Dic 13 2017

4th Conferenza mondiale su Internet | L’assurdo messaggio del presidente cinese Xi Jinping

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Alla Conferenza mondiale su internet, applausi ambigui per Xi Jinping e per il controllo sul web

di Wang Zhicheng

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5 dicembre 2017 – Si conclude oggi la Conferenza mondiale su internet, tenutasi dal 3 dicembre a Wuzhen (Zhejiang), che aveva come scopo quello di costruire una comunità aperta sul web, a beneficio di tutti. Ad esso hanno preso parte 1500 rappresentanti da 80 Paesi.
Per l’occasione, il presidente cinese Xi Jinping ha inviato un messaggio in cui sottolinea come “costruire una comunità con un futuro comune nel cyberspazio è divenuto una percezione condivisa e diffusa nella società internazionale”.

Allo stesso tempo, egli spera che la comunità internazionale rispetti la “sovranità” nel cyberspazio e sostenga uno spirito di collaborazione per avanzare insieme nello sviluppo, nel salvaguardare la sicurezza, nel partecipare all’organizzazione e condividere i benefici. “Le porte della Cina – ha sottolineato – non si chiuderanno mai al mondo, anzi si apriranno sempre di più”.
Molti rappresentanti hanno applaudito al messaggio di Xi per il suo “grande significato e concretezza”. Ma alcuni esperti fanno notare la contraddizione esistente fra la promessa di “maggiore apertura” e il radicale controllo a cui il web è sottomesso nel Paese. Tale controllo viene giustificato come “sovranità” nel cyberspazio, che ogni nazione dovrebbe esercitare all’interno dei suoi confini.

La Cina non solo attua il “Grande Firewall”, censurando su internet i contenuti internazionali che essa ritiene pericolosi per il Paese (democrazia, scioperi, dissidenza, questioni etniche e religiose, Tibet, Tiananmen, Xinjiang, ecc…), ma costringe i giganti del web a offrire servizi “zoppi”. Lo scorso anno Apple ha dovuto rimuovere diverse app che non piacciono al governo. E Google è ancora bloccato in Cina, per il suo non sottomettersi alle richieste di Pechino. Anche Facebook, Skype, Twitter e Youtube sono bloccati.

In compenso, le grandi compagnie cinesi di internet che accettano i limiti imposti dalla “sovranità” cibernetica, fanno affari d’oro nel Paese. Un rapporto pubblicato lo scorso settembre dalla Deloitte, indica che in Cina vi sono 98 compagnie nel campo valutate a 1 miliardo ciascuno. Fra queste vi sono la Tencent, Alibaba, Baidu, JD.com e altre.

La potenza economica della Cina sta nel suo mercato immenso. Secondo l’Ufficio nazionale delle statistiche, nel Paese vi sono 731 milioni di internauti che ormai usano il cellulare per tantissime operazioni, dai pagamenti online alla condivisione delle biciclette. Tom Cook, capo della Apple, presente alla Conferenza, fa notare che da quando la sua compagnia è entrata nel mercato cinese, vi sono stati 1,8 milioni di inventori cinesi di app che hanno guadagnato in totale 112 miliardi di yuan (circa 16,9 miliardi di dollari Usa).

La Freedom House, associazione Usa per i diritti umani, ha classificato la Cina all’ultimo posto nella lista dei Paesi per la libertà su internet. Ma questo sembra non avere peso fra coloro che vogliono fare affari con Pechino. In margine alla Conferenza, Cina, Serbia, Arabia saudita, Laos, Thailandia, Turchia e Emirati arabi uniti hanno annunciato un’iniziativa comune di “Belt and Road digitale”, una nuova Via della Seta che passa da internet e comprende un maggior accesso alla banda larga, una cooperazione nel commercio online, un incremento degli investimenti nel settore IT (Information technology).

Il timore di diverse organizzazioni è che attraverso la “collaborazione” internazionale, la “sovranità” nel cyberspazio della Cina diventi un controllo mondiale.

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Fonte: AsiaNews

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Approfondimento

Sito web della Conferenza

Tim Cook in Cina per la conferenza del governo su Internet

Great Firewall

La guerra della Cina alla rete

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Feb 13 2016

Turchia: stop ad orrore e repressione sul popolo curdo! Firma la Petizione!

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Donna curda torturata ed uccisa a Cizre

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Per la pace, la democrazia e i diritti umani in Turchia. Fermare la guerra!

