Mar 29 2020

COVID 19 | App e Privacy: controllo delle persone infette.

.

.

                           (Photo: The Quint)

.

.

Sorveglianza digitale ai tempi del coronavirus

27 Marzo 2020 – by csbruno

Pubblichiamo una riflessione di fixxati – hacklab in merito alla sorveglianza delle persone infette da COVID-19 e i rischi che si presentano per il futuro della privacy.

«Tecnicamente è fattibile, ma sarebbe uno strappo importante alle regole che ispirano il nostro ordinamento sulla tutela della privacy», con queste parole Nunzia Ciardi, direttrice della Polizia Postale, apre alla possibilità di utilizzare un’applicazione sugli smartphone delle persone in quarantena per tracciarne gli spostamenti. Nelle decisioni che il Governo ha da prendere per arginare la diffusione del contagio è inserita, quindi, la migliore strategia per monitorare, ed eventualmente sanzionare, le persone che escono di casa senza un reale motivo di necessità. C’è a chi non sembra vero, ed ecco che Zaia, governatore del Veneto, mette in campo anche i droni.

Moltissimi gli sviluppatori entusiasti che creano applicazioni per il controllo sociale, infatti, le tecnologie alla base di questi programmi permettono di individuare movimenti e interazioni delle persone, raccogliendo un loro diario clinico come l’insorgenza della febbre e altri sintomi, permettendo così di individuare focolai di virus. Tutti i dati, neanche a dirlo, sono raccolti anonimamente. Applicazioni di questo tipo sono state utilizzate massivamente per fronteggiare l’epidemia in Cina. Nonostante il contributo che possono aver dato le fronteggiare l’emergenza rimane l’interrogativo di cosa succederà una volta rientrata. Samuel Woodhams, esperto in diritti digitali per il sito Top10VPN e creatore dell’indice sulla sorveglianza per il COVID-19, avverte che il mondo potrebbe subire un aumento permanente della sorveglianza, anche dopo l’emergenza. Intervistato da Business Insider, afferma che senza un’adeguata regolamentazione c’è il pericolo che queste nuove misure, spesso altamente invasive, diventino la norma in tutto il mondo e che, sebbene alcune soluzioni possano sembrare legittime, rappresenterebbero un rischio per il diritto dei cittadini alla privacy e alla libertà di espressione.

Se però la strada dell’app sembra essere troppo invasiva per gli utenti, nessun problema, si possono tracciare le persone, sempre per il contenimento del coronavirus si intende, anche tramite i gestori telefonici: ne è esempio Vodafone che, con il suo programma di cinque punti per il contrasto alla pandemia, condivide con il governo informazioni sugli spostamenti delle persone delle aree infette.

Altra alternativa è quella di chiedere aiuto alle big tech come Facebook e Google, le quali sono sempre pronte ad aiutare in caso di emergenza, passando da buoni samaritani, quando altro non fanno che guadagnare sulla vendita dei dati personali. Insomma, quello di cui si sta discutendo è se mettere o meno un braccialetto elettronico virtuale a tutti i cittadini, a prescindere dal fatto che abbiano fatto o meno qualcosa di sbagliato.

Si potrebbe obiettare che comunque, utilizzando determinate applicazioni di uso comune, tutti noi effettivamente già condividiamo molti dati sulla nostra posizione, sugli spostamenti e sulle nostre reti sociali e che quindi non sarebbe un grosso cambiamento rispetto ad adesso, bisogna però far notare che in Europa vige il Gdpr, la regolamentazione sul trattamento dei dati personali, e che quindi è richiesto il consenso alla condivisione di questi dati, sarà quindi possibile rifiutarsi di installare l’applicazione del Governo? Secondo Luca Bolognini, presidente dell’Istituto Italiano per la privacy, “L’installazione dell’app potrebbe avvenire se fosse prevista, in base all’art. 14 DL 14/2020 e all’art. 25 del Codice della Protezione Civile (D.Lgs. 1/2018), con ordinanza della protezione civile, per esempio. La norma emergenziale, derivante dai Decreti Legge per il contrasto al coronavirus, prevarrebbe a mio avviso sulla norma speciale di cui all’art. 132 del Codice Privacy.”

