Nov 22 2011

Yenesew Gebre, martire per la liberazione dell’Etiopia

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Si dà fuoco contro le discriminazioni. E’ il Mohammed Bouazizi d’Etiopia

La morte è preferibile ad una vita senza dignità né giustizia” sarebbero queste le ultime parole pronunciate da Yenesew Gebre, giovane insegnante e attivista, prima di darsi fuoco in un estremo gesto di protesta durante una contestazione nella città meridionale di Waka.

I fatti risalgono allo scorso 11 novembre, ma la serrata censura in atto nel paese non ha consentito la diffusione della notizia se non con qualche giorno di ritardo, attraverso i network della diaspora etiopica.

Secondo i familiari dell’insegnante il giovane è morto pochi giorni dopo, il 14 novembre, in seguito alle ustioni riportate. Manifestava assieme ad altri esponenti dell’opposizione attivisti per i diritti umani contro la repressione, corruzione e discriminazione del governo di Meles Zenawi, al potere dal 1991, e del suo Fronte popolare per la liberazione del Tigray (Tplf).

In un comunicato congiunto, diffuso dalla tv etiopica satellitare (di opposizione) ‘Esat’ i rappresentanti delle associazioni della diaspora etiopica negli Stati Uniti affermano che la morte di Gebre, già ribattezzato “il Mohammed Bouazizi d’Etiopia’ – dal nome del giovane tunisino che immolandosi ha dato il via alle rivoluzioni in atto nel Mediterraneo – “non sarà stata invana” e invitato la popolazione etiopica a sollevarsi per la sua “primavera”.  

Attivisti e membri dell’opposizione in esilio hanno inoltre denunciato il “sostegno incondizionato” fornito da numerose potenze occidentali “e in primo luogo dagli Stati Uniti” nei confronti del governo etiopico, “senza sapere, o fingendo di ignorare – sottolinea una nota dell’Ethiopian-american Council – che gli aiuti internazionali che vengono consegnati ad Addis Abeba finiscono nelle sole mani dei complici del’entourage del primo ministro e degli iscritti al Tplf”.

Nelle ultime settimane, associazioni locali e internazionali per la libertà di stampa hanno denunciato un giro di vite da parte del governo nei confronti dei giornalisti, segnalando i nomi di numerosi operatori dell’informazione e oppositori detenuti in carcere.

[AdL]

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Fonte: Misna

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