Perché l’omosessualità non si può curare

.

La California è il primo stato americano a bandire una controversa terapia psichiatrica che si propone di convertire in etero le persone gay. Chi sono i sostenitori delle teorie correttive? E cosa dice la scienza?

di Daniela Cipolloni

Cercare di curare un minorenne omosessuale diventa un reato. Almeno in California, il primo stato americano a vietare le cosiddette terapie correttive dell’orientamento sessuale che mirano a convertire i gay in etero. Come se si potesse scegliere verso chi provare attrazione fisica. Come se l’omosessualità fosse una malattia o un disturbo dal quale guarire. La legge, firmata dal governatore Jerry Brown, intende tutelare, in particolare, bambini e adolescenti  diversi che vengono indirizzati dai familiari verso questi interventi psicanalitici. Interventi sui quali la scienza ha espresso una posizione molto chiara. Come ha dimostrato la più vasta meta-analisi della letteratura degli ultimi 50 anni ed è stato ribadito nel report dall’ American Psychological Association (Apa), non ci sono evidenze che l’orientamento sessuale possa essere modificato volontariamente né tantomeno che questi trattamenti siano efficaci. Anzi, in alcuni casi possono essere dannosi. Infatti, il frequente fallimento della terapia può generare perdita di autostima, stress, senso di colpa, depressione e maggiore predisposizione a commettere suicidio. Per questi motivi l’Apa (e in accordo con l’Apa la stragrande maggioranza della comunità scientifica di psichiatri e psicoterapeutici) dissuade dal praticare le teorie riparative.

La decisione della California è forse il segnale che qualcosa sta cambiando. E non è l’unico. Nei mesi scorsi, lo psichiatra statunitense Robert Spitzer, che è stato uno dei portabandiera delle cure per l’omosessualità, ha fatto ammenda. “ Credo di dovere delle scuse alla comunità gay per il mio studio, soprattutto perché non è stata dimostrata l’efficacia della terapia. Chiedo scusa anche agli omosessuali che hanno perso tempo ed energie nella terapia”, ha scritto in una lettera che sarà pubblicata su Archives of Sexual Behavior, la stessa rivista che pubblicò nel 2001 un suo studio choc sulle terapie riparative. Ha ammesso di aver sbagliato tutto persino Alan Chambers, il presidente di Exodus International, un’associazione di ex-gay sedicenti guariti.

I tentativi di correggere l’omosessualità risalgono almeno alla fine dell’Ottocento. Nel 1892 il neurologo americano Graeme M. Hammond prescriveva lunghe passeggiate in bicicletta per curare l’omosessualità. In seguito l’approccio più diffuso divenne quello dei rapporti eterosessuali coatti, eventualmente aiutandosi con l’ipnosi o l’alcol. Dalla fine degli anni Sessanta presero piede modelli psico-comportamentali basati sull’avversione. Ovvero, si cerca di dissuadere il soggetto dalla sua devianza associando stimoli negativi a immagini omoerotiche e stimoli positivi a immagini etero.

Ci sono anche altri approcci psicoterapeutici volti a sviluppare il proprio potenziale eterosessuale anche attraverso le preghiere. Qualunque sia la strada, è fallace l’assunto di partenza. Non c’è niente da curare. Dal 1973 l’ omosessualità è stata esclusa dal Dsm, il manuale dei disturbi psichiatrici, dal quale è scomparso anche il disturbo di omosessualità ego-distonica, cioè non accettata e vissuta male dall’individuo. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità l’omosessualità è “ una variante naturale della sessualità umana”.

