Set 26 2018

Anonymous | Attacco sito web UNUCI*: resi pubblici dati di ufficiali in congedo

 

LulzSec Italia, il gruppo di hacktivisti collegati ad Anonymous, ha colpito nella serata del 17 settembre  il mondo militare. Come solito attraverso i tweet con gli hashtag #Anonymous e #LuizSecITA, il collettivo ha comunicato di aver prelevato e pubblicato i dati di militari in congedo. Ecco il testo del video-messaggio:

 

“Salve popolo italiano,

Nonostante la continua crisi economica e lavorativa, e l’evidente difficoltà in cui versa il nostro paese, i budget per la Difesa continuano ad essere aumentati. (http://www.repubblica.it/politica/2018/02/01/news/rapporto_sulle_spese_militari_- _la_scheda_fonte_osservatorio_milex_-187808208/

Il budget del Ministero della Difesa sale nel 2018 a € 21 miliardi (1,2% PIL), +3% in un anno, +1% nell’ultima legislatura, +18% nelle ultime tre legislature) quando tutti siamo a conoscenza del fatto che ci sono problemi più gravi, che non possono essere risolti con le armi.

Con il passare del tempo, il Nostro Stato ha permesso una militarizzazione del Nostro paese, che limiterà sempre di più le nostre libertà. La Nostra sicurezza non dovrebbe essere garantita solo dalle armi ma anche da uno Stato che vegli sulla propria gente, cosa che il governo ha smesso di fare da molto tempo ormai.

Noi teniamo molto alla privacy, e lottiamo ogni giorno per cercare di farla preservare al meglio. Ma non con queste persone, loro non meritano la privacy. Non vogliamo le informazioni del POPOLO, perchè Noi stessi siamo il POPOLO.

Corrotti, avidi e approfittatori che mangiano alle nostre spalle e che gestiscono un sistema corrotto (di cui tutti sono al corrente ma solo pochi hanno il coraggio di affrontare) mettendo alla luce della verità su imbrogli, malefatte, che vogliono gestirci e sfruttarci. Scrivono sempre più leggi e sanzioni per ottenere quante più informazioni possibili sulla Nostra vita, in modo da poterci controllare nei momenti che desiderano, monitorando così ogni Nostro spostamento quotidiano.

Non chiediamo a nessuno di “fidarsi di Noi”. Pertanto nessuno deve pensare che tutto ciò venga fatto per propaganda o ancor peggio, per diffondere “fake news”. Tutti Voi dovreste aprire gli occhi, e capire chi stia diffondendo la verità e chi invece le menzogne.

Non siamo terroristi come ci dipingete, siamo solo assetati di Verità e Onestà.

Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli.

#Anonymous e LulzSecITA sono qui per Voi.

 

Noi siamo Anonymous,

Noi siamo legione,

Noi non dimentichiamo,

Aspettateci!”

 

 

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* Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia

 

 

 

 


Mag 5 2017

Una pistola a famiglia e la difesa è garantita.

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Gaber ci racconta come un’arma possa attivare nella mente di un individuo un meccanismo di lucida follia tale da spingerlo all’omicidio.

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La Pistola – 1978/1979

Questi nostri tempi di sconvolgimenti
sono tempi assai degni di storia ma non di memoria
lo stato non agisce e tanto meno cautela
ci vorrebbe una pistola

