Dic 8 2018

Decreto Sicurezza | Il martedì nero della Repubblica Italiana

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Il 27 novembre 2018 sarà ricordato come il Martedì Nero della Repubblica italiana perché il Parlamento ha trasformato in legge il Decreto Sicurezza che è in netta contraddizione con i principi della nostra Costituzione. E questo è avvenuto senza una discussione parlamentare e senza la possibilità di inserire emendamenti. Altro che centralità del Parlamento! È un brutto segnale per la nostra democrazia. Il Decreto Sicurezza è una legge repressiva anche nei confronti degli italiani. Rende reato, per esempio, il blocco delle strade o delle ferrovie (strategia nonviolenta attiva), proibisce l’assembramento di persone (elemento costitutivo della stessa democrazia), impone il daspo e gli sgomberi. È forse l’inizio di un sistema poliziesco guidato dall’uomo forte?

Ma la gravità di questo Decreto sta nel fatto che nega i principi di solidarietà e di uguaglianza che sono alla base della nostra Costituzione. Il Decreto prevede per i migranti l’abolizione della protezione umanitaria, il raddoppio dei tempi di trattenimento nei Centri per il Rimpatrio(CPR), lo smantellamento dei centri SPRAR (Sistema per i richiedenti asilo e rifugiati) affidati ai Comuni (un’esperienza ammirata a livello internazionale, per non parlare di Riace), la soppressione dell’iscrizione anagrafica con pesanti e concrete conseguenze, l’esclusione all’iscrizione del servizio sanitario nazionale e la revoca di cittadinanza per reati gravi. Trovo particolarmente grave il diniego del diritto d’asilo per i migranti, un diritto riconosciuto in tutte le democrazie occidentali, menzionato ben due volte nella nostra Costituzione. Questa è una legge che trasuda la ‘barbarie’ leghista e rappresenta un veleno micidiale per la nostra democrazia. Di fatto il decreto è profondamente ingiusto perché degrada la persona dei migranti e crea due classi di cittadini, rendendo lo ‘straniero’ una minaccia, un nemico e sancendo così la nascita del ‘tribalismo’ italiano, come lo definisce Gustavo Zagrebelsky. Anzi crea l’apartheid giuridica e reale

Per di più questo Decreto si chiama “sicurezza”, ma sicurezza non offre, perché moltiplicherà il numero dei “clandestini” e degli irregolari che verranno sbattuti per strada. L’effetto è già sotto i nostri occhi: tre migranti su quattro si sono visti negare l’asilo, migliaia di titolari di un permesso di soggiorno sono stati messi alla porta, circa quarantamila usciranno dagli Sprar. E sono spesso donne con bambini che hanno attraversato l’inferno per arrivare da noi! Così entro il 2020 si prevedono oltre 130.000 irregolari per strada. E gli irregolari verranno rinchiusi nei nuovi lager, i CPR. A questi verrà ingiunto, entro sette giorni, di ritornare nei loro paesi. Ma né i migranti né il governo hanno i mezzi per farlo. Così rimarranno in Italia mano d’opera a basso prezzo per il capolarato del nord e del sud.

È questa la conclusione amara di un lungo cammino xenofobo di questo paese, iniziato con la Turco-Napolitano (i CIE!), seguito dalla Bossi-Fini, dai decreti Maroni e dalla legge Orlando-Minniti, oltre che al criminale accordo di Minniti con la Libia. Questo Razzismo di Stato è poi sfociato in una guerra contro le ONG presenti nel Mediterraneo, per salvare vite umane, e alla chiusura dei porti, in barba a leggi nazionali e internazionali! Non c’è più Legge che tenga, la legge la fa la maggioranza di turno al governo! È in ballo il diritto, la legge, la nostra stessa democrazia. È grave che ora anche il Presidente della Repubblica abbia firmato questo Decreto. Non possiamo più tacere. Dobbiamo reagire, organizzare la resistenza per salvare la nostra comune umanità.

