Agorà (il film): Abbiamo liberato Ipazia grazie alla Rete!

Agorà è un film dedicato alla filosofa e scienziata egiziana Ipazia. Donna “martire” del pensiero libero. Fu trucidata dai monaci cristiani nel V secolo per ordine di Cirillo, vescovo di Alessandria. Da allora il suo nome e la sua opera sono stati praticamente cancellati. Invece, come insegna la storia delle religioni, Cirillo fu fatto santo.
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Sapete chi dovete ringraziare se dal 23 aprile potete godervi il film?  “la Rete” naturalmente, e la Petizione partita nel 2009 (http://www.petitiononline.com/agorait/petition.html).  (madu)
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LA SCIENZA DILANIATA NEL CORPO DI IPAZIA

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Sulla scia di un doppio mistero arriva finalmente sui nostri schermi, Agora del regista nato a Santiago del Cile (padre cileno, madre spagnola) Alejandro Amenabar, 37 anni, autore di The Others (2001) e Mare dentro (Oscar miglior film straniero 2004). Presentato fuori concorso a Cannes l’anno scorso, il film, molto atteso, era svanito nel nulla e un tam tam della Rete avvertiva che «non lo vedrete mai». Agora è dedicato a Ipazia, filosofa e astronoma egiziana (numero speciale di Alias del 10 aprile 2010) nata a metà del IV secolo, avvolta nell’enigma di una morte violenta per mano dell’integralismo cristiano. Rachel Weisz indossa un’espressione fiera e tuniche leggere, bellissima come l’originale, icona di donna laica e maestra del cielo.
Ipazia si dedicò alla relazione tra filosofia e scienza e per prima scoprì – un’intuizione poetica di Amenabar – che i pianeti compiono un’ellissi intorno al sole. Nel 1600 Keplero arrivò allo stesso risultato. Ma solo adesso Ipazia diventa una «star» nel kolossal che le rende per la prima volta omaggio, un film da 50 milioni di euro, tutto di produzione europea.
A prima vista, Amenabar segue un modello hollywoodiano, ma non siamo dalle parti di Cleopatra (gli egiziani però dovevano avere tutti la pella candida?), il set è uno spazio chiuso nel perimetro che circonda la Biblioteca di Alessandria, scrigno della cultura greca e pre-greca, una delle meraviglie del mondo e che sarà ancora una volta distrutta. Istruita dal padre Teone, la giovane scienziata, che preferisce la passione astrale a quella maschile, è l’anima della biblioteca, eccentrica e provocante con il suo fazzoletto intriso di sangue mestruale per far desistere gli allievi adoranti. Un fazzoletto che cade, attratto dalla forza di gravità, fenomeno inspiegabile al pari
della terra rotonda, da cui nessuno miracolosamente, si chiedono gli scolari, precipita nell’universo.
La vediamo nel suo peplum bianco insegnare che la verità non è un dogma divino, che nella multietnica Alessandria elleni, egizi, ebrei possono convivere creativamente ma l’onda del cristianesimo conquista la città sotto i kaftani neri dei parabolani, anticristi capeggiati da un feroce saltimbanco (cammina sul fuoco per testimoniare la superiorità del suo dio). E lei, che si è sempre sottratta alla corte insistente dell’amico e allievo Oreste, diventato prefetto sotto il dominio romano, resterà sola. Abbandonata anche dallo schiavo Davus, devastato dall’amore impossibile per la sua «padrona» e passato nelle fila dei parabolani.