La violenza urbana è una cosa seria
è quel senso di ostile che avverto e che gira nell’aria
è giusto che la gente si difenda da sola
io mi compro una pistola.
…7,65 automatica, fuori ordinanza, calcio scuro con quadrettature, canna corta, grilletto cromato, con scatto dolce…. Clic…clic….clic
 .
Al momento la porto in giro la domenica
che la gente è più distesa e va in giro coi cani
e non sa niente dell’oggetto
più fedele e più perfetto che rigiro fra le mani
 .
La sento che scende tira e pesa
come un grosso sasso
sento l’importanza della sua presenza
 .
Ci si sente a posto quando si porta in tasca
una di quelle cose che al momento giusto
possono esplodere e fare un gran rumore
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Figuriamoci
io che neanche agli uccellini
non sparo mai.
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Io nel nostro tempo non ci vedo chiaro
c’è un enorme sviluppo una gran libertà di pensiero
davvero interessante però non mi consola
porto sempre la pistola.
 .
…7,65.. l’ho già detto… certo il grilletto… ci ho già un rapporto stupendo…dolce,   sensibile……clic…clic…clic
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Me la sento un po’ dura in tasca ai pantaloni
mi fa sempre un certo effetto così gelida e liscia
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l’accarezzo con la mano e la sento che si scalda
a contatto della coscia
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Cammino tutto irrigidito ma mi sento bene
come se fossi eternamente in erezione
ogni tanto entro in un orinatoio
un attimo per guardare l’oggetto stupendo
nessuno può sapere che cosa sto facendo
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Figuriamoci
io che negli orinatoi
non piscio mai
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Loro pisciano… pisciamo tutti… vengono qui apposta… e così credono di me. Mi vedono solo la nuca e le gambe, le tengo un po’ divaricate e me la guardo, bella. Il calcio con le quadrettature… Ce ne ho uno accanto … lo so cosa fa …gli  vedo le gambe e la nuca … ben pasciuto l’omaccione, la piega della nuca mi sorride come fosse una grossa bocca, che fa? Prende per il culo? Non piscio mai negli orinatoi.
Dunque, il calcio, le quadrettature, il grilletto, dolce e sensibile, come una piccola palpebra … tenera, socchiusa … clic… clic … (sparo)
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Questi nostri tempi di sconvolgimenti
questi nostri tempi

(Giorgio Gaber)

Dall’album Polli D’Allevamento

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Fonte: Giorgio Gaber  (Sito Ufficiale)

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VIDEO

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Approfondimento

Cosa prevede la nuova legge sulla legittima difesa – TPI
Legittima difesa, ok della Camera: licenza di sparare di notte. Ecco …
Come cambierà la legittima difesa – Il Post
Usa, nelle università della Georgia si potrà girare armati

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Lug 13 2014

L’Italia ha inviato i primi due aerei addestratori M-346 alla Forza Aerea israeliana

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Il governo italiano sospenda immediatamente l’invio di sistemi militari a Israele e promuova una simile misura presso l’Unione europea

L’Italia è oggi il maggiore fornitore di sistemi militari dell’Unione europea verso Israele e proprio nei giorni scorsi, durante i raid aerei israeliani su Gaza, Alenia Aermacchi del gruppo Finmeccanica, ha inviato i primi due aerei addestratori M-346 alla Forza Aerea israeliana

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“Il governo italiano sospenda immediatamente l’invio di armi e sistemi militari a Israele e si faccia promotore di una simile misura presso l’Unione europea”. Lo chiede la Rete Italiana per il Disarmo, che raggruppa le principali organizzazioni italiane impegnate sui temi del disarmo e del controllo degli armamenti, a fronte dell’escalation delle ostilità nella Striscia di Gaza che – come ha affermato il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon – stanno portando ad una spirale fuori controllo.

L’Italia è oggi il maggiore esportatore dell’Unione europea di sistemi militari e di armi leggere verso Israele e proprio nei giorni scorsi, durante i raid aerei israeliani su Gaza l’azienda Alenia Aermacchi del gruppo Finmeccanica ha inviato i primi due aerei addestratori M-346 alla Forza Aerea israeliana.

Rete Disarmo condivide la grande preoccupazione espressa dal ministro degli Esteri, Federica Mogherini, per l’aggravarsi della situazione e chiede che alle doverose parole di condanna degli attacchi aerei sulle aree civili faccia immediatamente seguito un’azione inequivocabile da parte del Governo italiano come la sospensione dell’invio di sistemi militari e di armi nella zona. Il nostro Governo, che in questo semestre ha l’incarico di presiedere il Consiglio dell’Unione europea, si faccia subito promotore di un’azione a livello comunitario per un embargo europeo di armi e sistemi militari verso tutte le parti in conflitto, per proteggere i civili inermi e riprendere il dialogo tra tutte le parti.

