Feb 10 2021

Covid19 | Tutti hanno diritto alla protezione. Nessun profitto sulla pandemia. Firma l’iniziativa!

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1 — Salute per tutti

Abbiamo tutti diritto alla salute. In una pandemia, la ricerca e le tecnologie dovrebbero essere condivise ampiamente, velocemente, in tutto il mondo. Un’azienda privata non dovrebbe avere il potere di decidere chi ha accesso a cure o vaccini e a quale prezzo. I brevetti forniscono ad una singola azienda il controllo monopolistico sui prodotti farmaceutici essenziali. Questo limita la loro disponibilità e aumenta il loro costo per chi ne ha bisogno.

2 — Trasparenza ora!

I dati sui costi di produzione, i contributi pubblici, l’efficacia e la sicurezza dei vaccini e dei farmaci dovrebbero essere pubblici. I contratti tra autorità pubbliche e aziende farmaceutiche devono essere resi pubblici.

3 — Denaro pubblico, controllo pubblico

I contribuenti hanno pagato per la ricerca e lo sviluppo di vaccini e trattamenti. Ciò che è stato pagato dal popolo dovrebbe rimanere nelle mani delle persone. Non possiamo permettere alle grandi aziende farmaceutiche di privatizzare tecnologie sanitarie fondamentali che sono state sviluppate con risorse pubbliche.

4 — Nessun profitto sulla pandemia

Le grandi aziende farmaceutiche non dovrebbero trarre profitto da questa pandemia a scapito della salute delle persone. Una minaccia collettiva richiede solidarietà, non profitti privati. L’erogazione di fondi pubblici per la ricerca dovrebbe sempre essere accompagnata da garanzie sulla disponibilità e su prezzi controllati ed economici. Non deve essere consentito a Big Pharma di depredare i sistemi di assistenza sociale.

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Fonte: noprofitonpandemic.eu

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Ott 28 2020

Fondo Monetario Internazionale (FMI) in azione | La pandemia come arma per le privatizzazioni in 81 paesi

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                         FMI vattene!

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Il FMI si impossessa della pandemia per aprire la via alle privatizzazioni in 81 paesi

di Alan MacLeod – 18 ottobre 2020

L’enorme sconvolgimento economico causato dalla pandemia di COVID-19 offre un’occasione unica per modificare fondamentalmente la struttura della società e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) sta sfruttando la crisi per attuare misure quasi permanenti di austerità in tutto il mondo.

76 dei 91 prestiti che ha negoziato con 81 nazioni dall’inizio della pandemia mondiale a marzo sono stati collegati a richieste che i paesi adottino misure quali forti tagli ai servizi pubblici e alle pensioni, misure che indubbiamente comporteranno privatizzazioni, congelamenti o tagli dei salari o il licenziamento di lavoratori del settore pubblico quali medici, infermieri, insegnanti e vigili del fuoco.

Principale sostenitore delle misure di austerità neoliberiste in tutto il pianeta per decenni, il FMI ha recentemente (sommessamente) cominciato ad ammettere che queste politiche non hanno funzionato e che generalmente rendono addirittura peggiori problemi quali la povertà, lo sviluppo disuguale e la disuguaglianza. Inoltre hanno addirittura mancato di realizzare la promessa crescita economica che doveva contrastare tali effetti negativi. Nel 2016 ha descritto le sue stesse politiche come  “sopravvalutate” e in precedenza ha sintetizzato i suoi esperimenti in America Latina come “totale sofferenza, nessun progresso”. Così i suoi stessi rapporti affermano esplicitamente che le sue politiche non funzionano.

“Il FMI ha suonato l’allarme riguardo alla grande impennata di disuguaglianza dopo la pandemia. Tuttavia sta conducendo i paesi a pagare la spesa per la pandemia operando tagli di austerità che alimenteranno povertà e disuguaglianza”, ha detto oggi Chema Vera, direttore esecutivo ad interim di Oxfam International.

“Queste misure potrebbero lasciare milioni di persone senza accesso all’assistenza sanitaria o al sostegno al reddito mentre cercano lavoro e potrebbero impedire qualsiasi speranza di una ripresa sostenibile. Nell’assumere questo approccio il FMI sta commettendo un’ingiustizia nei confronti della sua stessa ricerca. La sua testa deve cominciare a parlare alle sue mani”.

Oxfam ha identificato almeno 14 paesi che si attende congeleranno o taglieranno tra pochissimo salari e posti di lavoro nel settore pubblico. La Tunisia, ad esempio, ha solo 13 medici per 10.000 persone. Qualsiasi taglio al suo sistema sanitario già insufficiente la paralizzerebbe nella sua lotta al coronavirus. “Se le persone non possono permettersi test e assistenza per il COVID-19 e altre necessità mediche, il virus continuerà a diffondersi incontrollato e più persone moriranno. Spese di tasca propria per assistenza sanitaria erano una tragedia prima della pandemia, e oggi sono una condanna a morte”, ha aggiunto Vera.  

