L’istruzione al femminile cambia il futuro delle donne e delle nazioni

Le iniziative organizzate dalla Campagna Globale per l’Educazione in occasione della settimana mondiale di mobilitazione

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Comunicati Stampa

03 maggio 2011

Riaffermare il diritto di tutte le bambine e le donne del mondo a ricevere un’istruzione adeguata. La mancata uguaglianza tra uomini e donne sui banchi di scuola è il tema della Global Action Week 2011 (GAW) promossa dalla Coalizione Italiana della Campagna Globale per l’Educazione (CGE-IT). La settimana di mobilitazione, giunta in Italia alla sua terza edizione, si svolge dal 2 all’8 maggio in oltre 100 paesi per sollecitare i Governi che nel 2000 hanno sottoscritto gli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio e gli Obiettivi dell’Education for All (EFA). L’iniziativa principale di quest’anno è la Big Story: la CGE-IT ha chiesto alle scuole e agli studenti di raccontare una storia o raccogliere una testimonianza su come l’istruzione ha cambiato la vita di una bambina o di una donna. Le storie illustreranno perché è così importante eliminare la disuguaglianza di genere nel campo dell’istruzione.

Le cifre non lasciano dubbi. Nel mondo, 69 milioni di bambini non hanno accesso alla scuola primaria. Il 54% sono bambine. Dei 759 milioni di adulti analfabeti, due terzi sono donne. Garantire alle bambine un’istruzione rappresenta un fattore chiave per lo sviluppo di un Paese. “Un bambino che nasce da una donna istruita ha il 50% di possibilità in più di sopravvivere”, spiega Elena Avenati, coordinatrice della Coalizione Italiana della Campagna Globale per l’Educazione. “Garantire un’istruzione alle bambine a partire dai cinque anni potrebbe aumentare i tassi di sopravvivenza infantile fino al 40%. Inoltre, secondo uno studio condotto su 100 Paesi, educare le ragazze e favorire la riduzione del divario di genere può promuovere la democrazia”

Per facilitare la partecipazione delle scuole alla Global Action Week, la CGE-IT ha preparato un kit didattico. Tutti i materiali prodotti dalle scuole saranno inseriti sul sito della CGE-IT (www.cge-italia.org/thebigstory) e diffusi attraverso i social network. Tutte le scuole in Italia sono state invitate a partecipare dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), con il quale la Coalizione Italiana siglerà un protocollo d’intesa per i prossimi tre anni, e vi è stato anche un particolare coinvolgimento della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO.

In occasione della Global Action Week, la Coalizione ha realizzato anche un Dossier sull’accesso all’istruzione e la discriminazione di genere intitolato “Educazione per tutti e per tutte. La dimensione di genere nelle scuole del Sud del mondo”. Il documento, disponibile sul sito della Coalizione (www.gce-italia.org) spiega la centralità della parità di genere nell’accesso all’istruzione. Oltre all’analisi dei dati, il dossier contiene testimonianze di beneficiari di progetti educativi realizzati nel Sud del mondo. Storie di bambine e ragazze che cercano di sfuggire a situazioni di povertà attraverso lo studio e la determinazione. Casi di vita che, meglio di ogni statistica, descrivono l’impatto dell’istruzione sul futuro delle donne. (leggi tutto)

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Fonte: Save the Children

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Ucciso Bin Laden dopo una carneficina durata 10 anni!

Come in tutte le belle storie alla fine il bene trionfa sempre sul male. L’unica differenza evidente è che questa non è proprio una bella storia. Osama Bin Laden è stato ucciso. Si è riusciti, dopo 10 anni, a finirlo. Ma a che prezzo?

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USA: attentato 11 settembre 2001 i morti sono stati 2974

IRAQ: uno studio condotto da otto medici iracheni dell’Università Mustansiriya di Bagdad tra il 20 maggio e il 10 giugno 2006 ha stimato che i morti civili, dall’inizio del conflitto, siano stati 601.027.

AFGHANISTAN: le stime compiute da più istituti di ricerca i morti civili registrati fino a oggi oscillano: da 14 mila a 34 mila. Anche in questo caso il gap è notevole. Se aggiungiamo a questi dati poi quelli recentissimi del Centro di monitoraggio dei diritti in Afghanistan (Arm): 739 bambini morti solo nel 2010, e nello stesso anno 2.421 vittime nella popolazione afghana, senza contare i militari, in scontri tra l’esercito.

 

Ah! Dimenticavo. Bin Laden è stato ucciso in un blitz dei servizi segreti e corpi speciali. Scovato in un palazzo non distante da una caserma e non in una grotta come si pensava. Nessun esercito. Nessun attacco massivo. Nessuna distruzione globale. Semplicemente degli uomini addestrati che hanno operato dopo anni di lunghe indagini.

Ho visto in Tv persone in delirio. Capisco la loro gioia, ma non posso condividerla visto che per la morte di uno si son dovute sacrificare negli anni centinaia di migliaia di creature. Donne, vecchi e bambini che hanno avuto solo la sfortuna di nascere nel posto sbagliato.

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“In tutta la storia ci sono sempre state delle guerre. Per cui continueranno ad esserci”, si dice. “Ma perché ripetere la vecchia storia? Perché non cercare di cominciarne una nuova?”  rispose Gandhi a chi gli faceva questa solita, banale obiezione. (Tiziano Terzani)

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Karol Wojtyla: quello che i media evitano di ricordare

Il papa con Augusto Pinochet 1987

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Questo articolo è stato pubblicato in originale sul settimanale Brecha di Montevideo

Il primo maggio, occupando in maniera per niente casuale una data tradizionale del mondo del lavoro e della sinistra laica, Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II, sarà beatificato appena sei anni dopo la morte. Per la chiesa cattolica è uno scalino necessario verso la santità.

Anche se circa due milioni di fedeli starebbero viaggiando verso Roma in queste ore, l’opera di Wojtyla mantiene aspetti polemici, rigorosamente dimenticati in questi giorni per le sue omissioni nelle denunce dei casi di pedofilia, per la sua alleanza con le dittature latinoamericane e con prelature discusse come l’Opus Dei e i Legionari di Cristo o per la sua guerra senza quartiere contro la modernità, la chiesa di base e lo spirito del Concilio Vaticano II.

Entrate nella cattedrale di San Salvador, in realtà poco più di una parrocchia di periferia rispetto allo splendore dell’Antigua Guatemala, la sede della Capitania dell’impero, e guardate alla destra della navata centrale. Non confondetevi! Quel sacerdote sorridente rappresentato in quella gigantesca pittura non è monsignor Oscar Arnulfo Romero, il vescovo assassinato nel 1980 dagli squadroni della morte del governo di ultradestra. Quel prete, lo sguardo mansueto del quale è impossibile evitare di incrociare, è San José María Escrivá de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei, l’organizzazione che riunisce cattolici eccellenti e della quale Karol Wojtyla fu sdoganatore e sicuro alleato politico. Tanto alleato da santificare il polemico sacerdote basco senza considerare la vicinanza di questo alla dittatura franchista spagnola, l’antisemitismo, lo scandaloso acquisto di un titolo nobiliare, le denunce sulla manipolazione dello stesso processo di santità. Quello che importava era offrire un santo alla classe dirigente cattolica, fieramente anticomunista, che interpretasse un cattolicesimo nel quale denaro e potere fossero celebrati come un cammino verso la salvezza. (leggi tutto)

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Fonte: Giornalismo Partecipativo (Gennaro Carotenuto)

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