I nuovi velivoli addestratori M346 hanno il principale scopo di favorire addestramento e “transizione” a caccia di nuova generazione ma, come dimostrano schede tecniche ed immagini, possono anche essere armati e pure utilizzati per bombardamenti. In particolare, grazie alla loro maneggevolezza, potrebbero essere utilizzati in aree urbane e di conflitti a basso dispiegamento di forze armate e di contraerea. Risulta quindi fondata e concreta la preoccupazione che materiale d’armamento prodotto nel nostro Paese possa contribuire a rendere ancora più grave la situazione di un conflitto pluri-decennale e mai rimarginato.

Secondo Rete Italiana per il Disarmo tutto ciò avviene in aperto contrasto con la nostra legislazione relativa all’export di armamenti, che prevede (proprio nel suo primo articolo fondamentale) l’impossibilità di fornire armamenti a Paesi in stato di conflitto armato o i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell’UE o del Consiglio d’Europa.

Con una tragica coincidenza, la recente consegna dei primi due (dei 30 previsti) aerei da addestramento militare armabili è avvenuta il 9 luglio in concomitanza con il 24º anniversario di promulgazione della legge 185/90. Una legge di livello avanzato e dalle consolidate procedure, che potrebbe essere utilizzata dal nostro Paese come golden standard da portare a livello internazionale per l’implementazione del Trattato sugli armamenti, ma che spesso è stata disattesa per autorizzazioni all’export decise in contrasto con i principi della legge stessa.

Ricordando che la Legge 185/90 attribuisce al Ministero degli Esteri la facoltà di decisione sull’esportazioni di armamenti (tramite l’UAMA – Unità per le autorizzazioni dei materiali d’armamento) La Rete Italiana per il Disarmo chiede al Ministro Federica Mogherini una decisione veloce e chiara in merito alla fornitura degli M346, che impedisca agli armamenti italiani di rendersi complici in futuro di atti di guerra e di violazione dei diritti umani di popolazioni già duramente colpite da decenni di conflitto.

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Fonte: Rete Disarmo – 11 luglio 2014

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Approfondimento

· Una scheda sull’Addestratore M346 di Alenia Aermacchi è reperibile sul sito dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo > http://archiviodisarmo.it/index.php/2013-05-08-17-44-50/sistema-a-schede/finish/89/81

· L’istituto di ricerche OPAL Brescia (parte di Rete Disarmo) aveva in passato già chiesto l’embargo di armi verso Israele considerando il protagonismo dell’Italia sulla questione > http://www.disarmo.org/rete/a/34364.html

· La cronistoria dell’accordo con Israele che ha portato alla fornitura di M346 (accordo siglato dall’allora Governo Monti) è descritta in questi articoli di Unimondo > http://www.unimondo.org/Notizie/Da-Israele-al-Kazakistan-l-export-armato-del-governo-Monti-141620http://www.unimondo.org/Notizie/Export-di-armi-i-governi-italiani-favoriscono-i-gruppi-bancari-esteri-a-UniCredit-gli-M-346-per-Israele-142714

· Ulteriore commento sull’attuale situazione e fornitura di aerei militari al link http://www.unimondo.org/Guide/Guerra-e-Pace/Armamenti/Raid-di-Israele-su-Gaza-i-prossimi-con-gli-M-346-italiani-146792

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Lug 31 2013

Comunicato di Opal:«Ministro Bonino, cosa deve succedere ancora in Egitto per sospendere l’invio di armi italiane?»