Con il pretesto della “lotta al terrorismo”, il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan  da diversi mesi sta portando avanti  un vero e proprio progetto di terrore e di guerra nel suo paese, in particolare nella regione curda della Turchia.

Questo scoppio di violenza contro i curdi ed i popoli della Turchia può essere definito come crimine contro l’umanità e ha già fatto diverse centinaia di vittime ,tra cui molti bambini, e 200.000 sfollati. E ora, Selahattin Demirtas, co-presidente del Partito Democratico dei Popoli (HDP) che ha ottenuto il 10% alle ultime elezioni,  é direttamente minacciato dal Presidente Erdogan.

“La democrazia, stato di diritto, i diritti umani, il rispetto delle minoranze e la loro protezione” (articolo 1 bis del trattato di Lisbona) non sono garantiti in Turchia, dove vengono attaccati  attivisti progressisti di tutti i giorni, giornalisti, donne o uomini, avvocati,  uccisi, e intere popolazioni sono terrorizzate. Bombardamenti, omicidi politici, arresti e imprigionamenti di parlamentari eletti e di  giornalisti, città sotto coprifuoco e assedio, circondate dall’esercito, civili uccisi da cecchini sono diventati eventi di routine nella Turchia governata  dall’AKP.

Tutte le persone, in particolare di sinistra e le forze progressiste di opposizione ad Erdogan sono dichiarate “terroriste”. Dare notizie dei crimini AKP é proibito, editori e giornalisti sono in prigione. La libertà popolare di informazione è stata distrutta.

In totale impunità, il presidente turco ha anche attaccato i leader delle organizzazioni europee progressiste che sostengono l’ HDP, come Maite Mola, Vicepresidente del Partito della Sinistra Europea, portata davanti alla giustizia “, per aver insultato il capo dello Stato” a causa della sua partecipazione ad una manifestazione di denuncia della corruzione del governo.

Nonostante I suoi principi, in un momento in cui il mondo sta scoprendo i rapporti ambigui tra la forza al potere in Turchia e ISIS, l’UE ha deciso di riaprire il processo di adesione della Turchia all’Unione europea e monetizzare fino a 3 miliardi di euro un criterio di conservazione sul suo territorio (e in quali condizioni!)  dei migranti in fuga e dei rifugiati della guerra in Iraq e in Siria.
Noi, cittadini europei, uomini e donne di pace e di progresso rifiutiamo l’indifferenza e l’ipocrisia dei leader europei, che devono opporsi alla politica di distruzione e allo stato di terrore organizzato dal presidente turco, dal suo governo e dal suo partito islamico-conservatore, AKP.
E ‘urgente che l’UE ei suoi Stati membri adottino iniziative attive per proteggere i popoli della Turchia, soprattutto nelle province curde, per l’istituzione di un processo negoziale per la pace, la democrazia ei diritti umani in Turchia.

Per il suo successo, è essenziale che, sulla base delle esperienze passate, i negoziati di pace siano intrapresi in modo trasparente e democratico,  coinvolgendo la società civile e discutendone nel parlamento nazionale, come proposto dall’ HDP.

E ‘possibile esercitare pressioni sulle autorità turche attraverso le seguenti misure:

– Cancellazione di tutti i pagamenti di miliardi di euro in sovvenzioni alla Turchia,

– Chiedere al Governo Turco di rompere tutti i rapporti finanziari, logistici ed economici con ISIS,

– Sospendere gli  accordi di cooperazione di polizia , giudiziari e militari,

– Fermare qualsiasi discussione sul processo di adesione della Turchia all’UE fino a quando la violenza continuerà,

– La rimozione della PKK dalle liste delle organizzazioni terroristiche dell’Unione europea.

Noi, cittadini europei, uomini e donne di pace e di progresso chiediamo all’Unione europea di agire per un immediato cessate-il-fuoco in Turchia, l’instaurazione di un dialogo nazionale sul rispetto dei diritti fondamentali, espressione della libertà e della democrazia.

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FIRMA LA PETIZIONE!