La diffusione delle terapie correttive, soprattutto negli Stati Uniti, è legata a movimenti politici e religiosi di stampo ultra-conservatore. Forse il più accanito sostenitore delle cure ai gay è Joseph Nicolosi, fondatore della National Association for Research and Therapy of Homosexuality (Narth), che conta circa mille membri nel mondo. Nicolosi è uno che ritiene, contro ogni evidenza scientifica, che l’omosessualità è “ un disturbo mentale che può essere curato”, che è “ un fallimento dell’identificazione di genere” ed è “ contraria alla vera identità dell’individuo”. Nel 2010 è stato invitato a un convegno in Italia, Identità di genere e libertà, organizzato, tra gli altri, da associazioni come Medici Cattolici Brescia e Medicina & Persona. La  levata di scudi del mondo scientifico fu praticamente unanime. Il presidente dell’Ordine degli psicologi insieme a 1.200 firmatari sottoscrissero un comunicato di condanna delle terapie riparative. Che concludeva: “ È nostro dovere affermare con forza che qualunque trattamento mirato a indurre il/la paziente a modificare il proprio orientamento sessuale si pone al di fuori dello spirito etico e scientifico che anima le nostre professioni, e in quanto tale deve essere segnalato agli organi competenti, cioè agli ordini professionali”.

Ma chi propone le teorie riparative in Italia?  Pur non essendo diffuse, sono spesso sostenute da organizzazioni cristiane che offrono consulenze, organizzano conferenze, sedute di psicoterapia e seminari. Come funzionano questi percorsi l’ha raccontato qualche anno fa un giornalista di Liberazione che si è finto gay ed è entrato in terapia per sei mesi. Il suo articolò suscitò un vespaio di polemiche e reazioni.

Cercare di modificare l’orientamento sessuale è assurdo, oltre che controproducente. Ma in una società ancora discriminante nei confronti dei gay può essere difficile accettare l’omosessualità e fare coming out. Altro che cure strampalate. Il più grande aiuto che si possa offrire è combattere l’omofobia.

.

Fonte:  Wired.it

.


Il compleanno di Gandhi come Giornata Internazionale della Nonviolenza

.

Oggi 2 ottobre si celebra la Giornata Internazionale della Nonviolenza (indetta dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite). La data è stata scelta in quanto anniversario della nascita di Gandhi, ispiratore dei movimenti per la pace, la giustizia, la libertà di tutto il mondo. È infatti con Gandhi che nasce la nonviolenza moderna. Il Mahatma è il profeta della politica nonviolenta, strumento collettivo di liberazione, metodo di lotta alternativo alla guerra.

 Le ideologie del Novecento si sono frantumate alla prova della storia, sono state sepolte nelle tragedie dei campi di sterminio e nei gulag, sono morte nei massacri della prima e della seconda guerra mondiale. La nonviolenza è stata la vera, unica novità del secolo scorso e solo la nonviolenza resta ad indicare una nuova via per le giovani generazioni.

La crisi generale che stiamo vivendo (economica, sociale, politica) è sempre più forte. Oggi la vita stessa del pianeta è a rischio, crisi ecologica e crisi belliche rendono il futuro incerto.
Per uscirne c’è bisogno di una nuova politica che Gandhi ci ha indicato: il disarmo.
Noi abbiamo chiesto al Governo italiano un gesto di disarmo, il taglio delle spese militari, la rinuncia ai cacciabombardieri F-35. Ma le richieste del popolo della pace sono totalmente disattese: dal taglio della spesa pubblica civile viene sottratta proprio la spesa incivile, quella militare e per gli armamenti. Anche in Italia, come in Grecia, mentre si svuotano i granai si riempiono pericolosamente gli arsenali. E il tema del disarmo è il grande rimosso dall’agenda della politica.

Dunque, vogliamo fare del 2 ottobre una nuova occasione di impegno, necessario e diffuso in tutte le città d’Italia, per la nonviolenza e per il disarmo.
In questa occasione il Movimento Nonviolento (fondato da Aldo Capitini, che ha introdotto in Italia il pensiero ed il metodo di Gandhi), ha promosso un’iniziativa comune nazionale, in collaborazione con la Rete Italiana Disarmo. Tutti gli aderenti, i simpatizzanti, i singoli amici della nonviolenza, gruppi e centri e movimenti per la pace e la nonviolenza, sono invitati ad organizzare nella propria città o nel proprio paese un’iniziativa pubblica: una presenza in piazza, un banchetto, l’esposizione della nostra bandiera, una conferenza, una fiaccolata, la distribuzione di un volantino; un’azione che il 2 ottobre collegherà idealmente tutte le realtà impegnate nella campagna per il disarmo.