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Tra le armi in dotazione ai militari egiziani anche fucili d’assalto della ditta Beretta. Tra i bossoli trovati lo scorso anno in piazza Tahrir anche quelli della Fiocchi di Lecco (vedi foto)

«Ministro Bonino, cosa deve succedere in Egitto per sospendere l’invio di armi italiane?». E’ la domanda che l’Osservatorio OPAL di Brescia rivolge a mezzo stampa al ministro degli Esteri, Emma Bonino, a fronte delle ingenti esportazioni di sistemi militari destinati alle Forze armate egiziane. Esportazioni in costante crescita tanto che lo nel 2012, durante il governo Monti, hanno raggiunto i 28 milioni di euro e tra cui figura di tutto: dai fucili d’assalto e lanciagranate della Beretta alle munizioni della Fiocchi, dalle bombe per carri armati della Simmel alle componenti per centrali di tiro della Rheinmetall, dai blindati della Iveco alle “apparecchiature specializzate per l’addestramento militare”. L’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere (OPAL) di Brescia ha infatti potuto esaminare attentamente la Relazione ufficiale sulle esportazioni di sistemi militari inviata al Parlamento nelle scorse settimane dal governo Letta.

«A fronte della situazione di forte tensione, agli arresti arbitrari dei leader politici e di giornalisti in Egitto, il presidente degli Stati Uniti ha deciso di rinviare la consegna dei caccia F-16 all’Aeronautica militare egiziana», dichiara Piergiulio Biatta, presidente dell’Osservatorio OPAL. «Ci aspettiamo che la titolare della Farnesina, che ben conosce la situazione nel paese nordafricano, faccia lo stesso e dichiari pubblicamente la sospensione dell’invio di ogni sistema militare alle forze armate egiziane», conclude Biatta.

Infatti con la riforma avvenuta lo scorso anno, la titolarità delle esportazioni di materiali militari risiede nella nuova Autorità nazionale per le Autorizzazioni di Materiali di Armamento (UAMA) presso la Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese (DGSP) del Ministero degli Affari Esteri.

«Apprezziamo la costante attenzione e la profonda preoccupazione espressa dal ministro Bonino per gli atti di violenza e di intimidazione nei confronti della popolazione», commenta Francesco Vignarca, coordinatore nazionale della Rete Italiana per il Disarmo a cui OPAL aderisce.  «Proprio per questo riteniamo che l’Italia – che sta per ratificare in Parlamento il Trattato internazionale sul commercio delle armi – si debba subito fare promotrice in sede europea di un’iniziativa affinché tutti i paesi membri dell’Unione sospendano l’invio di armi all’Egitto, fino a quando la situazione non si sarà chiarita».

Le esportazioni di armi dall’Italia all’Egitto sono in costante crescita e vedono il nostro paese tra i cinque maggiori fornitori europei delle Forze Armate egiziane. Lo spiega Giorgio Beretta, analista di OPAL. «Le autorizzazioni ministeriali per forniture di armamenti all’Egitto non superavano i 10 milioni di euro del 2010, sono salite a oltre 14 milioni di euro nel 2011 e lo scorso anno, col governo Monti, hanno toccato il picco di oltre 24,6 milioni di euro. E di conseguenza sono cresciute le consegne effettive di sistemi militari, che nel 2012 hanno superato i 28 milioni di euro (€ 28.679.837). Esportazioni che sono tuttora in corso, visto che nei primi tre mesi del 2013 l’ISTAT ha già rilevato spedizioni all’Egitto di armi e munizioni per oltre 2,6 milioni di euro», conclude Beretta.

Sorprende soprattutto la tipologia di armi esportate dall’Italia all’Egitto proprio tra il 2011 e il 2012, cioè durante le rivolte che hanno portato alle dimissioni del presidente Hosni Mubarak e alla nomina del nuovo presidente Mohamed Morsi, oggi a sua volta destituito.

