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Nepal: condannata per stregoneria, picchiata e costretta a mangiare escrementi

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Nel Nepal una Commissione formata da donne  ha condannato,  in una zona remota del paese,  l’aggressione ai danni di un’anziana accusata di stregoneria.

Una donna di 60 anni è stata spogliata nuda, rasata, picchiata e costretta ad alimentarsi con degli escrementi. La donna  è stata accusata di stregoneria per aver causato morte e sventura. L’aggresione è stata decisa dal consiglio del villaggio.

Tali attacchi contro le donne,  nelle aree remote del Nepal,  sono abbastanza frequenti . Lo scorso anno, gli abitanti di un villaggio hanno bruciata viva una donna di 40 anni,  sostenendo che fosse una strega. Otto persone sono state condannate per l’omicidio, anche se tali condanne sono molto rare. La Commissione delle donne del Nepal ha riferito  che è stata inviata una squadra investigativa per indagare sul caso.

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Fonte: BBC News

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Approfondimento

Essere donne in Nepal

 


WikiLeaks rivela la strategia dell’ ambasciata USA per destabilizzare il governo Chavez

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Reference id 06CARACAS3356 aka Wikileaks id #85138  ? 
Subject Usaid/oti Programmatic Support For Country Team 5 Point Strategy
Origin Embassy Caracas (Venezuela)
Cable time Thu, 9 Nov 2006 15:03 UTC
Classification SECRET
Source http://wikileaks.org/cable/2006/11/06CARACAS3356.html
History

 

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In un cablogramma i segreti americani pubblicati online da Wikileaks, l’ex ambasciatore in Venezuela, William Brownfield, delinea un piano globale per infiltrarsi e destabilizzare il governo dell’ex presidente Hugo Chavez.

Inviato nel novembre del 2006 da Brownfield – ora Assistente Segretario di Stato – il documento dell’ambasciata conteneva cinque obiettivi fondamentali per il Venezuela del 2004. Gli obiettivi erano:

penetrare nella base politica di Chavez

dividere lo chavismo

protezione vitale degli affari USA

isolare Chavez a livello internazionale.

La nota, che sembra essere totalmente non-omissis, è chiara: nella realizzazione dei cinque punti è coinvolta l’ambasciata degli Stati Uniti, così come l’Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e l’Ufficio di Iniziative di Transizione (OTI), due delle più prestigiose agenzie che lavorano all’estero per conto degli Stati Uniti.

Secondo Brownfield, che ha preparato il cablogramma specifico per US Southern Command (SOUTHCOM), la “maggioranza” delle attività di USAID e OTI in Venezuela sono state quelle di assistere l’ambasciata a realizzare i suoi obiettivi fondamentali e di infiltrazione per sottomettere il partito politico di Chavez ‘:

Questo obiettivo strategico rappresenta la maggior parte del lavoro in Venezuela dell’USAID / OTI. La società civile organizzata è un pilastro sempre più importante per la democrazia, quella in cui il presidente Chavez non è stato ancora in grado di avere il pieno controllo.

In pratica, l’USAID ha speso circa un milione di dollari per organizzare 3000 forum finalizzati essenzialmente a riconciliare i sostenitori di Chavez con l’opposizione politica, nella speranza di allontanare lentamente i sostenitori dal movimento Bolivariano.

Brownfield a un certo punto si è vantato di un programma dell’ OTI di educazione civica denominata “La democrazia in mezzo a noi”, che ha cercato di lavorare con le ONG nelle regioni a basso reddito, e che avrebbe presumibilmente raggiunto oltre 600.000 venezuelani.

In totale, tra il 2004 e il 2006, l’USAID ha donato circa 15 milioni di dollari a più di 300 organizzazioni, ed ha offerto assistenza tecnica tramite l’OTI nel raggiungimento degli obiettivi degli Stati Uniti e che li ha classificati come diretti a rafforzare le istituzioni democratiche.

Gran parte degli sforzi sono stati fatti per evidenziare i casi di violazioni dei diritti umani, e per sponsorizzare attivisti e membri dell’opposizione politica a partecipare alle riunioni all’estero per esprimere le loro preoccupazioni contro l’amministrazione Chavez:

Finora, l’OTI ha inviato leader delle ONG venezuelani in Turchia, Scozia, Messico, Repubblica Dominicana, Cile, Uruguay, Washington e Argentina (due volte) per parlare della legge. Prossime visite sono previste per il Brasile, il Messico e la Colombia.

Nelle sue osservazioni conclusive, Brownfield ha evidenziato che, se il Presidente Chavez viene rieletto nelle elezioni del dicembre 2006, l’OTI prevede che “l’atmosfera per il nostro lavoro in Venezuela” può diventare molto complicato.

