Agosto 2013: multinazionali del cibo e rivolte globali

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Le rivolte di domani saranno per il cibo, e l’Italia è in prima linea

Uno studio del 2011 metteva in relazione lo scoppio di sanguinose rivolte in tutto il mondo con l’aumentare dei prezzi del cibo, e prevedeva un forte scoppio di violenza per l’agosto 2013. Le multinazionali che gestiscono le sementi si stanno preparando, mettendo in cassaforte la loro esclusiva di commercializzare e scambiare i semi. E il governo italiano dà loro una mano, mettendo al bando i prodotti a chilometro zero.

di Andrea Degl’Innocenti

Siamo a un anno dall’esplosione di una serie di rivolte globali. Stavolta il calendario Maya non c’entra, né le profezie di Nostradamus: a predirlo è un indice elaborato scientificamente da un gruppo di esperti del Complex Systems Institute, rilanciato ultimamente da un articolo di Mother Board. Il motivo sarà il più elementare dei bisogni umani: il cibo.

Nel 2011 un gruppo di studiosi dei sistemi complessi, capeggiato dall’italiano Marco Lagi, ha analizzato una serie di fattori mettendoli in relazione temporale con le rivolte scoppiate nel mondo negli ultimi anni. I risultati hanno mostrato che esiste un fattore che più di ogni altro influisce sullo scoppio delle rivolte: il prezzo del cibo.

Il grafico qua sotto riassume bene le evidenze emerse dallo studio:

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Il grafico elaborato dal Complex Systems Institute

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La linea nera rappresenta l’andamento del prezzo del cibo nel tempo ed è stata elaborata in base ai dati forniti dal cosiddetto indice dei prezzi alimentari della Fao, che segue mensilmente i prezzi di un paniere di 55 prodotti, tra cui cereali, oli, carni, latte, etc. Le linee rosse verticali invece indicano le date delle rivolte nel mondo. La relazione è evidente: all’aumentare del prezzo del cibo aumenta la probabilità che si verifichi una rivolta.

In particolare gli studiosi hanno evidenziato una soglia oltre la quale il rischio di rivolte diffuse diventa tangibile: 210. Quando il prezzo del paniere di beni alimentari primari superò quella cifra nel 2008 fecero seguito una serie di rivolte in tutto il mondo; nel 2010 al superamento della soglia di 220 corrisposero le rivoluzioni della primavera araba.

Oggi il prezzo del paniere oscilla pericolosamente attorno alla drammatica soglia e da qualche settimana si è attestato a quota 213. Ma le conseguenze sempre più evidenti dei cambiamenti climatici, unite al sovraconsumo, faranno con ogni probabilità salire ulteriormente il livello fino a 240 entro l’agosto del 2013. Sempre secondo le previsioni del gruppo di studiosi.

Cosa tutto ciò potrebbe causare non è neppure immaginabile. Un’ondata di fame di livelli mai visti porterebbe con sè un’ondata di violenza di pari entità. Le multinazionali del cibo devono esserne consapevoli e già da diversi anni stanno cercando di accaparrarsi i diritti di produzione alimentare in tutto il mondo, scippandoli con la violenza ai contadini.

Se prima ciò accadeva solo nelle zone più povere del mondo – si pensi ai “campesinos” di Haiti o alle lotte di Vandana Shiva per preservare le antiche sementi dall’aggressione Ogm di Bayer e Monsanto – adesso l’offensiva ha raggiunto anche la “sviluppata” Europa.

Il 12 luglio scorso la Corte di giustizia europea ha confermato il divieto di commercializzare e persino scambiare le sementi che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo. La sentenza fa riferimento ad una direttiva europea del ’98 che di fatto riserva il diritto di commerciare le sementi alle multinazionali.

Come? Il meccanismo non è troppo complesso. Perché una sementi possa essere commercializzata o scambiata deve essere iscritta nel catalogo ufficiale. Iscriverla costa e tanto. Inoltre il prodotto deve rispettare dei criteri di “Distinzione, Omogeneità e Stabilità”, vale a dire che deve garantire “una accresciuta produttività agricola”.

Risultato? Gli Ogm possono essere iscritti senza problemi al catalogo ufficiali, visto che le multinazionali che li producono non hanno problemi a sganciare il denaro necessario e rispettano alla perfezione i criteri di produttività. Le sementi antiche e tradizionali invece, essendo patrimonio comune di tutti agricoltori ma proprietà esclusiva di nessuno, difficilmente trovano qualcuno disposto ad investire dei soldi per registrarle e dunque finiscono per diventare illegali. Stessa fine per le specie antiche, che alcune associazioni che lottano per la biodiversità cercano di mantenere in vita.

Nella corsa a favorire le multinazionali a scapito dell’agricoltura tradizionale il governo “dei poteri forti” guidato da Monti non può che essere in prima fila. L’esecutivo si è scagliato contro una legge della regione Calabria che intendeva tutelare i prodotti a chilometro zero.

La legge in questione è la numero 22 dell’11 giugno 2012 recante “Norme per orientare e sostenere il consumo di prodotti agricoli anche a chilometri zero”. “Ostacola la libera circolazione delle merci, è in contrasto con i principi comunitari” hanno tuonato dal governo. Il provvedimento è stato etichettato come una legge quasi autarchica che avvantaggia i prodotti regionali rispetto a quelli extra-regionali, in netta contrapposizione al principio di libera circolazione delle merci.