Quello inviato dall’Italia alle Forze armate egiziane è un autentico arsenale bellico (vedi elenco a fine comunicato)

«Soprattutto – evidenzia Carlo Tombola, coordinatore scientifico di OPAL – sono da segnalare nel 2011, cioè nel bel mezzo delle rivolte popolari, le esportazioni dalla provincia di Lecco di munizioni probabilmente prodotte dalla ditta Fiocchi. Si tratta di forniture per oltre 41.900 euro, che possono corrispondere ad oltre 100mila munizioni. Ricordiamo che – come ha documentato Amnesty International – in piazza Tahrir dopo gli scontri tra manifestanti e forze armate del 2011 sono stati ritrovati dei bossoli di munizioni della Fiocchi».

Riguardo alle esportazioni della Fiocchi, l’Osservatorio OPAL fa notare una costante anomalia. Da oltre dieci anni le effettive spedizioni di munizioni ad uso militare della Fiocchi non sono mai riportate nella Relazione della Presidenza del Consiglio: ci sono le autorizzazioni rilasciate dai Ministeri degli Esteri e delle Finanze (per i pagamenti) ma manca il riscontro dell’Agenzia delle Dogane.

«In parole semplici – commenta Tombola – da oltre dieci anni la Fiocchi sta esportando munizioni di cui l’Agenzia delle Dogane non dà alcun riscontro nelle Relazioni governative, quasi si trattasse di munizioni per armi ad uso civile o sportivo e non invece di munizioni da guerra, e che come tali sono autorizzate e dovrebbero essere puntualmente riportate nella relazione governativa. Su questa stranezza, che potrebbe coprire ulteriori esportazioni di munizioni oltre quelle autorizzate, chiediamo al ministro Bonino di fare subito chiarezza», conclude Tombola.

ARMI ESPORTATE DALL’ITALIA ALL’EGITTO NEL TRIENNIO 2010-2012

  • Già nel 2010 erano state esportati al Cairo ben 2.450 fucili d’assalto automatici della ditta Beretta modello SCP70/90 corredati di 5.050 parti di ricambio a cui sono seguiti nel 2012 altri 1.119 fucili automatici sempre modello SCP70/90 e 2.238 caricatori e da altri 35 fucili d’assalto calibro 5,56 NATO modello ARX-160 ciascuno corredato da caricatori e baionetta e muniti di 35 lanciagranate e da silenziatori tutti dell’azienda bresciana Beretta.
  • Nel 2011 è stata autorizzata, dal governo Berlusconi, l’esportazione di 14.730 colpi completi per carri armati del calibro 105/51 TP-T IM 370 (equivalente al colpo completo cal. 105/51 TP-T M490) e nel 2012 altri 692 colpi completi calibro 40/70 PFFC IM212 con spoletta e altri 673 colpi completi 76/62 TP tutti prodotti da Simmel Difesa.
  • Sempre nel 2011 è stata autorizzata l’esportazione di 355 componenti per la centrale di tiro Skyguard per missili Sparrow/Aspide e affusti a cui sono seguiti nel 2012 altre 1.000 componenti e corsi d’addestramento per la stessa centrale di tiro prodotta dalla Rheinmetall Italia;
  • Nel 2012 è stata autorizzata dal governo Monti l’esportazione di 55 veicoli blindati Lizard della Iveco;
  • Vanno poi segnalate le esportazioni autorizzate nel 2012 a Oto Melara per attrezzature del cannone navale 76/62 S/R e apparecchiature elettroniche e software della Selex Elsag

Nei giorni scorsi l’Osservatorio OPAL ha anche segnalato le recenti forniture italiane di armi da guerra per le Forze armate del Kazakistan: vedi http://www.opalbrescia.org/

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Fonte: O.P.A.L    (Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa – Brescia

