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Parigi – Appello della Nuit Debout per una Rivoluzione Europea

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Questo movimento non è nato né morirà a Parigi. Organizzate la vostra #Nuit Debout

Dal 31 marzo ci siamo trasferiti nella Place de la République di Parigi e in altre numerose piazze francesi.

Inizialmente la nostra mobilitazione si poneva come obiettivo la protesta contro la riforma del lavoro. Questa riforma non è un caso isolato: inscritta nella lista delle misure d’austerità subita dai nostri vicini europei, avrà gli stessi effetti del Jobs Act italiano o della riforma del lavoro spagnola: l’aumento dei licenziamenti, della precarietà, della diseguaglianza sociale e il rafforzamento degli interessi privati. Ci rifiutiamo di subire questa strategia d’attacco imposta, come è noto, in un contesto liberticida di Stato d’Urgenza.

I dibattiti che animano le assemblee di Place de la République dimostrano che l’esasperazione attuale va ben al di là della riforma del lavoro e si estende fino a mettere in discussione un sistema sociale e politico in crisi e all’ultimo stadio. Non saremo noi che piangeremo la sua fine.

Questo movimento non è nato né morirà a Parigi. Dalle primavere arabe ai movimenti del 15M, da Piazza Tahrir al Parco di Gezi, Place de la République e i numerosi altri luoghi occupati stasera in Francia, sono il riflesso della stessa rabbia, delle stesse speranze e della stessa convinzione: la necessità di una nuova società dove democrazia, dignità e libertà non siano parole vuote.

Le testimonianze di sostegno che riceviamo dall’estero ci scaldano il cuore e rafforzano la nostra determinazione. Questo movimento è anche il vostro. Non ha limiti né frontiere ed appartiene a tutti quelli che vogliano esserne parte. Siamo migliaia, possiamo essere milioni, insieme, in piedi e attivi. Solleviamoci insieme.

Il #40 marzo organizzate la vostra #NuitDebout

Contatti: nuitdeboutpresse@riseup.net

@NuitDebout
Facebook: https://www.facebook.com/NuitDebout/
Tumblr: https://nuitdebout.tumblr.com/

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APPELLO per il 9 maggio 2015 di Casa Memoria Impastato e Centro Impastato Palermo

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Appello per il 9 maggio 2015

 

Se fosse ancora vivo Peppino sarebbe a fianco a noi in prima linea a continuare la sua lotta contro le mafie, contro ogni forma di sfruttamento e di ingiustizia e a portare avanti il suo impegno per l’affermazione dei diritti umani e civili. Sono passati trentasette anni, con la nostra presenza e con l’impegno quotidiano, abbiamo contribuito a tenere viva la sua memoria e nello stesso tempo abbiamo ottenuto dei risultati importanti. Il riconoscimento di vittima di Mafia dopo il depistaggio e la montatura, che voleva farlo passare per terrorista-suicida, la relazione della commissione antimafia, i processi con le condanne e tutto un lavoro importante per valorizzare sempre di più la sua figura, cercando di trasmettere il suo messaggio di rottura e di impegno civile alle nuove generazioni. Sono tanti gli incontri che abbiamo fatto nelle scuole di tutta Italia e pure d’Europa. Abbiamo incontrato tanti giovani e tante realtà associative. Siamo stati a fianco dei movimenti culturali e di impegno sociale, con le quali abbiamo condiviso lotte importanti (No global, No Muos-No Tav e Movimenti antimafia).
Abbiamo proseguito l’attività di analisi e sostenuto le lotte dei senzacasa, contro il traffico di esseri umani e la tratta delle donne.
In questi anni senza di lui ci siamo resi conto come Peppino sia diventato un simbolo per tante persone e, soprattutto un punto di riferimento per tantissimi giovani. Negli occhi di ognuno di loro percepiamo che “Peppino Vive”. E’ con queste convinzioni e con questo spirito che, anche quest’anno, ci prepariamo a organizzare un evento nazionale importantissimo. Proponiamo che tutto si svolga da venerdì 8 maggio a domenica 10 maggio.
Abbiamo ricevuto tante proposte da ogni parte d’Italia, che cercheremo di valutare e selezionare al fine di inserirle nel nostro programma. Oltre agli avvenimenti tradizionali e di grande importanza, come il Corteo, il Premio Musica e Cultura, il Premio Fotografico, il Concerto Finale, I cento passi dei sindaci, ci saranno molte novità : incontri, forum tematici organizzati con associazioni e movimenti a livello nazionale, iniziative rivolte ai giovani e qualche evento sportivo da definire. Chiederemo il coinvolgimento diretto dei nostri vecchi compagni di viaggio, come il Forum Sociale Antimafia, l’Associazione Musica e Cultura, l’Associazione Peppino Impastato, l’Associazione Rete Cento Passi (Radio Web), il Centro Culturale Peppino e Felicia Impastato di Sanremo, ma anche di collaboratori nuovi e carichi di entusiasmo come la Cooperativa Libera-Mente, che gestisce il bene confiscato alla mafia a Marina di Cinisi e che, quest’anno, dopo averci supportato per due anni nell’accoglienza, entrerà nel vivo dell’organizzazione della manifestazione.
Come vedete, siamo già ai blocchi di partenza, anzi…. siamo già partiti.
Passo dopo passo, vi comunicheremo tutte le novità!
Casa Memoriaimpastato, Centro Impastato Palermo.