Uno Stato di Polizia vero e proprio, degno dei racconti distopici di Orwell, che però viene mascherato con la necessità di dare risposte forti alla diffusione del virus e al quale ci stiamo rassegnando senza opporre alcuna protesta, anzi accettandolo come unica soluzione per il contrasto del contagio.

Non sta a noi criticare la gestione di questa difficile emergenza, è la prima volta anche che ci troviamo ad avere a che fare con una pandemia, ma la domanda che ci poniamo è: cosa succederà dopo?

Forme di controllo basate sulla sorveglianza costante esistono dalla notte dei tempi, dallo schierare polizia e militari nelle strade, passando per la tecnologia da accesso a modalità sempre più efficienti di sorveglianza. Non è nemmeno la prima volta che vengono invocate forme di sorveglianza massiva in nome della sicurezza: dopo l’attentato dell’11 settembre il congresso degli Stati Uniti approvò infatti il cosiddetto Patriot Act, di fatto inaugurando quello che solo anni dopo Snowden rivelò al mondo come una massiva operazione di sorveglianza dei cittadini americani.

Non c’è dubbio che l’applicazione di queste nuove forme di controllo vada nella direzione di portare investimenti per sistemi di sorveglianza più “Smart” anche nel nostro paese. Sistemi e modalità di sorveglianza massiva come quelli della Cina potrebbero lentamente prendere forma anche qui. Cedere la riservatezza delle nostre attività in cambio di una promessa sicurezza ci rende in realtà deboli di fronte a chi dovrebbe proteggerci.

Per questo motivo pensiamo che l’adozione, in tempi di necessità, di determinate pratiche di sorveglianza non debba essere fatta alla leggera, e che questo controllo debba essere limitato al periodo dell’emergenza assicurando i cittadini che, una volta superata la fase critica, venga dismesso e non impiegato per altre attività al di fuori del contenimento del virus.

Qualcuno definisce il diritto alla privacy come il diritto ad essere imperfetti. L’imperfezione agli occhi di chi ci controlla e ci punisce per questa “imperfezione”. Sta a noi stabilire se e come vogliamo accettare questo controllo sulla nostra quotidianità.

.
.

Fonte: CSA BRUNO

.

.

.

.


Nov 28 2013

Attenzione! Un App può rilevare e registrare tutto del vostro smartphone o tablet

.

.

mobile

.

MSPY: l’app per spiare smartphone e tablet. WhastApp, Viber e Facebook inclusi

.

L’app, installata su iOS o Android, ne tiene traccia della posizione e memorizza le telefonate, i messaggi, le email e tutte le attività svolte dall’utente, incluse le chat di WhatsApp, Facebook e Viber.

di

Concepita per controllare legalmente il cellulare dei propri figli o dei dipendenti dell’azienda, mSpy è un’applicazione che sicuramente farà venire i brividi a chi, giustamente, ama preservare la propria privacy ed i propri dati personali.

Tramite questa applicazione, installabile sia su dispositivi Android che iOS, i genitori, le aziende ed i malintenzionati, avranno la possibilità di accedere totalmente al dispositivo sul quale è installata. Sarà possibile controllare in remoto tutte le attività relative al telefono o al tablet, inclusi i messaggi istantanei con WhatsApp, Facebook e Viber, ed addirittura sarà possibile avere accesso alle foto ed i video memorizzati.

Si tratta indubbiamente di un’arma pericolosissima, che mette a rischio la privacy di tutte le persone sui cui dispositivi verrebbe installata l’applicazione. Per ovviare il problema, almeno in termini legali, l’azienda invita chi desidera sorvegliare qualcuno ad avvisare il sorvegliato, un controsenso considerando il fatto che più volte pubblicizza la totale intracciabilità ed invisibilità del software che, una volta installato, verrà eseguito in una modalità stealth, totalmente invisibile alla povera vittima.

La versione per Android di mSpy è compatibile con tutti i nuovi dispositivi disponibili in commercio come il Galaxy S4 e l’HTC One, ma per spiare le chat di applicazioni come Facebook, WhatsApp e Viber, è necessario che sui dispositivi venga effettuato il root. Fortunatamente anche per iOS la situazione è molto simile: per funzionare al 100% l’applicazione ha bisogno di un dispositivo sul quale è stato effettuato il jailbreak, procedura che attualmente è possibile solo sulle vecchie versioni di iOS 6 e non sul nuovo iOS7.