Per questo ci appelliamo a:

  •  Corte Costituzionale, perché dichiari il Decreto sicurezza incostituzionale;

 

  •  Giuristi, perché portino queste violazioni dei diritti umani alla Corte Europea di Strasburgo;

 

  • Conferenza Episcopale Italiana perché abbia il coraggio di bollare questo Decreto e la politica razzista di questo governo come antitetici al Vangelo;

 

  • Istituti missionari, perché facciano udire con forza la loro voce, mettendo a disposizione le loro case per ‘clandestini’ come tante famiglie in Italia stanno facendo;

 

  • Parroci , perché abbiano il coraggio di offrire l’asilo nelle chiese ai profughi destinati alla deportazione, attuando il Sanctuary Movement, praticato negli USA  e in Germania;

 

  • Responsabili degli SPRAR, CAS e altro, perché disobbediscano, trattenendo nelle strutture i migranti, soprattutto donne con bambini;

 

  • Medici, perché continuino a offrire gratuitamente servizi sanitari ai clandestini;

 

  • Cittadinanza attiva, perché in un momento così difficile e buio, si oppongano con coraggio a questa deriva anti-democratica, xenofoba e razzista anche con la ‘disobbedienza civile’ così ben utilizzata da Martin Luther King che affermava:

 

L’individuo, che infrange una legge perché la sua coscienza la ritiene ingiusta ed è disposto ad accettare la pena del carcere per risvegliare la coscienza della comunità riguardo alla sua ingiustizia, manifesta in realtà il massimo rispetto per la legge!”

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Coraggio, inizia ora la Resistenza civile!

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Alex Zanotelli     (Missionario Comboniano)

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Approfondimento
Cosa c’è nel decreto “immigrazione e sicurezza” – Il Post
Decreto sicurezza 2018: immigrazione, cosa cambia – Corriere.it
05/10/2018: in vigore il c.d. decreto sicurezza – Gazzetta Ufficiale

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Apr 3 2013

Comunità resistenti, pratiche di mutuo soccorso, un altro mondo possibile nell’era della crisi

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Tratto da   AE 148

I giovani, oltre gli stereotipi

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Una parte considerevole dei lettori di Altreconomia è costituita da ragazze e ragazzi tra i 18 e i 26 anni. Grazie al cielo, anche una parte dei lavoratori di Altreconomia (in redazione e tra i collaboratori) sta in quella fascia di età.

Non è scontato né banale, e avere a che fare con giovani adulti -oltre a essere una fortuna- costituisce una responsabilità che ci assumiamo volentieri. Non siamo qui per descrivere quella generazione, capire se sono più o meno smarriti di quanto lo siano stati i loro genitori o fratelli maggiori.
Possiamo ipotizzare che si tratti di studenti, universitari, giovani lavoratori (precari, spesso), disoccupati, volontari. Molti di loro hanno affrontato per la prima volta un’elezione politica, lo scorso febbraio.
Aboliamo per una volta la pratica -perdente- di voler attribuire etichette e comprendere comportamenti, spiegare scelte, categorizzare, generalizzare (e quindi banalizzare). Per come la vediamo noi, consideriamo che si tratti di persone e come a tutte le persone verranno attribuite loro colpe e meriti.
Tuttavia ci chiediamo come un ragazzo di 23 o 24 anni viva questa epoca di resistenza, resilienza e adattamento. Una delle tante possibili risposte ce l’hanno data i ragazzi di Glocal Action. Si tratta di un gruppo “di fatto” di persone tra i 17 e i 26 anni, la maggior parte dei quali, pur provenienti da contesti diversi, abita nel quartiere San Siro di Milano. “Abbiamo una composizione meticcia”, dicono di sé. “Ogni giorno portiamo avanti buone pratiche per diffondere una cultura del rispetto”. Di recente hanno autoprodotto un volumetto che hanno intitolato “In piazza si impara”: lo considerano un “manuale delle buone pratiche di mutuo soccorso”.
“Abbiamo scelto di guardarci attorno a 360 gradi, di studiare e cercare di capire come, in tutto il mondo, attraverso pratiche di mutuo soccorso che a tratti ricordano quelle delle prime società operaie nell’800 ci siano comunità resistenti che di fronte alla crisi si organizzano dal basso per vivere meglio e disegnare un altro mondo possibile”. Il manuale descrive alcune pratiche in modo semplice e diretto, in modo che possano essere riprodotte. Eccone alcune: orti urbani, community garden, scuole di italiano per stranieri, spazi sociali autogestiti, palestre popolari, banche del tempo, mercatini dell’usato, difesa della casa e sospensione degli sfratti, monete alternative, ambulatori medici popolari, file sharing, car sharing, ciclofficine, gruppi di acquisto solidali. Alle pratiche si accompagnano esempi concreti, storie riuscite.

I ragazzi di Glocal Action forse non ricadono nello stereotipo che molte persone hanno in mente quando pensano a un ventenne italiano. Noi sappiamo che Glocal Action non è un’eccezione: di realtà analoghe, di giovani adulti che si impegnano per la comunità, è piena l’Italia.
A tutti loro ci permettiamo di proporre o quantomeno ribadire l’urgenza di due argomenti, sui quali vale la pena concentrare (ulteriori) sforzi.