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Lug 17 2013

Da Israele al Kazakistan: l’export armato del governo Monti

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di Giorgio Beretta

Sarà stato per il retaggio dell’export armato del precedente governo Berlusconi. Sarà perché dittatori, regimi autoritari, paesi in conflitto sono da sempre i maggiori acquirenti di armi. O sarà forse perché, grazie alla modifica della legge 185/1990, dallo scorso anno la competenza in materia è passata alla nuova Autorità nazionale per le Autorizzazioni di Materiali di Armamento (UAMA) presso – si noti – la Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese (DGSP) del Ministero degli Esteri che annovera tra i suoi compiti il “sostegno all’internazionalizzazione dell’industria dello spazio e della difesa” (come se satelliti meteorologici e carroarmati e relative bombe fossero la stessa cosa). Sarà per la necessità di trovare qualche commessa all’estero per compensare i tagli annunciati lo scorso anno dal Ministero della Difesa (più annunciati che effettivi). O sarà che tutto è stato fatto – come ormai è d’uso dire – “a loro insaputa” (ma su questo avanzerò qualche dubbio).

Resta il fatto che il governo Monti è riuscito a superare anche colui che si era autoproclamato “commesso viaggiatore” dell’industria militare nazionale. Ammontano infatti a 2.725.556.508 euro le autorizzazioni all’esportazione di armamenti rilasciate dall’esecutivo dei tecnici (ma il valore esatto, corretto un trucco di attribuzione, è di quasi 3 miliardi di euro). E, soprattutto sono cresciute le effettive consegne di sistemi militari che nel 2012 sfiorano anch’esse i 3 miliardi di euro (2.979.152.817 euro). Il testo ufficiale, anticipato sommariamente da alcuni quotidiani (il Fatto e Il Sole), non è ancora disponibile ma Unimondo è entrato in possesso dei voluminosi tomi della Relazione annuale della Presidenza del Consiglio sulle esportazioni di sistemi militari. Che mostra diverse, ma non positive, novità; numerose mancanze, più di qualche inesattezza e, soprattutto, una succinta lettera di accompagnamento dell’attuale presidente del Consiglio, Enrico Letta. Partiamo dalle cifre.

Esportazioni mescolate ai “programmi intergovernativi”

La Relazione, come detto, è stata predisposta dal Ministero degli Affari Esteri (MAE) del governo Monti e – a differenza degli ultimi anni – manca del Rapporto del Presidente del Consiglio che esplicitava i “lineamenti di politica del Governo in materia di esportazione di materiali d’armamento” (i recenti Rapporti sono disponibili qui). I precedenti rapporti distinguevano e separavano chiaramente le autorizzazioni all’esportazione dai “programmi governativi di cooperazione internazionale” (detti anche “programmi intergovernativi”) tra cui figurano i caccia Eurofighter, le fregate Fremm, le navi Orizzonte, gli elicotteri EH-101 e NH-90 in costruzione dotazione anche per il nostro ministero della Difesa. Sommando le autorizzazioni all’esportazione con i programmi intergovernativi, il MAE presenta una tabella (p.13) che risulta fuorviante per conoscere i reali paesi destinatari delle esportazioni militari italiane. Al primo posto infatti risulterebbe essere il Regno Unito (€ 608.093.754 che sono però la somma di € 74.407.416 di operazioni autorizzate all’esportazione con € 533.686.338 dei programmi intergovernativi), al quarto la Francia, all’ottavo la Germania.

La tabella reale – ricalcolata al netto dei programmi intergovernativi – è invece quanto mai diversa. Eccola in breve: Israele (€ 472.910.250), Stati Uniti (€ 419.158.202), Algeria (€ 262.857.947), Arabia Saudita (€ 244.925.280), Turkmenistan (€ 215.821.893), Emirati Arabi Uniti (€ 149.490.989), Belgio (€123.658.464), India (€ 108.789.957), Ciad (€ 87.937.870) e Regno Unito (€ 74.407.416). Come si può notare tra i primi dieci destinatari delle autorizzazioni all’esportazione solo tre (USA, Belgio e UK) fanno parte delle tradizionali alleanze dell’Italia (Nato e Ue) mentre per la maggior parte si tratta di paesi extra europei, di nazioni in guerra, rette da regimi dispotici o autoritari e da governi responsabili di reiterate violazioni dei diritti umani. Verso questi paesi non è però dato di sapere dalla Relazione su quali criteri si sia basato il ministero degli Esteri nell’emettere le autorizzazioni all’esportazione.

