Egitto, fine di un’epoca

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Mubarak si dimette. Piazza Tahrir in festa, poteri ai militari, incertezze sul futuro

Il rischio, tra gli altri, era che scegliesse di uscire di scena come era entrato: con un bagno di sangue. Il giorno che il mondo ha conosciuto Hosni Mubarak (il 6 ottobre 1981) aveva le mani e gli abiti imbrattati del sangue del presidente egiziano Anwar al-Sadat, assassinato al Cairo sul palco autorità di una parata militare. Caduto sotto il fuoco di una cellula jihdaista. Mubarak, da vice presidente, rimase al suo posto, pronto a prendere il potere.

Pronto a farsi Faraone, fino al punto di voler cedere il trono al figlio. Non è andata così e oggi, 11 febbraio 2011, il popolo egiziano lo ha mandato via. Lo ha annunciato Omar Suleiman, vice presidente ed eminenza occulta del potere del regime, che consegna il potere ai militari. Una partita, questa, che dal 1952 si gioca tra le stanze dei generali.

Naguib, Nasser, Sadat e Mubarak. Ruota tutto attorno a questi quattro militari la storia dell’Egitto repubblicano. L’esercito, amato dal popolo, si è posto a garante dell’ordine costituito. Ha tentato di trovare una via di uscita dignitosa per Mubarak, uno di loro, comunque. Non è stato possibile e, per ora, il ritiro a Sharm el Sheik è probabilmente una via di mezzo tra la fuga all’estero (che la riunione fiume di ieri ha tentato di scongiurare) e un crepuscolo tranquillo, senza processi o espropri economici. (leggi tutto)

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Fonte: PeaceReporter

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Nuove corrispondenze dal Cairo, la rivoluzione fa il suo corso

Oggi 11 febbraio abbiamo effettuato il nostro consueto appuntamento con la rivoluzione a pochi km da noi, Piazza Tahrir in Egitto. Ascoltiamo le testimonianze raccolte dai compagni e amici che sono lì in queste ore!

Radiodimassa – prima corrispondenza – 11febbraio11

Radiodimassa – terza corrispondenza – 11febbraio11

Radiodimassa – seconda corrispondenza – 11febbraio11

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Fonte:  Radio di Massa

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Solidarietà con i popoli arabi in lotta. Manifestazioni in tutta Italia.

A fianco di tutti i popoli arabi in lotta. Contro le dinastie oppressive e corrotte.

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Dalla Tunisia all’Egitto milioni di nostri fratelli e sorelle stanno lottando per la libertà la dignità la giustizia e per affermare una vita migliore. Abbiamo il dovere e la responsabilità di sostenerli, prendendo l’iniziativa anche in questo Paese. Promuoviamo una giornata di mobilitazione nazionale e solidarietà con i popoli arabi che unisca la gente di buona volontà, gli antirazzisti, la gente solidale e innanzitutto i fratelli e le sorelle immigrati, che esprima solidarietà a fianco di chi lotta nel mondo arabo e dia forza alle loro ragioni. Siamo tutti in piazza Tahrir.

Sabato  12 febbraio 2011

manifestazioni a:

Napoli – Piazza Garibaldi ore 15.00

Milano – Piazzale Loreto (per il Nord) ore 15.00
Roma – Piazza della Repubblica ore 15.00
Firenze – Piazza San Marco ore 16.00
Palermo – ore 16.00
Ed in altre città.

Il Comitato promotore


Aderiscono:
Associazione antirazzista ed interetnica “3 febbraio” – Coordinamento nazionale comitati
solidali ed antirazzisti – Don Carlo D’Antoni – Comunità egiziana della A3F (Milano) – Valori
Dimenticati (Vercelli) – CSV (Vercelli) – Socialismo Rivoluzionario – Comitato per la vita del
popolo palestinese (Genova) – Unicobas – Socialismo Libertario

Per info
349.6497338 (Milano, Italiano) – 388.1773509 (Milano, Arabo) – 346.65708065 (Napoli) –
329.1880678 (Genova) – 328.4431314 (Palermo) – 340.7634738 (Roma) – 339.4877653
(Torino)
3278586031(Firenze)


comitato.promotore12febbraio@gmail.com

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Facebook Revolutions

Gli strumenti della rivoluzione

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Dalla libreria di terrelibere.org il nuovo eBook Facebook Revolutions”.

Twitter, Facebook e YouTube non sono il movimento, ma gli strumenti del movimento. Quelli che hanno permesso di abbattere un regime pluridecennale, feroce e liberticida. Nelle piazze, gli attivisti avevano in una mano la bandiera, nell’altra il cellulare. Foto, post e tweet hanno incendiato gli animi e sconfitto la censura. Un pirata informatico è diventato ministro. Un rapper ha cantato la rivoluzione da YouTube. Niente sarà più come prima. E non solo nel mondo arabo.


Dalla Tunisia all’Egitto le proteste popolari di massa hanno parlato una sola lingua: basta regimi dittatoriali, la gente comune vuole libere elezioni e democrazia.

I manifestanti hanno alzato più volte lo stesso cartello: “Game Over”. Segno della consapevolezza che quelle immagini sarebbero arrivate ai sostenitori internazionali dei despoti che governano da venti, trent’anni. Le hanno chiamate “le rivoluzioni di Facebook e Twitter”. Non sono stati i social media a mandare Zine el-Abidine Ben Ali in esilio a Jedda.

Ma senza questi strumenti non ci sarebbe stata la “rivoluzione dei gelsomini”. I nuovi mezzi di comunicazione hanno permesso di diffondere informazioni, video e fotografie aggirando la censura e connettendo le persone all`interno dello stesso paese, da un paese all’altro, con l`opinione pubblica internazionale.

La rivoluzione, poi, l’hanno fatta le persone nelle strade. Opponendo i loro corpi alla repressione e pagando anche con la vita. In una mano un cartello o una bandiera, nell`altra il cellulare. Un largo movimento di massa è cresciuto a causa della sofferenza delle persone in un preciso contesto politico, economico e sociale. Twitter, Facebook e YouTube non sono il movimento, sono gli strumenti del movimento.

Hanno dato voce a questa gente, che si è ritrovata unita dalla fame di libertà. I regimi hanno perso perché pur nel loro costante controllo dell’informazione con tutti i mezzi della censura, hanno sottovalutato il potere dei social network.

L`Occidente si è trovato sorpreso e impreparato perché ha continuato a raccontare la favola di masse amorfe, attratte al più dai richiami dei muezzin. La società civile europea è in gran parte rimasta ai luoghi comuni delle parabole, degli sbarchi dei disperati o dell`invasione. E non ha capito cosa stava fermentando dall`altra parte del Mediterraneo.

Vai all’anteprima dell’eBook

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