Il primo è l’uguaglianza. Di fronte alla crescente concentrazione delle ricchezze, al calo del potere di acquisto e all’instabilità economica, dovremmo tutti lavorare per riportare il tema dei salari e di una più equa distribuzione dei redditi come prioritario. È una condizione necessaria, ancorché non sufficiente, per garantire giustizia e benessere, specie per chi ha ancora molto da costruire della propria vita. Dentro, ci sono parole d’ordine diverse -dal reddito minimo di inserimento, al welfare, passando per la tutela ambientale- che tuttavia attengono tutte al medesimo sguardo: quello del futuro che ci attende. In Italia permane una disuguaglianza inaccettabile, che mantiene strutture di potere e di ricchezza in mano a pochi, e tarpa le ali e i sogni di molti.

Il secondo argomento è l’informazione. Torniamo spesso su questo tema non tanto -o non solo- perché riguarda il nostro lavoro, ma perché oggi ancor più di ieri la tutela della buona informazione -intesa come indipendente dai poteri, e di qualità-, è ritenuta inutile, messa in discussione, addirittura osteggiata. Attaccata sul piano professionale e simbolico. Anche in questo caso si tratta si tratta di giustizia, e anche in questo caso c’è in ballo il futuro.

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Fonte: Altreconomia

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Mag 3 2011

L’istruzione al femminile cambia il futuro delle donne e delle nazioni

Le iniziative organizzate dalla Campagna Globale per l’Educazione in occasione della settimana mondiale di mobilitazione

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Comunicati Stampa

03 maggio 2011

Riaffermare il diritto di tutte le bambine e le donne del mondo a ricevere un’istruzione adeguata. La mancata uguaglianza tra uomini e donne sui banchi di scuola è il tema della Global Action Week 2011 (GAW) promossa dalla Coalizione Italiana della Campagna Globale per l’Educazione (CGE-IT). La settimana di mobilitazione, giunta in Italia alla sua terza edizione, si svolge dal 2 all’8 maggio in oltre 100 paesi per sollecitare i Governi che nel 2000 hanno sottoscritto gli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio e gli Obiettivi dell’Education for All (EFA). L’iniziativa principale di quest’anno è la Big Story: la CGE-IT ha chiesto alle scuole e agli studenti di raccontare una storia o raccogliere una testimonianza su come l’istruzione ha cambiato la vita di una bambina o di una donna. Le storie illustreranno perché è così importante eliminare la disuguaglianza di genere nel campo dell’istruzione.

Le cifre non lasciano dubbi. Nel mondo, 69 milioni di bambini non hanno accesso alla scuola primaria. Il 54% sono bambine. Dei 759 milioni di adulti analfabeti, due terzi sono donne. Garantire alle bambine un’istruzione rappresenta un fattore chiave per lo sviluppo di un Paese. “Un bambino che nasce da una donna istruita ha il 50% di possibilità in più di sopravvivere”, spiega Elena Avenati, coordinatrice della Coalizione Italiana della Campagna Globale per l’Educazione. “Garantire un’istruzione alle bambine a partire dai cinque anni potrebbe aumentare i tassi di sopravvivenza infantile fino al 40%. Inoltre, secondo uno studio condotto su 100 Paesi, educare le ragazze e favorire la riduzione del divario di genere può promuovere la democrazia”

Per facilitare la partecipazione delle scuole alla Global Action Week, la CGE-IT ha preparato un kit didattico. Tutti i materiali prodotti dalle scuole saranno inseriti sul sito della CGE-IT (www.cge-italia.org/thebigstory) e diffusi attraverso i social network. Tutte le scuole in Italia sono state invitate a partecipare dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), con il quale la Coalizione Italiana siglerà un protocollo d’intesa per i prossimi tre anni, e vi è stato anche un particolare coinvolgimento della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO.

In occasione della Global Action Week, la Coalizione ha realizzato anche un Dossier sull’accesso all’istruzione e la discriminazione di genere intitolato “Educazione per tutti e per tutte. La dimensione di genere nelle scuole del Sud del mondo”. Il documento, disponibile sul sito della Coalizione (www.gce-italia.org) spiega la centralità della parità di genere nell’accesso all’istruzione. Oltre all’analisi dei dati, il dossier contiene testimonianze di beneficiari di progetti educativi realizzati nel Sud del mondo. Storie di bambine e ragazze che cercano di sfuggire a situazioni di povertà attraverso lo studio e la determinazione. Casi di vita che, meglio di ogni statistica, descrivono l’impatto dell’istruzione sul futuro delle donne. (leggi tutto)

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Fonte: Save the Children

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