Monthly Archives: Dicembre 2014

Sull’aldilà e sul vivere qui ed ora

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Dopo la morte

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Che cosa dovremmo pensare della morte?

“Di una cosa possiamo esser certi: che moriremo. Ad alcuni quest’idea non piace, perciò non l’accettano. Preferiscono pensare che la morte non sia la nostra fine, ma che potremmo vivere ancora forse in un’altra vita sulla Terra o in un altro posto, dove la gente viene ricompensata o punita. Ma desiderare che qualcosa sia vero non significa che lo sia, e non ci sono prove a sostegno dell’idea che le nostre menti possano sopravvivere alla fine dei nostri corpi.

Che significato potremmo dare alle cose cui diamo valore: l’amore, le esperienze, la comunicazione, i successi, il calore del sole sul nostro viso, se noi fossimo incorporei? E se la vita fosse eterna? Non perderebbe gran parte di ciò che le dà forma. Struttura, significato e scopo? Pensiamo alla lettura di un buon libro o mangiare una gustosa torta questi possono essere grandi piaceri, ma una delle cose che li rendono piacevoli è proprio che hanno una fine. La lettura di un libro che andasse avanti per sempre, o un dolce che non si finisse mai di mangiare perderebbero presto il loro fascino.

La morte è parte naturale della vita ed è ragionevole se, anziché averne paura, cerchiamo invece di venirne a patti. Così possiamo dedicarci a trovare significato e scopo qui e ora, traendo il massimo dall’unica vita che sappiamo di avere, e aiutando gli altri a fare altrettanto, scegliendo il bene al posto del male, senza aspettarci una ricompensa altrove.

Dopo la morte noi vivremo ancora, nel lavoro che abbiamo compiuto e nella memoria delle persone la cui vita abbiamo condiviso. I nostri corpi si dissolveranno, diventeranno nuovamente parte del ciclo della natura, e gli atomi di cui siamo composti continueranno a formare altre cose: alberi, uccelli, fiori e farfalle…”

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Una breve animazione umanista sulla morte, sull’aldilà e sul vivere qui e ora. Scritto e prodotto dalla British Humanist Association e narrato da Stephen Fry. Animato da Hyebin Lee. Grazie a: Alom Shaha, Craig Duncan, Andrew Copson e Sara Passmore. Il logo That’s Humanism è stato disegnato da Nick Cousins www.nickcousins.co.uk

Fonte: UAAR

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Articolo correlato:

Hawking: “Il Paradiso è una storia incantata per chi ha paura di morire”

Forse il più illustre scienziato della sua generazione si confessa al Guardian. Oltre la vita terrena non esiste nulla, dice. L’uomo deve cercare di valorizzare al massimo la propria vita terrena ricercando i valori più alti…

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Ascanio Celestini: “Gramsci non farebbe così!”

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Al  “The Show must go Off”   Ascanio Celestini

Splendido monologo di Ascanio Celestini sul disfacimento della sinistra italiana.

Uno dei più sensibili e preparati esponenti del teatro di narrazione italiano propone una sua visione della sinistra oggi.

Anche se il video è datato (31 marzo 2012) mi sembra giusto e stimolante riproporlo oggi con un partito al governo di pseudo-sinistra

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 “Gramsci non farebbe così”

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“…Gramsci chiamerebbe un poeta a fare il ministro della cultura, non un barone universitario. Gramsci farebbe così. Chiamerebbe un lavoratore precario a fare il ministro del lavoro. Uno per il quale la precarietà non è una parola da pronunciare con la lacrima bensì una condizione per la quale si vive quotidianamente e per la quale non ci sono più neppure lacrime da versare. Gramsci farebbe così. Chiamerebbe un contadino, umiliato sulla sua terra costretto a vendere primizie a un decimo di quanto le rivende il suo mediatore. Lo chiamerebbe a fare il ministro dell’agricoltura. Gramsci farebbe così. Chiamerebbe la sorella di Stefano Cucchi o di una qualunque altra vittima che uscendo di casa, incontrando una divisa, in un modo o nell’altro non è tornata a casa viva. La chiamerebbe a fare il ministro, una persona che può parlare della giustizia perché ha conosciuto l’ingiustizia. Gramsci farebbe così. Chiamerebbe un pacifista, un cardiochirurgo che invece di fare i miliardi nelle cliniche svizzere, se ne va ad operare i bambini gratis in africa e lo metterebbe a fare il ministro della difesa. Non un generale con i cannoni in mano e il mitra in tasca! Mettere un generale come ministro della difesa è come mettere un piromane a capo dei pompieri. Gramsci non farebbe così. Chiamerebbe un italiano, uno di quelli che è nato in italia ma che si è fatto 18 mesi di detenzione in un CIE solo perché figlio di stranieri. Si scuserebbe con quell’italiano e gli chiederebbe di fare il ministro degli esteri. Gramsci farebbe così. Chiamerebbe il parente di una vittima di una strage di stato a fare il ministro degli interni. Sì, Gramsci farebbe così…

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Brindisi

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“Il vino entra dalla bocca
e l’amore entra dagli occhi;
è tutta la verità che sapremo
prima d’invecchiare e di morire.
Sollevo il bicchiere alla bocca,
guardo te, e sospiro.”