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La Scuola e i Valori della Pace

L’umanità dovrebbe imparare a non contemplare la guerra nella sua visione del mondo e della vita, compiendo lo sforzo intellettuale di evitare le guerre e di disegnare un mondo senza conflitti armati e soprattutto ritrovare quello che è rimasto di umano in ciascuno di noi, per trasformare l’utopia di un mondo senza conflitti e senza schiavitù, in progetti di cultura e di civiltà, opponendo la vita alla violenza di massa, alla discriminazione, alla disuguaglianza dei diritti, dove l’abolizione del conflitto armato è un cammino da percorrere individualmente e collettivamente.

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di Laura Tussi

La scuola, così come altri luoghi dell’educazione, è uno spazio interattivo che coinvolge nello stare insieme e nel trovare occasioni comuni di progetti, giochi, azioni, in un comportamento reciproco tra gli allievi che arrivano da lontano, con stili cognitivi propri, linguaggi diversi, forme culturali già interiorizzate, di cui gli educatori devono riconoscere il valore, il peso, la rilevanza.

Una pedagogia dello scambio prevede interazioni, intrecci di saperi e culture, nell’organizzazione del sistema educativo che non deve restare rigido su posizioni di prevaricazione, ma dovrebbe consentire spazi e tempi adeguati alle esigenze di ciascuno, strutturandosi in modo duttile e relazionale, collegandosi in modo positivo con il territorio, organizzando le differenze di abitudini, di cibo, di cultura orale, di scrittura e lingua.

Gli operatori scolastici hanno il compito di osservare la complessità che si origina dagli incroci delle differenze, attraverso un lavoro paziente e metodico che trova le sue radici nel dialogo e nell’interpretazione, in percorsi didattici per ricercare modi, spazi e tempi di coesistenza, nei quali la consapevolezza di sé, delle proprie origini, della propria cultura, riesca a coniugarsi con il rispetto dell’altro.

Il sistema scolastico deve favorire al suo interno relazioni complementari tra gli allievi che appartengono a culture differenti, stabilendo relazioni verso l’esterno, senza prevaricazione, con rispetto reciproco, evitando processi di ghettizzazione interni ed esterni, nella disponibilità al dialogo e al cambiamento, con la convinzione che l’apertura può limitare l’insorgere di conflitti ed è necessaria al rafforzamento delle identità reciproche, al mantenimento e alla sopravvivenza della propria cultura.

La storia dell’umanità è costituita di fusioni etniche e ibridazioni dialogiche di gruppi diversi, dove qualunque cultura non ha mai una sola origine, ma è narrazione storica di culture altre, lingue e saperi che si incontrano e continuano ad intrecciarsi, fondendosi e confondendosi gli uni negli altri, nel valore delle mescolanze, degli incontri, degli incroci che si originano dal movimento di donne e uomini, di culture, nel flusso continuo e inarrestabile di genti, idee e progetti.

Gli spostamenti dei popoli e le migrazioni di massa sono state necessità economiche di ogni epoca, perché sempre sono esistite popolazioni che hanno cambiato territorio, mutuato abitudini, scambiato strutture sociali, incrociato culture, meticciato economie, trasformandosi a vicenda. (leggi tutto)

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Fonte: Peacelink

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Genova 2001: La trappola

Controinchiesta sui fatti di Genova e sul movimento globale

di Bruno Luverà

genova 2001


“Per un pacifista, che tiene le braccia alzate, essere attaccato senza alcun motivo, è qualcosa di terribile”. A Genova nel luglio del 2001 dalle duecento alle trecentomila persone si danno appuntamento in nome di “un altro mondo possibile”. Un’inedita alleanza tra laici e cattolici. Li attende la trappola: il manganello si abbatte su manifestanti inermi, in piazza e nel chiuso di scuole e caserme. Vengono sospesi diritti fondamentali, oltraggiata la dignità personale. Carlo Giuliani è ucciso da un carabiniere. A Genova si sperimenta la “tolleranza politica zero”. A un anno di distanza, grazie al racconto dei protagonisti, alla visione di centinaia di ore di filmati, l’autore ricostruisce tessera dopo tessera il mosaico del G8: dall’addestramento delle forze dell’ordine per colpire i “nemici” del movimento, alle cariche contro i pacifisti, dalla presenza di infiltrati dell’estrema destra ed indipendentisti, alle disattese informative dei servizi segreti che avevano comunicato in anticipo la strategia del Black bloc. Genova diventa un evento fondante del movimento globale, di cui si traccia un’accurata mappa, evidenziando l’identità plurale del “popolo dei sognatori”, le differenze con la galassia nera degli antiglobalizzatori. Di fronte al populismo della nuova destra europea e alla crisi della socialdemocrazia il movimento globale rappresenta la cellula germinale di una nuova sinistra.

 

Linka il DOCUMENTARIO

 

 

 

 

Bruno Luverà, inviato speciale del Tg1, vincitore del premio giornalistico Saint Vincent 2002, con il servizio sui pestaggi delle forze dell’ordine durante il G8, collaboratore delle riviste “LiMes” e “Il Mulino”, ha pubblicato: Oltre il confine. Regionalismo europeo e nuovi nazionalismi (Il Mulino, 1996); I confini dell’odio. Il nazionalismo etnico e la nuova destra europea (Editori Riuniti, 1999), Il Dottor H. Haider e la nuova destra europea (Einaudi 2000).

 

Fonte:    Arcoiris.tv