fuori della capitale, e  dove si coltivano fiori, con sua moglie, e va al lavoro con un Maggiolino Volkswagen malconcio. All’inizio di quest’anno è stato nominato per il Premio Nobel per la Pace per il suo programma progressista di legalizzazione della marjiuana e per le sue idee contro il consumismo eccessivo. La sua iniziativa più recente contro le violazioni dei diritti umani che comporta la guerra al terrore lo hanno riportato alla ribalta mondiale.

Opporsi a un simbolo della guerra al terrore

Il centro di detenzione nella base degli Stati Uniti nella Baia di  Guantanamo è stata a lungo un simbolo delle violazioni dei diritti umani che sono arrivati a definire la cosiddetta guerra al terrore. Dopo l’11 settembre, l’amministrazione di George W. Bush ha cominciato a usare la struttura per trattenere i sospetti terroristi. E’ diventata rapidamente famigerata come luogo di trattamento inumano, di tortura e di illegalità; un decennio dopo molti dei detenuti sono trattenuti prigionieri lì senza accuse o processi.

Circa 800 uomini e ragazzi sono stati tenuti a Guantanamo come parte della “raccolta” fatta dagli Stati Uniti di persone  sospettate  di terrorismo.   Ora ne restano soltanto 154, e l’amministrazione Obama, con l’appoggio del Congresso sta cercando di tenere fede alla  sua promessa di chiudere il centro di detenzione. Nel quadro  di queste decisioni, Washington sta cercando nuove nazioni che ospitino i detenuti rilasciati.

L’Uruguay è la prima nazione latino-americana che ha accettato la proposta di Obama di accogliere gli ex prigionieri sul suo suolo. Da quando Obama è stato eletto, 38 detenuti di Guantanamo sono stati rilasciati e inviati nei loro paesi, e 43 si sono trasferiti in 17 nazioni diverse. Secondo l’Osservatorio per i Diritti Umani, gli Stati Uniti vogliono mandare i detenuti in paesi che possono fornire la sicurezza che gli Stati Uniti cercano in base ai termini del trasferimento. La stampa uruguaiana riferisce che probabilmente il trasferimento coinvolgerebbe 5 detenuti che dovrebbero stare in Uruguay per almeno due anni.

Mentre Mujica e l’ambasciatore statunitense dicono  chiaramente che i piani circa il trasferimento non sono conclusi, i motivi per cui Mujica ospita questi uomini,  sono un segno che l’Uruguay sta facendo passi importanti verso la giustizia e contro la guerra di lunga data al terrore fatta da Washington.

Per anni, innumerevoli attivisti, governi e gruppi per la difesa dei diritti umani, hanno chiesto la chiusura del centro di detenzione della Baia di Guantanamo. Lo scorso luglio, l’attivista Andrés Conteris che si occupa da decenni dei problemi dei diritti umani in America Latina, ha fatto uno sciopero della fame per oltre tre mesi in solidarietà con i prigionieri che facevano lo sciopero della fame Guantanamo.

Lo sciopero denunciava il trattamento inumano e illegale dei detenuti; nel corso degli anni sono stati ampiamente riportati numerosi casi di torture fisiche, psicologiche, religiose, e mediche contro i prigionieri. E’ a  questo trattamento inumano che i oppone il Presidente Mujica accogliendo i detenuti.

“Data l’esperienza che ha avuto Mujica di torture a lungo termine,” mi ha spiegato Conteris, riferendosi alla prigionia di Mujica, “questo gesto di offrirsi di far trasferire i prigionieri di Guantanamo in Uruguay, non soltanto esprime l’impegno del suo paese per i diritti umani, ma mostra un rapporto che questo presidente ha con coloro che subiscono trattamenti inumani perpetrati dalle forze armate.”

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Benjamin Dangl ha lavorato come giornalista in tutta l’America Latina, occupandosi dei movimenti sociali e politici di quell’area per oltre un decennio. E’ autore dei libri: Dancing with Dynamite: Social Movements and States in Latin America [Danzare con la dinamite: movimenti sociali e stati in America Latina] e The Price of Fire: Resource Wars and Social Movements in Bolivia [Il prezzo del fuoco: guerre per le risorse e movimenti sociali in Bolivia].

Attualmente Dangl è dottorando in Storia Latino Americana all’Università McGill.e cura UpsideDownWorld.org un sito web che tratta di attivismo e di politica in America Latina, e anche TowardFreedom.com.(rivista on line e cartacea), con  una prospettiva progressista sugli eventi mondiali. La sua mail è: BenDangl@g.mail.com

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Fonte: Z Net Italy

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Gen 13 2014

Al Jazeera: video intervista al presidente dell’Uruguay Josè Mujica. Una lezione di vita.

