Spot choc contro McDonald’s

«Unhappy meals»: lo spot choc contro McDonald’s

Non è proprio il caso di illudersi perché la forza inerziale della massa, messa in moto dagli infernali e potenti meccanismi delle multinazionali, è ancora enorme.

Tuttavia, il portale di vidia della roccaforte della disinformazione e della superficialità sta cominciando a subire duri colpi. L’ariete del buon senso questa volta ha puntato – finalmente, aggiungiamo – contro McDonald’s (e non che Burger King e altri mercanti della morte siano esenti dalla meritata botta).

Questa volta il colpaccio è inferto da nienetepopodimeno che dal Physicians Committee for Responsible Medicine (PCRM) con un tagliente spot che, impazzando sul web, sta svegliando centinaia di migliaia di persone. Eccolo di seguito:

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E’ stato trasmesso per la prima volta il 16 settembre scorso nella città di Washington per mettere in guardia i cittadini contro la loro scellerata dieta a base di hamburger e per denunciare gli alti tassi di attacchi cardiaci mortali che attanagliano la città.

Un sottofondo musicale inquietante e un uomo che giace senza vita su uno squallido letto d’obitorio pianto dall’inconsolabile moglie. Una stazza da buona forchetta: il lenzuolo in corrispondenza della pancia si innalza abbondantemente e la mano destra che regge un “Big Mac” addentato. L’onnipresente logo a “M” di McDonald’s ricalca poi in modo macabro la sagoma dei piedi del cadavere. Il tormentone “I’m lovin it” si trasforma nel disincatato “I was lovin’ it” e la voce fuori campo conclude perentoria: “Colesterolo elevato, pressione alta, infarti. Mangia vegetariano”.  (leggi tutto)

Fonte: Promiseland


SIAMO TUTTI UNO

Omaggio ai popoli indigeni della Terra.

Disponibile nelle migliori librerie  Edito da Logos Edizioni

Le vendite del libro contribuiscono a finanziare le campagne di Survival per i popoli indigeni più minacciati del mondo

“Mori Kami Yamaki – Siamo tutti uno. Condividiamo tutti la stessa umanità e a unirci è nostra madre, la Terra. Abbiamo culture e lingue differenti, ma in ognuno di noi vive lo stesso spirito della vita. Siamo tutti legati gli uni agli altri; e questo non cambierà mai”…

Sono queste le parole con cui il leader degli Yanomami Davi Kopenawa apre uno dei libri più raffinati e appassionanti che siano mai stati scritti sui popoli indigeni.

Frutto della collaborazione tra Joanna Eede e Survival International, Siamo tutti uno è una raccolta esclusiva di voci e immagini di popoli indigeni di ogni continente – dagli Yanomami dell’Amazzonia brasiliana ai Penan del Borneo, agli Innu del Canada – amplificate dal contributo suggestivo e stimolante di sostenitori, scrittori, filosofi, poeti, artisti, antropologi, giornalisti e fotografi di fama internazionale.

Pubblicato in edizione originale inglese con il titolo We Are One in concomitanza con il 40° anniversario della fondazione di Survival, Siamo tutti uno racconta le vite, le terre e le culture dei popoli indigeni e mette in luce l’importanza che i loro valori e la loro saggezza rivestono per il mondo contemporaneo. In un atto straordinario di solidarietà, la voce collettiva di Siamo tutti uno denuncia anche la repressione che li affligge in ogni continente e diffonde il messaggio che i popoli tribali sono nostri uguali: moderni e contemporanei quanto le nostre società e con lo stesso nostro diritto a una vita di pace e giustizia.  (leggi tutto)

Fonte: Survival


Linux: la marcia del Pinguino verso le aziende

In aumento il numero di organizzazioni pubbliche e private disposte a installare Linux al posto di Windows o Unix. Il Pinguino è più affidabile, sicuro ed economico. Dubbi sull’interoperabilità

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di Alfonso Maruccia

Roma – La nuova ricerca è stata presentata in occasione del Linux Foundation End User Summit, e si basa su un’indagine di mercato che ha coinvolto circa 2mila utenze “selezionate”, facenti parte del settore enterprise sia pubblico che privato. Nell’ambiente aziendale Linux è sempre più popolare, così come cresce la fiducia dei management per quanto riguarda l’opportunità di installare il Pinguino sui sistemi di produzione.

La ricerca, pubblicata in partnership con Yeoman Technologies, rivela che l’80 per cento delle organizzazioni interpellate è convinta del fatto che di qui a 5 anni Linux verrà adottato su un numero di macchine sempre maggiore. Il 60 per cento dice di voler usare il sistema operativo open source per carichi di lavoro “mission critical” entro i prossimi 12 mesi.  (leggi tutto)

Fonte: PuntoInformatico