Armi a Israele: il “salto di qualità” di Monti

Andrebbero innanzitutto spiegate quali novità nella politica estera di Israele sono intervenute per giustificare i € 472.910.250 di autorizzazioni all’esportazione di armamenti al governo di Tel Aviv tra qui figurano oltre ad “aeromobili” anche “armi con calibro superiore a 12,7 millimetri”. Non certo la disponibilità del governo Netanyahu a riconoscere lo stato della Palestina visto che il governo israeliano si è opposto ripetutamente al riconoscimento della Palestina anche solo come “Stato osservatore non membro” delle Nazioni Unite: un riconoscimento per il quale, invece, l’Italia ha votato a favore. L’ex-presidente del Consiglio italiano non può certo dire di non essere a conoscenza della faccenda, visto che Monti in prima persona si pronunciato a favore del contratto per la fornitura a Israele di 30 velivoli addestratori M-346 della Alenia Aermacchi. Un contratto che l’Amministratore Delegato di Alenia Aermacchi Giuseppe Giordo definiva nei termini di “una eccezionale vittoria del sistema paese Italia”. Si tratta di aerei addestratori per i piloti dei caccia d’attacco F-35 (che Israele ha intenzione di acquisire dalla Lockheed Martin) in cambio dell’acquisto da parte dell’Italia di un pacchetto da un miliardo di dollari per velivoli senza pilota e altro materiale bellico: un contratto che rappresenta “salto di qualità” che andrebbe spiegato ai cittadini visto che l’esportazione italiana di armi italiane verso Israele nei precedenti 20 anni è stata quanto mai contenuta e che questo tipo di autorizzazioni hanno rilevanti implicazioni sulla politica mediorientale del nostro paese. La relazione del Ministero degli Esteri riporta per il contratto relativo agli aerei addestratori M-346 un valore di “soli” € 469.285.638 comprensivo però di un oscuro “loose equipment kit”.

Elicotteri all’Algeria, caccia e bombe all’Arabia Saudita

Sulla scia del governo Berlusconi che nel 2011 aveva autorizzato al contestato governo del presidente Bouteflika un intero arsenale militare, il governo Monti nel 2012 ha emesso autorizzazioni per il ministero della Difesa algerino per quasi 263 milioni di euro. La maggior parte riguarda la fornitura di 14 elicotteri Agusta Westland AW139 comprensivi di apparecchiature per la visone all’infrarosso, 28 caschi militari e altre amenità per un valore complessivo di € 258.241.013. Prosegue anche la fornitura all’Arabia Saudita dei caccia Eurofighter (denominati El Salaam): trattandosi della produzione di un consorzio europeo (composto dalla britannica BAE, dalla tedesca DASA, dall’italiana Alenia Aeronautica dalla spagnola CASA) il ministero degli Esteri ha avuto la geniale pensata di classificare queste autorizzazioni tra i “programmi intergovernativi” anche se i sauditi non partecipano al progetto ma sono solo acquirenti dei caccia. Tra le armi esportate all’Arabia Saudita figurano però anche 600 bombe 2000LB Blu 109 attiva per un valore di € 15.600.000 ed inoltre 1000 bombe 500LB MK82 inerte e 300 bombe 2000LB MK84 inerte per complessivi € 8.500.000 tutte prodotte dalla RWM Italia di Ghedi (Rheinmetall Group). E 100mila granate cal. 40/46 MM TP Low Velocità esportate a Riyad da Simmel Difesa per € 6.291.000.