Il film (distribuito dalla Mikado) è stato tagliato dallo stesso regista di venti minuti rispetto alla versione passata sulla Croisette. Così le «lezioni» di Ipazia si alleggeriscono, ma soprattutto ne risente la sequenza dove i parabolani massacrano a colpi di pietra un gruppo di ebrei riuniti in una cerimonia festosa. La spedizione punitiva ebraica risulta così sproporzionata (Amenabar ha seguito qualche suggerimento dall’alto?).
L’atto d’accusa però resta. È guerra di religione ad Alessandria, le squadre sotto il segno della croce infiammano Alessandria in una caccia all’eretico, guidate dal patriarca Cirillo che rivolgendosi ai suoi sgherri pronuncia l’anatema contro i giudei: «Piangete per loro, gli assassini di Cristo, perché saranno perseguitati in eterno» e dà il via al primo pogrom. E se per i film di Ron Howard sul Codice da Vinci la Chiesa poteva invocare la fanta-religione, qui siamo nella Storia. Precursori dei talebani, gli incappucciati neri allagano nel sangue la città, dopo aver elargito il pane ai poveri e la libertà agli schiavi, sistema caritatevole facilmente strumentalizzato dai «moralizzatori» integralisti di ogni latitudine. «Solo Gesù poteva perdonare perché è Dio, non vorrai paragonarti a lui?», risponde l’invasato capo parabolano a Davus, l’ex schiavo arruolato nelle file cristiane, vacillante di fronte ai corpi degli ebrei in fiamme. In mezzo alle carneficine, di anno in anno, Ipazia, seguace del neoplatonismo, fa appello alla filosofia, all’amore per la conoscenza scientifica, alla convivenza religiosa. È uno spazio «teatrale», l’agora, il luogo dove Amenabar concentra azione e pensiero (mentre le scene di massa sono elaborate al computer) e nei meravigliosi interni della biblioteca, dove statue e papiri, bassorilievi e arazzi saranno devastati dalle orde cristiane.
L’ultimo ostacolo sarà Ipazia, la donna che «parla», che insegna agli uomini. Lei che osserva il cielo e traccia nella sabbia le parabole rivelatrici. Anche il devoto Oreste dovrà piegarsi alla legge della curia che ha declassato le donne a sottospecie umana, e l’innamorato Davus alla furia assassina dei parabolani, Hypatia invece non si piega, conferma la sua laicità. Nel marzo del 415 viene trascinata al tempio, denudata e uccisa. È la mano di Davus, incapace di ribellarsi a un’altra schiavitù, a soffocarla prima che gli incappucciati di Cristo la massacrino a colpi di pietra (in realtà, fu accecata e scorticata viva con pezzi di conchiglie, le armi erano un’esclusiva dei romani).
Il corpo di Ipazia straziato come la Biblioteca di Alessandria. Resta la memoria di tanta bellezza più delle macerie e del sapere bruciato, quasi una poesia quella di Amenabar alla vagabonda delle stelle, e un risarcimento alla filosofa indimenticabile.
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Approfondimento
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40° Earth Day – Giornata della Terra 2010