ATTENZIONE: presso il bene confiscato Fiori Di Campo a Marina di Cinisi è già possibile prenotare pernottamenti per i giorni stabiliti scrivendo ad amministrazione@coopliberamente.org    telefonando al 393.8563107.

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Arabia Saudita: 7 anni e 600 frustate per Raif Badawi. Firma l’appello!

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Raif Badawi Receives 50 Lashes

Raif Badawi Receives 50 Lashes

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Arabia Saudita: Raif Badawi fustigato

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Cosa è successo a Raif Badawi?

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Raif Badawi è fondatore di”Free Saudi Liberals”, un forum ideato per discutere del ruolo della religione in Arabia Saudita. Già nel 2008 era stato arrestato per apostasia e rilasciato pochi giorni dopo. In quella occasione, il governo gli aveva proibito di lasciare il paese e nel 2009 aveva congelato i suoi conti bancari. Il 17 giugno 2012 è stato nuovamente arrestato, con la stessa accusa, perché nei suoi articoli aveva criticato figure religiose. Il 17 dicembre 2012, il tribunale distrettuale di Gedda aveva rinviato la causa alla Corte di appello di Gedda, raccomandando che Raif Badawi fosse processato per reato di “apostasia”. Il 29 luglio 2013, il tribunale penale di Gedda ha condannato Raif Badawi a sette anni di carcere e 600 frustate per aver violato le norme del diritto informatico e aver insultato le autorità religiose fondando e gestendo il forum online “Free Saudi Liberals“. Raif Badawi è stato inoltre condannato per aver infamato simboli religiosi pubblicando post su Twitter e Facebook, e per aver criticato la Commissione perla promozione della virtù e la prevenzione del vizio (conosciuta anche come la polizia religiosa) e i funzionari che avevano sostenuto il divieto di includere le donne nel Consiglio della Shura. Contestualmente alla condanna, il giudice ha disposto la chiusura del forum online.

Dal 17 giugno 2012, Raif Badawi è detenuto nel carcere di Briman, a Gedda. Il processo a suo carico è stato viziato da irregolarità. Secondo il suo avvocato, il giudice nominato per il processo è stato sostituito da un altro giudice, che aveva sostenuto che Raif Badawi dovesse essere punito per “apostasia”.

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Aggiornamento 6 febbraio – Fustigazione rinviata per motivi sconosciuti

La fustigazione pubblica di Raif Badawi in programma per il 6 febbraio non è stata effettuata per ragioni sconosciute. Come la scorsa settimana, non è stato chiamato dalla sua cella ne esaminato dal medico del carcere. Non è chiaro il motivo per cui il check-up medico di routine non ha avuto luogo ne il motivo per il quale la fustigazione è stata rinviata.

Amnesty International ha appreso che il caso di Raif Badawi è stato sottoposto da parte della Corte Suprema alla Corte d’appello di Jeddah il 3 febbraio. Altre informazioni circa i dettagli di questo trasferimento non sono stati resi disponibili. La Corte Suprema potrebbe confermare la condanna e la pena, o potrebbe chiedere un nuovo processo ribaltando la sentenza e la condanna o presentare osservazioni e raccomandazioni. Le autorità saudite non hanno ancora fatto una dichiarazione ufficiale sul caso, nonostante l’indignazione internazionale. Ma fino a quando la condanna alla fustigazione e alla prigione rimarrà in vigore, Raif Badawi sarà sempre a rischio di fustigazione e sconterà la condanna a 10 anni di carcere. (leggi tutto)

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FIRMA SUBITO L’APPELLO!

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Fonte: Amnesty International

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