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Fonte: change.org

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Approfondimento:

Kurdistan

Kurdistan terra divisa, compendio storico

In Turchia orrore senza fine: sui social i corpi di donne curde torturate

Appello Internazionale del popolo curdo: “Basta massacri! Chiediamo una Commissione d’Inchiesta Internazionale Indipendente”

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Gen 4 2016

Appello Internazionale del popolo curdo: “Basta massacri! Chiediamo una Commissione d’Inchiesta Internazionale Indipendente”

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Basta con gli aiuti e la complicità con ISIS! Basta con la repressione e le uccisioni dei curdi! – Appello internazionale

Il governo turco sta perseguendo una politica criminale nella regione curda del paese, in Siria e nel Medio Oriente in generale. Nonostante sostenga il contrario, tutte le prove indicano che sta continuando il sostegno la complicità con i signori della guerra omicidi di ISIS consentendo che il petrolio di ISIS venga commercializzato attraverso la Turchia, permettendo che il proprio territorio venga usato per il transito di militanti che da tutto il mondo si uniscono alle file dell’organizzazione e fornendo al bisogno rifugio e cure mediche per i miliziani di ISIS, e fornendo armi a ISIS e a una serie di gruppi takfiri settari. Se è così, tutto questo contribuisce alla complicità con un movimento che minaccia il futuro dei popoli del Medio Oriente e persino del mondo intero.

La Turchia sta conducendo anche una feroce campagna di repressione contro in curdi nel proprio territorio, mentre fino alla primavera del 2015 era impegnata in un processo di negoziati con l’articolato movimento curdo di quel paese. Dalla fine di luglio, molte città curde sono sotto assedio da parte delle forze speciali, della polizia e da ultimo, da parte di decine di migliaia di soldati dell’esercito, che imponendo di volta in volta un coprifuoco totale della durata di una settimana, dieci giorni o anche di durata maggiore, accompagnato da interruzione della corrente elettrica e cessazione di ogni possibilità di comunicazione, attaccano zone intensamente popolate, eseguono operazioni di perquisizione casa per casa e uccidono civili, compresi bambini piccoli e persone anziane e anche alcuni giovani militanti che hanno scavato trincee per difendere queste zone. Rapporti fanno notare che situazione è già tragica, con numeri elevati di vittime che dall’inizio della nuova e più accelerata solo pochi giorni fa. Di questo passo e dato che si parla persino della possibilità che questa azione repressiva possa durare fino a un mese, la prospettiva dei numeri vittime può arrivare a migliaia.

Tutto questo deve finire. Il governo turco sta giocando con il fuoco. Le sue politiche di sostegno e complicità con ISIS e di negazione dei diritti elementari del popolo curdo non solo nel proprio territorio, ma anche nel Rojava, che è nel Kurdistan siriano, sono inaccettabili. Ci sono ampie prove che mostrano l’assistenza turca a ISIS in diverse forme, dalle prove sostenute da immagini satellitari fornite dal Ministero della Difesa della Federazione Russa, ai ripetuti avvertimenti e dichiarazioni di diversi rappresentanti dell’amministrazione US A, nonostante il fatto che la Turchia è uno dei maggiori alleati e componente della NATO.

Chiediamo al governo turco di cessare qualsiasi assistenza alla banda assassina chiamata ISIS e di smettere di reprimere e massacrare i cittadini curdi.

Raccomandiamo che venga costituita una commissione di inchiesta internazionale indipendente composta da noti intellettuali, giuristi e difensori dei diritti democratici per investigare sulle affermazioni relative alle pratiche del governo turco in queste aree.

Nome e Organizzazione

Noam Chomsky
Professor, MIT, Cambrigde, MA, USA

Michael Löwy Professor Emeritus CNRS, Francia

Tariq Ali
Editor, New Left Review, Londra, Regno Unito

Joan Cocks
Mount Holyoke College, USA

Bertell Ollman Professor of Political
Science,  New York University, NYC, US

Robert Brenner History Department,UCLA, Los Angeles, CA.

Nancy Holmstrom Professor Emerita,Università di Rutgers

Greg Albo
York University, Canada

Suzi Weismann Politics Department,St. Mary’s College, Moraga, CA.

Fred Moseley Department of Economics, Mount Holyoke College, MA

Eleni Varikas Professor Emeritus,University Paris VIII, Francia

Guglielmo Carchedi
University of Amsterdam (in pensione)

Raquel Varela Universidade Nova de Lisboa,Lisbona Portogallo

David Laibman
Editor, Science and Society, Brooklyn, NY, USA

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Inviare le adesioni a  info@retekurdistan.it

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Fonte: Rete Kurdistan Italia

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Approfondimento  (madu)

Kurdistan

La questione curda

Curdi: il popolo che sogna uno stato

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