La sopravvivenza del pianeta Terra e quella delle sue creature dipende strettamente dall’estinzione della specie umana!  (madu)

 

 

 

40° EARTH DAY – 22 aprile 2010 Giornata della Terra

 

In occasione di questa giornata vi regalo un video

(dal film "Il Pianeta Verde" – 1996)

 

 

 

 

 

 

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Approfondimento

Giorno della Terra

 


Napoli 16 marzo 2010: La Vittoria degli Immigrati

Ecco la lettera di padre Alex Zanotelli che racconta i fatti della nave "Vera D" attraccata a Napoli con a bordo 9 immigrati clandestini e la gioia poi della loro liberazione.  (madu)

 

 

Napoli, 16 aprile 2010

Vittoria
degli immigrati

Oggi alle ore 13.00 sei dei nove rifugiati della nave
da carico “ Vera D”, sono stati rilasciati dal CIE (Centro di
identificazione ed espulsione) di Brindisi , su istanza del giudice,
perché presunti minori. Abbiamo accolto questa notizia con un urlo di
gioia : giustizia fatta per gli immigrati, una vittoria per gli
attivisti napoletani che hanno difeso passo passo i nove immigrati.
Il
nostro impegno è iniziato quando il 7 aprile la nave da carico “Vera
D”, che batte bandiera liberiana, aveva attraccato al molo 51 nel porto
di Napoli, dichiarando di avere a bordo nove immigrati clandestini(erano
saliti segretamente ad Abidjan, in Costa D’Avorio).Per motivi di
sicurezza , la “Vera D” è stata bloccata dalle autorità portuali fino al
12 aprile, quando gli attivisti anti-razzisti ne sono venuti a
conoscenza. Da quel momento gli attivisti hanno iniziato a presidiare la
nave perché non salpasse, dato che il Ministero degli interni vuole che
gli immigrati vengano respinti. La lunga trattativa fra la compagnia
della nave e gli attivisti si è conclusa nel cuore della notte di quel
12 aprile. Alcuni attivisti , accompagnati da un legale, sono saliti a
bordo per incontrare i nove immigrati. Tutti hanno chiesto l’asilo
politico e sei di loro si sono dichiarati minorenni. Subito dopo è stato
presentato un esposto alla Procura della Repubblica e all’autorità
portuale, dove si richiedeva il diritto di asilo, nonché la tutela dei
sei minori. Così i nove clandestini (cinque nigeriani e quattro
ghaneani) sono sbarcati alle ore 12.00 del 13 aprile. Una bella
vittoria questa, in un’Italia che ha votato il “Pacchetto Sicurezza” di
Maroni, un’Italia che sta’respingendo’ i ‘disperati ‘della storia. E’
straordinario che il Comune di Napoli abbia dato la disponibilità ad
accoglierli.
I nove immigrati sono stati poi trasportati all’Ufficio
dell’Immigrazione della Questura di Napoli. Abbiamo presidiato
l’Ufficio per tutto il pomeriggio, proprio perché temevamo un colpo di
mano. Le trattative tra gli attivisti, i sindacalisti e i rappresentanti
del Comune di Napoli con la Questura di Napoli, hanno continuato senza
sosta. I nove immigrati sono stati esaminati all’ospedale e trovati
tutti maggiorenni:18 anni di età. Questa notizia ci aveva fatto
infuriare perché ci sembrava ovvio che almeno tre erano minorenni. A
posteriori, posso dire che la trattativa è stata una farsa ben recitata ,
perché la decisione era già stata presa dal ministro Maroni a Roma, e
alla Questura toccava solo ubbidire. Alle ore 20.00 tentiamo l’ultimo
incontro con il dirigente dell’Ufficio. Fu un momento durissimo. Ci
disse che i nove dovevano essere trasportati al CIE di Brindisi.
Insistemmo sul fatto che c’erano dei minorenni.” Se ci sono dei
minorenni- replicò il dirigente- me ne dispiace.” A quel punto persi le
staffe. “ Come può un pubblico ufficiale –urlai -dire se ci sono…. Ma in
che paese viviamo?” “ Devo ubbidire”, mi rispose. Uscimmo con tanta
rabbia in corpo. E ci disponemmo davanti al portone dell’Ufficio, da
dove dovevano uscire i nove per essere trasportati a Brindisi. La
Questura inviò un primo scaglione della Celere , guidato da una donna
tutta sorrisi. Nel frattempo, altri attivisti arrivavano:eravamo circa
un centinaio. Allora inviarono un secondo squadrone della Celere, armato
di tutto punto. Ci confrontammo così , faccia a faccia, per mezz’ora.
Poi l’ordine di caricarci. Tentammo di resistere, ma fummo travolti.
Alcuni di noi riuscimmo a svincolarci e a ritornare davanti al portone.
“Dovrete passare sul mio corpo-urlai- Voi non potete portare dei
minorenni in un lager.”Uno spintone mi fece barcollare e cadere.
“Vergognatevi!- dissi al Dirigente dell’Ufficio Immigrati. “Vai via,
sobillatore!”- mi gridò, mentre le gazzelle della polizia sfrecciavano
via portando gli immigrati.
Ero talmente scosso che mi misi a
piangere. Quello che avevamo subito era poca cosa in confronto al grido
di dolore dei nostri fratelli, anzi figli, africani.
La notizia ,
oggi,che la Questura di Brindisi ha riconosciuto che ben sei di loro
erano minorenni e che sono stati liberati, ci conforta e ci fa sentire
che non abbiamo lavorato invano .

Alex Zanotelli