A dire l’ultima parola sulla questione sarà la Corte Costituzionale che dovrà chiarire se la Regione Calabria è andata oltre le sue competenze legiferando in materia. Resta comunque il tentativo del governo, in linea con le strategie dell’Unione europea, di aprire il campo agli investimenti dei grandi gruppi multinazionali e spazzar via i produttori locali, attenti custodi della biodiversità.

La strategia di certo non è nuova, ma è tanto più pericolosa quanto più si avvicina ad elementi che stanno alla base della vita sul pianeta. Le multinazionali, vere e proprie “istituzioni dominanti della società contemporanea” (per citare il documentario The Corporation) si stanno pian piano appropriando degli aspetti più elementari della nostra vita: il cibo, l’acqua, persino il codice della vita stessa attraverso la mappatura “privatizzata” del genoma umano.

Se allo scoppiare delle rivolte predette per l’agosto 2013 buona parte della produzione di cibo a livello mondiale sarà gestito da un manipolo di enormi società globali, bé, sappiamo già chi avrà il coltello dalla parte del manico.

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Fonte:  il Cambiamento

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Approfondimento

Monti e la Sovranità alimentare, Monsanto e Anonymous

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Dieci cibi anti-infiammatori naturali

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di Elle

Curare in modo attento la propria dieta alimentare è uno dei modi migliori, insieme al mantenimento di uno stile di vita sano, per tutelare il proprio stato di salute e prevenire l’insorgere di patologie a vari livelli. Questo dato è ormai dimostrato da molteplici studi che negli anni hanno evidenziato come soprattutto la frutta e la verdura siano gli alimenti più benefici per il nsotro organismo.

In particolare, possiamo considerare dieci alimenti come i più attivi nello stimolare la capacità del nostro corpo di regolare in modo naturale i processi anti-infiammatori.

Proviamo a scoprire insieme quali sono questi dieci ‘miracolosi’ ingredienti da non far mancare a tavola:

Cannella: aggiunta a cereali, yogurt ma anche frullati e frappé, questa spezia consente di ridurre le infiammazioni e combattere le infezioni batteriche, oltre a controllare i livelli di zuccheri nel sangue ed aumentare le funzioni cerebrali.

Zenzero: le sue proprietà anti-infiammatorie provengono dalla presenza del gingerolo, una molecola capace di contrastare i dolori articolari e stimolare le funzioni del sistema immunitario.

Cipolla: come l’aglio, il porro ed l’erba cipollina, questo alimento tipico della nostra cucina possiede principi attivi in grado di inibire i processi infiammatori.

Amarene: da gustare sotto forma di succo o essiccate come snack, anche questi frutti garantiscono una potente azione anti-infiammatoria per allievare i dolori dovuti ad artrite e gotta ma anche conseguenti all’esercizio fisico.

Noci: aggiunte in insalata, allo yogurt o consumate a fine pasto o come snack, contrastano l’infiammazione grazie agli acidi grassi e agli omega-3 contenuti in grandi quantità.

Curcuma: un’altra spezia che non deve mancare nell’aromatizzare le pietanze, fornisce, grazie alla curcumina in essa contenuta, la possibilità di allievare il dolore cronico.

Ananas: grazie alla bromelina, questo frutto si rivela un vero toccasana contro distorsioni e strappi muscolari.

Semi di lino: altra fonte importante di omega-3, possono essere pestati e utilizzati come olio da condimento.

Carote: come albicocche, pomodori, patate dolci e zucca, contengono importanti sostanze anti-infiammatorie oltre a contrastare i radicali liberi.

Ortaggi a foglie verdi: spinaci, cavolo verde e broccoli sono tutti alimenti ricchi di flavonoidi ed in grado, quindi, di contrastare bene l’infiammazione.

Insomma, ottime ragioni per mangiarne in quantità e diminuire (o addirittura eliminare) il consumo di carne!

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Fonte: TuttoGreen

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Avvertimento mafioso da Israele all’Italia

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Comunicato stampa , 29 settembre 2012

Secondo lo stile consolidato da decenni di impunità, Israele, col suo ultimo omicidio di un giovane pescatore,  manda a dire al sindaco di La Spezia, al sindaco di Napoli e a tutti gli uomini e le donne che stanno accogliendo Estelle nel suo passaggio sulle coste italiane,  che non gradisce intromissioni nella sua pratica di quotidiana sopraffazione.
L’avvertimento di Israele all’equipaggio del veliero, e ai suoi sostenitori, è chiaro e passa attraverso l’uso dei micidiali proiettili dum dum sparati sui pescatori gazawi inermi: l’omicidio è la sua pratica, la sopraffazione la sua legge, la violazione del diritto la sua regola.
Oggi, il veliero è a La Spezia, i festeggiamenti della cittadinanza e delle Istituzioni, l’abbraccio tra nuovi e vecchi partigiani, si sono tinti di lutto per l’uccisione di Fahmi Abu Riash  mentre pescava nelle acque di Gaza. Ma non sarà l’ennesimo avvertimento mafioso a fermare Estelle.
Il veliero passerà lungo le coste laziali e si dirigerà verso il porto di Napoli dove laici e credenti, uniti dalla forza delle stesse idee di giustizia per la pace, saluteranno insieme le vele che cercheranno di portare a Gaza il messaggio dei giusti e la denuncia delle omertà  internazionali, vero sostegno di ogni crimine.
Contiamo sulla stampa democratica  per rompere il silenzio che sostiene l’illegalità.

Media Center Freedom Flotilla Italia
freedomflotillaitalia@gmail.com

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Fonte:  Freedom Flotilla Italia

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