.

Fonte: fanpage.it

.

.

_____________________________________________

.

Vedi articoli correlati in ki.noblogs.org

.

.

 


Mag 20 2013

Buycott: finalmente un arma potente nelle mani dei consumatori!

.

buycott_2563470b

.

Buycott: l’app per boicottare. Come sapere di più sull’origine di prodotti e aziende

.

di Matteo Vitiello

Nel marasma delle migliaia di applicazioni inutili e stupide, create per intrattenere e rincoglionire le persone fino al midollo, ecco finalmente un raggio di luce, un’applicazione nata per aiutare a conoscere e scegliere meglio quello che si compra: Buycott.

Creata da Ivan Pardo, ventiseienne programmatore freelance di Los Angeles, Buycott è un’applicazione che permette, scannerizzando col cellulare il codice a barre di un prodotto, di conoscerne vita, morte e miracoli: cosa contiene, chi lo produce, qual è il suo albero genealogico ed addirittura quali sono le condotte etico-commerciali e le affiliazioni politiche dei magnati delle aziende e delle multinazionali produttrici.

Un’applicazione bomba, un’arma in mano a tutti (per lo meno a chi ha uno smartphone, ndr), uno strumento utilissimo che permette di sapere se si stia facendo un buon acquisto, se attraverso l’acquisto di quel prodotto si contribuisce ad arricchire un trafficante d’armi, un impresario senza scrupoli, un narcotrafficante, uno sfruttatore di lavoro minorile o un portavoce dell’industria del geneticamente modificato. 

Buycott è gratis e disponibile da Maggio 2013. Vista la quantità esorbitante di prodotti che esistono sul mercato mondiale, l’applicazione è in continuo aggiornamento: gli sviluppatori dell’app stanno chiedento agli utenti di collaborare, con l’introduzione di marche e prodotti non ancora contenuti nella gigantesca base dati già creata.

Se prima erano solo una manciata di eretici, poi qualche associazione di attivisti, poi i primi gruppi d’acquisto solidale, finalmente con la diffusione dell’informazione sempre più persone hanno conosciuto la realtà delle cose celata dietro alle belle facce della pubblicità.

Oggi potrebbero essere decine di milioni le persone ad avere la cognizione di quello che stanno comprando, per cambiare e scrollarsi di dosso la definizione di “consumatore” e riappropiarsi della propria “persona” del proprio essere cosciente, semplicemente agendo nella maniera più diretta possibile contro il sistema, il boicottaggio, per distruggere, passo dopo passo, tutte quelle aziende che non rispettano le persone ed il pianeta.

Se da un lato ci sono, purtroppo, migliaia di persone che vogliono arricchirsi sulle spalle degli altri, facendo della propria inutile esistenza egoista il manifesto di uno stile di vita autocompiacente e che molti stolti invidiano, dall’altro ci sono i cittadini onesti, le persone vere: milioni di persone che possono scegliere se attivarsi e lottare per un futuro o se continuare a vivere desiderando arricchirsi per “avere”, “apparire” e essere chiamati consumatori.

Buycott è solo uno strumento in più, un aiuto tecnologico per invogliare le milioni di persone che potrebbero fare la differenza ad agire coscienziosamente e responsabilmente, boicottando e mettendo così un bel bastone negli ingranaggi di un sistema sempre più indegno d’esistere.

Moltissima gente continuerà a non fare caso a quello che compra e sarà contenta con un McDonald e una fresca CocaCola. Moltissima gente continuerà a non fare caso a come vive. Moltissima gente continuerà a vivere repressa, triste e morire per colpa nient’altro che della propra ignavia ed ignoranza. 

Io vivo con la speranza, invece, che moltissima gente continuerà a scegliere il bene e combatterà ogni giorno per debellare tutta questa gentaccia, questi delinquenti, questa zavorra che sta facendo sprofondare questo bellissimo pianeta nel baratro della distruzione.

.

Fonte: buenobuonogood

.

.