Monthly Archives: Ottobre 2010

Contro la crisi, ecco la Generazione P.

di Daniele Nalbone

“Questa volta non è uno scherzo”. Firmato: Generazione P. Dopo il falso blitz alla sede Cisl nel quartiere Casilino di Roma, diventata un vero e proprio “caso mediatico”, la Generazione P torna a far parlare si sé: come, lo leggerete in fondo a queste righe. P sta per “precaria”. E accanto a una casa, chiede lavoro, diritti, una scuola e un’università pubbliche, welfare vero. Chiede e ottiene, con le proprie pratiche di lotta, dignità. Questa generazione negli ultimi giorni ha ribaltato dal basso un modo di fare informazione, o meglio, disinformazione, non solo condannando al ridicolo diversi organi di stampa, ma addirittura scoprendo i bluff di diversi politici. Certo, alcuni, come Susanna Camusso, sono caduti nel tranello in buonafede, rispondendo da lontano, da Venezia, alla domanda di un giornalista “disinformato” su cosa ne pensasse del blitz, lanciato da tutte le agenzie intorno alle ore 10.40 di mercoledì: «Cisl, Generazione P, uova e vernice contro sede Casilino a Roma». Altri invece, come il senatore del Pd Vannino Chiti, hanno sparato a zero su «estremisti che devono essere isolati». Come detto, però, la notizia delle uova contro la sede Cisl del Casilino era un bluff. Così come un bluff la scritta “Polpette al potere”. La Generazione P ha così smascherato chi, anziché guardare la luna, guarda (e fa guardare) il dito. «Non sappiamo nemmeno se esiste una sede Cisl al Casilino» hanno spiegato. Ma incentrando l’analisi sulla luna, e non sul dito, emerge tutta la pericolosità di questa stampa, disinformata o che disinforma fa poca differenza: il fatto che qualcuno scriva “La Generazione P. cerca casa” su un muro dovrebbe far pensare, tanto i giornalisti quanto i politici, al fatto che ci sia gente che vive in situazioni di drammatica precarietà. Invece no. L’unica cosa che questa stampa denuncia, e questa classe politica condanna, è il fatto che qualcuno abbia scritto su un muro. È così che pensano ad affrontare i problemi che un’intera generazione, la Generazione P, vive tutti i giorni? Ecco allora che l’occupazione di questa mattina, nel quartiere Pigneto di Roma, di uno dei tantissimi palazzi abbandonati presenti nella Capitale assume un valore ancora più alto: «Questa volta non è uno scherzo» hanno scritto raccontando di questa occupazione.         (leggi tutto)

Fonte: Controlacrisi.org


Spot choc contro McDonald’s

«Unhappy meals»: lo spot choc contro McDonald’s

Non è proprio il caso di illudersi perché la forza inerziale della massa, messa in moto dagli infernali e potenti meccanismi delle multinazionali, è ancora enorme.

Tuttavia, il portale di vidia della roccaforte della disinformazione e della superficialità sta cominciando a subire duri colpi. L’ariete del buon senso questa volta ha puntato – finalmente, aggiungiamo – contro McDonald’s (e non che Burger King e altri mercanti della morte siano esenti dalla meritata botta).

Questa volta il colpaccio è inferto da nienetepopodimeno che dal Physicians Committee for Responsible Medicine (PCRM) con un tagliente spot che, impazzando sul web, sta svegliando centinaia di migliaia di persone. Eccolo di seguito:

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E’ stato trasmesso per la prima volta il 16 settembre scorso nella città di Washington per mettere in guardia i cittadini contro la loro scellerata dieta a base di hamburger e per denunciare gli alti tassi di attacchi cardiaci mortali che attanagliano la città.

Un sottofondo musicale inquietante e un uomo che giace senza vita su uno squallido letto d’obitorio pianto dall’inconsolabile moglie. Una stazza da buona forchetta: il lenzuolo in corrispondenza della pancia si innalza abbondantemente e la mano destra che regge un “Big Mac” addentato. L’onnipresente logo a “M” di McDonald’s ricalca poi in modo macabro la sagoma dei piedi del cadavere. Il tormentone “I’m lovin it” si trasforma nel disincatato “I was lovin’ it” e la voce fuori campo conclude perentoria: “Colesterolo elevato, pressione alta, infarti. Mangia vegetariano”.  (leggi tutto)

Fonte: Promiseland


SIAMO TUTTI UNO

Omaggio ai popoli indigeni della Terra.

Disponibile nelle migliori librerie  Edito da Logos Edizioni

Le vendite del libro contribuiscono a finanziare le campagne di Survival per i popoli indigeni più minacciati del mondo

“Mori Kami Yamaki – Siamo tutti uno. Condividiamo tutti la stessa umanità e a unirci è nostra madre, la Terra. Abbiamo culture e lingue differenti, ma in ognuno di noi vive lo stesso spirito della vita. Siamo tutti legati gli uni agli altri; e questo non cambierà mai”…

Sono queste le parole con cui il leader degli Yanomami Davi Kopenawa apre uno dei libri più raffinati e appassionanti che siano mai stati scritti sui popoli indigeni.

Frutto della collaborazione tra Joanna Eede e Survival International, Siamo tutti uno è una raccolta esclusiva di voci e immagini di popoli indigeni di ogni continente – dagli Yanomami dell’Amazzonia brasiliana ai Penan del Borneo, agli Innu del Canada – amplificate dal contributo suggestivo e stimolante di sostenitori, scrittori, filosofi, poeti, artisti, antropologi, giornalisti e fotografi di fama internazionale.

Pubblicato in edizione originale inglese con il titolo We Are One in concomitanza con il 40° anniversario della fondazione di Survival, Siamo tutti uno racconta le vite, le terre e le culture dei popoli indigeni e mette in luce l’importanza che i loro valori e la loro saggezza rivestono per il mondo contemporaneo. In un atto straordinario di solidarietà, la voce collettiva di Siamo tutti uno denuncia anche la repressione che li affligge in ogni continente e diffonde il messaggio che i popoli tribali sono nostri uguali: moderni e contemporanei quanto le nostre società e con lo stesso nostro diritto a una vita di pace e giustizia.  (leggi tutto)

Fonte: Survival