 

Un caso di studio del FMI

L’Ecuador è un esempio perfetto delle conseguenze delle azioni del FMI. Governato in precedenza dall’amministrazione radicale di Rafael Correa, che aveva fatto una priorità della riduzione della povertà, condannato dal FMI e dalla sua organizzazione gemella, la Banca Mondiale, e aveva dato asilo a dissidenti occidentali quali Julian Assange, il paese dal 2017 è governato da Lenin Moreno. Moreno ha cominciato immediatamente a disfare l’eredità di Correa, persino tentando di processarlo. Nel 2019, su ordini del FMI, Moreno ha tagliato del 36 per cento il bilancio sanitario del paese in cambio di un prestito di 4,2 miliardi di dollari del FMI, una mossa che ha provocato grandi proteste nazionali che hanno minacciato di far deragliare la sua amministrazione.

Le conseguenze sono state quasi apocalittiche, con la più vasta città del paese, Guayaquil, divenuta il focolaio mondiale del coronavirus, con corpi lasciati a marcire per giorni nelle strade poiché i servizi erano sopraffatti. La città ha sofferto più morti di New York al suo picco, e con molte meno infrastrutture per far fronte al problema. Anche se il numero ufficiale dei casi nel paese è basso, la percentuale di mortalità è stata tra le più elevate del mondo, suggerendo che i servizi sono stati completamente sopraffatti.

In precedenza questo mese Moreno ha annunciato un nuovo accordo dal 6,5 miliardi di dollari con il FMI che ha consigliato il suo governo di far marcia indietro sugli aumenti d’emergenza della spesa sanitaria, di interrompere i trasferimenti di fondi a chi non è in grado lavorare a causa del virus e di tagliare i sussidi ai poveri per i combustibili.

Nella crisi, opportunità

Il FMI interferisce anche direttamente con la politica interna di nazioni sovrane. A marzo ha rifiutato di prestare al governo venezuelano a causa della “mancanza di chiarezza” riguardo a chi sia al comando, suggerendo che il democraticamente eletto Nicolas Maduro dovrebbe dimettersi prima che il FMI prenda in considerazione di finanziare il paese. Al tempo stesso, tuttavia, l’autodichiarato presidente e figura di opposizione Juan Guaidó ha annunciato di aver assicurato un impegno di 1,2 miliardi di dollari dell’organizzazione a condizione che Maduro si dimetta e consenta a un “governo d’emergenza” di assumere il controllo del paese. Un sondaggio condotto lo stesso mese da un sondaggista amico ha rilevato che solo il tre per cento dei venezuelani appoggiava Guaidó.

Nelle crisi ci sono sempre opportunità. Per molti la pandemia è un’opportunità di riorientare l’economia dai consumi di massa e in direzione di un sistema più ecologicamente sostenibile. Per il FMI, tuttavia, è sfruttata per spingere più privatizzazioni e misure di austerità che invariabilmente arricchiscono gli abbienti e indeboliscono i poveri e gli inermi. Risulta che, se l’organizzazione l’avrà vinta, saranno i poveri a pagare per la pandemia, mentre i ricchi prospereranno.

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Alan MacLeod è un cronista di MintPress News. Dopo aver completato il suo dottorato nel 2017 ha pubblicato due libri: Bad News From Venezuela: Twenty Years of Fake News and Misreporting e Propaganda in the Information Age: Still Manufacturing Consent. Ha anche contribuito a Fairness and Accuracy in ReportingThe GuardianSalonThe GrayzoneJacobin MagazineCommon Dreams l’ American Herald Tribune e The Canary.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

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Apr 11 2020

Coronavirus | Bill Gates e la terribile previsione del 2015

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Molti erroneamente danno un valore profetico al contenuto di questa incredibile conferenza tenuta da Bill Gates nel 2015. Credo che il termine corretto da usare sia previsione. Una previsione ha alla base un processo empirico e logico, mentre una profezia non è legata a dati di fatto e ragionamenti, ma alla supposta chiaroveggenza di chi se ne fa portatore.

In una Ted Talk del 2015 Bill Gates esordisce con queste parole:

“Quand’ero ragazzo, il disastro di cui ci si preoccupava di più era la guerra nucleare…Oggi il più grande rischio di catastrofe globale non è più questo [fungo atomico] ma questo [virus dell’influenza] “

Nel 2014, il mondo ha evitato un terribile scoppio globale dell’Ebola, grazie a migliaia di operatori sanitari disinteressati – e, francamente, grazie ad un fortissimo in bocca al lupo. Con il senno di poi, sappiamo cosa avremmo dovuto fare di meglio. Quindi, ora è il momento, suggerisce Bill Gates, di mettere in pratica tutte le nostre buone idee, dalla pianificazione degli scenari alla ricerca sui vaccini fino alla formazione degli operatori sanitari. Come dice ‘Non c’è bisogno di andare nel panico … ma dobbiamo andare avanti’.

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