Monthly Archives: Novembre 2011

Appello per i migranti tunisini dispersi/نداء من أجل التونسيين المهاجرين المفقودين/Appel pour les migrants tunisiens disparus/Petition for missing Tunisian migrants

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Prova a immaginare: tuo fratello o tuo figlio parte e non dà più notizie di sé dopo la sua partenza. Non è arrivato? Non lo sai, potrebbe essere stato arrestato nello stato di arrivo che non prevede che si possa arrivare semplicemente partendo e che per questo arresta quelli che arrivano mettendoli nei centri di detenzione o in prigione. Aspetti qualche giorno, guardi immagini alla televisione del luogo in cui potrebbe essere arrivato, per sperare di vederlo. Capisci anche che tuo figlio o tuo fratello non è l’unico a non aver telefonato dopo essere partito. Insieme alle altre famiglie chiedi allora alle autorità del tuo paese di informarsi, di capire se sono tutti in qualche carcere, speri che lo siano anche se temi che non vengano trattati bene. Ma le autorità non fanno nulla, non chiedono e non ti ascoltano, per mesi. Tu nel frattempo fai presidi, manifestazioni, parli con i rappresentanti di alcune associazioni, con i giornalisti, porti la foto di tuo figlio o di tuo fratello ovunque, ti affidi a ogni persona che viene dall’altro paese, le dai le foto, la data di nascita, le impronte digitali. Vuoi sapere.
Ma non accade nulla e cominci a immaginare: potrebbe essere in una cella di isolamento, potrebbe essere stato arrestato come passeur, potrebbe essersi rivoltato nel centro di detenzione, potrebbe…. Potrebbe essere in Italia, ma forse a Malta, forse in Libia.

Immagini, tu? Per alcune e alcuni di noi non si tratta di immaginare perché è quello che ci è successo. Sono partiti dalla Tunisia con le barche e in molti non hanno più dato notizia di sé. Sono morti? Sono in carcere? Sono…?

Per saperlo chiediamo ora alle autorità italiane e tunisine di collaborare. Sarebbe molto semplice, perché in Tunisia le carte di identità sono con le impronte digitali e in Italia esistono i rilievi dattiloscopici dei migranti identificati o detenuti. Chiediamo, allora, che i parenti dei dispersi possano fare una domanda al Ministero degli esteri tunisino affinché fornisca le impronte digitali al Ministero degli interni italiano e a questo chiediamo di rispondere.

Immagini, tu? Se riesci a immaginare ti chiediamo di sostenere con una firma questo appello.

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Firma l’Appello – Sign the Petition

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Fonte: ZaLab.tv

 


Yenesew Gebre, martire per la liberazione dell’Etiopia

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Si dà fuoco contro le discriminazioni. E’ il Mohammed Bouazizi d’Etiopia

La morte è preferibile ad una vita senza dignità né giustizia” sarebbero queste le ultime parole pronunciate da Yenesew Gebre, giovane insegnante e attivista, prima di darsi fuoco in un estremo gesto di protesta durante una contestazione nella città meridionale di Waka.

I fatti risalgono allo scorso 11 novembre, ma la serrata censura in atto nel paese non ha consentito la diffusione della notizia se non con qualche giorno di ritardo, attraverso i network della diaspora etiopica.

Secondo i familiari dell’insegnante il giovane è morto pochi giorni dopo, il 14 novembre, in seguito alle ustioni riportate. Manifestava assieme ad altri esponenti dell’opposizione attivisti per i diritti umani contro la repressione, corruzione e discriminazione del governo di Meles Zenawi, al potere dal 1991, e del suo Fronte popolare per la liberazione del Tigray (Tplf).

In un comunicato congiunto, diffuso dalla tv etiopica satellitare (di opposizione) ‘Esat’ i rappresentanti delle associazioni della diaspora etiopica negli Stati Uniti affermano che la morte di Gebre, già ribattezzato “il Mohammed Bouazizi d’Etiopia’ – dal nome del giovane tunisino che immolandosi ha dato il via alle rivoluzioni in atto nel Mediterraneo – “non sarà stata invana” e invitato la popolazione etiopica a sollevarsi per la sua “primavera”.  

Attivisti e membri dell’opposizione in esilio hanno inoltre denunciato il “sostegno incondizionato” fornito da numerose potenze occidentali “e in primo luogo dagli Stati Uniti” nei confronti del governo etiopico, “senza sapere, o fingendo di ignorare – sottolinea una nota dell’Ethiopian-american Council – che gli aiuti internazionali che vengono consegnati ad Addis Abeba finiscono nelle sole mani dei complici del’entourage del primo ministro e degli iscritti al Tplf”.

Nelle ultime settimane, associazioni locali e internazionali per la libertà di stampa hanno denunciato un giro di vite da parte del governo nei confronti dei giornalisti, segnalando i nomi di numerosi operatori dell’informazione e oppositori detenuti in carcere.

[AdL]

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Fonte: Misna

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Orrore in piazza Tahrir

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20 novembre 2011

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Approfondimento

Sommosse popolari del 2011 in Egitto

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