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José Mujica nacque il 20 maggio 1935 da Demetrio Mujica, discendente da antenati baschi, e Lucia Cordano (forse trascrizione errata del cognome Cordaro), originaria della Liguria. La famiglia di sua madre era molto modesta ed emigrò in Uruguay da un paesino della Val Fontanabuona, in provincia di Genova

Suo zio materno, Ángel Cordano, era nazionalista e peronista e influenzò molto la formazione politica di Mujica…

Nei primi anni Sessanta aderì al neonato movimento dei Tupamaros, un gruppo armato di sinistra ispirato dalla rivoluzione cubana. Nel corso di varie azioni ricevette ben 6 ferite da arma da fuoco, e nel 1969 partecipò alla breve occupazione di Pando, una città vicina a Montevideo. Mujica fu arrestato in quattro diverse occasioni e fu tra i prigionieri politici che riuscirono ad evadere dalla prigione di Punta Carretas nel 1971.

Fu comunque ricatturato un anno dopo e condannato da un tribunale militare sotto il governo di Jorge Pacheco Areco, che aveva sospeso diverse garanzie costituzionali. Dopo il colpo di stato militare del 1973 fu trasferito in un carcere militare dove rimase richiuso per 14 anni, due dei quali passati in completo isolamento in un pozzo sotterraneo. Fu uno di quei dirigenti tupamaros prigionieri che la dittatura civico-militare chiamava “rehenes” (ostaggi), ossia persone che, in caso di ulteriori azioni militari dei Tupamaros in libertà, sarebbero state immediatamente fucilate…Nel 1985, quando la democrazia costituzionale fu ristabilita, Mujica fu liberato grazie ad un’amnistia della quale beneficiarono sia guerriglieri che golpisti per crimini di guerra e fatti di guerriglia commessi dal 1962 in poi. (fonte: Wikipedia)

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VIDEO-INTERVISTA  (sub in italiano)

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Approfondimento

Josè Mujica

Il miglior discorso del mondo

Uruguay: dal 2014 in farmacia un grammo di marijuana “statale” a soltanto venti pesos

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Ott 23 2013

Uruguay: dal 2014 in farmacia un grammo di marijuana “statale” a soltanto venti pesos

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José Mujica

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Uruguay, lotta al narcotraffico: marijuana di Stato a 68 cent al grammo

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di Alessandro Andrea Caruso

“I consumatori potranno acquistare fino a 40 grammi al mese, “di erba di primissima qualità” rispetto a quella illegale che è in genere pessima e dannosa. Ci sarà un registro dei produttori per autoconsumo che saranno autorizzati alle coltivazioni mentre il mercato illegale continuerà ad essere sanzionato con pene fino a 10 anni”

L’Uruguay ha deciso da tempo di combattere la criminalità organizzata nel campo delle droghe leggere. Un obiettivo, quello degli antiproibizionisti sud americani, che da semplice sogno rincorso per lungo tempo sta diventando finalmente realtà.

E per combattere lo spaccio illegale, i prezzi saranno a dir poco competitivi: dal 2014, i consumatori potranno acquistare in farmacia un grammo di marijuana “statale” a soltanto venti pesos, ossia circa 68 centesimi di Euro.

Non è un prezzo a caso ma è competitivo con quello spacciato sulla piazza per la marijuana di provenienza per lo più paraguayana”, ha scritto dal suo blog Gennaro Carotenuto, giornalista che da anni si occupa delle dinamiche dei paesi dell’America Latina.

I consumatori potranno acquistare fino a 40 grammi al mese, “di erba di primissima qualità – sostiene il segretario generale della Giunta Nazionale per le Droghe, Julio Calzada – rispetto a quella illegale che è in genere pessima e dannosa”. Inoltre – ha spiegato Carotenuto –ci sarà un registro dei produttori per autoconsumo che saranno autorizzati alle coltivazioni mentre il mercato illegale continuerà ad essere sanzionato con pene fino a 10 anni.”

Nel frattempo il Partito Nazionale (movimento di centro-destra) si è messo di traverso: è stata dunque annunciata una raccolta di firme per indire un referendum abrogativo contro la legge sulla “marijuana di Stato”.

Ma i detrattori dell’antiproibizionismo sono arrivati troppo tardi: la legge sulla legalizzazione dell’erba è stata votata alla Camera ed entro la fine dell’anno passerà anche in Senato.

Dal 2014 dunque, il paese del presidente “Pepe” Mujica (che dona ogni mese il 90% del suo stipendio, 12.000 dollari, a organizzazioni non governative, vivendo con 1.500 dollari al mese) sarà il primo al mondo a legalizzare la produzione, distribuzione e vendita (poiché in Olanda è legale la distribuzione, ma non la coltivazione, antitesi tutt’ora al centro di un acceso dibattito).

Le vendite inizieranno ufficialmente da metà del prossimo anno, come ha spiegato il responsabile delle politiche antidroga Julio Calzada. L’obiettivo di questa legge non è di rimpinguare la casse statali ma piuttosto di contrastare il mercato criminale. Tuttavia solo per i residenti, e non dunque per i turisti, sarà possibile acquistare “l’erba pubblica”.

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Fonte: ilnumerozero.com

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