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NO TAV: “Faremo disobbedienza civile”

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di Mauro Ravarino

Chi voleva che il count-down in vista di domenica fosse un’escalation di tensioni ha avuto il ben servito. Non saranno certo i No Tav ad alimentarla. Gli interventi articolati, le mani alzate per un voto unanime e il coro liberatorio finale con il motto «Sarà düra» sono il ritratto di un’assemblea intensa, che giovedì sera a Villar Dora si è espressa favorevolmente rispetto alla proposta del coordinamento dei comitati. Sarà una giornata di disobbedienza civile a volto scoperto e a mani nude (senza oggetti contundenti, solo tronchesine per tagliare «le reti illegittime del non cantiere»). Avrà regole precise e condivise: «Nessuno dovrà accettare lo scontro. Nessuno di noi – ha spiegato Alberto Perino – può permettere che accada il minimo incidente. Ci stiamo giocando una grossa fetta del patrimonio di oltre vent’anni di battaglie».
La zona vicino al sito della Maddalena, strade e sentieri, è off-limits già da questa mattina, secondo l’ordinanza del prefetto di Torino Alberto Di Pace. Ma la Valle – sfibrata dall’isteria politico-mediatica e dagli allarmi del ministro Maroni, che alla vigilia del 30 luglio disse che sarebbe scappato il morto quando poi non successe nulla – è pronta a «Diamoci un taglio». L’appuntamento è alle 10.30 di domenica a Giaglione.        (leggi tutto)

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Fonte: il Manifesto

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Se ucciso dopo la cattura, la morte di Gheddafi è un crimine di guerra. Necessaria un’inchiesta

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Amnesty International ha chiesto alle nuove autorità libiche di garantire lo svolgimento di un’inchiesta completa, indipendente e imparziale sulle circostanze della morte del colonnello Muammar Gheddafi. L’organizzazione per i diritti umani ha dichiarato che, se Gheddafi è stato deliberatamente ucciso una volta catturato, si tratterebbe di un crimine di guerra, i cui responsabili dovrebbero rispondere di fronte alla giustizia.

Indagare se si è trattato di un crimine di guerra può essere un atto impopolare. Tuttavia, il Consiglio nazionale di transizione è chiamato ad applicare i medesimi standard a ogni persona, anche a chi ha sistematicamente negato giustizia ad altri” – ha affermato Claudio Cordone di Amnesty International, aggiungendo che “se il Consiglio nazionale di transizione non avrà la volontà o la capacità di svolgere un’indagine imparziale e indipendente, questa dovrà essere condotta da organi internazionali delle Nazioni Unite o dalla Corte penale internazionale“.

21 ottobre 2011

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Il fantasma del Colonnello

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di Stefano Galieni

La legge del taglione colpisce ancora. Ucciso direttamente dal fuoco Nato o dagli insorti del Cnt, la fine del colonnello Mohammar Gheddafi rimbalza come la grande notizia  del giorno, patetici i commenti dei governanti italiani – vecchi amici del rais che plaudono la fine ingloriosa – simili quelli degli altri leader europei. Uccidere i dittatori affinché non raccontino le relazioni ufficiali e poco presentabili mantenute con i governi occidentali, è diventata una mania delle guerre del ventunesimo secolo. Portare la “democrazia” non si accompagna, non si può accompagnare a verità e giustizia, non può prevedere che sul banco degli imputati finiscano anche gli uomini in giacca e cravatta col loro sguardo rassicurante. Legalità internazionale e processi giusti ed equi che non prevedano la pena di morte sono un lusso che non ci si può permettere, meglio la pallottola finale che chiude un epoca e una bocca, che toglie testimoni scomodi di torno. Eppure bisognerebbe raccontarla la storia libica, avere la professionalità anche nel servizio pubblico di spiegare come mai per 42 anni Gheddafi abbia potuto imperare nel proprio paese. Tante le ragioni, il mix di populismo, di socialismo nazionale con cui nel settembre 69 aveva preso il potere ha subito continue evoluzioni e cambiamenti. Gheddafi è sempre stato abile nel costruirsi alleanze giuste, prima con il blocco sovietico, poi con i non allineati, poi dipingendosi come alfiere dal panafricanesimo e infine, almeno da 20 anni convertendosi al mercato.   (leggi tutto)

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Fonte: controlacrisi.org

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