Armi “top secret” al Turkmenistan e aerei militari al Ciad

Anche verso il Turkmenistan il governo Monti ha proseguito la politica di esportazioni di sistemi militari inaugurata dal precedente governo Berlusconi. Verso quello che il Dipartimento di Stato americano definisce come uno “stato autoritario” riportando una lunghissima serie di violazioni dei diritti umani, sotto la direzione del ministro Giulio Terzi di Sant’Agata la Farnesina ha autorizzato quasi 216 milioni di euro di esportazioni di armamenti tra cui però non è dato di conoscere nemmeno la tipologia perché il ministero degli Esteri ha (casualmente?) dimenticato di fornirla nell’apposita tabella. Sta di fatto che mentre Jennifer Lopez, solo per aver cantato al compleanno del presidente turkmeno Gurbanguly Berdymukhamedov, si è beccata le critiche di mezzo mondo, il responsabile della Farnesina che negli ultimi due anni ha autorizzato quasi 350 milioni di euro di esportazioni di armi alle forze armate turkmene rimane tranquillo (e profumatamente pagato) al suo posto senza che alcuno in Parlamento sollevi qualche critica.

Sono invece rintracciabili – e ampiamente documentati da varie fonti – i due aerei da trasporto tattico forniti al Ciad: si tratta di due C-27J Spartan con parti di ricambio venduti da Alenia Aeronautica per quasi 88 milioni di euro. Sulle effettive necessità di questi aerei militari per il paese sub-sahariano la cui popolazione è, secondo il l’Indice dello sviluppo umano dell’UNPD, è quartultimo posto al mondo (184mo su 186 paesi) per condizioni di vita è meglio non commentare.

Fucili d’assalto (e silenziatori) Beretta al Kazakistan

Che Berlusconi abbia fatto affari col dittatore kazako Nursultan Nazarbayev e che sia da tempo amico del produttore di armi bresciano, Ugo Gussalli Beretta (tanto da aver pensato alcuni anni fa di nominarlo ambasciatore negli Stati Uniti) è cosa nota. Ma nemmeno a colui che aveva definito il dittatore kazako come “un leader molto amato dal suo popolo” era mai riuscito di autorizzare esportazioni di armi dalla cinquecentenaria ditta di Gardone Valtrompia a Astana, la capitale kazaka. C’è riuscito invece il già citato funzionario della Farnesina, il ministro plenipotenziario (mai titolo è stato più azzeccato!) Michele Esposito, direttore generale della Autorità nazionale dell’Unità per le Autorizzazioni di Materiali di Armamento (UAMA). E’ sotto la sua direzione che è stata autorizzata la vendita alle forze armate kazake di 40 fucili d’assalto cal. 7,62x39mm NATO modello ARX 160 insieme con 40 lanciagranate cal.40mm modello GLX-160 compresivi di 1000 granate dello stesso tipo ed inoltre 3 pistole semiautomatiche PX4 Storm corredate da 6 dispositivi di soppressione del rumore da sparo. Le stesse tipologie di armi, ma in quantità maggiore, la cui esportazione era stata autorizzata, sempre dallo stesso ministro plenipotenziario, all’autocrate turkmeno l’anno prima. La dogana di Brescia ha già rilasciato il “nulla osta” per entrambe le forniture. Qualcuno nelle ex repubbliche sovietiche si sta già esercitando con le armi “made in Italy”.

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

P.S.: Il presidente del Consiglio, Enrico Letta ha inviato alle Camere la Relazione con la succinta nota che riportiamo più sotto. Su questo e su altri aspetti controversi della Relazione (operazioni bancarie, mancanze di informazioni, errori ecc.) ritorneremo in un prossimo articolo.

“Ai sensi dell’articolo 5 della Legge 9 luglio 1990, n. 185, trasmetto la relazione annuale, relativa all’anno 2012, preparata dal precedente Governo, sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo delle esportazioni, importazioni e transito dei materiali di armamento con allegate le relazioni dei Ministri, incluse relative tabelle, di cui al comma 2 del medesimo articolo”.

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Fonte: unimondo.org

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