In definitiva, sembra che la nota dell’ex ambasciatore abbia saggiamente previsto il rischio del cambiamento. Infatti, dopo la sua rielezione, nel 2007, il presidente Chavez ha minacciato di espellere l’ambasciatore degli Stati Uniti dal Venezuela accusandolo di interferire negli affari di stato interni.

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Fonte: RT QUESTION MORE

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Comunità resistenti, pratiche di mutuo soccorso, un altro mondo possibile nell’era della crisi

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Tratto da   AE 148

I giovani, oltre gli stereotipi

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Una parte considerevole dei lettori di Altreconomia è costituita da ragazze e ragazzi tra i 18 e i 26 anni. Grazie al cielo, anche una parte dei lavoratori di Altreconomia (in redazione e tra i collaboratori) sta in quella fascia di età.

Non è scontato né banale, e avere a che fare con giovani adulti -oltre a essere una fortuna- costituisce una responsabilità che ci assumiamo volentieri. Non siamo qui per descrivere quella generazione, capire se sono più o meno smarriti di quanto lo siano stati i loro genitori o fratelli maggiori.
Possiamo ipotizzare che si tratti di studenti, universitari, giovani lavoratori (precari, spesso), disoccupati, volontari. Molti di loro hanno affrontato per la prima volta un’elezione politica, lo scorso febbraio.
Aboliamo per una volta la pratica -perdente- di voler attribuire etichette e comprendere comportamenti, spiegare scelte, categorizzare, generalizzare (e quindi banalizzare). Per come la vediamo noi, consideriamo che si tratti di persone e come a tutte le persone verranno attribuite loro colpe e meriti.
Tuttavia ci chiediamo come un ragazzo di 23 o 24 anni viva questa epoca di resistenza, resilienza e adattamento. Una delle tante possibili risposte ce l’hanno data i ragazzi di Glocal Action. Si tratta di un gruppo “di fatto” di persone tra i 17 e i 26 anni, la maggior parte dei quali, pur provenienti da contesti diversi, abita nel quartiere San Siro di Milano. “Abbiamo una composizione meticcia”, dicono di sé. “Ogni giorno portiamo avanti buone pratiche per diffondere una cultura del rispetto”. Di recente hanno autoprodotto un volumetto che hanno intitolato “In piazza si impara”: lo considerano un “manuale delle buone pratiche di mutuo soccorso”.
“Abbiamo scelto di guardarci attorno a 360 gradi, di studiare e cercare di capire come, in tutto il mondo, attraverso pratiche di mutuo soccorso che a tratti ricordano quelle delle prime società operaie nell’800 ci siano comunità resistenti che di fronte alla crisi si organizzano dal basso per vivere meglio e disegnare un altro mondo possibile”. Il manuale descrive alcune pratiche in modo semplice e diretto, in modo che possano essere riprodotte. Eccone alcune: orti urbani, community garden, scuole di italiano per stranieri, spazi sociali autogestiti, palestre popolari, banche del tempo, mercatini dell’usato, difesa della casa e sospensione degli sfratti, monete alternative, ambulatori medici popolari, file sharing, car sharing, ciclofficine, gruppi di acquisto solidali. Alle pratiche si accompagnano esempi concreti, storie riuscite.

I ragazzi di Glocal Action forse non ricadono nello stereotipo che molte persone hanno in mente quando pensano a un ventenne italiano. Noi sappiamo che Glocal Action non è un’eccezione: di realtà analoghe, di giovani adulti che si impegnano per la comunità, è piena l’Italia.
A tutti loro ci permettiamo di proporre o quantomeno ribadire l’urgenza di due argomenti, sui quali vale la pena concentrare (ulteriori) sforzi.

Il primo è l’uguaglianza. Di fronte alla crescente concentrazione delle ricchezze, al calo del potere di acquisto e all’instabilità economica, dovremmo tutti lavorare per riportare il tema dei salari e di una più equa distribuzione dei redditi come prioritario. È una condizione necessaria, ancorché non sufficiente, per garantire giustizia e benessere, specie per chi ha ancora molto da costruire della propria vita. Dentro, ci sono parole d’ordine diverse -dal reddito minimo di inserimento, al welfare, passando per la tutela ambientale- che tuttavia attengono tutte al medesimo sguardo: quello del futuro che ci attende. In Italia permane una disuguaglianza inaccettabile, che mantiene strutture di potere e di ricchezza in mano a pochi, e tarpa le ali e i sogni di molti.

Il secondo argomento è l’informazione. Torniamo spesso su questo tema non tanto -o non solo- perché riguarda il nostro lavoro, ma perché oggi ancor più di ieri la tutela della buona informazione -intesa come indipendente dai poteri, e di qualità-, è ritenuta inutile, messa in discussione, addirittura osteggiata. Attaccata sul piano professionale e simbolico. Anche in questo caso si tratta si tratta di giustizia, e anche in questo caso c’è in ballo il futuro.

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Fonte: Altreconomia

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