Inoltre segnaliamo la diffusione straordinaria dello “Speciale Disarmo” di “Azione nonviolenta”.

.

Fonte:  Movimento Nonviolento –  Rete Italiana Disarmo

.


Al via la Settimana Mondiale Vegetariana 2012

 .

             1 – 7 ottobre 2012

 

Oggi, lunedì 1° ottobre, cade la Giornata Vegetariana Mondiale, che dal 2008 segna l’inizio della Settimana Vegetariana Mondiale, che si concluderà il prossimo 7 ottobre e che comprenderà al proprio interno la Giornata Internazionale degli Animali (4 ottobre). L’intera settimana sarà dedicata a tutti coloro che già hanno scelto una dieta vegetariana o vegana e a chi desidera ricevere maggiori informazioni al riguardo.

Alla Giornata Vegetariana Mondiale è stato dedicato un sito web in inglese, consultabile a livello internazionale, dal quale potranno prendere le mosse tutti coloro che vorranno dedicare una settimana – o un intero mese – ad uno stile alimentare non soltanto considerato benefico per la nostra salute, ma anche fondamentale per il benessere del nostro Pianeta e degli esseri viventi che lo abitano.Dal punto di vista ambientale, la produzione di carne all’interno degli allevamenti comporterebbe attualmente un consumo d’acqua tale da impoverire il nostro Pianeta della sua più importante risorsa, al punto che entro il 2050, volente o nolente, secondo lo Stockholm International Water Institute, l’intera popolazione mondiale dovrà orientarsi verso un’alimentazione vegetariana, in quanto non sarà più possibile, a seguito della diminuzione delle risorse idriche e del previsto incremento demografico, assicurare a tutto il mondo una dieta simile a quella seguita dalla maggior parte degli occidentali, che prevede un consumo di carne o di pesce quotidiano o quasi.

La Settimana Vegetariana Mondiale è nata allo scopo di promuovere nel mondo uno stile di vita alimentare in cui si possa fare a meno di carne e di pesce, andando incontro ad un’alimentazione maggiormente salutare e sostenibile dal punto di vista ambientale, oltre che economico, escludendo prodotti carnei ed ittici, tra gli alimenti più costosi che possiamo reperire attualmente sul mercato. La dieta vegetariana (che esclude carne e pesce) e la dieta vegana (che esclude anche uova, latticini e miele) se ben bilanciate sono adatte a ricoprire il nostro fabbisogno alimentare ed energetico quotidiano.

Quanti sono i vegetariani in Italia? Secondo le stime Eurispes essi rappresenterebbero il 3% della popolazione italiana totale e sarebbero circa 2 milioni, un numero che viene considerato come destinato a crescere nei prossimi anni, per via di una maggiore consapevolezza personale riguardo ad alimentazione, ambiente e diritti animali o anche semplicemente per ragioni economiche. L’inizio della Settimana Vegetariana Mondiale coincide con i 60 anni dell’AVI, l’Associazione Vegetariana Italiana, nata allo scopo di riunire vegetariani italiani e non al fine di condividere le le stesse aspirazioni ed ideali, come in una grande famiglia, all’insegna del rispetto e dell’aiuto reciproco.

In occasione della settimana dedicata all’alimentazione vegetariana, AVI ha deciso di dare vita a Milano all’evento “Prendiamoli per la gola 2012”, dedicato alla convivialità vegetariana ed alla pace, a cui parteciperanno locali e ristoranti della città, offrendo speciali menù vegetariani non soltanto fino al 7 ottobre, ma per l’intero mese. Gli eventi in programma in Italia in occasione della Settimana Vegetariana Mondiale, comprendenti cene, mostre, banchetti informativi e altro ancora, non riguarderanno soltanto Milano ma anche altre città italiane, come Lecce, Udine, Caserta e Catania, all’insegna di un’alimentazione maggiormente consapevole e rispettosa del Pianeta e di tutti gli esseri viventi.

.
.
.
.
________________________________________________________________
Approfondimento
.
.